(In)ter(per)culturando: Dossier - La Lett.Ital.Contemp.: tendenze, evoluzioni-involuzioni, contraddizioni(VII p.)
3.3. L’autofiction
Il rapporto tra l’autofiction e gli autori italiani è contraddittorio e controverso da
quando si è iniziato a dibatterne anche in Italia con lucida consapevolezza.
In Francia, dov’è nato il neologismo ‘autofiction’ (fu Serge Doubrovsky, scrittore e critico letterario, a usarlo per la prima volta nel 1977 a indicare l’esigenza di una ‘nuova autobiografia’ in quella che poi è stata considerata l’epoca post-freudiana) sono attualmente numerosi gli esempi di scrittori che se ne sono avvalsi con estrema trasparenza, uno fra tutti Philippe Forrest[*].
Ma, rispetto all’origine del neologismo, molto è cambiato nella definizione e nelle caratteristiche riconosciute Oggi all’autofiction, probabilmente proprio a partire da questi cambiamenti, in Italia, si è assistito dagli anni Novanta ad oggi (specialmente nell’ultimo decennio) a un continuo scontro di visioni su ciò che è, l’autofiction, su quali caratteri e finalità dovrebbe avere, e su quali romanzi davvero ne fanno parte.
Sebbene l’autofiction nasce a individuare un’evoluzione dell’autobiografia dopo le diffusioni delle teorie psicanalitiche di Lacan e soprattutto Freud (sul finire degli anni settanta appare chiaro che la possibilità di scrivere un’autobiografia fondata sulle limpide e sincere memorie dello scrittore è definitivamente contaminata dalle neo teorie sui meccanismi della mente), nel corso del successivo periodo letterario - definito post moderno – l’autofiction è diventata una vera e propria modalità narrativa dove l’autore si avvale della lingua per far emergere il proprio inconscio via via sperimentando le opportunità linguistiche che quell’inconscio non sia il proprio o meglio, che le identità possano essere manipolate, rese a loro volta finzioni pur partendo da un vissuto concreto e pur mantenendo la propria voce narrante (o un’elaborazione a essa molto simile).
Nella LIC l’autofiction ha assunto diverse ‘forme’ portando gli autori a svilupparne le potenzialità sulla base delle rispettive necessità creative.
Ad esempio Paolo Nori[*], nel 1999 inizia a pubblicare libri dominati da un ‘io’ narrante e protagonista delle trame, da lui stesso definito il suo ‘alter ego’ e che ricalca, a volte fedelmente, luoghi, accadimenti e incontri vissuti dallo stesso Nori.
Con ‘Scuola di Nudo’, nel 1994 Walter Siti inizia un percorso tutt’ora in divenire a scarnificare le proprie ossessioni per i corpi maschili, la natura instabile e feroce dei legami, l’omosessualità, le contraddizioni umane in un’etica che non giudica ma espone; e lo fa attraverso narrazioni fortemente impregnate su dinamiche di autofiction (nei significati più recenti).