Lo stile non è altro che l’ordine e il movimento che si mette nei propri pensieri
Il 76esimo Festival di Sanremo parte il 24 febbraio. Tutti o quasi aspettano Sanremo; la manifestazione canora, infatti è diventata attraverso gli anni un habitat naturale per intrattenimento, gossip, ma soprattutto pubblicità, eleganza, moda. Insomma, un contenitore multitasking. L’impatto sul Pil è notevole, alcune fonti autorevoli parlano di circa 96 milioni di euro.
Inoltre, le case discografiche investono, gli sponsor impiegano risorse, ne beneficia la città di Sanremo, con le strutture ricettive, i negozi, i ristoranti, il Casinò e non solo. Fin qui tutto bene. Però, le polemiche accompagnano sempre Sanremo, sarebbe strano se non fosse così. Molte polemiche, spesso sono costruite per creare casi, per far chiacchierare la gente. Ognuno dice la sua, i filosofi improvvisati e gli esperti, insomma nascono anche molti tuttologi. Alcune critiche nascono ancora prima che il festival inizi. In questo articolo ci occuperemo proprio di questo.
Quello che non dicono di Sanremo
Una delle segnalazioni più importanti di cui pochi parlano è quella relativa agli Sponsor. Ecco la denuncia inascoltata che Greenpeace fa puntualmente ogni anno:
Dopo aver segnalato la presenza di grandi sponsor responsabili della crisi climatica ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina, Greenpeace Italia torna a denunciare l’ingombrante presenza di Eni al Festival di Sanremo come main partner. Dal 2022, infatti, il colosso italiano del petrolio e del gas domina la comunicazione del Festival, con spot che pubblicizzano presunti impegni per la sostenibilità. Non solo: tra i main partner di questa 76° edizione del Festival troviamo anche altre aziende fortemente inquinanti, come Suzuki e Costa Crociere, tutte coinvolte nell’evento diffuso “Tra palco e città” firmato da Rai Pubblicità.
«Ci troviamo di fronte a un paradosso: un evento che dovrebbe celebrare la musica italiana diventa il palcoscenico per il greenwashing di colossi industriali che inquinano il pianeta», commenta Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. «Sponsor come Eni sfruttano la vetrina del Festival per confondere il pubblico e trasmettere un’immagine di aziende verdi e attente all’ambiente anche se la realtà è ben diversa. E come se non bastasse, sui rapporti di queste aziende con la Rai e con il Comune di Sanremo c’è una mancanza totale di trasparenza».
Lo scorso anno, Greenpeace Italia aveva inviato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) nei confronti di Rai e Rai Pubblicità, per ottenere informazioni sui finanziamenti elargiti al Festival di Sanremo dai principali sponsor e partner, e conoscere gli spazi ottenuti in cambio da quest’ultimi.
La richiesta era stata poi estesa al Comune di Sanremo, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il Ministero dell’Economia, infatti, controlla direttamente la Rai, mentre il Ministero delle Imprese definisce le linee guida che stabiliscono gli obblighi del servizio pubblico. La deputata Rachele Scarpa del Partito Democratico aveva anche richiamato la richiesta di Greenpeace in una interrogazione parlamentare.
Tuttavia, da allora Greenpeace non ha ricevuto nessuna risposta soddisfacente.
Anche dopo una serie di richieste di riesame, Rai e Rai Pubblicità hanno sostenuto di non doverne rendere conto pubblicamente. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha tenuto inoltre a precisare che quanto non pubblicato dalla Rai è oggetto di segreto industriale e commerciale. Il Ministero del Made in Italy ha invece condiviso con Greenpeace dei documenti talmente oscurati da renderli del tutto inutili. Infine, il Comune di Sanremo ha scelto di non condividere la documentazione per «clausole di riservatezza», ma «anche e soprattutto per la motivata opposizione da parte delle controinteressate».
«L’assenza di trasparenza da parte della Rai e del Comune di Sanremo, che sono di fatto enti pubblici, rende le sponsorizzazioni di soggetti come Eni al Festival ancora più problematica, soprattutto se consideriamo il fatto che il totale della raccolta pubblicitaria del Festival di Sanremo è in continua crescita, con stime di 70 milioni di euro investiti da partner e sponsor per questa edizione.
La trasparenza sarebbe il primo passo per liberare il mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport dal greenwashing delle aziende inquinanti», conclude Spadini.
Ma gli italiani medi e non solo loro, amano la musica e l’intrattenimento, in fondo oggi è diventato pericoloso ascoltare il TG. Non è affatto da demonizzare chi per una sera o cinque o più vuole distrarsi dalle brutture della nostra epoca; è giustissimo!
Come in tutti gli eventi però ci sono anche lati negativi. Il Festival di Sanremo è una vetrina non solo per i cantanti. Come già detto, la competizione canora si è trasformata in una piattaforma multiculturale, dove molte cose vengono costruite, altre oscurate. Si può e si deve parlare di alcune cose, mentre di altre è meglio di no.
I social sono entrati nel Festival di Sanremo da protagonisti, per settimane intere non si fa altro che parlare dei cantanti, degli ospiti, di ciò che è stato detto e di ciò che non è stato detto.
Ci consoliamo, pensando che a volte su quel palco nascono capolavori di rara bellezza. In mezzo al caos, basta solo saperli cogliere. Quello che resta è sempre l’arte vera.
Vasco cantava…
Ma le canzoni son come i fiori
Nascon da sole e son come i sogni
E a noi non resta che scriverle in fretta
Perché poi svaniscono e non si ricordano più
Fonte: Dip. Comunicazione Greenpeace Italia
In questo articolo spiegheremo come possiamo proteggerci dall’intelligenza artificiale, dalle truffe AI Overviews di Google.
L’intelligenza naturale era un’altra cosa. Ma esiste ancora! Nonostante il grande dibattito che da anni attanaglia i paesi di tutto il mondo, il primo modo per stare al riparo dai danni dell’intelligenza artificiale, potrebbe arrivare da un’attenzione e una consapevolezza maggiori di ciascuno.
Perché si sta parlando tanto dei pericoli dell’intelligenza artificiale? Ovviamente perché si tratta di una frontiera che potrebbe sfuggire al controllo, e come ad esempio la bomba atomica, essere utilizzata “male” da dittature e menti insane.
Molti studi hanno dimostrato che i giovani di oggi, quelli che sono nati nell’era di internet e dell’intelligenza artificiale, sviluppano minori capacità intellettive. Non è un caso se la Francia sta per varare una legge che vieta i social agli adolescenti. Ma più che divieti, bisognerebbe entrare nell’ottica della formazione ed educazione ai mezzi informatici e ai social.
Evidente è anche la grande quantità di informazione e disinformazione che viaggia attraverso il web. Non è un caso che i colossi del web, le grandi multinazionali da cui dipendono i social network non rispondano mai di fatto della totale mancanza di controlli. Questi ultimi sono applicati quando sono convenienti per i gestori.
Che l’intelligenza artificiale sia un’arma a doppio taglio, che presenti delle defaience non è nulla di nuovo.
Un difetto strutturale nei motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale trasforma Google in un vettore di frodi.
Su Google, l’intelligenza artificiale ormai da molti mesi genera riepiloghi non richiesti. Ma sono affidabili? In realtà, i riepiloghi IA Overviews presentano errori e ora addirittura vengono sfruttati per truffare gli utenti con falsi recapiti telefonici.
IA Overviews di Google, non fidarsi è meglio
Infatti, quando si effettua una ricerca su Google, prima dei risultati e dei link dei siti si trovano spesso le AI Overviews, riepiloghi generati dall’intelligenza artificiale. Tali riassunti sintetizzano informazioni raccolte dal web, preconfezionate per farle sembrare affidabili e corrette.
Il modus operandi delle IA Overviews è semplice: Rubano frasi e concetti tra diversi siti, senza verificarne né la correttezza, né l’affidabilità. Molte informazioni non hanno senso e non sono vere e proprie risposte a ciò che stiamo cercando. Inoltre, le risposte IA Overviews possono essere pericolose ed essere utilizzate da truffatori on line.
Infatti, in molti casi, i riepiloghi creati dall’intelligenza artificiale di Google sembrano mostrare numeri di telefono falsi, inducendo gli utenti a contattare recapiti di cui non ci si dovrebbe fidare.
Come proteggersi dalle truffe IA Overviews?
La notizia è stata riportata dal Washington Post: Su segnalazioni arrivate da Reddit e Facebook sembrerebbe che nelle AI Overviews compaiano numeri di assistenza falsi. Molte banche stanno mettendo in guardia i propri clienti di episodi simili. Un esempio concreto: Se si cerca il numero di assistenza della propria banca, non bisogna fidarsi della IA di Google, perché potrebbe fornire un numero truffa. Il cliente telefona e l’assistente dall’altra parte richiede dati e codici per entrare nei conti correnti.
Le AI Overviews raccoglierebbero numeri assistenza da siti falsi e, senza effettuare verifiche sull’attendibilità delle informazioni, restituisce dati errati nei riepiloghi.
Google afferma di contrastare questi truffatori continuando a introdurre aggiornamenti per migliorare i propri sistemi di rilevamento. “Le nostre protezioni antispam sono altamente efficaci nel tenere le truffe fuori dalle AI Overviews e nel mostrare, quando possibile, i numeri ufficiali dell’assistenza clienti”, ha dichiarato il colosso a Wired.
Naturalmente, la tendenza non riguarda solo le ricerche di Google. Esperti di sicurezza informatica hanno dimostrato che i testi non veritieri o dannosi si possono nascondere anche all’interno delle email e presumibilmente nei documenti online, dove poi vengono rilevati e riassunti dall’AI e presentati all’utente come informazioni affidabili. E il problema sta emergendo anche in altri motori di ricerca basati sull’AI.
Il consiglio per evitare di cadere in questo tipo di trappole è semplice: non credete a tutto ciò che compare su AI Overview, soprattutto quando si tratta di fatti specifici, cifre o recapiti telefonici. La tecnologia AI di Google può raccogliere dal web sia informazioni corrette che dati obsoleti o sospetti.
Come evitare truffe IA Overviews?
Se abbiamo bisogno di un numero telefonico di assistenza o un contatto, è preferibile cercare direttamente l’azienda su Google e utilizzare i dati indicati sul suo sito ufficiale.
Più in generale, è sempre bene procedere con cautela indipendentemente dalla fonte delle informazioni, soprattutto quando avete a che fare con assistenza clienti, pagamenti o dati personali. Idealmente, ogni numero di telefono dovrebbe essere verificato con una seconda ricerca.
Come disattivare AI Overviews?
L’unico modo per combattere l’intelligenza artificiale è l’intelligenza umana. Purtroppo, al momento non esiste un modo per disattivare le AI Overviews. Se Google decide di mostrarle per una determinata ricerca, l’unica opzione è andare oltre i riassunti IA oppure cambiare motore di ricerca.
Le alternative al motore di ricerca Google sono tanti e molto apprezzati da numerosi utenti:
Come impostare un altro motore di ricerca sul browser?
Basta avviare il browser, cliccare Impostazioni, Motore di ricerca dal menu laterale di sinistra, individua la dicitura Motore di ricerca utilizzato nella barra degli indirizzi a destra e scegli il motore di ricerca che vuoi utilizzare da questo momento in poi dal menu proposto Le modifiche per cambiare motore di ricerca su PC e su Mac verranno applicate immediatamente.
È possibile che il gigante stia lavorando per rimuovere i numeri di telefono falsi dai risultati, ma per sua natura l’AI generativa non si limita a ripetere le informazioni esistenti, tendendo piuttosto a rielaborarle e arricchirle, una caratteristica che può inevitabilmente avere effetti indesiderati.
Cercare l’affidabilità di siti ufficiale e siti istituzionali
In una fase in cui anche le ricerche online diventano sempre più dipendenti dall’AI, l’esperienza per l’utente può risultare più naturale e colloquiale. In alcuni casi però i metodi tradizionali restano i più affidabili. Se, per esempio, può avere senso confrontarsi con Gemini per raccogliere idee su una vacanza, quando si tratta di trovare informazioni precise su hotel, crociere o agenzie di viaggio, forse è meglio lasciare l’AI fuori dalla ricerca.
I numeri delle truffe IA Overviews di Google
Secondo i dati di StatCounter, nel secondo trimestre del 2025, circa un quarto di tutte le ricerche Google negli Stati Uniti ha generato AI Overviews. Mike Blumenthal, analista di Near Media, ha sintetizzato il problema con una frase inequivocabile: “manipolare questi nuovi sistemi usando tecniche di trent’anni fa è come sparare sulla Croce Rossa”. I settori bancario e finanziario sono quelli più esposti, perché sono i più redditizi per i truffatori: un numero falso del servizio clienti di una banca o di una piattaforma di investimento, apre l’accesso diretto a credenziali e dati di conto. La FTC americana ha registrato perdite da frodi per 12,5 miliardi di dollari nel 2024, in crescita del 15% anno su anno, con l’IA indicata come principale acceleratore.
A rendere questo scenario ancora più inquietante c’è la prompt injection, ossia l’iniezione di istruzioni malevole nascoste all’interno delle pagine web, invisibili agli occhi degli utenti ma visibili, e dunque eseguibili, a quelli degli agenti IA. In tal caso il truffatore non deve più sperare che il sistema raccolga casualmente il numero falso: può istruire direttamente l’agente, dirottandone il comportamento nel bel mezzo di un task legittimo.
Il consiglio è evitare i riassunti IA Overview e consultare sempre i siti ufficiali.
Fonti:Wired, financialounge
Il no del Comitato di esperti al Monaldi: Ora quali scenari si aprono? Chi decide?
Gli esperti hanno assicurato che il tempo non sta compromettendo l’organo del donatore. La compatibilità del cuore c’è. La famiglia è d’accordo al nuovo trapianto. Il via libera al trapianto dovrà darlo il centro nazionale trapianti, indipendentemente dal parere del Comitato di medici. Gli altri chirurghi presenti oggi all’Ospedale dei Colli non sono disponibili a partecipare all’intervento.
Un confronto collegiale che ha consentito una valutazione condivisa quanto più completa e ampia possibile”, ha spiegato l’Azienda Ospedaliera dei Colli di Napoli. E ha aggiunto: “Alla luce delle valutazioni effettuate al letto del paziente e sulla base degli ultimi esami strumentali, si è stabilito che le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto”. La Direzione Strategica “ha provveduto a informare il Centro Nazionale Trapianti ed esprime la più sincera vicinanza alla famiglia, prontamente informata, in questo momento così difficile”.
Bambino trapiantato con cuore bruciato: Le responsabilità mediche e i comportamenti colposi, chi ne risponde? 18 febbraio 2026, ore decisive per il bimbo che aspetta un nuovo trapianto di cuore al Monaldi di Napoli.
Secondo alcuni esperti ci sarebbe solo “il 10% di riuscita” e “l’unico disposto a operare il bambino è il chirurgo che lo ha già operato”. La notizia viene appresa dall’avvocato della famiglia del piccolo, dott. Francesco Petruzzi. Il primo trapianto risale al 23 dicembre 2025. La procura di Napoli ha aperto un fascicolo: sei gli iscritti al registro degli indagati, tra medici, chirurghi e personale sanitario.
Cos’è Ecmo cuore?
Il bimbo è tenuto in vita tramite ECMO cuore, una tecnica che consiste in una pompa centrifuga e un ossigenatore a membrana che preleva sangue venoso, lo ossigena e lo reimmette nel circolo (venoso o arterioso), permettendo agli organi di riposare.
Bambino trapianto di cuore, cosa è andato storto?
La magistratura sta cercando di fare luce su una catena di errori inaccettabili dal punto di vista si medico sia pratico. Infatti, il cuore è stato danneggiato durante il trasporto non rispettando le norme previste. Inoltre, è trapelato che i chirurghi del Monaldi abbiano avuto problemi anche durante l’espianto. Va aggiunto che, l’intervento di rimozione del cuoricino sia stato fatto senza prima verificare l’idionetà del nuovo organo.
Monaldi, trapianto cuore bruciato: Quali sono le colpe dei medici?
Le notizie che trapelano sono confuse e non chiare. Da una prima ricostruzione, sembrerebbe che la situazione del piccolo sia stata nascosta dai medici alla famiglia. Inoltre, molti sono i dubbi sul trasporto del cuore in un contenitore non idoneo e con ghiaccio secco.
Le responsabilità civili dei medici: Se verranno accertati errore, colpa e nesso causale, si aprirebbe l’ipotesi di responsabilità sanitaria. A questo punto, i legali del bambino potrebbero richiedere un risarcimento.
Quali danni possono essere risarciti per errore trapianto di cuore Malasanità? I danni risarcibili sono diversi. Se il secondo trapianto (come tutti sperano) riesce, il bambino potrebbe riportare danni derivanti dal prolungarsi dell’alimentazione artificiale. Pertanto, parliamo di danno biologico, danni non patrimoniali legati a terapie e cure future, danno psicologico e danno morale.
Questi sono solo alcuni dei danni risarcibili dal bambino e dalla famiglia. Per quanto riguarda quest’ultima, ci sono tutti i presupposti per agire legalmente e ottenere il risarcimento per danno riflesso, danno lesione del rapporto parentale, danno morale.
Inoltre, la legge 219/2017 contempla la corretta e chiara comunicazione sanitaria. Ciò vuol dire che se fosse confermata la mancata comunicazione dell’accaduto alla famiglia, la violazione degli obblighi informativi prevede risarcimento. Si tratta, tuttavia di un caso di Malasanità, in quanto da una prima analisi gli errori medici sono molti, tra cui negligenza, imprudenza e imperizia.
Chi deciderà sul trapianto di cuore al bambino?
Insieme ai professionisti del Monaldi, all’Heart Team partecipano l’Azienda ospedaliera pediatrica Bambino Gesù di Roma (professor Lorenzo Galletti e dottoressa Rachele Adorisio), Azienda ospedaliera università Padova (professor Giuseppe Toscano), ASST Papa Giovanni XXIII – Ospedale di Bergamo (dottor Amedeo Terzi), Ospedale Regina Margherita di Torino (professor Carlo Pace Napoleone).
Nella mattina del 18 febbraio 2026 all’Ospedale Monaldi, che resta un’eccellenza in campo cardiovascolare e cardiochirurgia, sono arrivati ispettori dal Ministero della Salute. In queste ore, gli esperti hanno acquisito la documentazione per avviare le dovute valutazioni.
Il team del ministero è composto da esperti del dicastero, dell’Agenas, dei Nas, dell’Iss e Centro nazionale trapianti, secondo quanto appreso dall’Adnkronos Salute.
Quando si prefigura un caso di Malasanità?
Sul sito Tutelaprima sono contemplati ed esposti tutti i possibili casi.
Si parla spesso di Malasanità, con riferimento a eventi di vario genere come ricoveri, interventi chirurgici o terapie inappropriate, che pregiudicano la salute dei pazienti. In ogni caso, prima di stabilire se un paziente è stato vittima di un episodio di malasanità, è necessario fare alcune importanti considerazioni, per evitare errori di valutazione.
Errore medico, somministrazione di una prestazione sanitaria, errore diagnostico: queste sono alcune delle categorie all’interno delle quali si può parlare di malasanità.
Un altro presupposto da considerare nella malasanità è la presenza di colpa medica, che ha causato un danno permanente al paziente. Per meglio comprendere l’argomento che stiamo trattando, diremo anche che per malasanità si intendono tutti i casi in cui il paziente, sottoposto a cure e/o interventi presso istituti pubblici e/o privati, abbia ricevuto cure non adeguate che hanno provocato danni alla sua persona.
Centro nazionale trapianti e l’Ospedale Monaldi
Il Centro Nazionale Trapianti è un’eccellenza italiana che gestisce le liste per i trapianti. L’Ospedale Monaldi di Napoli è specializzato nella cura delle malattie pneumo-cardiovascolari che si avvale di tecniche chirurgiche all’avanguardia, quali l’utilizzo di robot.
Jamie Mackay su TheGuardian fa un’attenta e lucida analisi delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, andando oltre le polemiche che si sono scatenate in questi giorni.
I Giochi avrebbero potuto mettere in mostra la ricchezza culturale e architettonica di Milano. Invece, hanno riempito la città di padiglioni sfarzosi e di gentrificazione.
Olimpiadi invernali 2026: Paesaggio urbano appiattito
Jamie Mackay, originario di Bristol è uno scrittore e traduttore. Il giovane era arrivato in Italia per scrivere un libro e restarci un anno. Invece di ritornare nel Regno Unito ha scelto di restare nel Bel Paese e di visitarlo da cima a fondo.
Lo scrittore inglese che attualmente vive a Firenze continua su TheGuardian: In una giornata no, Milano può sembrare più un centro commerciale a cielo aperto che una città. Da quando si è aggiudicata la gara per ospitare le Olimpiadi invernali del 2019, il paesaggio urbano è stato appiattito in polvere da costruzione e sommerso da messaggi aziendali. Quello che è iniziato come una corsa su un tram si è gradualmente evoluto in una febbrile e completa occupazione dello spazio pubblico. Da Piazza del Duomo al Castello Sforzesco, gli spazi più popolari della città sono stati occupati da padiglioni sgargianti, trasformando Milano in un bizzarro spettacolo animato da mascotte danzanti.
All’inaugurazione dei Giochi Olimpici invernali, mi sono seduto con gli amici per guardare la cerimonia di apertura, trasmessa in diretta da San Siro, l’amato stadio brutalista di calcio che è stato destinato alla demolizione. La reazione in sala è stata significativa. Da un lato, dopo tanto entusiasmo, la maggior parte delle persone era emozionata perché il grande momento era finalmente arrivato. Ma mentre la cerimonia andava avanti e la sfilata di volti familiari lasciava il posto alla singolare vista di pupazzi con la testa a molla di Rossini, Puccini e Verdi che ballavano sulle note del successo italo disco “Vamos a la playa”, la malinconia ha preso il sopravvento. Erano davvero serviti a questo quegli anni di sconvolgimenti? Questo strano concerto pop kitsch valeva tutta la repressione politica , i disagi pubblici, il marketing incessante, i milioni di euro di costi non specificati?
Marco Balich, la mente creativa dietro la cerimonia, ha parlato della sua ambizione di fondere l’immaginario alpino tradizionale con la modernità milanese per mettere in mostra “l’eccellenza italiana”. In pratica, è stato difficile coglierne l’alchimia. Quello che abbiamo visto è stato un generico assemblaggio di stereotipi nazionali
sulla dolce vita , che non ha fatto nulla per mettere in risalto le voci pluralistiche che definiscono i mutevoli confini culturali del Paese. Persino il rapper italo-tunisino Ghali, probabilmente l’artista più importante del cartellone, è sembrato un rappresentante solitario di una Milano multiculturale con cui gli organizzatori non volevano davvero interagire. Non c’è da stupirsi che sia apparso così poco entusiasta nella sua performance. Questa era una pittura fatta di numeri: un’immagine costruita che aveva poco a che fare con la realtà sociale
dell’Italia .
Inevitabilmente, la gente ha espresso la propria frustrazione nelle strade. Dall’inizio dei Giochi, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare : contro l’ICE, Trump e Israele, ma anche, con un focus più locale, contro la mercificazione di spazi cittadini un tempo pubblici. Gli attivisti hanno paragonato la filosofia economica alla base di Milano Cortina 2026 all’Expo 2015, una fiera che i politici avevano promesso come una “salvezza urbana”, ma che invece ha portato a mostruosi sprechi pubblici e a una gentrificazione dilagante. Intorno a Porta Romana, dove si trova il Villaggio Olimpico, i prezzi degli immobili sono saliti a più del triplo della media nazionale. Se un tempo l’élite milanese si vantava di promuovere la mobilità sociale, ora il Comune sta sfacciatamente escludendo dai prezzi proprio i lavoratori che avrebbero dovuto beneficiare di tale benefici.
Le differenze con le Olimpiadi invernali 2006 a Torino
È vero che questi problemi sono purtroppo comuni per le città ospitanti di grandi eventi sportivi, ma è particolarmente irritante se si considera che l’Italia ha dimostrato di poter fare di meglio. Durante le Olimpiadi invernali del 2006 a Torino, gli organizzatori locali si sono impegnati a fondo per integrare la competizione nel tessuto culturale esistente della città. Pur essendo tutt’altro che perfetti, i Giochi sono stati accompagnati da un autentico senso di ospitalità intellettuale: inaugurazioni notturne di gallerie, dibattiti pubblici e ambiziose collaborazioni con il mondo del teatro che hanno privilegiato la partecipazione di massa rispetto all’accesso VIP. Sono state commissionate infrastrutture a lungo termine, tra cui la prima metropolitana senza conducente della città, che ha creato un vero e proprio patrimonio per i residenti piuttosto che un semplice palcoscenico temporaneo per sponsor di alto profilo. Le Olimpiadi invernali di Milano, al contrario, sembrano meno un momento epocale nella storia della città e più una fiera commerciale passeggera.
Nel frattempo, sulle montagne vicine, dove si svolge la maggior parte degli eventi all’aperto, la logica estrattiva dietro lo spettacolo è ancora più chiara. Gli abitanti di queste zone affermano di essere stati emarginati durante un processo che assomiglia più a un’occupazione che a una competizione sportiva. Nella città dolomitica di Cortina, la vita locale è stata segnata da un’intensa espansione infrastrutturale che non hanno mai richiesto: la città viene svuotata per accogliere un modello turistico di lusso, con i Giochi come evento scatenante. In pratica, questo significa che le storiche attività a conduzione familiare sono costrette a competere con sterili hotel e ristoranti di lusso che rimarranno vuoti per gran parte dell’anno. A Bormio, un altro piccolo villaggio alpino che ospita eventi sciistici di alto profilo, la comunità è stata costretta a convivere con una vasta missione di sicurezza che include cecchini sulle creste delle montagne e un sistema obbligatorio di posti di blocco stradali che tratta i residenti come sospetti terroristi.
I ladini esclusi dalle olimpiadi invernali 2026
Ma la cosa peggiore è il trattamento riservato ai ladini, un’antica minoranza etnica e linguistica di circa 35.000 persone che da oltre 2.000 anni vive nelle Dolomiti. Mentre gli organizzatori hanno reso omaggio alla loro cultura con fumetti promozionali e ornamenti folcloristici durante lo sfarzo dei Giochi, alla comunità non è stata concessa alcuna rappresentanza effettiva nei comitati di pianificazione né alcuna autorità nel coordinamento logistico. A gennaio, i sindaci ladini di 17 comuni hanno pubblicato una lettera aperta in cui accusavano esplicitamente gli organizzatori di “escluderli” dai lavori e di aver ridisegnato il loro patrimonio culturale senza il loro consenso. Alcuni leader della comunità si sono spinti ancora oltre, sfruttando la visibilità dei Giochi per rilanciare una richiesta di lunga data di uno status di semi-autonomia.
I valori dei Giochi olimpici sono incompatibili con chi inquina il pianeta
All’alba di questa impresa, gli organizzatori olimpici avevano promesso di collegare la capitale finanziaria italiana con le montagne circostanti come mai prima. Purtroppo, i Giochi non fanno altro che evidenziare quanto siano diventati incompatibili i due mondi. Qualche settimana fa, sono andato a vedere una mostra sulle Olimpiadi della Cultura intitolata White Out alla Triennale di Milano, che esplorava la scomparsa della neve dalle Dolomiti nell’era della crisi climatica. Camminando attraverso la galleria minimalista circondato da artisti elegantemente vestiti, oltre i loghi del gigante del petrolio e del gas ENI e di altri sponsor dei combustibili fossili, mi sono sentito come il protagonista di una delle più sconcertanti opere di narrativa del surrealista Dino Buzzati. Il fatto che, a poche ore di distanza a nord, degli operai edili avessero abbattuto un antico bosco di larici per costruire una pista da bob da 120 milioni di euro (105 milioni di sterline) sembrava lontano dalla mente di nessuno.
Le Olimpiadi invernali dovrebbero essere incentrate sull’umanità, sulla cultura e, soprattutto, sul piacere collettivo dello sport. Con questi Giochi, l’Italia si è dovuta accontentare di una performance sfarzosa che non parla a nessun pubblico reale. Milano, una delle città più culturalmente stimolanti d’Europa, ha avuto scarse opportunità di condividere il suo autentico talento con il mondo. Le Dolomiti, che ospitano gli ecosistemi più belli d’Italia, sono state ridotte a un lussuoso simulacro di se stesse, a scapito di comunità rurali di lunga data. Mentre gli atleti continuano a stupire con la loro abilità, è impossibile non ammirarne lo spirito sportivo. Che peccato che gli organizzatori abbiano rovinato l’occasione sfruttando proprio l’ospitalità da cui dipende il successo dei Giochi.
Articolo Audio
La cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 non ha entusiasmato. Una telecronaca imprecisa, improvvisata e a tratti irritante ha accompagnato lo spettacolo. Ma quali sono i numeri e i costi delle Olimpiadi invernali 2026?
Rai chiede che si esibisca un artista palestinese dopo polemiche su Israele al festival
La proposta avanzata da consiglieri di amministrazione della Rai prevede che un artista palestinese si esibisca all’Eurovision 2026 per “equilibrare” il festival dopo le polemiche contro Israele e la guerra a Gaza. L’azienda avalla e chiede ai cantanti in gara se parteciperanno in caso di vittoria.
Le tensioni sulla controversa partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026 continuano a crescere e, dopo gli appelli dei sindacati italiani a boicottare l’evento, la Rai ha chiesto formalmente che un artista palestinese possa esibirsi alla prossima edizione del festival a Vienna.
Secondo una lettera pubblicata dal Corriere della Sera, tre membri del consiglio di amministrazione dell’emittente italiana hanno scritto all’Unione europea della Radiodiffusione (Uer) e all’emittente pubblica austriaca Orf per chiedere che un artista palestinese si esibisca in “modo non competitivo”.
La richiesta di Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale è stata descritta come un modo per bilanciare il discorso pubblico sulla polemica che si è creata sulla partecipazione di Israele al concorso canore europeo.
“La Palestina deve essere accolta sul palco dell’Eurovisione, se non vogliamo minare i valori di inclusione e fratellanza che la musica incarna”, si legge nel testo dei consiglieri Rai.
Non guardo le Olimpiadi – Alessandro Di Battista
Uno. La politica italiana ci aveva promesso Olimpiadi low cost, Olimpiadi delle autonomie, Olimpiadi a costo zero. Tutte balle. Le Olimpiadi di Milano-Cortina ci costeranno almeno 7 miliardi di euro. Sette miliardi. Avete idea di quante cose si potrebbero fare con quei soldi? In sei anni hanno approvato 16 norme per queste Olimpiadi, aumentando progressivamente i costi. E attenzione: se ci saranno buchi di bilancio, e ci saranno, li pagheremo noi cittadini.
Due. La politica italiana non ha mosso un dito contro il vergognoso doppio standard a cui assisteremo nelle prossime ore. Alle Olimpiadi di Milano-Cortina vedremo atleti russi e bielorussi gareggiare senza bandiera, senza inno, senza alcun riferimento ufficiale al loro Paese. Saranno chiamati “Atleti Individuali Neutrali”. Gli atleti israeliani, invece, potranno gareggiare con la loro bandiera. Che schifo.
Tre. La politica italiana non ha mosso un dito neppure contro le dichiarazioni gravissime del Ministro dello Sport Andrea Abodi. «Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il pensiero di Ghali e i messaggi che ha mandato, ma ritengo che un Paese debba saper reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco». Un ministro che prova a censurare un artista. Una vergogna. Per quanto mi riguarda, in un Paese che si definisce democratico, Abodi avrebbe dovuto dimettersi immediatamente.
I governi di ogni colore politico – dal 2019 a oggi – hanno messo soldi pubblici nelle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Tenete a mente una cosa fondamentale: alcune opere finiranno nel 2032. Solo allora potremo valutare l’impatto reale di questo gigantesco sperpero.
Io penso che oggi le priorità degli italiani siano altre. E penso che quei soldi lo Stato avrebbe dovuto investirli altrove. Quello che è successo in Sicilia, in Sardegna e in Calabria qualche giorno fa succederà di nuovo se non ci convinceremo che la politica deve investire in manutenzione, prevenzione, territorio. Non in grandi eventi inutili (vedi Olimpiadi) o in grandi opere altrettanto inutili (vedi ponte).
Detto questo, riassumo qui i principali provvedimenti ricordati alcuni giorni fa da Lorenzo Vendemiale, un giornalista de Il Fatto Quotidiano. Credo che possa servire a capire quanti soldi stiamo buttando.
Olimpiadi invernali 2026 Laura Pausini canta l’inno nazionale
Molte sono state le critiche all’interpretazione della cantante. Per quanto riguarda la performance di Ghali, non è stata commentata e non gli hanno dedicato nemmeno un primo piano.
Ghali ha recitato versi di Gianni Rodari:
Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.
«Ci sono cose da non fare mai, per esempio la guerra».
I paesi che partecipano alle Olimpiadi Milano Cortina 2026
Ad aprire la sfilata degli atleti con le bandiere dei paesi è stata la Grecia. Le Olimpiadi sono nate proprio qui. E pensare che erano qualcosa di sacro, da offrire agli dèi e in tutto il periodo dei giochi cessava ogni guerra.
I momenti più toccanti della cerimonia sono stati i fischi a Israele e a Vance, rappresentante USA. L’armonia non è stta ben rappresentata dalla cerimonia, che ha avuto diversi momenti slegati, non coinvolgenti fino in fondo. L’inno nazionale è stato gridato.
La cerimonia ha voluto onorare la moda, la cultura, il modo di fare italiano. Altri ideali e valori come la pace sono finiti in un angolo. Gli atleti della delegazione italiana non hanno indossato l’azzurro ma un grigio marrone topo.
FAQ
Quanti paesi partecipano alle olimpiadi invernali Milano Cortina 2026? Sono 92 paesi provenienti dai cinque continenti.
La Russia partecipa alle olimpiadi invernali 2026? La Fis ha infatti deciso di escludere gli sportivi russi e bielorussi dalle gare di qualificazione ai Giochi, senza eccezioni, nemmeno come atleti neutrali, impedendo di fatto la loro partecipazione alle Olimpiadi.
Quali sono gli sport olimpici Milano Cortina 2026? Gli sport olimpici invernali sono sedici.
AgoraVox Italia