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“La guerra in Ucraina potrà concludersi solo con una pace giusta”
Abbiamo sentito pronunciare tante volte queste parole dai più alti vertici dell’Unione Europea, da diversi Capi di Stato del nostro continente e, in Italia, dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Ma che cos’è la “pace giusta”? Chi decide se è giusta? Come si fa a concludere una guerra con una pace che entrambi i contendenti considerino “giusta”?
Ma soprattutto, è mai esistita una pace giusta?
La regione dell’Alto Adige, coincidente con la Provincia Autonoma di Bolzano, è entrata a far parte del Regno d’Italia del 1920, a seguito degli accordi di pace stipulati al termine della Prima Guerra Mondiale. Come mai fu annessa all’Italia? Era stata occupata illegittimamente dagli Austriaci?
In realtà no. L’Alto Adige, o Sud Tirolo, entrò a far parte del Sacro Romano Impero fin dal 5° secolo D.C. Fin da allora è stato un territorio linguisticamente e culturalmente germanico, annesso ai possedimenti degli Asburgo a partire dal 1363.
E allora, perché dopo la Prima Guerra Mondiale passò all’Italia? Perché alla fine di una guerra non c’è una pace giusta: c’è la pace che i vincitori impongono agli sconfitti. L’Italia aveva vinto la guerra, l’Austria l’aveva persa, quindi l’Italia si prendeva dei pezzi di Austria.
Alla stessa data l’Italia si appropriò di altri territori appartenenti all’Impero Austro-Ungarico: la penisola istriana, oggi divisa tra Slovenia e Croazia, divenne italiana. Fu un’annessione molto più problematica, mal digerita dai locali, che si concluse in modo drammatico con la tragedia delle foibe.
A ben guardare, l’intero trattato di Versailles, che pose fine alla prima guerra mondiale, fu un capolavoro di ingiustizia, principalmente finalizzato ad umiliare la Germania, che causò una rabbia ed una voglia di riscatto tali da generare la nascita del nazismo e la Seconda Guerra Mondiale. Anche il successivo trattato di Parigi del 1947, che chiuse il secondo conflitto mondiale, fu vissuto nel nostro paese come profondamente iniquo, causando l’esodo di centinaia di migliaia di italiani e una perdita di sovranità per l’Italia.
Senza voler tornare all’antichità, quando gli sconfitti in guerra erano attesi da saccheggi e riduzione in schiavitù, possiamo notare che anche in epoca moderna non è mai esistita una pace giusta. Potremmo prendere innumerevoli esempi. Pensiamo all’Afghanistan, che dopo oltre 20 anni di occupazione statunitense è stato abbandonato al suo destino, ed è ritornato nelle mani dei Talebani. Pensiamo alla Libia, bombardata dalla Nato e poi lasciata spaccata, in balia delle guerre tribali. Potremmo pensare al Venezuela: quale potrebbe essere la pace giusta immaginata da Trump dopo l’aggressione dei giorni scorsi? Uno stato fantoccio che svende il suo petrolio agli USA?
Pensiamo, infine, all'”accordo di pace” firmato tra Israele e Palestina lo scorso mese di ottobre. Non è una pace giusta; non è neanche una vera pace, perché i Palestinesi continuano a morire. Ma il pessimo accordo ha comunque portato ad una drastica riduzione delle uccisioni, quindi è molto meglio che ci sia stato. E questo ci impone di riflettere su cosa significhi davvero cercare la pace.
Sostenere che la pace si insegua attraverso la forza ed il riarmo equivale a spingere per la guerra eterna. Se non si può arrivare ad una pace giusta – e non succede praticamente mai – bisogna cercare la pace possibile, tenendo saldamente il contatto con la realtà e pensando che il risparmio delle vite umane debba essere prioritario su tutto il resto.
Torniamo alla guerra tra Russia e Ucraina. Senza entrare nel merito del conflitto, possiamo tranquillamente sostenere che la guerra sia destinata a concludersi con la vittoria della Russia (e degli Stati Uniti) e la sconfitta dell’Ucraina (e dell’Unione Europea). Il concetto è ben chiaro a Zelensky, passato dal divieto assoluto di trattative con la Russia, inserito a suo tempo in Costituzione, all’accettazione di sacrifici e rinunce che con il passare dei mesi si fanno sempre più pesanti.
Eppure, ogni ipotesi di accordo avanzata da Russi e Ucraini, con l’immancabile supervisione degli Stati Uniti, viene immancabilmente affossata dai vari Von Der Leyen, Kallas, Macron, Meloni…
“Vogliamo una pace giusta”.
Che è un modo per dire che vogliono che la guerra prosegua, anche se questo comporterà la morte di tanti altri Ucraini e Russi, e porterà probabilmente ad una pace ancor meno giusta in futuro. Parafrasando il vecchio detto romano, si potrebbe dire: “Se vuoi la guerra, pretendi una pace giusta”.
E con questo gioco di prestigio, con questo fingere di volere una cosa per ottenere l’esatto contrario, si rifiuta la pace possibile e si porta avanti una guerra sempre più insensata.
Tornano alla mente i motti immaginati da George Orwell nel suo romanzo 1984, parole che oggi suonano sinistramente profetiche:
“La guerra è pace”
“La libertà è schiavitù”
“L’ignoranza è forza”
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Sono 7 milioni su 24 i lavoratori che hanno scelto di tutelare il proprio TFR (cioè la liquidazione) non più tramite l’INPS (lo Stato italiano), ma tramite i fondi “complementari” che sono finanziari, anche se “gestiti” anche dai sindacati della propria categoria.
Fino al 1993 ciò non era possibile. La liquidazione dei lavoratori era garantita dallo Stato che ancora oggi la tutela con un interesse annuo fisso dell’1,5% più il 75% dell’inflazione (3,1% la rendita annua degli ultimi 10 anni, che è superiore a quella dell’80% dei fondi pensione – in media dal 2,3 al 2,9%-, tranne quelli azionari che sono però molto a rischio). Lo Stato fa inoltre pagare ai fondi un’imposta fiscale minore di quella che paga lui (un vero paradosso in cui lo Stato tifa contro se stesso e a favore della finanza). Il motivo per cui spesso i fondi finanziari hanno rendimenti peggiori del TFR statale è che sono gravati da elevate commissioni dei gestori, che vogliono essere pagati profumatamente dalla loro gestione (così come in America le spese amministrative della sanità privata sono enormi).
Poiché si tratta di una gestione finanziaria è non solo costosa ma anche rischiosa per i lavoratori. Là dove i rendimenti sono migliori (non sempre) cosa succede se c’è una crash delle borse? Dal crash del 2008 (che nessuno previde, tranne Roubinì e pochi altri tra cui noi, che lo scrivemmo con un anno di anticipo) ad oggi l’indebitamento delle banche centrali degli Stati e dei fondi privati finanziari è salito a 50 volte il PIL mondiale. Mai il debito fu così gigantesco nella storia…tutti tranquilli?
Per quale ragione dunque un Governo che proclama di essere dalla parte della Patria e della Famiglia, vuole favorire i fondi finanziari (internazionali, spesso americani) sapendo che, trasferendo questi fondi dalle Imprese alla Finanza, priva le imprese italiane di una fonte di liquidità importante (17 miliardi è il TFR in possesso alle imprese), specie ora che il credito nelle piccole e medie imprese è sempre meno concesso e sempre più oneroso?
Il primo obiettivo è che spera (ed è probabile) un maggior acquisto da parte dei Fondi pensione dei titoli (BTP) emessi dal Tesoro italiano per finanziare il debito pubblico dello Stato.
Il secondo obiettivo è favorire la lobby della finanza che potrà contare (se tutti i neo assunti dal luglio 2026 dovessero aderire) su 500 milioni in più all’anno.
Il terzo (e più importante) è creare gradualmente (tutte le fregature iniziano lentamente) le condizioni (come negli Stati Uniti e in altri paesi europei) affinchè ci siano sempre più dipendenti che vivono non solo del loro lavoro ma anche del Capitale: o perché hanno il loro TFR che dipende dall’andamento della borsa, o perché hanno una seconda casa che affittano (caso mai con Airb&b); così mettono in difficoltà gli altri lavoratori che cercano una casa in affitto in città dove lavorano, rompendo una relazione di fratellanza che ha sempre caratterizzato la classe operaia.
Branko Milanovic chiama questo nuovo fenomeno, che si sta rafforzando in Europa ed è molto avanti negli Stati Unti, omoplutia (dal greco), cioè Ricchezza che deriva sia dal Lavoro che dal Capitale, in modo da indebolire la classe operaia e la cultura della fratellanza.
Sindacati e partiti di sinistra non si sono resi conto, quando hanno accettato la previdenza complementare nel 1993 –Governo tecnico Ciampi e poi riforma del Governo Dini nel 1995, non a caso con la fine della prima Repubblica – che, favorendo i Fondi pensione, si mettevano nelle mani di “padroni” peggiori delle precedenti famiglie imprenditoriali, in quanto per accrescere i rendimenti finanziari (dei TFR), i Fondi spolpavano aziende (dove stavano altri lavoratori che venivano licenziati o a cui si riducevano i salari) al fine di aumentare i profitti in modo da avere migliori rendimenti dei Fondi pensione.
E in effetti nei primi 10 anni fu così: alti rendimenti (mai più visti però). Una forma di “cannibalismo” tra umani, in quanto il rendimento dei titoli per essere elevato e garantire buone pensioni, avveniva a scapito dei colleghi destinati a perdere il lavoro o veder ridimensionato il salario. E oggi tutti esperti e zitti con salari bassi.
E’ il capitalismo finanziario, bellezza! …che sposta sempre più la fonte del reddito dall’economia reale a quella finanziaria. E cosa fanno infatti ¾ dei figli di quei bravi imprenditori italiani che hanno investito e creato valore e posti di lavoro per 40 anni e che oggi ereditano l’azienda? Vivono dei grandi capitali ereditati a causa della mancanza di una imposta di successione decente sull’eredità (come almeno c’è in Usa, Regno Unito, Germania e Francia) e vendono l’azienda ai Fondi finanziari, rimpicciolendo un’Italia che non sa fare più impresa. Anche l’ILVA sta per essere ceduta ai soliti fondi finanziari americani.
Un ulteriore colpo alle piccole e medie imprese italiane, che sono da decenni una ricchezza dell’Italia e che riceveranno un altro colpo perdendo liquidità e dove i dipendenti che hanno scelto i Fondi pensione (nonostante anni di propaganda) sono meno del 10%, mentre nelle grandi imprese l’adesione sale anche all’80%. L’obiettivo è individualizzare anche queste piccole comunità lavorative, colpendole ancor più. Un altro passo verso la teoria (errata) che chiede alle piccole imprese italiane di diventare medie o grandi (cioè vendere) o scomparire.
Il paradosso è che la proposta viene da chi dice di difendere la Patria e la Famiglia. Mentre in realtà si spingono i lavoratori (e le stesse imprese) a dipendere sempre più dalla finanza. Un virus che si è esteso anche a sinistra.
Fu Beniamino Andreatta (doroteo DC) a imporre il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia nel 1981, in Inghilterra il laburista Tony Blair nel 1996 ad attuarlo e così il democratico Bill Clinton nel 1999 concesse a tutte le banche di speculare (con l’impegno di salvarle se fallivano), avviando la grande globalizzazione che ha immiserito milioni di famiglie operaie (americane e italiane). L’esatto contrario di quello che fece il presidente Roosevelt (sempre democratico) che nel 1933 introdusse la legge che divideva le banche d’affari da quelle (sane) commerciali. Americani molto diversi tra loro.
Piccola nota finale: più la finanza cresce, più cresce la lobby ebraica negli Stati Uniti che ha sempre orientato la politica estera. E si vede dalla mattanza di Netanyahu a Gaza che non si ferma. I nostri piccoli comportamenti (sommati) si trasmettono molto lontano da noi (“effetto farfalla”).
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Per vedere su periscopio tutte le vignette di Riccardo Francaviglia clicca sul suo nome o vai sulla sua rubrica Una botta di vita
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Mi piace il fuoco
Pinocchio del mio cuore
Venero la fiamma
Mio bugiardo, mentitore.
Ed amo te
d’amore infinito
Canaglia adorata
Farabutto smarrito.
Scaldiamoci entrambi
Accendiamolo insieme
Ascoltiamo avvinghiati
La legna che geme.
Lì, cuore a cuore
Nella luna d’inverno
Se il naso non ti cresce
Sarà amore eterno.
(inedito)
Cover: Foto di Gerd Altmann da Pixabay
Per l’anno 2026 la storica rubrica domenicale di poesia Per certi versi è affidata a Roberta Lipparini
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Il tallone di ferro opera incontrastato nel mondo senza più una barriera, un rifugio, un’isola galleggiante per i derelitti. Gli sfruttatori, i potenti, i dominatori del mondo, dove l’unica religione è il denaro, dove il denaro è l’unica religione, dove i confini diventano sacri, dove i popoli non hanno terra, dove i diritti sono per pochi. I potenti uccidono senza limiti, senza pietà, la giustizia è a pagamento, il più forte se la compra. Non esistono contrappesi, ma solo appesi, con l’unica colpa di essere vivi e non conformi ai canoni. Evangelici corrotti, timorati di Dio che per diritto celeste riportano in vita il terzo impero, divenendone il quarto. Sfruttati e oppressi, sfruttano e opprimono genti ancora più oppresse, schiavi del capitale e tronchi di legno che votano per l’ascia, convinti che il manico possa essere dalla loro parte. Timidi, timorati, pavidi e riformisti, alla ricerca del metodo per raggiungere il potere non rappresentando nulla e nessuno, alla ricerca del consenso della metà, della metà, della metà degli elettori. Eletti, senza meriti e né merito, impongono il loro volere a menti ottuse, piatte, senza parole e né cultura. Genti che si vantano di non leggere, di non studiare, ma che si sfregano indice e pollice per fatturare. Il tempo per la vita, per lo sport, per lo studio, schiacciato dai turni, sulla ruota del criceto, che gira, gira, gira, fino a quando il criceto muore. E poi padroni e poi frontiere, genocidi di cui non si può parlare, genocidi camuffati con altri nomi, governi di assassini, bombe contro fionde, barche che affondano nel silenzio generale, generali medioevali col seguito di zombie senza testa, attratti dal luccichio delle stellette. Progressisti in fase di regresso, talmente impauriti di essere tacciati di socialismo da divenire i primi servi del capitale. Capitalismo criminale, che non può mai essere messo in discussione, mai e per nessuna ragione, un unico modello, un’unica idea di mondo, il progresso verso l’implosione di un sistema che ha al suo interno il gene della propria autodistruzione. L’utopia uccisa, il sol dell’avvenire spento, il sogno irraggiungibile senza i soldi, il pragmatismo della ragione soffoca la speranza di una generazione. Ma voi dove siete, dove eravate, che state facendo per noi? E noi, cosa stiamo facendo per tornare a galla, per respirare, per di nuovo sognare un mondo diverso? Forse nulla, forse nemmeno noi esistiamo più, forse avete davvero già vinto.
Ma no, non mi avete convinto.
In copertina: Foto di Diego Rios da Pixabay
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