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 Home page > Tribuna Libera > Reddito di cittadinanza, moltiplicatore di povertà

Reddito di cittadinanza, moltiplicatore di povertà

Assistenza, reddito di cittadinanza e sviluppo. 

Lo “Stato Nazionale” si può forse definire come “istituzione a base associativa”, che si forma allo scopo di realizzare interessi comuni a tutti gli associati, e quindi lo Stato si basa anche sul principio dell’aiuto scambievole e delle prestazioni reciproche. Fra i compiti dello Stato c'è quindi anche l'assistenza nei confronti di chi si trova in difficoltà, e quello di creare le condizioni affinché, con l'aiuto della collettività, la difficoltà sia superata.
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Il reddito di cittadinanza, però, è di per sé un provvedimento assistenzialista a tempo indeterminato, lo si desume dal nome stesso e dalla applicabilità universale (per ogni cittadino, dalla nascita alla morte) più volte ribadita da chi lo ha promosso.
Il reddito di cittadinanza, nonostante i successivi tentativi (per altro contraddittori) di limitare la platea degli aventi diritto... continua ad essere un provvedimento che vorrebbe garantire a tutti, in eterno, dalla nascita alla morte, un reddito a prescindere dal lavoro.
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E' un provvedimento impossibile da realizzare per i costi e sbagliato per principio.
Si può pensare ad un qualcosa del genere, sia pure in misura molto più contenuta, solo negli stati del mondo assai più ricchi del nostro, quelli nei quali la piena occupazione e la crescita economica si sono affermate, nei paesi senza grandi squilibri territoriali (come quelli Nord-Sud dell'Italia).
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L’Italia ha bisogno di sviluppo, il reddito di cittadinanza è impossibile da realizzare e, se fosse realizzato, sottrarrebbe risorse in quantità enorme a quello che deve essere l'obiettivo: quello di favorire la crescita economica, promuovere la piena occupazione, consentire a tutti di vivere dignitosamente con il ricavato del proprio lavoro, creare le condizioni per il superamento della piaga della povertà.
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La piaga della povertà, infatti, si risolve solo con la produzione di ricchezza, non con l'assistenza a spese degli altri.
L'eccessivo livello di tassazione (che con il reddito di cittadinanza non potrebbe essere compresso ed anzi probabilmente dovrebbe essere ampliato) costituisce già oggi un ostacolo allo sviluppo, e di conseguenza è causa di povertà.
Quindi (sempre secondo chi scrive) il reddito di cittadinanza finirebbe per essere solo un moltiplicatore di povertà.

Commenti all'articolo

  • Di vittorio (---.---.---.86) 22 marzo 2018 08:24

    Non sono a favore del reddito di cittadinanza ma mi pare quantomeno azzardato definirlo un moltiplicatore di povertà e non serve negare la rilevanza del tema, non casualmente affrontato in diversi paesi europei, germania e francia inclusi.

    Direi piuttosto che reddito di inclusione e sgravi per i figli (gli italiani non ne fanno quasi più con gravi le conseguenze etniche e sociali che sappiamo) vanno affrontati con serietà: entrambi devono essere giusti (niente per pelandroni e universitari a vita), significativi (per i figli quoziente famigliare alla francese), severamente controllati (anziché colpevolmente da noi tutti tollerati come l’evasione fiscale di pizzaioli, idraulici, medici, ecc...) e compensate da economie sul bilancio pubblico vere e credibili.

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