Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è del Consiglio comunale di San Cataldo (CL) che
Nella delibera n. 121 del 18 dicembre 2024 che ha proposto il conferimento, approvata il 10 gennaio durante una seduta svoltasi presso l’Auditorium “Gaetano Saporito”, si legge: «un concetto che appartiene da sempre al cuore dei sancataldesi: san Cataldo è Città Salesiana». Il presidente del Consiglio comunale Romeo Bonsignore ha dichiarato: «La proposta di conferimento della cittadinanza onoraria a don Fabio Attard rappresenta un momento alto e largamente condiviso, espressione della profonda gratitudine della nostra comunità verso la Famiglia Salesiana». Dal canto suo il sindaco Gioacchino Comparato ha spiegato: «con questo atto ribadiamo la centralità della presenza salesiana nella storia della Città». Le due giornate dedicata alla commemorazione hanno visto una “passeggiata” in oratorio, la messa presso la chiesa madre e un’altra “passeggiata” fino a Santa Fara e l’inaugurazione di un monumento dedicato a san Giovanni Bosco.
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, diversi ministri, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e altri rappresentanti istituzionali hanno partecipato all’udienza nell’Aula Paolo VI durante la quale papa Leone XIV ha ringraziato autorità e volontari per l’impegno durante il giubileo appena concluso.
La presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il sindaco di Assisi Valter Stoppini e altre autorità hanno partecipato alla cerimonia religiosa per l’ottavo centenario della morte di san Francesco nella basilica di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Il sindaco di Castelnuovo di Val di Cecina (PI) Alberto Ferrini ha partecipato alla messa in scena della natività nella chiesa del Santissimo Salvatore suonando l’organo durante il coro di “Tu scendi dalle stelle”.
Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il prefetto Michele di Bari e la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno hanno partecipato alla cerimonia religiosa della comunità ebraica locale per l’accensione dell’ottavo cero della Chanukkah.
La redazione
Anche la Chiesa cattolica fa affari con gli alloggi universitari. Gli enti ecclesiastici, tra agganci politici e ambiguità fiscali, riconvertono immobili e accedono a fondi pubblici per gli studentati. Affronta il tema il giornalista Federico Tulli sul numero 6/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
Nel pieno della crisi-alloggi per gli universitari, la rete di studentati legati alla Conferenza episcopale italiana (Cei) si è consolidata lungo due direttrici complementari: il riuso del patrimonio immobiliare ecclesiastico (ex conventi, case religiose, immobili diocesani) e l’accesso a canali pubblici di finanziamento. Vediamo in che modo partendo da questa seconda voce.
Nel febbraio del 2024 il ministero dell’università (Mur) ha pubblicato un bando per l’housing universitario aperto a tutti i soggetti gestori pubblici e privati, fissando un contributo standard di circa 20mila euro per ciascun nuovo posto letto reso disponibile (missione 4, riforma 1.7), e l’obiettivo nazionale di 60.000 posti entro il 30 giugno 2026. «Non meno del 30% dei posti letto dovrà essere destinato agli studenti meritevoli e provenienti da famiglie a basso reddito. Gli importi che gli studenti dovranno corrispondere alla struttura saranno in linea con i bandi degli enti per il diritto allo studio.
Gli studenti saranno individuati tramite le graduatorie regionali. La restante parte dei posti letto sarà destinata a tutti gli altri studenti, sempre su criteri di merito. Si tratta di posti letto ai quali verrà applicata una tariffa inferiore almeno del 15% rispetto ai valori medi di mercato. Questi vincoli dovranno essere rispettati per almeno 12 anni» si legge sul sito del Mur. È questo un perno regolativo che consente anche a diocesi, fondazioni di ispirazione cattolica e ordini religiosi di candidare immobili e modelli gestionali alle misure Pnrr (semplificazioni incluse) e di entrare stabilmente nel segmento “student housing” a canoni dichiarati “calmierati”. La torta messa sul piatto dal ministero tramite fondi Pnrr è di 1,2 miliardi di euro.
Il 1° ottobre scorso una fetta di questa torta è andata alla Cei in virtù della firma con Cassa depositi e prestiti (Cdp) di un protocollo per 1.000 nuovi posti letto, da realizzare tramite un fondo immobiliare gestito da Cdp Real Asset Sgr e alimentato da immobili diocesani sottoutilizzati. L’accordo prevede che siano individuate all’interno del patrimonio immobiliare ecclesiastico le proprietà funzionali al progetto. Le risorse di certo non mancano. Stando all’Annuarium statisticum ecclesiae in Italia ci sono circa 10mila istituti religiosi maschili e femminili per una “popolazione” che si aggira intorno alle 32-35mila unità.
Vale a dire poco più di tre religiosi in media per istituto. Vien da sé che gran parte dei conventi e monasteri sono pressoché vuoti e difatti è cosa nota che nel corso degli ultimi 25 anni gran parte dei relativi refettori è stato “trasformato” in strutture turistiche, case per ferie, alloggi per pellegrini e studenti. Solo sul portale indipendente specializzato “Ospitalità religiosa” si contano 2.910 strutture di ospitalità tra conventi, monasteri, case religiose, case per ferie, b&b eccetera, per un totale di 89.073 posti letto.
A livello territoriale, per quanto riguarda gli studentati una trama già esiste ed è visibile nelle città universitarie dove la pastorale accademica è più strutturata. A Venezia il Patriarcato, tramite il Centro di pastorale universitaria “Santa Fosca”, gestisce tre case studentesche «strettamente legate alla diocesi» – Santa Fosca, San Michele e Casa dei catecumeni – che propongono «forte esperienza di vita comunitaria cristiana» accanto ai servizi residenziali.
Sempre a Venezia, proposti dal Patriarcato, esistono altri tre studentati “religiosi” solo femminili: Casa della studente domus civica; Istituto delle suore di santa Dorotea e Istituto canossiano San Trovaso. A Bologna, sul sito della Pastorale universitaria sono elencate 15 residenze cattoliche (diocesane e di ordini/congregazioni): dieci femminili presso congregazioni di suore, tre maschili presso i dehoniani, i salesiani e i domenicani e due miste.
La Pastorale indica in elenco anche altri quattro studentati di area religiosa: uno appartenente alla Fondazione Rui, vale a dire Opus Dei, e tre alla Fondazione Ceur-Camplus che fa capo alla Compagnia delle opere, il braccio economico di Comunione e liberazione. Breve inciso: Camplus in Italia gestisce 23 residenze universitarie per le quali in base al bando 2024 del Mur ha ricevuto contributi pubblici per un totale di 97 milioni di euro.
Arriviamo a Roma. L’Ufficio diocesano per la cultura e l’università pubblica della capitale mostra un nutritissimo elenco di “Collegi e residenze cattoliche” chiaramente ricavati da conventi e monasteri: dalle Ancelle di Maria Immacolata alla Congregazione Giuseppini del Murialdo sono in tutto 61. Mentre l’albo ufficiale delle strutture convenzionate con Sapienza include almeno sette realtà esplicitamente cattoliche o di ispirazione cristiana (esempio Elis College) e, anche qui, collegi/collegi-residenze gestiti da Fondazione Ceur-Camplus e Fondazione Rui.
A Torino, il coordinamento diocesano “Ospitare con lode” mette in fila un ventaglio di case religiose e collegi (Artigianelli, Dottrinari, case femminili, eccetera), configurando un “hub” esplicito di offerta cattolica per fuorisede. Questa dimensione “di rete” è rilevante anche per la statistica nazionale: il dataset Mur sui collegi legalmente riconosciuti (Conferenza dei collegi di merito) mostra la presenza di gestori di ispirazione cattolica (Fondazione Rui, Fondazione Ceur, Fondazione Tovini, Ipe Napoli, Arces Palermo, eccetera) accanto a enti laici, con la conseguenza che una quota non trascurabile dei posti “riconosciuti” ricade nell’orbita ecclesiale o para-ecclesiale. Insomma, potremmo continuare con altri esempi ma il quadro è chiaro.
Il nodo fiscale e regolatorio resta la principale “zona grigia”. Per gli enti non commerciali l’esenzione Imu sugli immobili ad attività assistenziali-didattiche ricettive è subordinata alla prova che l’attività sia svolta con modalità “non commerciali”. La giurisprudenza ha chiarito che l’agevolazione non scatta automaticamente quando le rette sono pari o inferiori al costo medio annuo e ha più volte escluso l’esenzione se la retta non è “simbolica” (ossia irrisoria e non configurabile come vera controprestazione).
In concreto, molti studentati cattolici applicano canoni tra mercato e “calmierato”, con servizi accessori e regolamenti di vita comunitaria-pastorale; qui la linea tra formazione, comunità e ricettività a pagamento diventa sottile e, senza dati centralizzati su rette e porzioni di immobile effettivamente adibite ad attività non commerciale, il controllo si sposta sui Comuni e sul contenzioso.
La cornice Pnrr, con contributi standardizzati per nuovo posto letto e agevolazioni fiscali sul mutamento di destinazione d’uso, riduce le barriere d’accesso e rende strategica la riconversione degli immobili ecclesiastici dismessi. Ma proprio questa leva impone un controllo pubblico più stringente su tariffazione, criteri di ammissione (merito; Isee; affiliazione) e compatibilità con antidiscriminazione quando sussistono convenzioni con atenei o Dsu (Diritto allo studio universitario).
Del resto un precedente c’è… Ci riferiamo all’annosa questione dell’Ici (Imposta comunale sugli immobili) non versata tra il 2006 e il 2011 da parte di enti non commerciali, per larghissima parte enti ecclesiastici, per le loro attività di natura economica: case religiose, case per ferie, b&b, ostelli, hotel, eccetera. Da anni l’Italia è in contenzioso con la Commissione europea che ha ravvisato nell’Ici non pretesa un aiuto di Stato. Ora la vicenda sembrerebbe essere a un passo dalla conclusione.
Il Dpcm del 30 settembre 2025 ha fissato i paletti per l’avvio della riscossione delle somme. Un’operazione definita “recupero sprint”. Difatti i soggetti interessati dal provvedimento sono stati chiamati a presentare una dichiarazione entro il 30 novembre 2025 e a effettuare il versamento del dovuto entro la fine dell’anno. Si tratta di coloro che, tra il 2012 e il 2013, hanno avuto un’imposta a debito superiore a 50mila euro o che sono stati interessati da un accertamento sempre superiore a 50mila euro annui. Questa soglia è considerata, di fatto, il limite al di sopra del quale si parla di aiuti di Stato.
Secondo un calcolo del ministero dell’economia risalente a una dozzina di anni fa l’Ici 2006-2011 non incassata ammonterebbe a circa 100 milioni l’anno, cioè 700 milioni complessivi a livello nazionale. Ma l’Anci-Associazione nazionale comuni italiani in collaborazione con gli autori del primo ricorso Ue contro l’esenzione Ici per presunta concorrenza sleale verso alberghi, scuole private e case di cura laiche che la tassa l’avevano pagata per intero – l’attuale segretario del Partito radicale ed ex deputato europeo Maurizio Turco, il fiscalista Carlo Pontesilli e l’avvocato Francesco Nucara – ha stimato un importo compreso tra 3,5 e 5 miliardi complessivi.
Siamo dunque nel campo delle ipotesi e mentre andiamo in stampa non è nota la somma precisa che lo Stato andrà a incassare. Nel Dpcm non è specificato alcun ammontare. Al contrario, emerge che la quantificazione precisa dell’importo totale è l’obiettivo finale dell’operazione di recupero, che serve anche a fare chiarezza sulla reale consistenza delle agevolazioni considerate illegittime.
Solo «una volta raccolte queste comunicazioni (da parte degli enti privati interessati dal provvedimento, ndr), sarà possibile quantificare gli importi utilizzati senza averne diritto». In pratica il governo italiano chiede una sorta di confessione a chi sul segreto del confessionale ha costruito il proprio potere non solo religioso ma anche politico ed economico. Stiamo a vedere come finirà.
Federico Tulli
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Non solo clericalate. Seppur spesso impercettibilmente, qualcosa si muove. Con cadenza mensile vogliamo darvi anche qualche notizia positiva: che mostri come, impegnandosi concretamente, sia possibile cambiare in meglio questo Paese.
La buona novella laica del mese di dicembre è l’approvazione da parte del Parlamento Europeo dell’Iniziativa dei cittadini europei (Ice) della campagna “My Voice, My Choice” per garantire l’aborto libero e sicuro in tutti i Paesi dell’Unione. L’Iniziativa, sostenuta da diverse associazioni, ha infatti raccolto più di un milione di firme in tutta Europa con il contributo decisivo dall’Italia, anche grazie al supporto dell’Uaar, e l’Europarlamento l’ha approvata con 358 sì, 202 no e 79 astenuti. L’intento è sanare le discriminazioni che subiscono le donne in diversi Paesi europei per il mancato o limitato accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Anche il nostro Paese sconta diverse problematiche, come il dilagare dell’obiezione di coscienza e la mancanza di dati ministeriali recenti, nonché l’infiltrazione di organizzazioni integraliste nelle strutture pubbliche e la sponda politica che ricevono dal governo Meloni.
La Corte Costituzionale ha dichiarato non illegittima la legge sul fine vita approvata dalla Regione Toscana, pur evidenziando che alcune parti sono in contrasto con le competenze statali. Con la sentenza 204 depositata il 29 dicembre la Consulta ha accolto solo in parte il ricorso del governo Meloni contro la normativa toscana, riconoscendo che questa «sia riconducibile all’esercizio della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e persegua la finalità di dettare norme a carattere meramente organizzativo e procedurale». Pur bocciando diverse disposizioni della legge, come l’individuazione dei requisiti per l’accesso al suicidio e l’impegno delle Asl ad assicurare il supporto tecnico e farmacologico e l’assistenza per l’autosomministrazione del farmaco, i giudici hanno concluso che comunque «l’introduzione di una disciplina a carattere organizzativo e procedurale come quella impugnata non possa ritenersi preclusa dalla circostanza che lo Stato non abbia ancora provveduto all’approvazione di una legge».
La decisione del vescovo Antonio Suetta di far suonare ogni sera, dalla sede della curia a Sanremo, una campana dedicata ai “bimbi non nati” come monito contro l’aborto ha destato la perplessità di diversi rappresentanti istituzionali. Il consigliere regionale Pd Enrico Ioculano ha parlato di «atto inopportuno e poco delicato, che rischia di trasformare un tema complesso e doloroso in uno strumento di colpevolizzazione delle donne». «La Chiesa cattolica – anzi no, non voglio cadere in sgradevoli generalizzazioni – quindi: la diocesi Ventimiglia-Sanremo dovrebbe interrogarsi sulle priorità», ha aggiunto: «Non può essere il corpo delle donne, né le loro scelte, il terreno su cui costruire campagne simboliche o identitarie. Il rispetto della laicità delle istituzioni e della libertà di coscienza è un valore fondante della nostra democrazia. Difendere la legge 194 significa difendere la dignità, la salute e l’autonomia delle donne, non promuovere la superficialità o la mancanza di rispetto per la vita». Dal canto suo il consigliere comunale Pd di Imperia Edoardo Verda ha commentato: «una scelta che non parla di cura né di ascolto, ma di colpa. Una scelta che trasforma il dolore in simbolo e il simbolo in accusa». «Ritengo fondamentale che la salute non è, e non può essere, un terreno di battaglia ideologica», ha precisato, «la legge 194 non è “cultura della morte”, ma una legge di civiltà che tutela la salute, la dignità e l’autodeterminazione delle donne. Non è accettabile che una conquista di libertà così importante venga delegittimata da simili iniziative colpevolizzanti. Il rintocco di quella campana non porta conforto, ma alimenta una battaglia ideologica sulla pelle delle persone, calpestando il rispetto dovuto alle storie e alle sofferenze di ognuno». Secondo l’ex candidata sindaca di Ventimiglia Maria Spinosi (lista civica Ventimiglia Progressista) «la campana dell’accusa risuona contro un diritto delle donne. È un atto pubblico, simbolico e reiterato che carica lo spazio cittadino di un giudizio moralistico e accusatorio contro un diritto riconosciuto dallo Stato: l’interruzione volontaria di gravidanza». Per Progetto Comune, che unisce le liste civiche di sinistra di Taggia e Sanremo, si tratta di una «gravissima provocazione. Ricordiamo che esiste una legge, la 194, frutto di una lotta di donne per le donne che rappresenta una forma di libertà in un paese laico». L’associazione Generazione Sanremo che aveva sostenuto la candidatura di Fulvio Fellegara, l’attuale vicesindaco di Sanremo, ha commentato: «Da parte nostra non vi è alcuna negazione della fede né del diritto all’espressione religiosa: ribadiamo però la necessità del rispetto di tutte le coscienze in una società pluralista».
L’approvazione degli emendamenti a favore delle scuole paritarie nella legge finanziaria ha suscitato in particolare le critiche di Barbara Floridia (M5s), che ha commentato: «I soldi che stanno elargendo a chi manda i figli alle scuole private potevano invece essere destinati a cose diverse: per esempio all’educazione digitale, che noi abbiamo inserito e loro lasciano senza finanziamenti».
La redazione
Ogni settimana pubblichiamo una cartolina dedicata all’affermazione o all’atto più clericale della settimana compiuto da rappresentanti di istituzioni o di funzioni pubbliche. La redazione è cosciente che il compito di trovare la clericalata che merita il riconoscimento sarà una impresa ardua, visto l’alto numero di candidati, ma si impegna a fornire anche in questo caso un servizio all’altezza delle aspettative dei suoi lettori. Ringraziamo in anticipo chi ci segnalerà eventuali “perle”.
La clericalata della settimana è della delegazione di sindaci dell’ANCI che
La delegazione è stata guidata dal presidente ANCI Gaetano Manfredi, che ha dichiarato: «Le parole pronunciate da Papa Leone XIV ci riportano ad una verità essenziale: amministrare non significa solo gestire la burocrazia, ma prendersi cura delle persone. Come diceva Giorgio La Pira, un amministratore non può restare indifferente di fronte a chi soffre, a chi perde il lavoro o a chi si sente solo». Il presidente ANCI per il Piemonte, Davide Gilardino, ha commentato: «Emozionante rappresentare i sindaci del Piemonte davanti al Santo Padre. L’udienza è stata l’occasione per sottolineare l’importanza del ruolo degli amministratori». Tra i presenti anche il sindaco di Bologna Matteo Lepore che ha donato al papa la Turrita d’oro, un’onorificenza a nome della città. Nella precedente nota del Comune si legge che «il dono intende esprimere la profonda riconoscenza della comunità bolognese per la testimonianza di Papa Leone, che richiama costantemente l’umanità al dialogo, alla pace e al disarmo, alla solidarietà e alla custodia della dignità di ogni persona, con particolare attenzione ai più fragili», e che i sindaci «parteciperanno indossando la fascia tricolore, a testimonianza del mandato istituzionale e del legame con i territori rappresentati». Dal canto suo il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai ha colto l’occasione per invitare il papa città per le celebrazioni dell’anno giubilare mariano e della rinascita per i seicento anni dalle presunte apparizioni della Madonna a Monte Berico.
A seguire gli altri episodi raccolti questa settimana.
La maggioranza ha approvato gli emendamenti alla finanziaria a favore delle scuole paritarie: il voucher di 1.500 euro a studente per le famiglie con ISEE fino a 30 mila euro che iscrivono i figli in queste scuole (stanziati in totale 20 milioni di euro), l’esenzione dall’Imu per e un incremento di 86 milioni di euro al fondo riservato alle paritarie.
Numerosi sindaci e delegati di oltre 80 Comuni del Sud, il prefetto di Reggio Calabria Clara Vaccaro, i procuratori Giuseppe Borrelli e Salvatore Curcio hanno partecipato alla tappa conclusiva dell’anno giubilare a San Luca (RC) promossa dall’Associazione Nazionale delle Città del Santissimo Crocifisso e dalla Rete delle Città Marciane. Le istituzioni hanno partecipato alla messa con il vescovo di Locri-Gerace Francesco Oliva, durante la quale è stata donata una lampada votiva per la pace alla Madonna di Polsi.
In tutta Italia diversi sindaci e rappresentanti istituzionali hanno partecipato alle messe che le diocesi locali hanno organizzato per la chiusura del giubileo, come avvenuto ad esempio ad Avezzano (AQ).
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara con un intervento sul quotidiano Il Messaggero ha criticato la scelta confessionalista del nuovo sindaco di New York Zohran Mamdani di giurare sul Corano per il suo insediamento, al contempo esaltando però la Bibbia e rivendicando l’identitarismo cristiano, in piena dissonanza cognitiva clericale. Secondo il ministro infatti «non abbiamo sentito nessun commento scandalizzato da parte di chi periodicamente contesta la presenza di Crocifissi o di presepi nelle nostre scuole o la celebrazione della ricorrenza del Natale», anzi «forse oggi taluni festeggeranno pensando che questo gesto accelera il sovvertimento dei pilastri culturali della nostra civiltà». Quello di Mamdani non è «un atto di fede privata, certamente compatibile con i principi di libertà religiosa a cui si ispirano America ed Europa. È un atto pubblico». Invece il giuramento sulla Bibbia secondo il ministro è consentito «non perché l’America sia uno Stato confessionale, ma perché la Bibbia ha da sempre espresso un sistema di valori» quali «il primato della persona sullo Stato; l’amore e la fratellanza universali, che sono alla base di una autentica eguaglianza fra tutti gli esseri umani; la libertà riconnessa alla responsabilità; la possibilità concessa ad ogni uomo di riscattarsi, di rialzarsi, di redimersi senza mai perdere la propria dignità; la pace come valore universale». Il Corano, ha aggiunto il ministro, «insegna invece a non distinguere fra Stato e religione, proprio perché le istituzioni pubbliche sono al servizio della realizzazione della volontà dell’unico Dio così come rivelata a Maometto».
Un’auto di servizio dei Carabinieri di Bologna ha fatto salire l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi per trasmettere via radio un saluto agli agenti in servizio nella notte di Natale.
Anche se non ricadono nella settimana appena trascorsa, questi ulteriori episodi meritano di essere menzionati.
Il vicepremier Antonio Tajani durante un evento ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, ha rivendicato la compattezza del governo sull’importanza del crocifisso nelle scuole: «A volte non ci troviamo sempre d’accordo con Giorgia e Matteo su alcune questioni, ma quando si vuole essere accoglienti lo si è quando si ha il coraggio di dire chi si è. Togliere i crocifissi dalle scuole significa sottomettersi ad altri che poi ci imporranno la loro regola. Più si è identitari e più si può dialogare con gli altri».
Per la seconda serata del 24 dicembre Rai1 ha trasmesso il programma “Giubileo 2025: Da Giovanni Paolo II a Papa Leone XIV – Fari di Speranza”, condotto da Barbara Politi e Domenico Gareri dalla basilica papale di Santa Maria Maggiore a Roma.
Un emendamento del capogruppo democratico al Senato Francesco Boccia alla finanziaria che prevedeva l’istituzione di un fondo per promuovere l’educazione sessuale e affettiva e contrastare le discriminazioni di genere è stato stravolto, su indicazione della ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, in modo da limitare le attività alle scuole secondarie e togliendo ogni riferimento esplicito all’educazione affettiva e sessuale, sostituita da vaghe espressioni come “diritto all’integrità fisica” e “consapevolezza affettiva”.
Nell’aula consiliare di Fiumicino (RM), alla presenza anche del sindaco Mario Baccini, è stato presentato il bozzetto in scala di una statua dedicata a san Pietro che sarà prodotta per commemorare questa figura. Il consigliere Alessandro De Vincentis ha parlato di «momento culturale importante che ci ha riportato fino alle origini del nostro territorio e alla tradizione cristiana che vedono San Pietro sbarcare proprio nei pressi di Fiumicino».
Per l’inaugurazione del nuovo ponte sul fiume Serchio, in provincia di Lucca, oltre al presidente provinciale Marcello Pierucci, il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani, il sindaco di Lucca di Mario Pardini, c’era anche l’arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti per la benedizione.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito e il Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi hanno bandito anche per l’anno scolastico 2025-26 il concorso nazionale dal titolo “San Francesco d’Assisi: il pensiero, l’opera, la cultura e la sua eredità”, rivolto alle istituzioni scolastiche del primo e del secondo ciclo d’istruzione.
La redazione
L’efferato omicidio di Charlie Kirk scuote gli Stati Uniti: l’integralista trumpiano diventa martire. Il caso rivela come estremismi politici e religiosi alimentino violenza, polarizzazione e repressione dei diritti. Affronta il tema Valentino Salvatore sul numero 6/2025 di Nessun Dogma. Per leggere la rivista associati all’Uaar, abbonati oppure acquistala in formato digitale.
È una tranquilla giornata di settembre sul pratone del campus della Utah Valley University a Orem. Charlie Kirk, giovane e carismatico attivista della destra trumpiana, è sotto un gazebo davanti a migliaia di studenti per uno dei tanti confronti col pubblico che l’hanno reso famoso. Lo studente e attivista democratico Hunter Kozak lo incalza chiedendogli se sappia quante persone transgender abbiano commesso stragi e quante stragi ci sono state negli ultimi dieci anni.
Poi un proiettile sparato da lontano colpisce Kirk al collo. La ferita è letale: muore poco dopo nonostante la corsa in ospedale. La tragedia sconvolge gli Stati Uniti e scava ancora di più il solco tra gli schieramenti. Per l’ultradestra Kirk è un martire la cui brutale uccisione invera paure e giustifica la resa dei conti con i liberal. Parte degli antitrumpiani con ottusità e freddezza invece si bea della morte, sostiene che se la sia cercata per i suoi discorsi di odio.
Il trentunenne Charlie Kirk ha fondato Turning Point Usa, organizzazione che promuove la cultura conservatrice in scuole e università. L’ente raccoglie laute donazioni da ambienti e magnati repubblicani, fino a decine di milioni l’anno: una potente macchina organizzativa che sarà decisiva nel convogliare il voto giovanile, soprattutto dei maschi, a favore di Donald Trump nelle elezioni presidenziali del 2024.
Nella canonizzazione mediatica alimentata dal cordoglio Kirk viene dipinto come un pacifico propugnatore del dialogo, un novello Socrate paladino della libertà e come lui martirizzato (tra l’altro si parla di un suo possibile passaggio al cattolicesimo). Persino in Italia viene esaltato – e usato per ripicche politiche. La realtà è meno solenne: il suo stile riecheggia dinamiche malsane di social e media polarizzati, un anti-intellettualismo ostile alle università accusate di essere esose e corrose dal woke. Ma la sua retorica fa breccia in un Paese dove i debiti universitari soffocano gli studenti e il politicamente corretto censura.
Kirk con spregiudicatezza e vivacità sfonda in college spesso ostili grazie al format «Prove me wrong» (Dimostrami che sbaglio). Da un palco o un gazebo ribatte a ragazzi e ragazze che intervengono per un tempo contingentato. Le riprese sono poi montate e rese virali sui social, spesso in brevi clip. Gran parte dei contenuti dà l’idea che Kirk abbia “asfaltato” interlocutori goffi, nervosi, macchiettistici. I veri dibattiti in cui si cimenta, paritari e moderati, non lo vedono così brillante.
Negli anni Kirk esaspera toni e posizioni. Agli inizi ha un sentore laico e libertario, poi si fa alfiere del nazionalismo cristiano trumpiano. Critica le politiche per l’inclusività, gli atenei progressisti, rinfocola stereotipi verso le minoranze, fa disinformazione sul Covid-19, rigetta la separazione tra Stato e religione, vuole vietare l’aborto (ritenuto «peggiore» dell’Olocausto), si oppone ai limiti sulle armi da fuoco (per lui avere «sfortunatamente alcune vittime» innocenti di sparatorie ogni anno è un compromesso accettabile per salvaguardare il Secondo emendamento, così da «proteggere gli altri nostri diritti dati da Dio»), è contro il matrimonio egualitario, disprezza le persone trans, paventa con toni complottisti una agenda gay e anticristiana, promuove famiglia tradizionale e rigidi ruoli di genere.
Chi ha ucciso Kirk? Viene arrestato Tyler Robinson, ventiduenne dello Utah. Le autorità si sforzano di ridurre l’attentato a una matrice di sinistra, mentre gli anti-Trump enfatizzano sfuggenti caratteri destrorsi oscurando dettagli imbarazzanti. Ma è un profilo contraddittorio, più condizionato da disagi personali che da precise ideologie. Robinson cresce in una famiglia di mormoni, repubblicani schiettamente Maga che hanno molta confidenza con le armi.
Abbandona l’università, inizia a isolarsi e passa molto tempo nelle comunità on line legate a videogiochi cooperativi. Si imbeve di una subcultura fatta di meme e trolling, in voga anche in ambienti web dove pastura l’estremismo di destra. Come i cosiddetti groyper, capeggiati dallo streamer (creatore di contenuti online) ultracattolico Nick Fuentes, che attuano azioni di disturbo nei comizi di Kirk (le cosiddette “Groyper wars”) ritenendolo troppo moderato. Quando Kirk viene ucciso si diffondono speculazioni poi smentite sulla matrice groyper del delitto.
Sui proiettili rinvenuti sul luogo dell’attentato sono incisi messaggi all’apparenza antifascisti (persino “Bella ciao”), in realtà citazioni di videogiochi e meme. Secondo i familiari Robinson negli ultimi tempi si è politicizzato e ha criticato aspramente Kirk. Ed emerge che l’assassino ha una relazione con Lance Twiggs, persona transgender, collaborativa con le autorità e a quanto pare estranea ai fatti.
Anche Twiggs, come Robinson, cresce in una famiglia di mormoni: i rapporti si deteriorano, viene etichettata come indemoniata e cacciata di casa. Non può sfuggire che entrambi siano reietti di famiglie osservanti, accusati di odiarle, odiare la religione e di essersi ideologizzati. Robinson confessa alla compagna di aver maturato il delitto una settimana prima, e di aver usato il fucile del nonno che gli era stato regalato: «Ne avevo abbastanza del suo odio. Con certo odio non puoi scendere a compromessi».
La storia degli Stati Uniti è percorsa dalla violenza, anche politica, con un tasso di omicidi alto per l’occidente e numerose stragi – complice la diffusione abnorme di armi esaltata come libertà. L’omicidio Kirk viene usato dai trumpiani per intensificare la campagna di demonizzazione verso una indistinta sinistra, criminalizzare gruppi di opposizione e instillare conformismo tra media e istituzioni.
Ai funerali di Kirk, in uno stadio gremito, la devota vedova Erika distrutta dal dolore perdona l’assassino «perché è ciò che ha fatto Cristo e quello che Charlie avrebbe fatto». Ma la funzione diventa anche un comizio in cui sfilano tra gli altri il presidente Trump, il suo vice JD Vance, il ministro della guerra Pete Hegseth. Trump proclama Kirk «martire», si scaglia contro la sinistra e sentenzia: «odio i miei oppositori». Vance esalta il familismo cristiano e le posizioni anti-aborto di Kirk. Il neocrociato Hegseth – che ha bandito le persone trans dall’esercito – esalta la vittima quale «guerriero di Cristo».
Ma diverse ricerche sul terrorismo negli Usa rilevano che gli attentati compiuti da estremisti di destra sono molto superiori a quelli da sinistra, a parte gli islamisti che tristemente giganteggiano con l’11 settembre. Solo qualche mese prima in Minnesota un uomo prova a uccidere il senatore democratico locale John Hoffman e sua moglie, e riesce a freddare la deputata democratica Melissa Anne Hortman e il marito.
È Vance Luther Boelter, fondamentalista evangelico ostile all’aborto e ai diritti Lgbt+, già predicatore in Africa. Altro caso eclatante nel 2022: un uomo entra in casa della speaker democratica Nancy Pelosi, non la trova e aggredisce il marito ultraottantenne Paul. È David DePape, quarantenne che promuove teorie cospirazioniste alt-right come QAnon e Pizzagate.
Come risentimento politico e complottismo alimentino la violenza è evidente dall’assalto a Capitol Hill nel gennaio 2021. I manifestanti accorrono per Trump – allora presidente uscente – il quale continua testardamente a sostenere che le elezioni vinte da Joe Biden siano state “rubate”. E Trump stesso subisce un tentativo di assassinio nel giugno del 2024 durante la campagna elettorale che lo incoronerà presidente. Gli spara Thomas Crooks, un ventenne con una storia politica contraddittoria, ma Trump scampa: proclamerà di essere stato salvato da Dio per condurre la sua missione politica.
Perché prima di morire Kirk si sente chiedere quante stragi sono state compiute da persone trans? Perché proprio Kirk e una pletora di commentatori, politici e influencer conservatori hanno montato una psicosi collettiva verso le persone transgender. Non solo per questioni come bagni, palestre e scuole. La nuova frontiera dell’omofobia integralista è instillare il sospetto che certe persone non solo siano viscide, raccapriccianti e disturbate, ma un pericolo per l’incolumità della gente “normale”. Si diffondono bufale su stragi compiute da persone trans (o presunte tali) per creare allarmismo. In realtà la percentuale di queste aggressioni è infima – senza contare che i transgender sono molto più spesso vittime, nonché discriminati.
Ma proprio l’omicidio di Kirk, compiuto da chi aveva legami sentimentali con una persona transgender e appiattito su una matrice Lgbt+, avvera questa “profezia” e rischia di legittimare una criminalizzazione istituzionalizzata. L’Fbi e il Dipartimento della giustizia nella prima metà del 2025 elaborano una nuova catalogazione per atti terroristici: “Nihilistic Violent Extremism” (Nve) i cui esecutori sarebbero mossi «principalmente dall’odio per la società in senso lato e da un desiderio di provocarne il collasso seminando caos indiscriminato, distruzione, e instabilità sociale».
E si fanno sentire le lobby confessionaliste, come quella dietro al famigerato Project 2025 che punta a stravolgere l’impianto istituzionale Usa – laicità e diritti compresi. Spingono per inserire un fumoso “Transgender Ideology-Inspired Violent Extremism” (Tive) tra le matrici, al fine di incentivare la repressione contro persone o movimenti trans con l’accusa che promuovano odio.
Negli ultimi anni si registrano omicidi in cui una travagliata identità Lgbt+ può avere un peso. La disforia di genere, cioè il disagio che provano persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso di nascita, si accompagna a maggiore probabilità di disturbi psicologici. Qualche settimana prima dell’assassinio di Kirk, Robin Westman spara durante la messa in una chiesa cattolica a Minneapolis e uccide due bambini.
L’attentatore, poi suicida, è un 23enne transgender “pentito”, depresso e con manie suicide e omicide che ha frequentato la scuola della chiesa, dove la madre ha lavorato. Gli investigatori trovano sue frasi di stampo antisemita, razzista, contro Trump. «Non è un attacco alla chiesa o alla religione, non è quello il messaggio», si legge tra l’altro, «il messaggio è che non c’è un messaggio».
Tra i pochi casi simili inquietanti c’è quello dei cosiddetti “Zizians”, coinvolti in alcuni omicidi. Un gruppuscolo di nerd capeggiato dalla transgender Ziz LaSota (poi arrestata assieme ad altri) con una spiccata presenza di trans vegani, che radicalizza le tesi della corrente “razionalista” in voga nella Silicon Valley, quella che promuove ottimisticamente logica, tecnologia transumanista ed effective altruism (inteso come ottimizzazione del bene collettivo). La congrega anarcoide di LaSota si rifà alla “religione” sith (i cattivi di Star Wars), è ossessionata dai rischi dell’intelligenza artificiale e accusa i razionalisti mainstream di non rispettare i diritti di animali e persone trans.
Non serve un’empatia affettata per intuire che un assassinio come quello di Kirk è un disastro umano e una sconfitta per la democrazia e i valori laici e liberali. Sdoganare odio e violenza come forma di lotta alza la tensione, scava fossati e genera martiri che alimentano la reazione. Se c’è una differenza tra umanisti e integralisti sta, forse, nel rifuggire guerre sante, manie apocalittiche, demonizzazioni e giustificazionismi (razionalmente controproducenti) per un presunto bene morale superiore. Facendosi venire qualche dubbio. E qualche scrupolo.
Valentino Salvatore
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