Ilva: sempre la solita solfa
Mi dicevano: Taranto è lo specchio di questa Italia, ma forse a Taranto qualcosa si muove... A Taranto c'è solo morte e disperazione. Speranza di crescita, fermenti, ma il tutto è arenato dalla mancanza di capacità di organizzazione. Sì, certo! C'è fermento. C'è il comitato di cittadini e lavoratori, c'è stato il maggio Tarentino, ci sono i giovani che vogliono fare. Poi però i giovani emigrano per campare, e i meno giovani combattono nel ricatto fra l'esigenza di dar da vivere alla famiglia fra diossina e inquinamento. La speranza è morta come è morto Dio! Dio da Eboli è sceso giù a Taranto, ma qui ha trovato la morte.
Tutti son passati da quegli scranni! Regionali e comunali e nazionali. E tutti, la sera, passavano da via Appia, alla direzione dell'ILVA a intascar istruzioni e danari. Molto meno dei famosi trenta danari. Era una questua, una processione che durava e dura da oltre quarant'anni. Ora sperano nei grillini che come i loro omonimi, cantano al sole, cantano e abbaiano. Ma quando arriverà l'inverno, perché l'inverno arriverà anche per loro, si rifugeranno nelle loro tane e zittirano. Al massimo! Se non canteranno alla Luna come hanno cantato e cantano i loro compagni per mestiere! Parlare? Oh sì che parlavano, urlano dai palchi dei comizi, urla e vendetta per il vil padrone forcaiolo! E intanto si affannavano e si affannano a decretar e legiferar per soffocare le ultime speranze e glu ultimi respiri di speranza.
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