• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Tempo Libero > Sport > Riparte la Serie A. La lezione che non abbiamo imparato

Riparte la Serie A. La lezione che non abbiamo imparato

Sabato 22 agosto, riparte la Serie A del campionato di calcio italiano. Italiano si fa per dire, visto e considerato che quasi tutte le rose sono piene zeppe di giocatori stranieri! Di recente, abbiamo assistito dalla poltrona di casa al campionato del mondo per la terza volta di fila senza l’Italia.

Una ferita sportiva, certo, ma anche l’ennesimo campanello d’allarme. Eppure, a giudicare dalle rose con cui i nostri club si presentano al via della stagione 2026/27, sembra che quella lezione non sia servita a granché. Il campionato che un tempo veniva definito il più bello del mondo riparte con una sfilza di calciatori stranieri, spesso già pronti e affermati, che occupano spazi preziosi e lasciano sempre meno terreno ai giovani italiani.

Non è una questione di esterofilia, né tantomeno di nostalgia per un calcio che non esiste più. È una questione di sistema. Se i nostri ragazzi non giocano nei grandi club, se devono cercare spazio altrove o passare anni in prestito, diventa inevitabilmente più complicato anche il lavoro del commissario tecnico. E poi ci stupiamo se, al momento di costruire la Nazionale, il bacino di scelta si restringe.

La Serie A, però, riparte. E lo fa con una squadra che non ha alcuna intenzione di aspettare: l’Inter sarà la prima grande protagonista del nuovo campionato, sabato alle 18.30, a San Siro contro il Monza. I nerazzurri di Chivu hanno il dovere e, soprattutto, l’ambizione di partire forte. Perché quando sei campione in carica non puoi permetterti di mandare messaggi timidi: devi ricordare subito a tutti chi comanda.

Sono ancora i nerazzurri gli uomini da battere. La squadra è cambiata soprattutto in difesa, con Stones arrivato dall’Inghilterra e Spence chiamato a raccogliere l’eredità di Dumfries sulla fascia. È cambiata anche la porta, con l’addio di Sommer e la concorrenza tra Martinez e il nuovo arrivato Provedel.

Ma il punto è un altro: l’Inter parte davanti perché ha una struttura, un’identità e la consapevolezza di chi sa già cosa significhi vincere. Chivu dovrà dimostrare di essere all’altezza di un’eredità pesante, ma il materiale a disposizione è quello di una squadra costruita per stare in cima.

Alle sue spalle, però, la concorrenza non manca.

Il Napoli, secondo nella passata stagione, riparte con Massimiliano Allegri in panchina e con la necessità di evitare che un’annata già complicata dagli infortuni possa trasformarsi in un’altra stagione di rimpianti. L’organico è rimasto sostanzialmente quello dello scorso anno, con i riscatti di Alisson Santos e Hojlund, mentre l’emergenza nel reparto arretrato, aggravata dal grave infortunio di Buongiorno, potrebbe imporre nuovi interventi sul mercato.

E poi c’è la Juventus. I bianconeri non possono più nascondersi dietro la parola “ricostruzione”: l’obiettivo minimo deve essere tornare in Champions. Gli arrivi di Alajbegovic e Kolo Muani alimentano le ambizioni di una squadra che vuole finalmente riavvicinarsi ai vertici.

Tra le squadre che meritano attenzione ci sono anche Roma e Como, due realtà che hanno scelto una strada diversa: rinforzare senza stravolgere.

A Roma, Gasperini ha trovato un’ossatura sulla quale lavorare e nuovi innesti come Castro e Molina. E soprattutto attende Rodrigo Mora, l’esterno offensivo destinato ad aggiungere imprevedibilità e qualità alla squadra.

A Como, invece, Fabregas può contare ancora su Nico Paz, confermato per un’altra stagione, oltre a una serie di nuovi difensori e a un nome che interessa particolarmente anche in chiave azzurra: Mattia Liberali. Ed è proprio qui che si apre una delle partite più importanti, quella che non assegna punti in classifica ma può decidere il futuro del calcio italiano.

Perché vedere un giovane talento italiano giocare, crescere, sbagliare e imporsi in Serie A dovrebbe essere considerato un investimento, non un rischio.

Il paradosso è tutto qui. Abbiamo una Nazionale che ha bisogno di nuovi giocatori, ma un campionato nel quale per un giovane italiano conquistarsi una maglia da titolare sembra diventare ogni anno più difficile.

Le grandi squadre hanno legittimamente bisogno di vincere. Devono competere in Europa, incassare, investire e acquistare giocatori pronti. Ma se ogni emergenza viene risolta sul mercato estero e ogni scommessa viene fatta su un ragazzo straniero, il problema si sposta semplicemente più avanti nel tempo.

Sabato ricomincia la Serie A. Ci saranno campioni, allenatori importanti, nuovi acquisti e le solite infinite discussioni su chi vincerà lo scudetto. Ma sarebbe bello che, accanto alla corsa per il titolo, cominciasse anche un’altra competizione: quella per riportare i giovani italiani al centro del nostro calcio.

Perché non basta lamentarsi quando l’Italia non va al Mondiale. La Nazionale si costruisce ogni domenica, negli stadi di Serie A, dando fiducia a chi ha il passaporto azzurro e soprattutto il talento per meritarsela. Altrimenti, tra un’estate e l’altra, continueremo a chiederci perché il nostro calcio non riesca più a produrre abbastanza giocatori per tornare dove pensa di meritare di essere. E la risposta, ancora una volta, sarà sotto i nostri occhi.

Lasciare un commento

Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina

Se non sei registrato puoi farlo qui


Sostieni la Fondazione AgoraVox


Pubblicità




Pubblicità



Palmares

Pubblicità




https://merdekakreasi.co.id/buku/pkvgames/https://merdekakreasi.co.id/buku/bandarqq/https://merdekakreasi.co.id/buku/dominoqq/https://merdekakreasi.co.id/tentang-kami/