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Salvini e i “pieni poteri”: le parole sono importanti, i fatti di più

Qualche giorno fa il ministro dell’Interno ha dichiarato: «Chiedo agli italiani, se ne hanno voglia, di darmi pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo senza rallentamenti e senza palle al piede. (…) chi sceglie Salvini sa cosa sceglie». 

di Vitalba Azzollini

Chissà se egli era consapevole dei riferimenti storici cui l’espressione “pieni poteri” rimanda: nel 1922, con il famoso “discorso del bivacco” in una “aula sorda e grigia”, qualcuno reclamava “pieni poteri”; e la dittatura di qualcun altro prese avvio con il “decreto dei pieni poteri”, adottato dal parlamento tedesco nel 1933.

La frase, sia stata o meno detta nell’ignoranza della storia, merita comunque qualche riflessione: senza peraltro dimenticare che in un recente passato sono state utilizzate locuzioni similari, ad esempio contro “gufi” e “rosiconi” che remavano contro, da chi aveva elaborato una riforma costituzionale che avrebbe rafforzato proprio il ruolo del Presidente del Consiglio.

Premesso che il nostro ordinamento democratico – con la separazione dei poteri e il sistema di pesi e contrappesi istituzionali – tende proprio a evitare quella “pienezza” rivendicata dal leader leghista, le parole usate vanno lette alla luce della parte finale della frase: “chi sceglie Salvini sa cosa sceglie”.

Ecco, in termini di “pienezza di poteri”, cosa si sceglie scegliendo Salvini? La risposta può essere fornita in base a quanto visto nei 14 mesi di governo giallo-verde, durante i quali Salvini i “pieni poteri” ha provato ad attribuirseli comunque. Serve precisare che l’espressione “pieni poteri” è qui usata in senso lato: deo gratias non c’è una dittatura.

Innanzitutto, il leader leghista ha avuto “pieni poteri” nell’utilizzo di (almeno) un canale televisivo della Rai, oggetto di richiamo anche da parte dell’AGCOM per “l’incompletezza, la parzialità e la non obiettività dell’informazione, (…) nella confusione tra cronaca e commento”, con “visioni parziali (…) che rischiano di generare e determinare, anche indirettamente, situazioni di vantaggio o di svantaggio, per determinate forze politiche”.

Del resto, se la Rai talora non svolge una “trattazione completa ed imparziale sui principali temi di attualità attraverso la realizzazione di un effettivo e leale contraddittorio tra le posizioni espresse dalle diverse forze politiche e nella dialettica tra governo e opposizione (…), per consentire al cittadino elettore di cogliere le ragioni che animano le diverse opinioni in campo così concorrendo efficacemente alla formazione di una opinione pubblica consapevole e informata”, è anche a causa della riforma del 2015: quella che avrebbe dovuto estromettere i partiti dalla Rai e che invece l’ha sempre più schiacciata sotto il peso del potere politico, anzi del governo.

Quanto al “canale” normativo, Salvini è divenuto titolare di “pieni poteri”, ad esempio, con l’ultimo decreto Sicurezza, convertito recentemente in legge. La nuova disciplina attribuisce al ministro dell’Interno, di concerto con i ministri delle Infrastrutture e della Difesa (concerto di mera facciata, come i casi concreti hanno dimostrato), il potere di limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale non solo per motivi di ordine e sicurezza pubblica – il ministro è autorità nazionale di pubblica sicurezza – ma anche quando il passaggio di una nave possa essere considerato “non inoffensivo” perché essa trasporta stranieri irregolari, e si reputi che ciò sia finalizzato a favorire l’immigrazione clandestina.

In questo modo, il ministro dell’Interno può non solo interrompere eventuali operazioni di salvataggio che, com’è noto, si concludono con lo sbarco in un porto sicuro, ma altresì ostacolare l’accesso dei migranti alle procedure di protezione internazionale previste dal T.U. sull’Immigrazione (art. 10-ter): ed è un potere che Salvini esercita senza alcuna valutazione delle circostanze concrete, ma in modo assoluto – cioè “pienamente” – chiudendo in automatico i porti per ogni nave con naufraghi a bordo.

Sempre nella stessa legge, i “pieni poteri” del ministro dell’Interno emergono pure dalla disposizione in base alla quale egli si limita ad informare il Presidente del Consiglio dei suoi atti di chiusura delle acque nazionali, vanificandone le funzioni costituzionalmente previste. Per non parlare di quanto rilevato dal Presidente della Repubblica nella lettera con cui ha accompagnato la firma della legge Sicurezza bis: quest’ultima attribuisce a un’autorità amministrativa, sempre il ministro dell’Interno, il potere d’irrogare una sanzione sostanzialmente penale senza che gli sia posto alcun limite, cioè qualche criterio vincolante (“tipologia delle navi”, “condotta concretamente posta in essere”, “ragioni della presenza di persone accolte a bordo e trasportate”) mediante cui graduare e contenere la sanzione stessa; quindi, senza la necessaria proporzionalità tra pene e comportamenti ribadita dalla Corte Costituzionale. Dunque, “pieni poteri” anche in questo.

Provvedimenti tesi a conferire “pieni poteri” a un governo di cui Salvini fosse a capo è facile immaginarli, e senza inventarsi niente. Basti pensare, ad esempio, all’ultima legge di iniziativa governativa contenente una delega – “fortemente voluta dal sottosegretario leghista allo Sport” – attraverso la quale il governo può invadere un ambito la cui autonomia, “presidiata dagli artt. 2 e 18 Cost.”, non dovrebbe essere sfiorata, in quanto esso costituisce un ordinamento giuridico a sé stante: l’ordinamento sportivo. “La illegittimità costituzionale è palese”: la legge considera “lo sport come altre attività statali, quali la sanità e la previdenza”, mentre “è un’attività sociale e il relativo ordinamento deve essere autonomo” (Cassese).

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha rilevato che la legge viola principi fondamentali della Carta Olimpica, anche perché intaccherebbe l’indipendenza del Coni (Comitato olimpico nazionale italiano), tra le altre cose, sottraendogli la gestione di gran parte dei fondi, attribuita a una nuova società con vertici di nomina governativa. Il CIO ha ribadito che “le organizzazioni sportive aderenti al Movimento Olimpico devono essere politicamente neutrali”: pertanto, dalle ingerenze del governo potrebbero scaturire non solo le sanzioni previste per la violazione della citata Carta, ma pure la decisione del CIO di sospendere o revocare il riconoscimento del Coni, quindi la sua esclusione dai Comitati olimpici nazionali.

 

Ancora a proposito di “pieni poteri” di un eventuale governo Salvini, forse è sfuggito a molti (non a @Phastidio) che nel febbraio scorso il Consiglio dei ministri ha approvato dieci disegni di legge, di cui nove già sottoposti all’esame delle Camere, “che spaziano su due terzi della nostra legislazione e prevedono delega al governo del potere di modificarla.

Dei dieci disegni di legge, uno è generale e riguarda una decina di materie” (economia, fonti di energia, governo del territorio, ambiente, cittadinanza, acquisto di beni e servizi da parte dell’amministrazione, corruzione, trasparenza, giustizia tributaria, tutela della salute); gli altri nove, specifici, attengono a codice civile, contratti pubblici, agricoltura, turismo, disabilità, lavoro, istruzione e università, ordinamento militare, spettacolo e beni culturali. Gli ambiti toccati sono così numerosi, le deleghe così estese e i criteri di delega così generici da far ritenere che il potere legislativo abbia quasi conferito a quello esecutivo “pieni poteri” a legiferare. Mentre Montesquieu si rivolta nella tomba, non serve aggiungere altro.

Lo scalpore suscitato dalla frase sui “pieni poteri” forse è dovuto al fatto che pochi si sono resi conto che ai “pieni poteri” ci stiamo già arrivando:del resto, è più comodo concentrarsi sul clamore delle parole che sulla sostanza di fatti e provvedimenti.


“Salvini, e sai cosa (ti) bevi” – In un mondo sempre più complesso e frustrante, gli elettori chiedono semplicità e semplificazione, ottenendo in cambio populismo, cioè soluzioni semplicistiche a problemi complessi. Il rischio lo conosciamo: l’ascesa di leader politici che spingono per liberarsi dei famosi “lacci e lacciuoli”, inclusi quelli costituzionali. Nel caso dell’azione e della comunicazione di Salvini, questa tendenza ha fatto un ulteriore salto di “qualità” rispetto alle precedenti stagioni politiche, al punto da tentare di erodere il sistema di pesi, contrappesi e garanzie mediante legislazione ordinaria. Prescindendo dall’eventuale abbattimento di tali norme per opera della Consulta, la deriva è ormai evidente. Ma il “rendimento” del sistema politico continuerà a restare scadente, perché non esistono “poteri” in grado di piegare la realtà. Sempre lei. Non sono io ad essere monotematico ma altri ad essere irrimediabilmente illusi. (MS)

Foto: U.S. Department of State/Flickr

Questo articolo è stato pubblicato qui

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