Per il terzo anno l’Uaar analizza i dati sui libri per l’attività alternativa: tra ritardi e disparità comunque crescono le scuole che li adottano. Con la campagna “Libri per chi ha diritto di averli” l’associazione sostiene il diritto all’alternativa nelle scuole. Affronta il tema Roberto Grendene sul numero 6/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Per il terzo anno l’Uaar ha elaborato i dati ministeriali e reso pubblici i risultati su un tema che impatta in maniera tanto evidente quanto sottaciuta la questione della pari dignità educativa nella scuola pubblica. Stiamo parlando del libro di testo per l’Attività alternativa (Aa), che per legge alla primaria beneficia della fornitura gratuita tramite cedola libraria rimborsata dal Comune.
Nella stragrande maggioranza dei casi capita che bambine e bambini dell’Aa restino senza libro o che tocchi ai genitori mettere mano al portafoglio, mentre ai compagni che frequentano l’insegnamento della religione cattolica (Irc) la cedola è sempre assicurata. Ma le cose stanno cambiando, anche grazie all’Uaar e alla sua campagna “Libri per chi ha diritto di averli”.
Sempre più libri per l’ora alternativa
La cattiva notizia è che c’è ancora tanto da fare. Quella buona è la crescita costante e consistente delle classi in cui il libro di alternativa è ufficialmente adottato dal collegio docenti. La prima volta che avevamo misurato questo indicatore di laicità, nel 2023/24, capitava solo nel 5,63% delle classi delle scuole primarie statali. L’anno successivo si è saliti al 9,66% e con la riapertura delle scuole a settembre 2025 si è raggiunta quota 13,05%, per 16.323 classi sul totale nazionale di 125.068 e con 268 istituti comprensivi che per la prima volta hanno deliberato l’adozione del libro per chi non si avvale dell’Irc.
I numeri estratti dal Portale unico dei dati della scuola confermano l’analisi qualitativa dello scorso anno. C’è un’Italia divisa in due, con il sud che mostra percentuali marginali fermandosi a un desolante 0% nelle province di Avellino, Barletta-Andria-Trani, Caltanissetta, Enna, Matera, Siracusa e Vibo Valentia. In maniera inaspettata si registrano picchi locali positivi: la provincia più laica è Asti (libro di Aa adottato nel 49,90% di classi), seguita da Genova (49,89%) e Teramo (47,06%). Al tempo stesso, province a queste confinanti riportano valori decisamente più bassi, come Torino (11,29%), La Spezia (0%) e Pescara (0%).
Risultano così confermate le ipotesi che avevamo formulato in passato, ossia che i confini amministrativi rappresentino un ostacolo alla circolazione delle già scarse informazioni sul tema, che tra il personale scolastico sia diffusa la convinzione che il Comune non rimborsi il libro di Aa e addirittura che si ritenga inopportuno fornire materiale didattico per rendere interessanti le lezioni alternative all’Irc.
Libri per chi ha diritto di averli (per le scuole della svolta laica)
La nuova edizione della campagna “Libri per chi ha diritto di averli” ha visto come potenziali destinatari i 268 istituti di cui abbiamo parlato poc’anzi. Come tangibile riconoscimento per la svolta che hanno compiuto nella direzione della pari dignità educativa, l’Uaar ha scritto ai 268 dirigenti scolastici offrendo di donare libri per il programma dell’Aa agli allievi delle classi seconde, terze e quinte.
Le nuove adozioni di libri e le conseguenti cedole rimborsate dal Comune riguardano infatti solo le classi prime e quarte, perché i testi scolastici alle “elementari” sono in due volumi, uno per il primo triennio e l’altro per il biennio finale. In questi giorni dalla sede nazionale Uaar stanno partendo i primi pacchi di “libri per chi ha diritto di averli” e l’esame delle richieste pervenute unitamente a qualche scomposta reazione vescovile permettono di raccontare alcune storie e inquadrare meglio gli ostacoli che abbiamo di fronte.
Il ravvedimento operoso dell’Ic5
Quella all’Istituto comprensivo 5 di Bologna è stata finora la donazione più generosa. Nel marzo 2024 l’Uaar ha regalato 381 libri a bambine e bambini dell’ora alternativa di tutte le classi delle primarie Federzoni, Grosso e Acri che fanno capo all’istituto. Fu particolarmente deludente constatare l’assenza dell’Ic5 negli elenchi ministeriali delle adozioni di libri per il programma dell’Aa del 2024/25.
Deliberare l’adozione per le nuove classi prime e quarte era infatti un impegno sottoscritto nella domanda presentata all’Uaar per ricevere la consistente donazione. In altre parole l’Uaar si impegnava a donare “libri per chi ha diritto di averli” a tutti gli allievi ma chiedeva alle scuole di pensare alle future classi tramite i canali istituzionali: delibera da parte del collegio docenti nel mese di maggio, richiesta al Comune della cedola e arrivo del libro di Aa in forma gratuita all’inizio delle lezioni a settembre. Chiedemmo il perché di questo impegno non rispettato.
La risposta fu che «il Collegio docenti ha voluto deliberare di fare una richiesta scritta al Comune di Bologna per garantire agli alunni e alle alunne che scelgono attività alternativa una cifra equivalente per l’acquisto dei libri di testo. Abbiamo inviato questa mozione, anziché fare l’adozione, perché volevamo conoscere la loro risposta. Il Comune ha risposto che esiste ed è a disposizione la cifra equivalente per chi adotta testi per l’attività alternativa. Intanto possiamo usufruire dei vostri testi dello scorso anno e soprattutto possiamo avere la certezza che per il prossimo anno scolastico potremo fare un’adozione alternativa».
Questa storia conferma che spesso il corpo docente stenta a credere che il Comune rimborsi davvero anche il libro per l’attività alternativa, quasi che sia un diritto-privilegio riservato all’istruzione religiosa cattolica.
C’è stato un lieto fine: negli elenchi di settembre 2025 l’Ic5 era stavolta presente e tutte le nuove classi prime e quarte hanno così beneficiato del libro di alternativa rimborsato dal Comune. Restavano senza libro bambini e bambine delle seconde e quarte, che frequentavano la prima e la terza l’anno scorso, quando il collegio docenti aveva perso tempo per la mozione di verifica.
È stata quindi una bella notizia ricevere una nuova richiesta dall’Ic5, che partecipando alla campagna “Libri per chi ha diritto di averli” ha chiesto sostegno per gli allievi rimasti senza testo di Aa. Sostegno che l’Uaar, a fronte di questo “ravvedimento operoso”, non ha mancato di offrire in modo che le lezioni di alternativa possano essere interessanti e coinvolgenti in tutte le classi delle tre primarie dell’Ic5.
L’oasi di Monopoli nel deserto di Bari-Bat
Il vescovo Giovanni Massaro della diocesi di Avezzano ha preso male la notizia e rilasciato dichiarazioni azzardate sulla campagna “Libri per chi ha diritto di averli”. Sul quotidiano pugliese-lucano L’Edicola il monsignore parla di “pura propaganda” e “superficialità”, dice di non cercare polemiche e contemporaneamente lancia insinuazioni sui libri donati dall’Uaar: «Non ne conosco il titolo, ma posso immaginarne i contenuti». Sarebbe costato poco verificare che si tratta di volumi di editori indipendenti e già scelti da migliaia di scuole in tutta Italia.
Nel preparare la replica che L’Edicola ha concesso alla nostra associazione è arrivata una scoperta interessante. Nella provincia di Barletta-Andria-Trani non vi sono classi in cui viene adottato il libro di alternativa e pochissime, solo 68, sono quelle della più popolosa provincia di Bari. Ma cercando di localizzare queste classi emerge che ben 51 si trovano a Monopoli, che appartengono a tutti e tre gli istituti comprensivi presenti nel Comune e che non c’è nemmeno bisogno del sostegno dell’Uaar visto che non è il primo anno in cui il libro di alternativa viene garantito in questi Ic.
Una sorta di oasi laica e civile che conferma un’altra supposizione: l’informazione che la scelta a favore della pari dignità educativa “contagia” scuole limitrofe, in particolare quelle dello stesso Comune, visto che presidi e docenti hanno occasione di confrontarsi tra loro, si interfacciano con lo stesso assessorato alla scuola e quindi scoprono e condividono le scelte educative migliori.
(Insistendo) si può fare!
Una delle domande pervenute all’Uaar lo scorso ottobre mostrava una singolarità: un istituto marchigiano chiedeva di ricevere più libri del previsto, anche per le classi prime e terze. Era il caso di andare a fondo, perché per tali classi i libri devono essere coperti dalla cedola libraria. La prima risposta dell’istituto è stata: «Ci è stato riferito che per i libri di alternativa non sono previste cedole. Il Collegio ha adottato l’uso dei libri per l’alternativa ma questi risultano a completo carico delle famiglie, quindi ci saranno famiglie che lo compreranno e altre che sicuramente non lo potranno fare. Non nascondiamo che è un problema».
Una delle nostre preoccupazioni era esattamente che i libri di alternativa, anche se adottati dal collegio docenti, risultassero poi a completo carico delle famiglie. Ma era anche una questione su cui l’Uaar voleva fare luce per eliminare la stortura. Abbiamo quindi chiesto alla referente dell’istituto di approfondire con il Comune, verificando se il diniego era arrivato per via informale o con comunicazione scritta, e in quest’ultimo caso di inoltrarla per valutare azioni legali.
Azioni di cui non c’è stato bisogno, perché dopo qualche giorno ci è stato riferito: «Vi facciamo sapere che per prime e quarte abbiamo provveduto a stampare le cedole e verranno quindi forniti i libri ai bambini destinatari dell’Alternativa». Un altro lieto fine: 55 libri Alternativamente e Intorno a noi saranno donati dall’Uaar alle seconde, terze e quinte, mentre per le rimanenti classi saranno rimborsati per la prima volta con cedola libraria, rompendo il privilegio del rimborso solo dei volumi di religione cattolica. E un’ulteriore storia che dimostra che occorre impegnarsi sia nelle decisioni a favore della laicità che per rimuovere ostacoli che ne impediscono la concreta realizzazione.
Roberto Grendene
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Martedì 21 aprile 2026 alle 18 presso la sede di via Francesco Negri, 67/69 a Roma l’Uaar presenta i primi risultati dell’analisi sui costi pubblici del giubileo
«Mentre il Vaticano sta programmando un nuovo anno santo per il 2033 – dichiara Roberto Grendene, segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti – l’Uaar ha scelto di finanziare una borsa di ricerca presso l’Università di Firenze per analizzare in maniera scientifica e imparziale i costi economici, ambientali e politici del Giubileo 2025 e capire se, a ragion veduta, si possa parlare di “danno santo”».
L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, nel cui statuto è scritto di «acquisire la conoscenza attraverso il metodo scientifico e di sostenere la libertà di ricerca», presenta così i primi risultati dell’analisi sui costi pubblici del giubileo 2025 martedì 21 aprile 2026 alle 18 presso la sede Uaar di via Francesco Negri, 67/69 a Roma. In un desolante clima d’ossequio a suon di miliardi di spesa pubblica, l’associazione ha scelto di finanziare una borsa di ricerca presso l’Università di Firenze, per studiare l’impatto urbanistico e giuridico su Roma e per lo Stato italiano dell’anno santo cattolico. L’Uaar ha monitorato i costi del giubileo grazie al sito Carogiubileo.it che documenta fino al luglio 2025 uno stanziamento di denaro pubblico per 4 miliardi e 800 milioni di euro.
Interverranno nel corso della serata del 21 aprile, data in cui si festeggia il Natale di Roma – celebrazione laica della fondazione della città tradizionalmente fissata il 21 aprile del 753 a.C. – Marco Croce, professore di Diritto e religione all’Università di Firenze; Giacomo Pirazzoli, professore di Progettazione architettonica e urbana all’Università di Firenze; Francesca Tesi e Marco Gissara, titolari della borsa di ricerca finanziata dall’Uaar; Roberto Grendene, segretario Uaar.
Prime analisi sul giubileo
Martedì 21 aprile 2026 alle 18
Via Francesco Negri, 67/69 – Roma
Segue aperitivo
Comunicato stampa
Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è delle istituzioni pugliesi che
L’iniziativa è stata sostenuta non solo dall’arcidiocesi locale ma pure dalla Provincia di Foggia e dai Comuni di Manfredonia, Rodi Garganico, Mattinata, Carpino, Isole Tremiti, nonché dagli Aeroporti di Puglia, da Puglia Promozione, da Confindustria Foggia, dalla Sezione Foggia del Touring Club Italiano e dall’ITS Academy della Puglia per il Turismo, i Beni, le Attività culturali ed artistiche. Tutto questo nonostante le criticità a livello ambientale e paesaggistico, considerato che il progetto dell’inquietante “teomostro” prevede la costruzione all’interno del Parco nazionale del Gargano.
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e diversi sindaci della zona, tutti con fascia istituzionale, hanno partecipato alla processione storica per la beata Giovanna a Signa (FI). Tra i presenti anche il sindaco del Comune Giampiero Fossi.
Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e diversi sindaci della zona, tutti con fascia istituzionale, hanno partecipato al corteo storico per la beata Giovanna a Signa (FI). Tra i presenti anche il sindaco del Comune Giampiero Fossi, la sindaca di Fucecchio Emma Donnini in rappresentanza della Città Metropolitana di Firenze, il sindaco di Montepulciano Michele Angiolini, e molti rappresentanti istituzionali delle cittadine limitrofe. L’evento è culminato con la benedizione della popolazione impartita sul sagrato della chiesa di San Giovanni Battista.
Diversi sindaci abruzzesi, con fascia tricolore, hanno preso parte alla processione e alla messa in onore del Volto Santo a Tagliacozzo (AQ). Tra i presenti anche il sindaco aquilano Pierluigi Biondi e quello tagliacozzano Vincenzo Giovagnorio.
Il presidente dell’Inps Gabriele Fava, il direttore generale Valeria Vittimberga, i componenti del consiglio di amministrazione e il presidente del CIV Roberto Ghiselli, nonché diversi dipendenti e funzionari dell’istituto di previdenza si sono recati in Vaticano per un’udienza con papa Leone XIV. In una nota dell’Inps si parla di momento che «ha rappresentato per l’Istituto un momento di alto valore simbolico e istituzionale».
La redazione
Anche piccoli gruppi religiosi possono esercitare una forte influenza politica, specie quando le istituzioni sono vulnerabili al confessionalismo. Affronta il tema Raffaele Carcano sul numero 1/2026 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
«Piccolo è bello», si sentiva spesso dire qualche decennio fa, riferendosi a numerosi ambiti. Qualcuno lo sosteneva anche per le religioni. E ci fu pure chi colse l’occasione per dare una riverniciata alle sette. Nel 1989 la sociologa Eileen Barker foggiò infatti l’espressione «nuovi movimenti religiosi»: inizialmente non mancarono le critiche, ma il progressivo trionfo del politicamente corretto avrebbe portato fortuna all’espressione, perlomeno in ambito accademico. Resta il fatto che ci sono comunità di fede che non sono affatto nuove: da quando far partire la “novità”, per esempio, dei testimoni di Geova?
Nemmeno i vocabolari sono di grande aiuto: secondo l’autorevole Treccani, la parola ‘setta’ ha due significati: «1. Associazione di persone che seguono e difendono una particolare dottrina filosofica, religiosa o politica; 2. (solo usi estens. e fig.) gruppo ristretto di persone che, in campo sociale, culturale, politico, economico, si attribuisce speciali diritti e privilegi dai quali è rigidamente escluso chiunque non faccia parte di quel gruppo». Definizioni esageratamente ampie, come è agevole constatare, e, nel secondo caso, sin troppo opinabili.
Ma non è che altre si rivelino maggiormente utili. Ernst Troeltsch, un teologo e sociologo protestante, politicamente liberale, distinse un secolo fa tra la “Chiesa”, che sarebbe in armonia con la società circostante, la “setta”, che invece vi si oppone, e il “tipo-mistico”, un culto disinteressato a ciò che accade all’esterno. Ma anche questa classificazione, già controversa allora, oggi sembra praticamente inutile, visto che autoproclamarsi “in opposizione” ai tempi che corrono è uno sport praticato quasi universalmente.
La questione è talmente nebulosa che circolano i numeri più disparati sia sul numero delle sette, sia su quello dei loro aderenti – sempre che si voglia continuare a usare questo termine. Nessuno nega che la parola “setta” abbia un’accezione negativa, anzi, l’ha sempre avuta: era (anche) la parola che le religioni (soprattutto quella cristiana) usavano per definire gli eretici. E ancora oggi viene spesso usata per denigrare le minoranze. Ma non significa che debba essere cancellata.
In barba al politicamente corretto, penso che il termine possa essere ancora impiegato, e che rimanga utilissimo per identificare quei gruppi (non necessariamente religiosi) che si caratterizzano per un comportamento, per l’appunto, settario: quelli che sono guidati da un capo carismatico ritenuto infallibile, a cui i seguaci devono accordare obbedienza; in cui spicca l’assenza di democrazia interna, di libertà di critica, di trasparenza; in cui è moneta corrente equiparare chi abbandona il gruppo a un “traditore”, perché tutti coloro che non vi aderiscono devono essere invariabilmente demonizzati; in cui viene attuato un controllo capillare sui comportamenti di chi ne fa parte – e non è facilissimo farne parte, visto l’atteggiamento di chiusura verso l’esterno; in cui è comunque quasi impossibile accedere ai “cerchi magici” che vi detengono il potere.
È un significato di buon senso già ampiamente diffuso, e di negativo non ha nulla, di per sé: si limita soltanto a descrivere pratiche negative. Chi lo contesta, per coerenza dovrebbe considerare positivi i comportamenti settari. Da questo punto di vista, un gruppo può quindi essere o non essere settario indipendentemente dalla dimensione.
Caratteristica della setta, discendente dall’obbedienza, è dunque che le opinioni che il fedele è tenuto ad avere sono quelle pretese dal capo (“guru” rende ancora meglio l’idea). Le posizioni politiche diventano di conseguenza anch’esse un precetto, e possono persino variare nel tempo, in conformità alle decisioni prese dal leader: anche il cristianesimo pre-costantiniano non era granché interessato al potere politico – ma ci è voluto poco, veramente e tremendamente poco, perché cambiasse di punto in bianco dottrina. Il monolitismo tipico della comunità settaria fa sì che oggi, in competizioni elettorali democratiche a cui partecipano sempre meno cittadini, gruppi piccoli ma compatti possano riuscire a condizionare l’esito del voto.
E lo possono fare anche dall’interno delle stesse religioni. Pensiamo al caso di Comunione e Liberazione: un movimento appartenente alla chiesa cattolica, numericamente non eccezionale, che tuttavia riesce a condizionare la politica italiana persino più del presidente dei vescovi e dello stesso papa – al punto da essere riuscito a portare un suo adepto (Roberto Formigoni), e per ben diciotto anni, alla guida della regione italiana più grande. O pensiamo all’ancora più piccolo movimento dell’Opus Dei, che fornì numerosi quadri di governo al regime franchista, ma che anche in seguito ha spinto molti suoi seguaci a impegnarsi attivamente in politica.
Don Luigi Giussani, ora “servo di Dio”, e don Josemaría Escrivá de Balaguer, ora santo, hanno interpretato appieno il ruolo del fondatore-guru all’interno dei due movimenti, che possono quindi essere considerate “sette” nel senso fornito poco sopra. I neocatecumenali, pur avendo le stesse caratteristiche, e pur facendo propria l’ideologia estremista tipica di ogni setta, sono molto più disinteressati a un intervento diretto in politica – anche se nemmeno loro se ne stanno alla larga.
Il protestantesimo, così diverso dal cattolicesimo, per la sua costitutiva natura non centralista è un generatore automatico di nuove confessioni cristiane, e quindi anche di “sette” propriamente dette. Lo è soprattutto la sua corrente evangelical, quella fondamentalista, che è poi anche quella che sta resistendo molto meglio delle altre alla crescente secolarizzazione delle società occidentali (e non solo quelle).
Vi sono Chiese (intese come comunità cristiane) che dispongono di una sola chiesa (intesa come tempio) che è però sufficiente a proiettare il loro leader tra quelli più seguiti su scala nazionale: l’importante è disporre di media attraverso cui trasmettere la buona (per loro, e per i loro patrimoni) novella, e di un pubblico disposto a fare la sua parte. E si stanno espandendo sull’intero pianeta – con l’eccezione di quelle lande in cui l’integralismo islamico non è disposto a cedere terreno. Quasi tutte credono fermamente che, prima del giudizio universale, Cristo governerà il pianeta per mille anni. Immaginate come.
I mormoni, per citare una delle Chiese in fase di sviluppo, hanno creato già un loro Stato, lo Utah, la cui fondazione può essere fatta risalire a 176 anni fa – e, all’epoca, non era granché differente da una classica teocrazia. E come possiamo definire il Comune di Vidracco, provincia di Torino, guidato ormai da sedici anni da un sindaco che, con il nome “Elfo Frassino”, è anche esponente della comunità di Damanhur (a cavallo tra esoterismo e new age), che guarda il caso vi ha sede? Su ben più larga scala, la metropoli di Rio de Janeiro è stata guidata tra il 2017 e il 2020 da Marcelo Crivella, pastore della “Chiesa universale del regno di Dio”, che ovviamente ha attuato una politica ferocemente antilaica. Ora è senatore, e per un partito alleato con il presidente Lula.
La stessa convinzione che la dimensione del gruppo sia direttamente proporzionale all’attenzione che gli riserva la politica (di qualunque colore, purtroppo) trova larghissime smentite, come ben attestano i casi non solo di Cielle, ma anche quelli del Forteto (nel centrosinistra) e di San Patrignano (a destra) – e non si capisce mai bene quanto incida la loro ispirazione religiosa.
Non si deve nemmeno fare l’errore di pensare che sia un fenomeno soltanto italiano: abbiamo già raccontato di quanto siano stati forti i legami tra la Chiesa dell’unificazione del reverendo Moon (ferocemente anticomunista) e il Partito liberal-democratico giapponese, e di come per decenni lo stesso abbia governato insieme al Komeito, un partito emanato dalla setta buddhista Soka Gakkai. In Corea del Sud, la presidente Park Geun-Hye ha subito un impeachment, nel 2017, perché il potere effettivo lo deteneva una sua assistente, la figlia del fondatore del gruppo “sciamano” Vita eterna.
Pensare che le sette siano politicamente inoffensive è davvero da ingenui, tanti possono essere gli esempi disponibili. Anche in prospettiva, viste le loro credenze. Se per ipotesi i rastafariani prendessero il potere in Giamaica, quanto diversa sarebbe la loro azione di governo da quella di Hailé Selassié, ultimo imperatore di Etiopia, che ritengono sia stato Gesù Cristo, disceso una seconda volta sulla Terra? Del resto, una comunità può anche nascere con fini esclusivamente religiosi, ma col passare del tempo l’inevitabile riflessione sullo Stato ideale finisce per innestare una sovrapposizione/identificazione tra l’organizzazione della comunità e l’organizzazione dello Stato reale. Di lì, il passo successivo è la progressiva perdita di distinzione tra le due sfere.
Un esempio recente divenuto realtà è quello che stiamo osservando con i nostri occhi da dieci anni, negli Stati Uniti. Un personaggio improbabile come Donald Trump, che già definirlo “politico” è esagerare con i complimenti, è diventato oggetto di quello che è stato definito da più parti come un culto. È riuscito a impossessarsi del bicentenario Partito repubblicano e, nonostante non sia esattamente un buon cristiano (anzi), ha saputo ottenere un sostegno entusiasta dalle Chiese evangelical, che lo appoggiano con percentuali bulgare.
Rappresentano soltanto un quarto della popolazione Usa ma, come già ricordato, quando vota poco più del 50% degli aventi diritto può però diventare determinante. Il legame si è fatto così stretto che un repubblicano che non sia anche un estremista cristiano appare ormai un pesce fuor d’acqua. E Trump, che è il tipico uomo di potere che considera la religione un instrumentum regni, ricambia a piene mani: la sua consigliera spirituale è Paula White, un’ancora più improbabile telepredicatrice, che è stata posta alla guida di un “ufficio della fede”. Grazie anche all’azione della Corte suprema, i cui membri sono stati nominati in maggioranza proprio da Trump, lo storico muro di separazione tra Stato e Chiese sta ormai crollando. E il Paese somiglia ogni giorno un poco di più a Gilead, la teocrazia descritta nel romanzo (e nella serie tv che ne è stata tratta) Il racconto dell’ancella.
Non solo l’impianto costituzionale Usa sta correndo seri rischi; non solo non sta benissimo nemmeno quello francese; non solo la separazione tra Stato e Chiesa si allontana anche altrove, ma ci tocca anche combattere per la separazione tra Stato e (chie)setta. Del resto, il crollo dell’appartenenza alle storiche confessioni cristiane non ha ridotto granché il loro potere, e sicuramente non nella stessa proporzione. Non ci resta che sperare che troppi e contemporanei assalti alla diligenza facciano sussultare la popolazione, anche quella credente. Lavorare per questo scopo potrebbe senz’altro giovare.
Raffaele Carcano
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Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è dei politici e rappresentanti istituzionali che
Hanno preso parte alla cerimonia il ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi, il sindaco Roberto Lagalla, il presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo, il commissario straordinario alle periferie Fabio Ciciliano, la parlamentare di Fratelli d’Italia Carolina Varchi, l’assessore regionale alle Infrastrutture Edy Tamajo. L’edificio religioso era chiuso da vent’anni e le istituzioni promettono che sarà pronto per la fine dell’anno. Gli interventi di manutenzione straordinaria e risanamento sono stati finanziati con le risorse del Decreto Caivano.
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
Diverse questure hanno regalato ai vescovi della zona, come da “tradizione”, l’olio prodotto dal Giardino della Memoria dedicato alle vittime della strage di Capaci, così da farlo consacrare e utilizzare nelle liturgie. Il questore di Bologna Gaetano Bonaccorso ha consegnato all’arcivescovo di Bologna e cardinale Matteo Maria Zuppi la sua dotazione di olio affinché sia consegnato alle diocesi di Bologna e Imola. Anche il questore di Nuoro Fortunato Marazzita ha donato la sua parte al vicario della diocesi di Nuoro-Lanusei don Giuseppe Mattana durante una cerimonia all’interno della curia, alla presenza del capo di gabinetto e del dirigente del commissariato di Lanusei. Stesso copione ad Ancona, con il questore Cesare Capocasa che ha coordinato la donazione dell’olio da “santificare” ai vescovi delle diocesi della Provincia.
Diversi sindaci del pescarese, con fascia tricolore, e il consigliere della Regione Abruzzo Antonio Di Marco (Pd) hanno partecipato alla messa per il centenario della chiesa della Madonna dell’Elcina ad Abbateggio, presieduta dall’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte. La celebrazione è iniziata con l’apertura “simbolica” di una porta santa ed è finita con la posa di una pietra commemorativa. Il primo cittadino del borgo, Gabriele Di Pierdomenico, ha proclamato: «questo centenario rappresenta molto più di una ricorrenza, è il segno tangibile della nostra storia e della nostra identità» perché questa chiesa «è un punto di riferimento spirituale e culturale che unisce generazioni e territori».
Per Pasqua diverse istituzioni ci hanno tenuto a manifestare il proprio ossequio confessionale: qui riportiamo un florilegio. Il sindaco di Girifalco (CZ) Pietrantonio Cristofaro ha partecipato con fascia tricolore, assieme alle istituzioni locali, alla messa pasquale con annessa processione. Il Comune di Cinisello Balsamo (MI) ha affisso dei manifesti con l’immagine di una croce e del sepolcro vuoto per fare gli auguri di Pasqua a nome del sindaco Giacomo Giovanni Ghilardi e la Giunta. Pure il primo cittadino di Beura-Cardezza (VB) Davide Carigi ha fatto affiggere nella bacheca del municipio e diffuso locandine distribuite tra tabelloni ed esercizi pubblici un’immagine in cui compare una croce e l’augurio pasquale con citazione della Lettera ai Corinzi di san Paolo: «Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede». Anche il sindaco di Spigno Saturnia (LT) Marco Vento ha diffuso un messaggio di auguri a nome dell’amministrazione affinché «questa Santa Pasqua porti luce, concordia e salute in tutte le vostre case», auspicando «per voi di trovare nei gesti semplici e nella preghiera la forza per affrontare le sfide della vita». Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha inviato tramite i canali istituzionali un messaggio di auguri per le festività: «Sia questa Pasqua un momento di pace per tutti».
Per l’inaugurazione del nuovo interporto InRail di Pordenone non poteva mancare la benedizione del vescovo Giuseppe Pellegrini, presenti il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, gli assessori regionali Cristina Amirante e Sergio Bini, l’europarlamentare Alessandro Ciriani, i vertici di Interporto, di InRail e della Camera di Commercio Pordenone-Udine, il sindaco Alessandro Basso e rappresentanti di Giunta, Consiglio comunale, forze dell’ordine.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha indetto, su richiesta del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, un concorso nazionale dal titolo “San Francesco d’Assisi: il pensiero, l’opera, la cultura e la sua eredità”, rivolto alle scuole di primo e secondo ciclo. I temi da elaborare sono “La Meraviglia del Creato” (per le primarie), “La purezza” (per le secondarie di primo grado), “Ecologia integrale e rapporto tra natura e natura umana” (per le secondarie di secondo grado).
In occasione della domenica delle palme dal terrazzo del municipio di Ausonia (FR) è stata impartita da un prete la benedizione, quindi dalla casa comunale una processione si è diretta verso la chiesa di San Michele dove è stata celebrata la messa.
Il sindaco di Montoggio (GE) Mauro Fantoni, intervistato da un portale di notizie locali, in merito ai dubbi sull’uso di fondi pubblici per il restauro di una chiesa ha detto: «è un dovere da parte anche dell’amministrazione pubblica, per quanto forse inusuale però, che tutte le amministrazioni pubbliche si facciano carico anche di questi interventi che rappresentano la storia e la cultura del nostro Paese».
La redazione
AgoraVox Italia