Mensile di informazione musicale, sempre aggiornato, notizie e curiosità dal mondo musicale.
http://www.freakoutmagazine.it
Quando nel 1982 si forma la band milanese Tiratura Limitata, il punk sta già trasformandosi in hardcore accentuandone il carattere più radicale, con una forte valenza politica e di militanza che, unita all’attitudine DIY, trova un terreno fertile in Italia, con una scena diffusa e che segnò profondamente gli anni Ottanta, facendo proseliti in tutta Europa.
Sebbene contemporaneo con i movimenti che si stavano sviluppando contemporaneamente negli USA e nel Regno Unito e in altre parti del mondo, il suono delle band italiane appariva più disperato più caotico, più veloce. I testi erano intrisi di rabbia urbana, precarietà, denuncia della repressione operata dalla polizia. Le band cantavano per lo più in italiano per essere più diretti ed efficaci. Su tutto spiccava poi il senso di comunità che univa tutti i protagonisti, indipendentemente dalle città di provenienza.
In questo contesto i Tiratura Limitata irrompono con un’idea differente che è quella di riportare il punk alle sue origini, rallentando il suono e contaminandolo con il reggae, lo ska, tanto da venire subito etichettati con non poca esagerazione, come i “Clash di Milano”. La formazione originale era composta da Enzo Mosca alla voce, Geno De Angelis al basso, Roberto Rizzo alla batteria e Nique De Angelis alla chitarra.
Dopo essersi fatti le ossa sui palchi del mitico Virus di Milano e dei centri sociali che accoglievano le band della scena, I TL entrano in studio, insieme agli amici Shockin’ TV per registrare e dare alle stampe uno split EP dal titolo “Milano 1983” divenuto oggetto di collezionismo, nonostante una ristampa del 2016.
Nel dicembre del 2020, in pieno lockdown, Geno De Angelis – bassista della band – propone la realizzazione di un disco commemorativo dei Tiratura Limitata con l’idea di mettere su vinile il maggior numero di brani del gruppo scritti e registrati dal 1982 al 1987, anno di scioglimento dei Tielle.
A causa della malattia e della scomparsa di Geno, avvenuta nel 2022, la realizzazione e la produzione del disco sono stati messi in pausa fino ad oggi e ripresi da Area Pirata Records che ha pubblicato un vinile di 9 brani arricchita da un voucher per scaricare in digitale tutti i brani più bonus track live che comprende in pratica tutto il materiale scritto dalla band.
Nel disco, sulla facciata A ci sono i 4 brani registrati in studio su un 16 tracce che dovevano finire su un Ep da pubblicare nel 1985 ma che non vide mai luce.
Sulla facciata B, 4 brani registrati con un ghetto blaster, un registratore a cassette portatile, nella sala prove di Villa Amantea tra il 1985 e il 1986. Conclude la facciata un brano live registrato @Acqua Potabile di Milano nel 1985.
A questi brani storici è stata aggiunta una versione di Doesn’t make it alright degli Specials registrata a maggio 2025 con Stefano Traldi dei Rappresaglia al basso a risuonare le parti di Geno, Andrea Scaglia dei Ritmo Tribale, Stingo e Marco Rotondo degli Shockin’TV e Roberto Rizzo ai cori più Andrea Luciano, già sassofonista della band, insieme ad Ivan Padovani tromba e Davide Mazza trombone nella sezione fiati.
La registrazione di questo brano era già stata programmata con Geno ma anche questo progetto non fu portato a termine.
Come tutti i progetti di archeologia musicale operati da Area Pirata in questi anni, anche nel caso dei TL occorre fare un plauso alla label pisana per avere riportato alla luce brani anthemici come “Cheyenne” il reggae bianco di “Anche Se Volessi”, il pub rock di “Troppo Solo”, le incursioni nei territori dub di “Depressione”, i ritmi in levare di “Facciamo Qualcosa” oltre all’ottima rilettura “moderna” del brano degli Specials citato in precedenza e che doveva riportare il nome dei Tiratura Limitata nel circuito indipendente italiano.
Che i TL non fossero poi avulsi dal contesto che stava esplodendo in quegli anni lo si può ascoltare soprattutto in alcuni passaggi dei brani live presenti nella versione digitale dove possiamo apprezzare il loro tentativo di approcciare il suono hardcore in particolare in brani come “Odia”.
Un recupero essenziale che porterà molti a scoprire una band che seppure, avesse chiari riferimenti stilistici, sapeva proporsi con autenticità.
https://www.tiraturalimitata.com/
https://www.facebook.com/profile.php?id=61579193677825
Tiratura Limitata by Tiratura Limitata
L'articolo Tiratura Limitata: un disco commemorativo delle origini del punk milanese proviene da Freak Out Magazine.
Il cantautore americano firma una ballad inedita per il medical drama di punta HBO. Un incontro tra musica d’autore e storytelling televisivo che punta dritto alle corde dell’anima.
C’è un momento, in ogni buona serie, in cui la musica smette di fare da tappeto e diventa protagonista. Quel momento, per il pubblico di The Pitt, arriverà questa sera. A firmarlo è Andrew Bird, che con il compositore Gavin Brivik ha cucito addosso alla serie il nuovo singolo “Need Someone”.
Disponibile da oggi, 12 febbraio, il brano farà il suo ingresso nell’episodio in onda alle 21:00 (EST) e porta con sé tutta l’eleganza malinconica che da sempre contraddistingue l’artista dell’Illinois. Un titolo essenziale, quasi una dichiarazione: “Need Someone”. Il bisogno di qualcuno. In un pronto soccorso di Pittsburgh dove ogni episodio copre un’ora di un turno massacrante, questa ballad diventa il controcanto perfetto alla frenesia dei monitor e al rumore delle barelle.
Per Bird, il piccolo schermo non è certo una novità. Lo avevamo già incrociato nelle atmosfere grottesche di Baskets (FX), nel docufilm Storm Lake per PBS, e persino in cammei d’autore in Fargo e nel colorato universo de I Muppet per Disney.
Ma il suo rapporto con l’immagine in movimento va ben oltre. La sua mano si è posata su colonne sonore per il cinema di peso, firmando le musiche di The Bubble di Judd Apatow (2022) e di Outside In di Lynn Shelton (2017). Un artista che non “presta” semplicemente le sue canzoni, ma che entra dentro il racconto, lo plasma, lo respira.
Per capire perché “Need Someone” sia il tassello perfetto per questa serie, bisogna guardare al meccanismo narrativo dello show. The Pitt, giunto alla seconda stagione, non è il solito medical drama. Ogni puntata è un’ora reale, un frammento di quotidianità vissuta tra medici, infermieri e specializzandi. Una macchina drammaturgica che nel 2025 ha già collezionato cinque Emmy, tra cui quello prestigioso per la miglior serie drammatica e per il protagonista Noah Wyle.
In un simile contesto, una canzone deve parlare la stessa lingua: quella dell’urgenza, della fatica, della connessione umana. E poche voci sanno farlo come quella di Andrew Bird.
L’arrivo di questo nuovo brano si inserisce in un periodo di grande fertilità per l’artista. Tecnicamente, il suo ultimo lavoro discografico risale al 2024 con Cunningham Bird, progetto realizzato al fianco di Madison Cunningham. Ma il cuore pulsante del suo repertorio recente resta legato ai due album solisti: Sunday Morning Put-On (2024) e Outside Problems (2023).
E poi c’è lui, l’album che ha segnato un’epoca. Andrew Bird & the Mysterious Production of Eggs, capolavoro indie-rock del 2005, lo scorso anno è stato ripubblicato una edizione deluxe per il ventennale.
C’è infine un dettaglio che gli appassionati non dovrebbero perdere. Per chi volesse addentrarsi nell’estetica sonora dello show, vale la pena recuperare il saggio di Jeremy D. Larson intitolato “Nothing Sounds as Good as The Pitt”. Un’analisi lucida su come il minimalismo musicale, oggi, possa parlare più forte di qualsiasi orchestrazione magniloquente.
“Need Someone” si inserisce esattamente in questo solco. Poche note, tanta sostanza. Una canzone che arriva quando serve, nel momento giusto. Perché tutti, in fondo, abbiamo bisogno di qualcuno.
https://www.andrewbird.net/
https://www.facebook.com/AndrewBirdMusic/
https://www.instagram.com/andrewbirdmusic
L'articolo Andrew Bird ritrova le urgenze del cuore: la nuova canzone “Need Someone” per la serie The Pitt proviene da Freak Out Magazine.
“Dark Side of the Doom”. Così Warren Riker, produttore storico, ha definito Good God / Baad Man, il nuovo attesissimo doppio album dei Corrosion of Conformity. E l’azzardo non potrebbe essere più affascinante.
A sette anni di distanza dall’ultima fatica in studio, la band di Raleigh (North Caroline) si appresta a scrivere un nuovo capitolo della propria leggenda. L’appuntamento è per il 3 aprile, quando Good God / Baad Man vedrà la luce via Nuclear Blast, in un formato doppio che già nel titolo tradisce una natura scissa, complementare, quasi maniacale.
Ma non è solo la lunga assenza a rendere questo ritorno memorabile. È la prima volta che i COC si misurano con un presente privo di Reed Mullin, anima ritmica e memoria storica del gruppo, scomparso nel 2020. Al suo posto, dietro le pelli, torna Stanton Moore — già presente in In the Arms of God (2005) — mentre al basso subentra Bobby Landgraf, al posto di Mike Dean. Il nucleo storico rappresentato da Pepper Keenan e Woody Weatherman resta saldo, affiancato in fase di produzione da Warren Riker, e impreziosito dalla presenza di due ospiti d’eccezione: Al Jourgensen (Ministry) e Monte Pittman, chitarrista di Madonna nonché sodale proprio di Jourgensen e dei Prong.
La struttura del disco — due album distinti in uno — non è puro esercizio formale. Come spiega Keenan, Good God incarna il lato più cupo, pesante e rabbioso della band, mentre Baad Man ne esplora la vena rock’n’roll, più istintiva e liberatoria. «Ogni album è un universo a sé», racconta il chitarrista e cantante. «Con questo doppio lavoro ci siamo concessi la libertà di viaggiare in direzioni diverse. È una lettera d’amore strana, eccentrica, a tutto ciò che è rock».
E proprio da questa libertà nasce “Gimme Some Moore”, il primo singolo, che vede la partecipazione di Jourgensen e Pittman. Un brano che i due storici COC hanno voluto scrivere come se avessero ancora diciassette anni. Il risultato? Un incrocio tra sudore, feedback e quella tensione pre-millenaria che solo certi incroci generazionali sanno restituire.
https://cocskateboards.com/
https://www.instagram.com/coccabal
https://www.facebook.com/corrosionofconformity
L'articolo Corrosion of Conformity: dopo sette anni, un doppio album tra doom e rock’n’roll proviene da Freak Out Magazine.
Il trio di Belfast, diventato simbolo di resistenza culturale e politica, annuncia quattro date nel nostro paese con il “Fenian Tour”, a celebrazione dell’omonimo album in uscita il 24 aprile 2026 per Heavenly Recordings.
Di seguito i primi due singoli: “Smugglers and scholars” e “Liars tale”.
Il tour italiano partirà da Milano il 15 giugno al Circolo Magnolia per Unaltrofestival, per poi proseguire il 16 al Sequoie Park di Bologna, il 17 alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma per il Roma Summer Fest, e concludersi il 18 al Locus Festival presso la Fiera del Levante di Bari.
“Fenian” rappresenta il terzo capitolo discografico della band, prodotto da Dan Carey, già al lavoro con Fontaines D.C. e Wet Leg. Un disco che fonde hip-hop, elettronica e punk in undici tracce di pura deflagrazione sonora. Il primo singolo “Liars Tale” è già un manifesto: punk-rave incendiario che denuncia i tentativi di messa al bando subiti dal gruppo.
L’album vede collaborazioni prestigiose con Radie Peat, Kae Tempest e Fawzi, in un mosaico che spazia dalla title-track “Fenian” a “Palestine”, confermando l’impegno del trio sulla questione mediorientale. Una posizione che ha acceso dibattiti ben oltre i confini musicali, aggiungendo un ulteriore strato alla loro già complessa identità artistica.
“Hanno provato a fermarci con ogni mezzo, etichettandoci come terroristi, facendo cancellare concerti fino all’intervento del Primo Ministro. Ma siamo ancora qui – dichiarano Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Próvaí – ‘Fenian’ è la risposta: più oscura, più sfidante, più trionfante. Un disco per chi osa dire la verità al potere.”
Il successo del biopic omonimo, premiato ai BAFTA e al Sundance, ha trasformato i Kneecap da fenomeno underground a caso culturale globale. Ora il pubblico italiano potrà finalmente sperimentare dal vivo quella miscela esplosiva di satira, militanza e puro divertimento che ha fatto di tre ragazzi di Belfast una delle voci più autentiche e scomode della scena internazionale.
https://www.kneecap.ie/
https://www.instagram.com/kneecap32
https://www.facebook.com/KNEECAP32/
L'articolo I Kneecap portano per la prima volta la loro rivoluzione sonora in Italia proviene da Freak Out Magazine.
Il chitarrista ex The Smiths torna nel nostro paese per un tour estivo che trasformerà alcuni dei luoghi più suggestivi della penisola in palcoscenici a cielo aperto.
C’è un suono di chitarra che ha cambiato la musica indie. Un riff cristallino, intrecciato a melodie agrodolci che ancora oggi, a distanza di quattro decenni, continuano a ispirare generazioni di musicisti. Quel suono porta la firma di Johnny Marr, e quest’estate tornerà a risuonare sotto il cielo italiano.
Dopo il trionfo del tour autunnale che ha fatto registrare il tutto esaurito a Bologna e infiammato il pubblico milanese, il co-fondatore degli Smiths ha deciso di non farci mancare la sua presenza nemmeno nella bella stagione. Dal 16 al 21 luglio 2026, Marr attraverserà lo Stivale in un itinerario che è già una promessa di serate memorabili.
La particolarità di questo tour estivo non risiede solo nella musica, ma nei luoghi che la ospiteranno. Johnny Marr non suonerà nei classici palazzetti: ha scelto location che parlano di storia, archeologia e paesaggi mozzafiato.
Si parte il 16 luglio dal Teatro Romano di Verona, gioiello di epoca augustea incastonato tra le colline, dove la tradizione lirica lascerà spazio alle sei corde del maestro di Manchester. Il giorno successivo, 17 luglio, appuntamento a Roma per il Roma Summer Fest: l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone aprirà la sua Cavea a quella che si preannuncia come una notte di pura energia.
Il 18 luglio è forse la data più sorprendente: Marr sarà al Locus Festival, nella suggestiva Tenuta Bocca di Lupo a Minervino Murge, in Puglia. Un connubio inedito tra l’indie britannico e il paesaggio dell’Alta Murgia, che conferma la vocazione del festival a mescolare generi e atmosfere.
20 luglio si vola al nord, a Udine, dove il Castello farà da cornice regale a un concerto che profuma di leggenda. Gran finale il 21 luglio in Sardegna: il Teatro di Tharros, affacciato sul mare cristallino di Cabras, accoglierà Marr tra le rovine dell’antica città fenicia. Un cerchio perfetto tra passato remoto e contemporaneità musicale.
Quella che arriva in Italia non è però una semplice operazione nostalgia. Johnny Marr, classe 1963, è oggi più vitale che mai. I dieci anni di carriera solista celebrati nel 2023 con la raccolta Spirit Power: The Best Of Johnny Marr hanno dimostrato come la sua vena creativa sia tutt’altro che esaurita.
I quattro album entrati nella Top Ten britannica — da The Messenger al più recente Fever Dreams Pts 1–4 — hanno definito una seconda vita artistica fatta di sperimentazione e libertà, senza mai rinnegare quel Dna melodico che lo ha reso immortale. I due inediti Somewhere e The Answer hanno aggiunto ulteriori tasselli a un mosaico in continua evoluzione.
E poi c’è la storia. Impossibile, per chiunque abbia amato gli Smiths, non emozionarsi all’idea di risentire dal vivo This Charming Man o How Soon Is Now?. Marr lo sa, e non elude il passato: lo trasforma, lo rivisita, lo rende parte di un presente vibrante. Come dimostra Look Out Live!, album registrato nel 2024 all’Hammersmith Apollo di Londra, dove i classici si mescolano a cover inattese — The Passenger di Iggy Pop, Rebel Rebel di Bowie con Neil Tennant dei Pet Shop Boys — e ai brani del repertorio con Electronic e The Healers.
https://johnnymarr.com/
https://www.instagram.com/johnnymarrgram/
https://www.facebook.com/officialjohnnymarr
L'articolo Johnny Marr sceglie l’Italia: cinque live sotto le stelle tra archeologia, castelli e antichi teatri romani proviene da Freak Out Magazine.
... | 230 | 235 | 240 | 245 | 250 | 255 | 260 | 265 | 270 |...
AgoraVox Italia