Lo stile non è altro che l’ordine e il movimento che si mette nei propri pensieri
In questo articolo riportiamo il comunicato stampa del nuovo singolo del cantautore SONO e una coinvolgente intervista rilasciata al nostro sito.
Il 27 marzo 2026 uscirà il nuovo lavoro di Sono, nome d’arte del cantautore sardo Alessio Seu. Il titolo del singolo è “Abbandonare queste idee“, viene pubblicato a due anni di distanza dall’ultimo brano “Dalla parte del coltello”. Con la nuova canzone, Sono esprime le sue sperimentazioni di rock italiano e milanese, si ispira alle atmosfere del periodo musicale che va dagli anni ’80 ai 2000.
Il testo è più che mai attuale, parla di cambiamento come necessità, della spinta interiore allo sviluppo del pensiero autonomo, del senso dell’opinione personale che resiste al conformismo, alla massa che ingloba passivamente. Abbandonare queste idee è un invito all’autoanalisi e all’analisi del mondo, con le sue spinte, le sue sfide, sorprese e complessità. Si inserisce nella tradizione cantautoriale italiana, nella musica impegnata ad esprimere e raccontare il presente, le sensazioni, le spinte emotive oltre che idealistiche.
Abbandonare queste idee (testo)
Nonostante il mare e quelle fotografie
A ricordare il sogno e i cadaveri delle tue pazzie
Ma è ancora troppo presto per giudicare l’uomo
L’ingegno invisibile e la rivoluzione
Del resto occhi languidi ti osservano già
La storia del passato ti divorerà
Abbandonare, abbandonare queste idee
Dall’ultimo pontile
Per l’ultimo dovere
Abbandonare queste idee, queste idee, queste idee!
Preghiere al cielo e buone calligrafie
A disegnare un’iperbole e innumerevoli avarie
Ma oggi è buio pesto e si giudicherà
La paura palpabile e l’illusione
Del resto giorni lucidi ti aspettano già
Tutto questo futuro presto finirà
Abbandonare, abbandonare queste idee
Dall’ultimo pontile
Per l’ultimo dovere
Abbandonare queste idee, queste idee, queste idee!
Dall’ultimo pontile per l’ultimo dovere!
La musica di Sono
Sono è un cantautore indie pop-rock con influenze di musica elettronica. La sua arte crea un ponte tra il mondo emotivo dell’indie pop-rock e l’energia pulsante della musica elettronica, offrendo un’esperienza musicale unica, che fonde melodie coinvolgenti, testi profondi e ritmi elettronici.
È un cantautore che sperimenta e si spinge oltre i confini tradizionali del genere musicale. La sua musica riflette la sua personalità unica: audace, creativa e sempre in evoluzione. Ogni sua canzone è un viaggio musicale che emoziona e stimola la mente, offrendo un’esperienza sonora affascinante e indimenticabile. La sua musica è moderna e un po’ eclettica.
Crede in una connessione profonda con i suoi fan. Interagisce con loro attraverso i social media, condividendo e offrendo spunti sulla sua ispirazione musicale. Questo crea un senso di comunità e permette ai fan di sentirsi parte del suo viaggio musicale. È quindi un artista innovativo e autentico, che sfida le convenzioni musicali e offre un suono unico, che coinvolge i fan della musica indie pop-rock ed elettronica. “Asfalto”, “Hai visto i prati?” e “Un’onda” sono solo alcuni dei suoi brani più apprezzati. COMUNICATO STAMPA
Intervista a SONO
Abbiamo incontrato il cantautore sardo SONO, in occasione del suo ultimo singolo “Abbandonare queste idee”. Ci ha rilasciato un’interessante intervista che pubblichiamo di seguito.
Come nasce questo singolo a due anni dall’ultimo “Dalla parte del coltello”? Come e perché ha sentito la necessità di questa canzone, il cui testo sembra diverso da altri?
“La canzone “Abbandonare queste idee” fa parte di un gruppo di nuove canzoni a cui ho lavorato in questi ultimi due anni. Canzoni che rispecchiano l’incertezza di questi anni, ma anche episodi più leggeri che parlano di amore, divertimento e aneddoti di vita. Abbandonare queste idee rappresenta il movimento, il tentativo di cambiamento e di trasformazione che tutti noi sperimentiamo”.
“Abbandonare queste idee” sembra quasi un invito a non pensare, a vivere di più. Il titolo della canzone invece sembra quasi in contrasto con ” la paura palpabile e l’illusione”. Qual è la vera chiave di lettura?
“Sicuramente è un invito a vivere con più trasporto ma anche con più consapevolezza. Non restare schiavi di dinamiche o eventi che hanno segnato esperienze e ricordi passati ma cercare di trasformare e far crescere noi stessi. Alla ricerca di un’evoluzione dell’anima”.
La musica ha un arrangiamento originale e sembra una continua sperimentazione di suoni, non solo rock italiano. Si ispira ad altri generi in particolare?
“Vivendo in un’altra nazione la mia musica è naturalmente influenzata dal panorama indie rock inglese. Ma anche il britpop è sempre presente nelle melodie che compongo. Un melting pot che non mi annoia mai”
“Dall’ultimo pontile all’ultimo dovere” ci spiega il significato profondo di queste parole e cosa le ha suscitate?
“Dall’ultimo pontile” rappresenta la nascita dell’individuo e la sua crescita spirituale, “Per l’ultimo dovere” è lo sforzo di vivere in maniera piena questo dono bellissimo che ci è stato concesso: la vita.
Che musica ascolta? Ha seguito il festival di Sanremo e cose ne pensa?
“Purtroppo non ho seguito le serate in diretta, impegnato fra registrazioni e mix. Ho ascoltato i nuovi brani e alcuni sono notevoli! Ascolto indie rock e pop ma anche tantissimo country americano, mi piace il loro storytelling! Nel panorama pop internazionale trovo molto bello il nuovo lavoro dei Gorillaz, inoltre Damon Albarn è un genio”.
Come incontra i suoi fan, predilige qualche Social in particolare? Chi vuole seguirla dove trova le sue canzoni? Facebook, Instagram?
“Potete ascoltare tutte le mie canzoni su Spotify. @sono.musicart è l’indirizzo del mio Instagram e anche di Threads, se volete scambiare due chiacchiere o scoprire un po’ di dietro le quinte di un musicista indipendente. Grazie per avermi ospitato”
Ringraziando Sono per l’intervista, ci congediamo, augurandogli un “in bocca al lupo” per “Abbandonare queste idee” e per la sua carriera. Noi non abbandoneremo l’idea di ascoltare nuovi singoli.
Cos’è Melting pot? Si tratta di un’espressione che indica un tipo di società che permette la convivenza di persone con origini, religioni, ceto, idee politiche e culture diversi
È andato in scena Venerdì 6 e sabato 7 marzo 2026 al palazzo Palumbo di Giugliano – “Facimme ‘e cunti”, adattamento tratto da Lu Cunti de Li Cunti di Giambattista Basile scritto e diretto da Antimo Casertano, con la partecipazione di Daniela Ioia.
La scena si apre con due genitori alle prese con il figlio che non vuole dormire. All’improvviso arriva l’idea di raccontagli una favola. Inizia così uno spettacolo appassionante in cui i due si esibiscono, alternandosi e sostenendosi (stuzzicandosi) a vicenda nel racconto di una favola dietro l’altra. L’atmosfera è quella giusta per entrare nel mondo dei sogni e delle favole del Cunto de li cunti di Basile, la famosa raccolta di 50 fiabe, scritta in napoletano ma per la sua importanza di respiro internazionale.
Giovan Battista Basile
Giovanni Battista Biagio Basile, conosciuto come Giovan Battista Basile, nato nel 1566 a Giugliano in Campania è considerato l’inventore della favola moderna (trasformandola in un genere letterario). Infatti, lo scrittore italiano, fu il primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare, segnando la strada per quel capitale letterario e umano che è oggi il racconto. Basile scrive in lingua napoletana, crea storie (attingendo a fatti e episodi popolari) di streghe e principi, gatti che parlano, prodigi e incantesimi. Alle sue opere si ispireranno i fratelli Grimm, Charles Perrault e Hans Christian Andersen. Tutte le favole hanno un insegnamento. Lo cunto de li cunti è noto anche come Pentamerone è stata pubblicata postuma tra il 1634 e il 1636. Grazie a elementi barocchi, folkore, componenti magici è considerata la più antica raccolta di fiabe europea.
La riscrittura delle favole di Basile, di Antimo Casertano è quasi un ritorno alle origini (la lingua napoletana) e al tempo stesso alla modernità della commedia napoletana. Anche il regista napoletano trae ispirazione da fatti, episodi, luoghi comuni “napoletani” presenti e passati, alla magia, alle astuzie, ma per divertire e intrattenere, senza mai abbandonare la morale che ogni fiaba insegna.
I due attori (coppia anche nella vita) interpretano gatti parlanti, personaggi stupidi, attraverso le varie declinazioni della lingua napoletana e la comicità partenopea. Lo stile barocco del Seicento con l’uso delle metafore, della meraviglia e dell’inganno si mescola con un tempo che è andato avanti. La spettacolarizzazione e gli eccessi si rincorrono nel fiume di metafore, espedienti e stratagemmi attuali.
Antimo Casertano si diploma nel 2010 all’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli. La sua formazione passa attraverso laboratori di scrittura teatrale, stage di regia e workshop esperienziali. Tra i tanti, nel 2021 vince il Premio miglior testo al concorso “Napoli Cultural Classic 2021” per lo spettacolo “Gemito – l’arte d’o pazzo”, di cui cura anche la regia. Vince numerosi premi per la sua attività teatrale. In televisione appare in “Sirene”– fiction Rai, “Un posto al sole” – Produzione. RAI Napoli e in altri ruoli. Al cinema “Gomorra 5” di Roberto Saviano, “Il silenzio grande” di Maurizio De Giovanni.
Daniela Ioia ha una lunga carriera di attrice teatrale, prima di arrivare in tv e al cinema. I suoi inizi la vedono nella Compagnia “Il faro” di Casalnuovo di Napoli. Ha partecipato a produzioni come Gomorra e I bastardi di Pizzofalcone. Interpreta il ruolo si “Rosa Picariello” nella fiction di Rai 3, “Un posto al sole” e recentemente ha recitato in “Il commissario Ricciardi” con Lino Guanciale e “La Preside” con Luisa Ranieri. Ha frequentato la scuola di recitazione nel Teatro Totò di Napoli, viene scritturata da Mario Martone per il ruolo di Armida e parte per la tournée de “Il Sindaco del Rione Sanità”, che poi diventerà film.
Alcune fiabe famose di Giambattista Basile: La Gatta Cenerentola, Il Gatto con gli stivali, la vecchia scorticata
Cagliuso di Giambattista Basile
Un vecchio molto povero di Napoli muore, lasciando al figlio Oraziello un crivello per lavorare e al figlio Pippo, soprannominato Cagliuso, una gatta magica. Cagliuso non apprezza l’eredità, ma scopre presto che la gatta sa parlare e lo aiuterà a uscire dalla sua miseria. La gatta va a caccia e porta le prede al re da parte del “signore” suo padrone. Il re resta colpito dai continui doni e dal fatto che il padrone della gatta gli sia tanto devoto e leale, perciò chiede alla gatta quanto sia ricco questo signore. La gatta fa le lodi delle ricchezze smisurate del suo padrone e il re manda i suoi servitori a indagare. La gatta passa per i campi e i villaggi e avverte la gente che dei banditi saccheggiano la zona, ma se diranno che tutto è proprietà del signor Cagliuso non verrà fatto loro del male. Quando gli informatori del re chiedono in giro, la gente ha paura che siano banditi e rispondono che tutto è proprietà di Cagliuso. Il re allora combina le nozze tra Cagliuso e sua figlia, e con la dote della principessa Cagliuso compra delle terre in Lombardia e diventa barone.
Cagliuso non smette di ringraziare la gatta per questa immensa fortuna e le promette che quando morirà la farà imbalsamare e la metterà su un piedistallo. La gatta però vuole metterlo alla prova e un giorno finge di essere morta. Cagliuso non mostra tutta la gratitudine che prometteva e dice alla moglie di gettare la gatta dalla finestra. La gatta allora rinfaccia a Cagliuso tutto quello che ha fatto per lui e scappa via senza ascoltare le preghiere e le scuse dell’ingrato. Fonte: Wikipedia.
Cagliuso, pe’ nustria de na gatta lassatole da lo patre, diventa signore; ma, mostrannosele sgrato, lìè rennfacciata la sgratetudene soia.
Avevamo detto tutto su Sanremo? A quanto pare no.
Cosa è Sanremo, cosa non è Sanremo? Durante gli anni, il Festival di Sanremo è diventato di tutto, un contenitore di tante cose, un recipiente multiculturale. La musica è certamente cultura, come la recitazione e l’intrattenimento intelligente. Ma Sanremo è una vetrina fatta anche di gossip, pubblicità (sponsor inquinanti), eleganza, moda, polemiche e anche tanta banalità e ipocrisia gratuite.
L’eco del festival resta per alcune settimane, poi riprenderà nel nuovo anno. Ci si aspetta tanto da Sanremo, ancora di più forse, da quando si cerca di politicizzare anche questa competizione canora. Nel contenitore sanremese tutti vogliono mettere il becco, vogliono farci entrare le ideologie, le opinioni e criticare anche la forma, gli ospiti e così via.
Attenzione, la vetrina Sanremo è per tutti, soprattutto per conduttori collaterali e giornalisti, che godono del tanto atteso momento di gloria, quando riescono a porre una domanda al conduttore o ai cantanti. Molti giornalisti (troppi), sono nella Sala stampa e nelle successive trasmissioni che parlano di Sanremo solo per pubblicizzare i loro giornali e se stessi.
La gloria di un momento
Le domande dei giornalisti non sono domande, ma un modo per mettersi in mostra. In alcuni casi, vanno in scena siparietti pietosi, di chi tenta di dire qualcosa fuori dalle righe solo per parlare di più e cercare di sollevare una pseudo-polemica.
Purtroppo la convinzione generale oggi è che “basta che se ne parli”, mentre invece la modalità “fare figuracce” non rientra più tra quei comportamenti dopo i quali bisognerebbe solo nascondersi, altro che mettersi in mostra. Purtroppo, tra i tanti cambiamenti che da anni subiamo, ci sono anche quelli che cercano di assuefarci a “tutto”.
Chi ha vinto Sanremo?
Vincere cosa vuol dire?
Quando qualcuno vince, alle persone piace ascoltare sempre la solita narrazione: Nessuno mi ha regalato nulla, non avevo soldi, mi sono fatto da solo, e tutta una serie di frasi fatte e banalità allo stato puro del tipo: se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti. Nonostante le difficoltà, ce l’ho fatta. Ma che significa farcela? Ce l’ho fatta a fare che?
Le difficoltà più o meno le vivono tutti. Nonostante gli ostacoli, chi è vivo, chi sta parlando o scrivendo ora è sicuramente qualcuno che ce l’ha fatta. Però io andrei oltre, affermando piuttosto che un bambino Palestinese, Ucraino, Afghano, un bambino Somalo, Congolese, Nigeriano che sopravvive un giorno in più è uno che ce l’ha fatta. Ogni giorno che passa è una conquista, quando piovono gratuitamente bombe e missili dal cielo.
Perché gli artisti dovrebbero esporsi?
La libertà di parola è per tutti, e qualsiasi persona è libera di dire o non dire ciò che vuole. Per un artista, dal mio punto di vista è diverso. Chi è seguito da milioni di persone ha un dovere morale. Se vuole assecondare questo obbligo morale bene, se non vuole bene lo stesso. Non esporsi o dire semplicemente “Basta guerre” è facile, è comodo. In un’intervista ho sentito un noto artista dire che “Che ne sappiamo cosa accade davvero là?” – “Non possiamo sapere, quindi non dico niente“. Eh No, non funziona così. Il G3nocidio è stato provato, certificato e dichiarato dai massimi Enti internazionali (ONU, Corte internazionale ecc.), dopo aver ascoltato testimonianze, raccolto prove, immagini satellitari. Non c’è proprio niente da sapere. Lo st3rminio di bambini e di innocenti è un fatto. Pertanto, i “non so”, “Non sappiamo”, “Non saprei”, “Non possiamo sapere” e frasi simili non sono accettabili. Non valgono più, bisogna trovare altre scuse.
Cosa dicono i social di Sanremo?
Le polemiche su Sanremo non si placano. Capita spesso, che la canzone vincitrice non ci piace, poi i testi e la musica fanno un percorso loro e decretano “il più ascoltato”, “il testo migliore” re così via. La gara è un optional. Ecco una raccolta di post e commenti direttamente dai social, che fotografano gli umori e i pensieri del popolo Social a una settimana dalla fine del festival di Sanremo.
“È perfettamente “normale” che nel Festival del vecchiume e della mediocrità vinca la canzone peggiore in assoluto, un brano che sarebbe parso dozzinale a una festa di paese del ’74. Siamo nell’Italia meloniana delle “pastarelle” e del “recupero della tradizione”, non c’è alcuno spazio per l’innovazione e la complessità, meno che mai per il merito artistico. Buon inizio ‘900 a tutti”.
“Fiorella Mannoia si è presentata sul palco in duetto con Michele Bravi con sul petto una spilla con la bandiera palestinese. A volte basta poco per rompere il silenzio osceno, pavido e complice che abbiamo visto in questi giorni“.
“Cazzullo non ti piace sal da vinci? E ce ne faremo una ragione. evidentemente ai matrimoni per i camorristi ci sarai andato tu. E poi puoi dire ciò che vuoi la canzone è la piu ascoltata in italia e all’estero. Napoli ha mille culure. Sal è uno di quelli…. è inutile che ti giustifichi . non ti piace? E tiritittiti“
“L’Italia, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”
“Nella pavidità generalizzata di artisti che hanno paura anche della loro ombra, a evocare Gaza (la grande assente di questo festival annacquato e spuntato, Ermal Meta a parte) ci ha pensato come sempre Fiorella Mannoia. Che di Gaza parla sempre e da sempre”.
Mentre a Sanremo la Pausini parla di pace in un modo tanto generico da risultare assolutamente ipocrita e imbarazzante, sia mai che citi lo scempio che continua in Palestina (eh non si può nella TV di regime), ieri in Cisgiordania, terra che gli israeliani continuano a rubare ed occupare abusivamente nell’indifferenza di tutti, si è consumato l’ennesimo episodio di violenza inaudita: è stato ucciso un altro ragazzino palestinese per mano di Israele.
Quindi la coraggiosissima Pausini, quella che si rifiutò di cantare Bella ciao perché “divisiva” e quella che andrebbe serenamente all’Eurovision perché la politica deve stare fuori dalla musica (e pazienza per il boicottaggio di Israele eccetera), a Sanremo ha emulato le peggiori aspiranti Miss italia, dicendoci con infinito coraggio e originalità che lei vuole la pace nel mondo….
E’ un segnale positivo che milioni di telespettatori abbiano preferito altro, rispetto al carrozzone del festival…Per quanto mi riguarda, la sera leggo un buon libro
È una canzoncina che arriva al cuore per la sua semplicità. Lui rappresenta una fetta di canzone popolare e va bene cosi. Come ho già detto è uno dei colori di Napoli. È primo negli iTunes in Europa e al dodicesimo posto nel mondo. E sinceramente ? spero che spacchi anche ad Eurovision.
In questo periodo storico mi sarei aspettato una musica capace di assumersi il peso del proprio tempo, Invece ho percepito un’elegante neutralità. Dai più giovani mi aspettavo uno scarto, un gesto di rottura, un atto di disobbedienza estetica. E invece, ancora una volta, ho avuto l’impressione che questo paese continui a dialogare soprattutto con il proprio passato. Un passato che, anziché essere memoria fertile, rischia di diventare una comfort zone permanente.
Sanremo è finito da pochi giorni, per cui abbandoniamoci pure alla realtà e al pessimismo cosmico. Possiamo dire che il Festival di Sanremo è un concentrato di banalità e ipocrisia, di un correre a mettersi in mostra, e di sponsor che non badano a spese. Le canzoni, però le salverei, almeno quelle belle, profonde, quelle coraggiose, quelle che fioriscono negli anni a venire.
Immagine creata con IA
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L’Italia è il paese con il più importante patrimonio culturale, grazie anche alle numerose opere e siti dichiarati Patrimonio UNESCO. Fino al 2025 i siti italiani patrimonio dell’umanità sono 61. Tra questi figurano l’Area archeologica di Agrigento, la basilica patriarcale di Aquileia, gli scavi archeologici di Ercolano, Pompei e Torre Annunziata in Campania, la Basilica di San Francesco ad Assisi, il Centro storico di Firenze, il centro storico di Napoli, il centro storico di San Gimignano in Toscana. Inoltre, la città di Verona, città barocche di Val di Noto, i portici di Bologna, i trulli di Alberobello, Isole Eolie, le Dolomiti, Monte Etna, Monumenti paleocristiani di Ravenna, Palazzo reale di Caserta, l’annesso acquedotto di Vanvitelli e il complesso di San Leucio. Piazza del Duomo a Pisa, Portovenere Cinque terre in Liguria, Su Nuraxi in Sardegna, Val d’Orcia, Venezia con la sua laguna, Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli. L’elenco è davvero lungo, e questi sono solo alcuni dei patrimoni Unesco presenti in Italia.
Nota riguardo ai siti archeologici in Campania: Villa di Poppea è un’antica villa romana sul mare che si trova a Torre Annunziata, tra Napoli e Sorrento. Viene chiamata anche scavi di Oplontis o Villa A di Oplontis, poiché si trovava nell’ omonima antica città romana. La villa, attribuita alla moglie di Nerone conserva affreschi e terme antiche.
Restiamo in Campania e precisamente a Napoli.
Napoli
Il museo archeologico di Napoli, conosciuto anche come MANN, e Real Museo Borbonico è uno dei musei più importanti al mondo, per le opere che custodisce. La sua nascita risale al 1777, mentre viene aperto al pubblico solo nel 1816. La collezione Farnese sui ritrovamenti dell’area vesuviana (i famosi scavi di Ercolano, Pompei e Stabia) è una delle più importanti.
Inoltre nel Mann si trova la scultura ellenistica in marmo chiamata “Ercole Farnese”, la statua del Toro Farnese, statua di Ercole che riposa con la pelle di leone al fianco, mosaici provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano. Il più importante è il “Memento Mori”, rinvenuto in un’officina di Pompei. Il Museo nazionale ospita anche una collezione egizia, il Gabinetto segreto, statua di Atlante che regge il Mondo sulle spalle, la Venere Callipigia, nota anche come “Venere dalle Belle Natiche”, e infine, la testa di cavallo di Donatello.
Il centro storico di Napoli, come già detto è patrimonio UNESCO, comprende Spaccanapoli che divide in due la città e Via San Gregorio Armeno, la famosa strada dei presepi. Poi Piazza San Domenico Maggiore (decumano inferiore) e Piazza del Gesù nuovo. Famoso è l’ omonimo obelisco che si trova al centro di Piazza San Domenico. Nelle vicinanze la Cappella San Severo, dove è custodito il “Cristo velato”, il capolavoro scultoreo di Sanmartino.
Sotto al centro storico di Napoli c’è Napoli sotterranea, una serie di tunnel e passaggi segreti. 40 miglia di gallerie in un sistema creato dai Greci in tufo. La città di Napoli sarà costruita proprio con questo materiale, il tufo resistente e duttile allo stesso tempo. Poco distante, il Monastero di Santa Chiara fu fondato nel 1313 da Roberto il Saggio e diventò un centro di cultura e formazione.
Piazza del plebiscito ospita il Palazzo Reale di Napoli, l’ edificio più grande d’Europa quando fu costruito nel XVII secolo. Il nome della piazza deriva dal plebiscito che nel 1860 sancì l’unità d’Italia.
Il Museo di Capodimonte, le Catacombe e il Real Albergo dei poveri
Nella reggia di Capodimonte si trova uno dei massimi capolavori in ceramica, il salottino di porcellana di Maria Amalia di Sassonia. La bellissima opera fu realizzata da diversi artisti della Real Fabbrica, che curarono l’esecuzione degli stucchi, le decorazioni policrome a rilievo e i festoni floreali, e inoltre scene di vita cinese, libri, animali esotici e frutta. Infine tanti personaggi asiatici raffigurati srotolano ventitré cartigli, che omaggiano, in lingua mandarino, Re Carlo.
Le catacombe a Napoli
A Napoli nel 1738 la costruzione della Reggia di Capodimonte creò il problema del suo accesso, il quale poteva avvenire solo attraverso un percorso impervio. Fra il 1806 e il 1807 si pensò a un ponte che creasse un collegamento fra Capodimonte e la città e tale ponte fu costruito sopra il grande vallone del rione Sanità. Quel ponte chiamato della Maddalena (o Ponte della Sanità) separò il rione dal centro della città, costringendolo a diventare ghetto per tantissimo tempo. Le Catacombe sono vere e proprie città sotterranee e quello che sorprende di più, oltre all’ampiezza degli spazi, è una luce diversa che le illumina, tanto che non sembrano affatto luoghi di morte. San Gaudioso era un Vescovo africano, che in seguito all’invasione dei Vandali non volle convertirsi e per questo fu imbarcato su navi in disarmo insieme ad altri Vescovi; approdato a Napoli trovò accoglienza e fondò anche un Monastero. Nella catacomba a lui dedicata, vi sono segni evidenti di una cultura multietnica, incrocio e incontro di antiche civiltà. anche questo fa parte della storia millenaria di Napoli.
Il Real Albergo dei poveri
La città deve al Re Carlo di Borbone la realizzazione del Real Teatro San Carlo, la Reggia di Capodimonte e Piazza Dante, un tempo Foro Carolino, che vanta alcune opere di Giuseppe Sanmartino. L’Albergo dei poveri voluto da Carlo di Borbone, chiamato anche Palazzo Fuga (dal nome dell’architetto Ferdinando Fuga che lo progettò), è una delle più grandi e importanti costruzioni del Settecento d’Europa. I lavori per la costruzione dell’Albergo durarono molti anni, infatti non erano ancora conclusi nel 1782, anno della morte dell’architetto Fuga.
Reggia di Caserta
La reggia di Caserta fu costruita a partire dal 20 gennaio 1752 su modello della Reggia di Versailles di Luigi XIV. Il progetto è dell’architetto Luigi Vanvitelli. La Reggia venne conclusa nel 1845, i lavori seguiti dal figlio di Luigi Vanvitelli, Carlo e altri architetti. Famoso è anche l’acquedotto carolino. La sua costruzione, cominciata nel 1753, consente la realizzazione del sogno di re Carlo di Borbone. Grazie all’acquedotto, l’acqua raggiunge il Parco Reale della Reggia di Caserta all’altezza dalla cascata, e da qui scende ad alimentare l’articolato sistema di vasche e fontane dopo aver percorso 38 chilometri. L’acquedotto comincia il suo percorso alle falde del Monte Taburno, a Bucciano in territorio di Airola, dove attinge alle sorgenti del Fizzo a una quota di 243 metri s.l.m.
Restando in Campania, a Padula (nella parte meridionale della provincia di Salerno – Vallo di Diano all’interno del Parco Nazionale del Cilento) si trova la Certosa di San Lorenzo. Si tratta del più grande complesso monastico dell’Italia Meridionale. Uno dei più interessanti in Europa per grandezza architettonica e numero di tesori artistici. Dal 1998 la Certosa è stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco.
Stili artistici
Il Barocco è un periodo culturale ed artistico che va dal Seicento alla metà del Settecento, si sviluppa in tutta Europa e influenzerà maggiormente l’architettura , la musica, l’arte e anche la letteratura. In Italia tra i massimi esponenti dello stile barocco troviamo Caravaggio, con opere che orientano gli artisti verso il naturalismo. Gian Lorenzo Bernini è un altro importante esponente dello stile Barocco, ma figurano anche Pietro da Cortona e Francesco Borromini.
Bernini nasce a Napoli ed è pittore, scultore, architetto, urbanista, scenografo e commediografo. L’artista morì a Roma nel 1680 ed è qui sepolto, nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. Tra le sue sculture troviamo Capra Amaltea, Busto di Antonio Coppola, Primavera, Putto con drago si trova a Los Angeles, San Lorenzo sulla graticola, Anima dannata si trova al Palazzo di Spagna a Roma, Ermafrodito dormiente esposto al Louvre, Nettuno e Tritone.
Per quanto riguarda i quadri di Bernini, l’autoritratto giovanile si trova attualmente a Villa Borghese a Roma, Autoritratto in veste di David con la testa di Golia nella Galleria Nazionale d’arte Antica Palazzo Barberini a Roma. Palazzo Barberini si trova in Via delle quattro fontane e ospita parte dell’importante Galleria Nazionale d’Arte Antica e l’Istituto Italiano di Numismatica. Periodo di costruzione 1625-1633.
Il barocco napoletano è riconoscibile per le decorazioni in marmo, gli stucchi delle strutture portanti degli edifici. Le più importanti chiese di Napoli costruite in stile barocco sono la Basilica dello Spirito Santo, la Certosa di San Martino, Chiesa del Gesù nuovo, Chiesa della pietà dei turchini, la cappella del tesoro di san Gennaro, chiesa di San Gregorio Armeno.
Infine, la Basilica di Santa Maria della Sanità è una delle opere maggiori dell’architetto domenicano Fra Nuvolo, espressione dell’arte del barocco napoletano.
Rinascimento in Italia e l’arte rinascimentale
L’architettura rinascimentale si sviluppa a partire dal 1420 fino a metà del 1500. Il passato antico è al centro e trova la sua espressione nelle piante e negli alzati, nelle proporzioni delle costruzioni. Ebbe origine a Firenze e si sviluppò nelle corti di Mantova e Urbino. Nel Cinquecento arriverà il Rinascimento classico che vivrà insieme al Manierismo, termine che descrive uno dei quattro requisiti delle arti (“ordine, misura, disegno e maniera”), in particolare con riferimento a Michelangelo Buonarroti.
Lo stile gotico (XII-XVI secolo) 1100-1500 si distingue per la ricerca della luce, per le strutture d’ingegneria avanzata, gli archi, il verticalismo teso a elevale le strutture verso il cielo, segno di tendenza verso dio e la spiritualità. Lo stile gotico è caratterizzato da vetrate colorate, che permettono alla luce di entrare.
Facciamo un rapido riepilogo sui principali stili architettonici delle chiese in Italia:
Brevi cenni sul patrimonio artistico e culturale italiano
Il Duomo romanico dedicato a San Geminiano consacrato nel 1184 e la Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta si trovano a Modena.
San Gimignano, invece si trova in provincia di Siena ed è un importante centro Medievale, noto anche come la Manhattan del Medioevo. San Gimignano è sito UNESCO dal 1990. Offre ai visitatori paesaggi di rara bellezza e opere di grande architettura. Famose sono le torri di Sn Gimignano, Torre del Diavolo, Torre grossa, Torre rognosa. Tra le chiese più importanti, la Chiesa di San Domenico, un tempo Castello del Vescovo di Volterra tra il X e l’XI secolo, dagli inizi del ‘200 fino al 1353 divenne roccaforte in difesa del Comune.
I resti dell’antica chiesa del convento di San Francesco, che si trova dopo l’ingresso da Porta San Giovanni. La chiesa di San Girolamo, che si trova presso il Monastero delle monache Benedettine Vallombrosane. All’interno del convento, non visibili, sono conservati affreschi di scuola fiorentina del XVI secolo. La chiesa di Sant’Agostino, con navata unica in stile romanico ed elementi gotici. Fu costruita dal 1280 al 31 marzo 1298, quando fu consacrata dal cardinale Matteo d’Acquasparta.
In particolare, è il centro storico di San Gimignano con le sue torri a essere bene universale dell’Umanità.
In Italia, oltre alla torre di Pisa, esistono altre torri pendenti. Tra le più conosciute la Torre degli Asinelli e la Garisenda a Bologna, la Torre delle Milizie a Roma, e San Giorgio dei Greci e Santo Stefano a Venezia, questi ultimi sono pendenti a causa di cedimento per il terreno sabbioso.
Il Teatro Olimpico si trova a Vicenza ed è il teatro coperto più antico del mondo, capolavoro rinascimentale dell’anno 1580. Altri luoghi da visitare a Vicenza sono il Museo Naturalistico archeologico, Villa Saraceno, che si trova ad Augugliaro in provincia di Vicenza ed è Patrimonio UNESCO.
A Cisterna di Latina, ai piedi dei monti Lepini, in un contesto paesaggistico suggestivo si trova il Giardino di Ninfa, con oltre mille specie di piante. In provincia di Latina, Sermoneta è un importante borgo Medievale, con il Castello dei Caetani. I Caetani erano una nobile famiglia originaria di Gaeta.
Aquileia è una colonia romana fondata nel 181 a.C. e si trova in Friuli Venezia Giulia.
Il Castello di Rivoli, antica residenza sabauda è patrimonio UNESCO ed è un capolavoro del barocco piemontese.
Ravenna costruita nel VI secolo d. C. è famosa per l’arte bizantina dei suoi monumenti, oltre alla tomba di Dante.
Ravenna fu per circa due secoli la capitale dell’Esarcato d’Italia, la circoscrizione dell’impero bizantino che controllava territori in Italia. Uno dei capolavori d’arte bizantina a Ravenna è la Chiesa di San Vitale, nota per i famosi mosaici che raffigurano Giustiniano e l’Imperatrice Teodora. Le chiese bizantine hanno la pianta quadrata o ottagonale. Santa Maria Maggiore a Roma conserva mosaici del V secolo dedicati alla Vergine.
Venezia e il Palazzo Ducale
Palazzo Ducale a Venezia è realizzato in arte gotica. Gli edifici sono sorretti da colonne e pilastri. Inoltre, lo stile gotico è caratterizzato da ampie vetrate su cui gli artisti dipingono scene sacre. Note sono anche le decorazioni, gli archi, torri e statue.
Le colonne di Piazza San Marco a Venezia rappresentano San Marco e San Tòdaro.
Il Duomo di Milano, è un altro esempio di stile gotico e tardo gotico.
Opere d’arte, chiese e monumenti
Tondo doni, rappresenta la Sacra Famiglia e fu dipinto da Michelangelo. Il Colle di Superga si trova a Torino, dal 402 d.C. Ravenna fu capitale dell’Impero Romano d’Occidente. Ravenna fu anche capitale del Regno Ostrogoto sotto Teodorico.
Il Gange è rappresentato dal Bernini nella sua Fontana in Piazza Navona (1651). Torri gentilizie si trovano a San Gimignano.
Il Duomo di Monreale, importante architettura normanna si trova in Sicilia.
Craco è un borgo scavato nella roccia e noto come “la città fantasma“, . Infatti, nel 1963, il centro storico iniziò a subire uno spopolamento dovuto ad una frana che, agli inizi degli anni ottanta, lo ha reso una vera e propria città fantasma. Questo fenomeno ha contribuito a rendere particolare l’abitato di Craco, che, per tale caratteristica, è diventato una meta turistica, nonché un ambito set cinematografico.
I sassi di Matera sono un antico insediamento scavato nella roccia, Patrimonio UNESCO dal 1993. L’insediamento urbano situato in Basilicata è diviso in rioni: Sasso Barisano e Sasso Caveoso e sono i più antichi al mondo, ci sono case grotta, cisterne e chiese rupestri.
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Il 76esimo Festival di Sanremo parte il 24 febbraio. Tutti o quasi aspettano Sanremo; la manifestazione canora, infatti è diventata attraverso gli anni un habitat naturale per intrattenimento, gossip, ma soprattutto pubblicità, eleganza, moda. Insomma, un contenitore multitasking. L’impatto sul Pil è notevole, alcune fonti autorevoli parlano di circa 96 milioni di euro.
Inoltre, le case discografiche investono, gli sponsor impiegano risorse, ne beneficia la città di Sanremo, con le strutture ricettive, i negozi, i ristoranti, il Casinò e non solo. Fin qui tutto bene. Però, le polemiche accompagnano sempre Sanremo, sarebbe strano se non fosse così. Molte polemiche, spesso sono costruite per creare casi, per far chiacchierare la gente. Ognuno dice la sua, i filosofi improvvisati e gli esperti, insomma nascono anche molti tuttologi. Alcune critiche nascono ancora prima che il festival inizi. In questo articolo ci occuperemo proprio di questo.
Quello che non dicono di Sanremo
Una delle segnalazioni più importanti di cui pochi parlano è quella relativa agli Sponsor. Ecco la denuncia inascoltata che Greenpeace fa puntualmente ogni anno:
Dopo aver segnalato la presenza di grandi sponsor responsabili della crisi climatica ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina, Greenpeace Italia torna a denunciare l’ingombrante presenza di Eni al Festival di Sanremo come main partner. Dal 2022, infatti, il colosso italiano del petrolio e del gas domina la comunicazione del Festival, con spot che pubblicizzano presunti impegni per la sostenibilità. Non solo: tra i main partner di questa 76° edizione del Festival troviamo anche altre aziende fortemente inquinanti, come Suzuki e Costa Crociere, tutte coinvolte nell’evento diffuso “Tra palco e città” firmato da Rai Pubblicità.
«Ci troviamo di fronte a un paradosso: un evento che dovrebbe celebrare la musica italiana diventa il palcoscenico per il greenwashing di colossi industriali che inquinano il pianeta», commenta Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. «Sponsor come Eni sfruttano la vetrina del Festival per confondere il pubblico e trasmettere un’immagine di aziende verdi e attente all’ambiente anche se la realtà è ben diversa. E come se non bastasse, sui rapporti di queste aziende con la Rai e con il Comune di Sanremo c’è una mancanza totale di trasparenza».
Lo scorso anno, Greenpeace Italia aveva inviato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) nei confronti di Rai e Rai Pubblicità, per ottenere informazioni sui finanziamenti elargiti al Festival di Sanremo dai principali sponsor e partner, e conoscere gli spazi ottenuti in cambio da quest’ultimi.
La richiesta era stata poi estesa al Comune di Sanremo, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il Ministero dell’Economia, infatti, controlla direttamente la Rai, mentre il Ministero delle Imprese definisce le linee guida che stabiliscono gli obblighi del servizio pubblico. La deputata Rachele Scarpa del Partito Democratico aveva anche richiamato la richiesta di Greenpeace in una interrogazione parlamentare.
Tuttavia, da allora Greenpeace non ha ricevuto nessuna risposta soddisfacente.
Anche dopo una serie di richieste di riesame, Rai e Rai Pubblicità hanno sostenuto di non doverne rendere conto pubblicamente. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha tenuto inoltre a precisare che quanto non pubblicato dalla Rai è oggetto di segreto industriale e commerciale. Il Ministero del Made in Italy ha invece condiviso con Greenpeace dei documenti talmente oscurati da renderli del tutto inutili. Infine, il Comune di Sanremo ha scelto di non condividere la documentazione per «clausole di riservatezza», ma «anche e soprattutto per la motivata opposizione da parte delle controinteressate».
«L’assenza di trasparenza da parte della Rai e del Comune di Sanremo, che sono di fatto enti pubblici, rende le sponsorizzazioni di soggetti come Eni al Festival ancora più problematica, soprattutto se consideriamo il fatto che il totale della raccolta pubblicitaria del Festival di Sanremo è in continua crescita, con stime di 70 milioni di euro investiti da partner e sponsor per questa edizione.
La trasparenza sarebbe il primo passo per liberare il mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport dal greenwashing delle aziende inquinanti», conclude Spadini.
Ma gli italiani medi e non solo loro, amano la musica e l’intrattenimento, in fondo oggi è diventato pericoloso ascoltare il TG. Non è affatto da demonizzare chi per una sera o cinque o più vuole distrarsi dalle brutture della nostra epoca; è giustissimo!
Come in tutti gli eventi però ci sono anche lati negativi. Il Festival di Sanremo è una vetrina non solo per i cantanti. Come già detto, la competizione canora si è trasformata in una piattaforma multiculturale, dove molte cose vengono costruite, altre oscurate. Si può e si deve parlare di alcune cose, mentre di altre è meglio di no.
I social sono entrati nel Festival di Sanremo da protagonisti, per settimane intere non si fa altro che parlare dei cantanti, degli ospiti, di ciò che è stato detto e di ciò che non è stato detto.
Ci consoliamo, pensando che a volte su quel palco nascono capolavori di rara bellezza. In mezzo al caos, basta solo saperli cogliere. Quello che resta è sempre l’arte vera.
Vasco cantava…
Ma le canzoni son come i fiori
Nascon da sole e son come i sogni
E a noi non resta che scriverle in fretta
Perché poi svaniscono e non si ricordano più
Fonte: Dip. Comunicazione Greenpeace Italia
AgoraVox Italia