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Stati Uniti, quando la solidarietà finisce sotto inchiesta

Dal 2018, l’amministrazione statunitense porta avanti una illegale e discriminatoria campagna di intimidazioni, minacce e persecuzioni giudiziarie nei confronti di numerose persone che difendono i diritti dei migranti alla frontiera col Messico.

La “colpa” di queste persone, secondo un rapporto diffuso oggi da Amnesty International, è di aver denunciato o semplicemente documentato le sistematiche violazioni dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo commesse dalle autorità Usa alla frontiera. Spesso, l’accusa nei loro confronti è di “traffico di esseri umani”.

Il rapporto di Amnesty International contiene 23 testimonianze di attivisti, avvocati, giornalisti e religiosi. Dieci di loro sono finiti nella lista dei “sorvegliati” del Dipartimento alla sicurezza interna.

I mezzi messi in campo dal dipartimento dalla Sicurezza interna e da quello della Giustizia vanno dalla sorveglianza alle perquisizioni arbitrarie, dagli interrogatorisulle attività finanziarie e le relazioni professionali all’analisi dei contenuti dei loro dispositivi elettronici dai divieti di viaggio all’arresto e persino alla detenzione.

Finora quest’anno le autorità statunitensi hanno avviato indagini su nove volontari dell’organizzazione “Mai più morti”, che fornisce assistenza e aiuti umanitari ai migranti e ai richiedenti asilo lungo la frontiera tra l’Arizona e il Messico, dove negli ultimi 20 anni sono morte migliaia di persone.

L’imputazione più grave ha colpito Scott Warren, docente all’Università dell’Arizona(nella foto di Alli Jarrar/ Amnesty International) , che per aver offerto acqua, cibo e assistenza medica a due migranti nel deserto di Ajo, dove vive, è stato accusato di “cospirazione” in traffico di esseri umani. Il processo non è andato avanti perché la giuria non ha raggiunto un parere unanime sulla sua condanna, ma l’accusa non è stata ancora ritirata. Se ne discute proprio oggi.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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