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Vorrebbero dare una spinta per chiudere Il Manifesto e Avvenire, più tante altre testate giornalistiche

Due quotidiani che hanno come riferimento strutturale fonti ben diverse ma che convergono sulla difesa della Dignità e dei Diritti Umani, di tutti, con particolare attenzione ai profughi e ai migranti.

Il Manifesto – fondato nel giugno 1969 come mensile, quotidiano da aprile 1971 – giornale storico della sinistra-sinistra, porta iscritta a fianco la testata la dizione “quotidiano comunista”, Avvenire – fondato nel 1968 – si definisce “quotidiano di ispirazione cattolica”.

Due mondi (redazionali e acquirenti) molto diversi per le “ragioni” di origine e sulle motivazioni storiche e “dottrinali”. Convergenti, però, sui diritti infranti degli ultimi.

Due quotidiani indubbiamente antirazzisti.

Nel corso degli anni sono stati sempre in prima linea nel denunziare le pratiche discriminatorie mosse – in iniziative politiche e legislative – contro i profughi-migranti approdati nella nostra Italia alla ricerca di pace, fuggiti da guerre, fame, dittature e disastri ambientali, e contro le campagne di odio biecamente aizzate nei riguardi di donne, bambini, uomini, indicati come “umani diversi", poiché non portatori delle “caratteristiche” dell’italianità, ripescate dalle dicerie razziste in auge durante il ventennio dittatoriale fascista, mai sopite nelle coscienze che negano la libertà, fratellanza e reciproco sostegno.

Due quotidiani che nell’impegno editoriale quotidiano hanno sempre assunto chiare posizioni di condanna sul continuo dramma che si consuma da diversi anni nei nostri mari, contro la chiusura dei porti italiani alle navi delle ONG (e non solo) intensificatosi in maniera drammatica in questa ultima fase temporale, sostegno alla pregiata azione umanitaria eseguita da parte delle navi gestite dalle Organizzazioni non governative, dedite al salvataggio nel Mar Mediterraneo di vite umane. Mare che nel corso degli anni ultimi ha visto l’affogamento di tante migliaia di donne, bambini e uomini.

Disastri civili giganteschi determinati dalle scelte politiche di governanti e forze politiche che di fatto, negando la realizzazione di canali di ingresso formali, rinnegando i principi democratici di accoglienza e asilo conquistati a seguito della sconfitta del nazifascismo, vorrebbero trasformare l’Italia e l’Europa in una fortezza razzista, succube di discriminazioni e di nuovi modelli persecutori. Un tragico passato, ancora recente e vivo nella memoria diretta, che si vorrebbe fare ritornare in auge travisato con altre bandiere.

Ebbene, il governo 5 Stelle-Lega nel Def - Documento di Economia e Finanza – ha inserita una risoluzione finalizzata ad “un graduale azzeramento del contributo del Fondo del pluralismo”. Suddetto fondo – nato nel 1990, art. 3, comma 3, legge 250/1990 - è finalizzato a dare contributi pubblici ai giornali.

Nel corso dell’ultimo decennio a seguito delle modifiche legislative intervenute i fondi economici stanziati sono stati già sostanzialmente decurtati: 180 milioni di euro del 2007, 63 milioni nel 2016. Attualmente solo 6 quotidiani nazionali su un complessivo di 63 testate, su un totale di 305 referenti, ricevono contributi, per il 31% del totale complessivo: Avvenire (5,9 milioni), Libero (3,7), il Manifesto (3), Primorski ( minoranza slovena, 2,5 milioni), Dolomiten (minoranza sudtirolese, 1,6 milioni), Il Foglio ( 800mila euro).

Nel corso del 2016 sono stati erogati fondi a 305 strutture informative: 54 testate di impostazione generalista (di taglio locale – contributi consistenti per 2,8 milioni di euro riguardano il “Quotidiano del Sud”, diffuso in tre grandi regioni del Sud, (Campania, Calabria, Basilicata ), 121 settimanali, in gran parte stampati negli ambiti diocesani, 87 periodici dedicati agli italiani all’estero, 33 periodici dedicati ai non vedenti, 10 organi informativi di associazioni dei consumatori. Nel corso degli ultimi due anni alcune testate sono venute meno.

I requisiti fondamentali previsti dall’attuale legge si riferiscono alle “imprese editrici di periodici che risultano esercitate da cooperative, fondazioni o enti morali, ovvero da società la maggioranza del capitale sociale delle quali sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali, che non abbiano scopo di lucro”.

Complessivamente un’ampia ed articolata struttura informativa, con finalità molto diversificate, giusto per cercare di dare una concreta risposta al diritto fondamentale di pratica della libera informazione, con riferimento esclusivo alle attività giornalistiche che non hanno scopo di lucro.

In questo quadro spicca, con riferimento alle motivazioni precedentemente evidenziate, il ruolo dei due quotidiani: il Manifesto e Avvenire

Il “graduale azzeramento” che il Governo intende realizzare, suscita grande allarme democratico. Se concretizzato, verrebbero meno, a centinaia, strumenti informativi che rappresentano un segmento molto diversificato e significativo nell’esplicitazione del diritto sulla libertà di stampa. I contributi erogati si riferiscono a giornali e periodici che annualmente vendono 95 milioni di copie ( 8% del totale). Sono impegnati 1600 giornalisti e lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato.

Si apre un altro importante fronte di Resistenza!

Commenti all'articolo

  • Di paolo (---.---.---.49) 16 ottobre 17:49
    Stampa libera da finanziamenti pubblici. Non ci deve essere nessun contributo pubblico all’editoria, soprattutto se tratta l’informazione. Se l’obiezione è che soltanto chi ha i soldi può permettersi di fondare un giornale, prescindendo dai lettori che lo comprano, è certamente fondata ma non deve diventare un pretesto. Ci sono forme associative che consentono di fondare e gestire un quotidiano. La qualità dell’informazione e quindi il numero dei lettori che lo comprano né decreterà la sussistenza. Che poi siano anche organi di stampa aventi carattere di rappresentanza politica non deve essere un ulteriore alibi.
    In nessun paese civile si danno soldi pubblici alla stampa, per nessun motivo.
    Bravo Di Maio.

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