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Regno Unito: effetto Boris Johnson, i Tory rialzano la testa

Con l’elezione di Boris Johnson a leader dei Conservatori (e nuovo primo ministro) il partito recupera almeno 5 punti.

di Francesco Cianfanelli

Nel Regno Unito non si è fatto nemmeno in tempo a cambiare primo ministro che si parla già di nuove elezioni. Dopo l’annunciata vittoria di Boris Johnson nella corsa alla leadership dei Conservatori (che assegnava anche automaticamente il ruolo di premier), l’ex sindaco di Londra si è presentato alla Camera dei Comuni annunciando la volontà di intervenire sull’accordo per la Brexit negoziato da Theresa May – anche se i negoziatori europei non sembrano ritenere questa una strada possibile.

Verso elezioni anticipate?

Come segnala però buona parte della stampa, Johnson potrebbe avere un altro grosso problema da risolvere: al ritorno dalla pausa estiva, il suo governo potrebbe non avere più una maggioranza. I tre voti di vantaggio che garantivano la sopravvivenza del governo May sono già diventati due a causa di un’elezione suppletiva, che ha visto i Lib-Dem strappare il seggio ai conservatori. In più si paventa che alcuni Tories contrari ad una “hard Brexit” potrebbero prossimamente abbandonare il partito.

I Laburisti sono pronti a presentare una mozione di sfiducia al ritorno in aula a settembre, e lo stesso Johnson non sembra disdegnare la possibilità di un ritorno alle urne, sfruttando la luna di miele del suo nuovo governo (anche se, secondo The Guardian, la prima data utile per votare sarebbe il 24 ottobre). Anzi, si può dire che Johnson si sia portato avanti trasformando in alcuni momenti la sua campagna per la leadership in una campagna elettorale nazionale, rivolta anche ai non iscritti al suo partito. Ma in questo momento un’elezione anticipata sembra piuttosto un rischio per entrambi gli schieramenti.

Una scommessa rischiosa 

Se il Brexit Party si sta sgonfiando velocemente – probabilmente anche per effetto dell’ascesa di Boris Johnson – secondo la nostra media dei sondaggi realizzati da Opinium YouGov a luglio, oggi ci sarebbero quattro partiti a giocarsi il primo posto: Conservatori (26%), Laburisti (21,7%), Liberal-Democratici (19%), e lo stesso Brexit Party (18,4%). 

Con questi numeri, gli effetti del sistema elettorale maggioritario britannico sarebbero difficilmente prevedibili. Da una parte Jeremy Corbyn rischierebbe la seconda sconfitta nazionale della sua segreteria, i conservatori potrebbero vedere ulteriormente assottigliarsi la loro rappresentanza, negando a Johnson una maggioranza parlamentare.

Il “Boris Bounce” fa sperare Johnson

A far sperare il nuovo primo ministro sono i tre sondaggi realizzati subito dopo la sua elezione: qui i Conservatori arrivano quasi al 29%, in crescita di quasi 5 punti rispetto ai quattro sondaggi realizzati subito prima. Occorre però considerare che, sebbene sia stata formalizzata solo il 23 luglio, l’elezione di Johnson era nell’aria da almeno un mese, e confrontando gli ultimi sondaggi con quelli di un mese fa, il “Boris Bouce” potrebbe essere ancora maggiore. Una vera e propria luna di miele.

I dati incoraggianti per Johnson non finiscono qui. Secondo Opinium il 25% degli elettori si dice più propenso a votare per i Conservatori con il nuovo leader, contro il 19% che invece lo reputa meno probabile. Un saldo positivo (+6%) che evidenzia le potenzialità di crescita dei Tory, soprattutto considerando che la quota di elettori che ora si dicono più propensi tocca il 47% tra chi oggi pensa di votare per il Brexit Party. Il partito di Nigel Farage – nato proprio in seguito alle incertezze dei Conservatori sulla Brexit – potrebbe rivelarsi ora un bacino molto ampio in cui pescare, se dovesse confermarsi l’emorragia di voti vista nell’ultimo mese.

Sono molti i numeri che testimoniano la popolarità di Boris Johnson, che ha un apprezzamento basso in termini assoluti (28% secondo Opinium, 18 punti meno di Theresa May al suo insediamento), ma molto alto se paragonato a quello di Jeremy Corbyn (19%) e all’ultimo dato di Theresa May a giugno (20%). Nigel Farage cala dal 35% al 31%, ma rimane comunque il leader più apprezzato, mentre la nuova leader dei Lib-Dem, Jo Swinson, esordisce con un misero 21%, tre punti sotto l’ultimo dato del suo predecessore Vince Cable.

Se Conservatori e Laburisti sono vicini nelle intenzioni di voto, Johnson vanta comunque un divario abissale nelle domande sul primo ministro ideale, dove doppia Jeremy Corbyn (38% a 17%). Soltanto un mese fa il segretario laburista batteva Theresa May 18% a 17%. Un dato molto incoraggiante per il leader dei Tory, che sulla scorta di questi numeri potrebbe cercare di innescare la logica del voto utile alle prossime elezioni. Questo mese Opinium ha realizzato anche un sondaggio in cui estende le opzioni sul premier ideale a quattro: anche qui, Boris Johnson (28%) primeggia con largo margine su Corbyn (15%), Swinson (12%), e Farage (11%). 

A chi piace Boris Johnson?

Se disaggreghiamo i dati sulla popolarità del nuovo primo ministro scopriamo che è Johnson apprezzato non solo dal 58% degli attuali elettori conservatori, ma anche da una piccola quota (il 14%) di quelli laburisti. Risulta inoltre molto popolare fra gli elettori del Brexit Party (56%), mentre non piace ai Lib-Dem e agli elettori dello Scottish National Party e di Plaid Cymru.

La fascia d’età in cui è più apprezzato è quella degli over 65 (34%), e riscuote più successo fra gli uomini (33%) che fra le donne (23%). Dividendo i dati per aree geografiche, Johnson risulta molto impopolare in Galles e Scozia, ma va molto meglio nelle Midlands (35%) e nell’Inghilterra del Nord (33%). Curiosamente l’area dell’Inghilterra in cui è meno apprezzato è proprio Londra, la città di cui è stato sindaco per due mandati (27%). Non ci sono invece grandi differenze in base alla posizione sociale (28% fra i ceti medio-alti, 29% fra i medio-bassi).

Come prevedibile, Johnson è molto più apprezzato dai sostenitori più convinti della Brexit, i cosiddetti “Diehard Leaver” (52%), mentre solo il 3% dei “Diehard Remainer” ha fiducia in lui. 

Le caratteristiche che gli vengono maggiormente riconosciute sono la simpatia e la capacità di sostenere gli interessi del Regno Unito (entrambe indicate dal 41% degli intervistati).

Corbyn cambia idea sulla Brexit?

Qualche settimana fa ha fatto un certo scalpore la decisione di Jeremy Corbyn di sostenere il Remain nel caso venisse convocato un secondo referendum sull’accordo raggiunto dal Governo. Il segretario laburista si era sempre detto un Leaver, pur sostenendo una Brexit diversa da quella cercata da Theresa May, e aveva create un po’ di malumori in una base in netta maggioranza Remainer.

Ma qual è oggi la posizione degli elettori laburisti sulla Brexit? Sempre secondo Opinium il 64% di chi voterebbe Labour ed ha una posizione sul tema è favorevole alla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, seppur con diversi gradi di convinzione (i sostenitori più decisi sono solo il 9% del totale). Molto più decisi sono invece gli elettori conservatori: l’82% è per la Brexit, e i “Diehard Leavers” sono addirittura il 52%.

Su tutto l’elettorato, i Leavers sono il 57%, contro il 43% dei Remainer (che sono anche meno convinti rispetto ai sostenitori della Brexit). Il 19% di chi tre anni fa ha votato per la permanenza in Europa, secondo lo stesso sondaggio, oggi si considera un Leaver, mentre solo il 5% di chi ha votato per la Brexit oggi ha cambiato idea. La maggioranza di chi non votò, invece, oggi si considera un Remainer.

Ponendo tre opzioni sul tavolo, il 40% degli elettori oggi è per la permanenza in Europa, il 38% per un’uscita netta, mentre il 14% vorrebbe una “soft Brexit”, in cui il Regno Unito resta comunque allineato all’Unione Europea.

Nonostante manchino solo tre mesi al fatidico 31 ottobre, si parla comunque di una possibile riapertura dei negoziati, di un nuovo referendum o addirittura di elezioni anticipate a ridosso della deadline che lo stesso Johnson si è impegnato a rispettare. Ma il tempo stringe…

Questo articolo è stato pubblicato qui

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