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 Home page > Tribuna Libera > Semplice presa d’atto

Semplice presa d’atto

Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato, ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e saltare in aria in una metropolitana».

E’ di una ovvietà disarmante, una logica ferrea, un atteggiamento oltre che razionale e insieme istintiva fatta di rabbia di impotenza di autodifesa, quasi. Ma ha fatto scalpore, ha indignato e sollevate proteste e in qualche caso anche stupore.
 
Ora a prescindere da chi ha espresso questa semplice banalità da quale parte partitica o movimentista proviene, e che comunque non ha nulla a che fare l’appartenenza partitica di questo pensiero. Perché dietro non ha un back ground o pensiero o ideologia , ma è pura e semplice conseguenza di atti e fatti di atroce violenza e aggressione. Quindi prescindo dal deputato Di Battista o del M5S. Non appartengo a questa schiera di “volenterosi”, a questo Circo Togni della politica. Anche perché, credo che questo pensiero non appartenga né a Grillo né ai suoi fan. E’ mille miglia lontano dalle loro categorie di pensiero. 
 
Qui non si parla di effettuare un atto terroristico fine a se stesso o per finalità ideologiche e di sommovimento statuale, che comunque ha anch’esso una sua dignità e valenza simbolica, ma in risposta ad un atto di aggressione. Se a bombardare il mio villaggio è la premessa, e se a farlo è un aereo telecomandato. E qui c’è tutta la forza dell’impatto dell’impotenza di fronte ad un atto di aggressione e di violenza estrema. Di Battista, si vede,che ha fatto questa premessa e queste precisazioni per evitare strumentalizzazioni e accuse di simpatie o affiliazione. E questa presa di distanza è stata anche ribadita alla fine del suo pensiero. Non sto ne giustificando né approvando, lungi da me.
 
Si è affrettato ad aggiungere per mettere le mani in avanti. Ma inutilmente, evidentemente. La forza di questa constatazione sta tutta nella sua semplice conseguenzialità di autodifesa e di reazione. E le condanne, strumentali, sono venute proprio da parte di quell’area di pensiero che di fronte all’aggressione di una rapina giustifica persino la reazione violenta e sproporzionata del gioielliere. Ma qui no, perché entra in ballo l’aspetto ideologico e preconcetto piuttosto che la voglia di capire e comprendere. 
E’ una semplice costatazione, un atteggiamento ne preconcetto, né ideologico, ma semplice ricerca di capire la regioni di tanta apparente pazzia e irrazionalità: "purtroppo la sola arma violenta rimasta a chi si ribella". Non terrorista, ma reazione e ribellione ad uno stato di impotenza. Terrorista può essere l’atto estremo, riempirsi di dinamite e farsi saltare in aria, ma non è terrorista chi lo compie.
 
Io credo che a questa semplice constatazione da parte di Di Battista è arrivato partendo dal suo status di Parlamentare che credeva nella possibilità di poter, forte della rappresentanza di cui era portavoce, determinare e influenzare le decisioni finali di questo ramo del Parlamento. Non credo che sia un accostamento estremo, ma conseguenziale. Ha fatto un semplice accostamento. A cosa si può arrivare se si bloccano tutte le vie parlamentari e non violente, se non viene consentito non solo di poter esprimere il dissenso, ma attraverso regole e applicazioni di norme spesso in maniera sciuè sciuè, stravolgere il normale svolgimento di atti parlamentari. E’ la constatazione del suo fallimento.
 
Delusione e presa d’atto d’impotenza che nulla è piu possibile, che il simbolo della Democrazia (a cui lui credeva) si è rivelato tutt’altro, che entrare in quel parlamento è stato come entrare in una melma in cui tutto è già scontato in partenza e tutto il resto è solo rappresentazione. Anzi, più ti agiti, più ti dimeni, più affondi. Non ti rimane altro che lasciarti andare, sospenderti, sperando di galleggiare. Oppure riempirsi di tritolo e darsi fuoco! (metaforicamente naturalmente) 

 

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.193) 20 agosto 2014 11:37

    Capita troppo sovente che per valutare una frase si parta da chi l’ha detta, o dalle proprie convinzioni, o dal momento particolare, lasciando però il contenuto vero della frase in secondo piano. Gente! Bisogna ascoltare e ragionare! Ce n’è un gran bisogno ora più che in passato.

  • Di (---.---.---.127) 20 agosto 2014 12:56

    In cosa consiste la valutazione di una frase. Dal senso che essa esprime, dal valore del contenuto che esso contiene. Se la stessa frase, identica, viene detta dal papa o da Hitler il contenuto che essa vuole veicolare è lo stesso? Ogni cosa detta deve essere valutata, se si vuole raggiungere la verità intrinseca, e non farsi frastornare dal frastuono intorno, da chi la detta, da come l’ha detta, dal mezzo utilizzato per veicolare il messaggio. Se si prescinde da ciò anche il miagolar dei gatti al buio appaiono dei bimbi che piangono! 

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