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 Home page > Tribuna Libera > Sprazzi di magia in “L’altra forma dell’assenza”

Sprazzi di magia in “L’altra forma dell’assenza”

Una novella a tinte messicane, la nuova produzione di Nicola Viceconti e Patrizia Gradito

Nell’ambito del progetto letterario Novelas por la identidad, ideato dallo scrittore e poeta Nicola Viceconti nel 2009 sui temi storico-sociali dell’America latina e che, da circa un anno vede la collaborazione della scrittrice Patrizia Gradito, s’inserisce un nuovo racconto (“L’altra forma dell’assenza” pubblicato da Rapsodia Edizioni), elaborato a quattro mani e dedicato alla cultura messicana. Già nell’intervista del 16 luglio 2018, Viceconti ha dichiarato che l’ispirazione a scrivere il racconto con l‘autrice ha avuto origine, in occasione della partecipazione al “Festival internazionale di Misantla”, la città magica nello stato di Veracruz, dove ha presentato le poesie raccolte in “Torneranno i cavalli al galoppo” (Ensemble Edizioni). 

Il Messico sembra aver lasciato in Nicola Viceconti una traccia indelebile che ha scelto di condividere con la co-autrice, per dare spazio alla fusione di diverse prospettive e rappresentazioni. Questo scambio creativo e culturale - già sperimentato con successo nella realizzazione di alcuni racconti brevi, tra i quali merita una citazione “Stella stellina la notte si avvicina”, per aver ottenuto un prestigioso premio al Concorso letterario “Il Convivio 2018” - rappresenta il terreno fertile sul quale ha germogliato quest’opera, pubblicata anche in Messico con Creable Editorial (“La otra forma de la ausencia”, tradotto dai traduttori, Losh Zacarias Moreno e Dario Anelli). L’opera, con prefazione del poeta misanteco Vicente Mota e la medesima copertina in entrambe le edizioni (a cura del grafico italiano Edoardo Fabbroni), gode dei patrocini dell’Ambasciata del Messico in Italia, del Municipio Fuerte y en grande dell’antica città veracruzana e dell’Associazione “Caminando unidos por Misantla”.

Nell’intervista che segue, chiediamo agli autori le motivazioni della loro propensione alla cultura e alla letteratura del Messico, nonché di illustrarci aspetti e vicende che hanno contribuito a consolidare la loro scelta.

Cosa vi lega al Messico e perché?

Nicola: Come ho avuto modo di raccontare in altre interviste di ritorno in Italia, dopo l’esperienza messicana, tra gli elementi che hanno pervaso la mia ispirazione è da annoverare, senza dubbio, la bellezza paesaggistica e naturalistica che ho assorbito. La prima sensazione che ho avvertito durante il viaggio attraverso la sierra Veracruzana è stata una mescolanza di meraviglia e mistero. La piantagione fitta e avvolgente, nella quale si penetra, incuneandosi in stradine che sembrano esaltare il potere e la forza primigenia della natura, così diversa da quella alla quale siamo abituati, mi ha fatto toccare un certo timore che si è presto convertito in un senso di gratitudine. Trovarsi nel cuore della natura variegata del Messico fa ripristinare il rapporto originario tra uomo e natura. Tutto ciò ha inciso nella mia ispirazione.

Patrizia. Con una formazione culturale di tipo anglofono, mi sono accostata alla cultura ispano-americana grazie all’approfondita lettura della narrativa di Nicola Viceconti, le cui opere mi hanno trasmesso la passione e la curiosità per questo mondo. Con tale presupposto, disertando le rotte turistiche consuete, il nostro viaggio in Messico ha rappresentato una rivelazione per entrambi e una vera e propria esplorazione nel mistero delle fonti di ispirazione in questi territori. Anche per me, lo spettacolo naturalistico, connesso a un rapporto sacrale da parte dei messicani, è stato emozionante e memorabile.

Ricorre nelle vostre interviste un particolare rapporto con il popolo di Misantla, luogo nel quale avete ambientato “L’altra forma dell’assenza”. Cosa hanno di speciale queste persone?

Nicola. Credo che in ogni luogo, l’incontro con la gente sia di fondamentale importanza per comprendere usi e costumi e per coglierne aspetti socioculturali essenziali. L’esperienza di Misantla ne è stato un esempio paradigmatico. Me ne sono reso conto parlando con le persone e approcciandomi con loro in modo il più possibile neutrale, cercando di scollarmi di dosso l’atteggiamento e il condizionamento culturale occidentale. Come un “osservatore partecipante” in un affascinante confronto culturale, ho cercato di cogliere i dettagli di una cultura “altra”, rispettandone ogni sfumatura e contenuto. Senza dubbio, il dialogo con persone di ogni età ed estrazione sociale ha arricchito la mia esperienza. Cito a titolo esemplificativo, l’incontro con i ragazzi nella scuola primaria di Misantla, che hanno partecipato ad un laboratorio di scrittura creativa e a i quali ho dedicato una poesia intitolata “I piccoli giganti misantecos”, contenuta nella raccolta “Torneranno i cavlli al Galoppo” : “Sguardi miti ci accolgono / tra file di denti bianchi / lucenti, come pepite d’oro. / Piccoli giganti dalla pelle ambrata / ci osservano in silenzio, curiosi, discreti…”.

Patrizia. L’aspetto che più ha colpito la mia attenzione relativamente ai misantechi, al punto di far nascere forte in me il desiderio di scrivere qualcosa sul loro conto, è stata la loro profonda umanità e autenticità. Il calore dell’ospitalità che ho incontrato in più occasioni mi è parso quasi anacronistico rispetto ai tempi frenetici e ai modi a volte sbrigativi e poco attenti nei quali siamo assorbiti. Trovo interessante il rispetto e l’importanza dei messicani in generale e dei misantechi in particolare, riconosciuta nei confronti dei poeti e della poesia, quale strumento per loro di espressione e condivisione popolare per eccellenza. La semplicità e l’armonia respirate, sia in ambiti informali e familiari, sia in circostanze istituzionali che coinvolgevano l’intera collettività (parate in occasione di ricorrenze nazionali) hanno avvolto il popolo di Misantla di un’aura di rispetto e solennità. Qualità preziose, questa, che devono essere certamente un retaggio delle popolazioni ancestrali che vivevano negli stessi territori.

 

Parlateci di “L’altra forma dell’assenza”: perché proprio una novella? Di cosa parla e quale messaggio contiene?

La decisione di scrivere insieme questo racconto che, per forma e dimensioni, rientra nella tipologia della novella, nasce dal desiderio di voler fissare per sempre e trasmettere le percezioni indelebili che abbiamo condiviso e per dare voce alle emozioni che un luogo magico come Misantla ci ha regalato attraverso la combinazione di storia, leggende e natura. Crediamo che la novella rappresenti un genere narrativo attualmente poco diffuso in Italia che offre all’autore un maggiore versatilità nello strutturare un’architettura più complessa del racconto breve e più sintetica del romanzo. Abbiamo ritenuto tale genere funzionale per sperimentare un avvicinamento al realismo magico respirato in Messico. 

“L'altra forma dell'assenza” è una storia di fantasia raccontata da un vecchio cachichinero (venditore del cachichin, un frutto che cresce solo nella zona di Misantla) che, con saggezza, racchiude e riflette l'atteggiamento, il modo di pensare di un intero popolo, tra magia, frutti sacri, speranze e premonizioni. Una novella raccontata a un interlocutore speciale, personificazione della natura, protagonista di questa terra esuberante. Si tratta di tre storie in una, che accompagnano il lettore in un mondo favolistico in cui aleggia la tensione tra passato e futuro e, al contempo, l’accettazione delle vicende umane. Senza negare la morte, il dolore e l’oscurità, la breve opera offre una visione di speranza della vita

 

 

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