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Roma: due ore di neve e le ferrovie vanno in tilt

Di solito basta guardare le espressioni sconsolate sui volti delle persone che tornano indietro nella direzione opposta ai binari, con le valigie in mano, per capire che forse è meglio rinunciare a prendere il treno.

Stavolta però il segnale è inequivocabile: «Abbiamo visto il capotreno che scendeva dal treno, da solo, in mezzo alla neve, senza dirci niente. Sembrava Schettino». La signora cammina veloce verso l'uscita della stazione Termini. Perplesso, alzo lo sguardo. Uno sciame umano si muove vorticoso in cerca di fortuna, invano. Sono le 15, nevica da meno di due ore e il sistema ferroviario della Capitale è già in tilt. A intervalli regolari di dieci metri ci sono dei punti di informazione per i clienti Frecciarossa, presi d'assalto, ciascuno, da file scomposte di decine di persone.

Le biglietterie automatiche non funzionano più; anche i server online per acquistare i biglietti sono in panne. Il treno per Napoli che deve portarci a #occupyscampia parte tra meno di venti minuti. Ma la voce robotica della stazione annuncia che, causa neve, partirà dalla stazione di Roma-Tiburtina. Impossibile arrivarci in tempo. Dobbiamo aspettare quello delle 16, ma non sappiamo dove arriverà.

Intanto però vengono dirottati a Roma-Tiburtina anche altri Frecciarossa per Milano; una ragazza del personale delle Ferrovie ci dice che il nostro treno partirà da lì. Corriamo (il percorso per raggiungere la metro B non è sbrigativo), e arriviamo alla stazione Tiburtina con un po' di anticipo. Non perdiamo tempo a cercare infrormazioni (tanto non ci sono) sui tabelloni: cerchiamo di capire dove sono i binari e chiediamo notizie del treno a due addetti della stazione, che ci rispondo alzando il braccio indietro. «Eeehh», dicono. Un "eh" con talmente tante "e" che può voler dire una cosa sola: «Trovatelo voi se siete capaci». 

Il treno non lo troviamo, ma nel sottopassaggio che porta ai binari ci sono decine di passeggeri che, come noi, stanno cercando il treno delle 16 per Napoli. Al centro della folla un addetto delle Ferrovie parla al telefono con Termini. L'esito della telefonata è scontato: «Tornate tutti a Termini, il treno parte da lì»Nessuno dei presenti crede ancora che riuscirà a salirci sopra, ma non ci sono alternative. Si torna in massa a Termini.

Il treno porta mezz'ora di ritardo. Il tempo per un panino e siamo al binario. Alle 16.47 il treno ancora non si vede all'orizzonte. Gli annunci di cancellazione dei treni si succedono di continuo, senza interruzione. A volte non c'è tempo nemmeno che ne finisca uno che, a metà, la stessa atroce voce annuncia la cancellazione di un altro treno. Però il Fracciarossa per Napoli arriva.

Io non ho il biglietto, non sono riuscito a farlo prima: era impossibile. Vado dal capostazione all'inizio del binario, ma c'è una fila di decine di persone nella stessa situazione. Veniamo tutti indirizzati al capotreno alla carrozza 1, che però non si trova. La scena è umiliante: decine di persone corrono come pazze da un capo all'altro del treno con valigie e zaini. Alcuni desistono. Devo arrivare a #occupyscampia a ogni costo.

Busso alla carrozza del conducente, il capotreno si affaccia. Nonostante la neve grondo sudore, sono rosso in viso e ho il fiatone. Lo impietosisco e mi fa salire. Sono esausto. Appena cerco di rilassarmi sul sedile squilla l'altoparlante, è la pubblicità del servizio bar: «Chi viaggia con Trenitalia viaggia con gusto».

 

VIDEO: La nevicata al centro di Roma

 

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