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Prove di Governo tra psicodrammi e franchi tiratori al contrario

Primo giorno di legislatura e già gli scarichi rischiano di ingorgarsi, tra corse al centro e tatticismi esasperati mentre ci si avvia verso la dogana della realtà

 

C’è stato il primo psicodramma della nuova legislatura, con l’elezione del presidente del Senato e i primi tentativi per quello della Camera. La nuova “maggioranza” di destra ha pienamente confermato quello che da molto tempo dico di questa accozzaglia-cartello elettorale: marciare divisi per marcire uniti.

L’INGRATA NON RISPOSE

È accaduto, come ormai sanno anche i sassi, che il Cav. Berlusconi si è incapricciato con richieste giudicate irricevibili da Giorgia Meloni, su nomi e poltrone, e ha deciso di compiere un fallo di frustrazione non facendo votare La Russa dai suoi; in aula solo lui e l’ex presidente del Senato, quella che ha due cognomi non per discendenza da nobili lombi o eredità da mamma e papà ma per sommatoria del cognome del marito al proprio.

A quel punto, puff! Si sono materializzati poco meno di una ventina di “franchi tiratori al contrario” (meravigliosa immagine: il degrado della politica concima l’immaginazione giornalistica), e il Cav. fece la fine dei pifferi di montagna. E adesso, pover’uomo (cit.)?

Per ora, il teatro del deforme sta impazzendo con le ricostruzioni su chi ha aiutato chi, perché, sino a che punto, quali saranno le contropartite immediate e differite, che accadrà col governo, e così via. C’è già una pletora di interpretazioni e pregevoli citazioni del capolavoro di Akira Kurosawa che io stesso da sempre amo ricordare in queste circostanze.

Chi è stato?, si chiedono tutti. Chi sono quelli che al primo giorno di scuola già s’offrono, e per quale motivo? Avere qualche vicepresidenza delle camere, o che altro? Questa è la prova costume della disarticolazione dell’accozzaglia-maggioranza di destra, per sostituire il centro di cartapesta di Arcore? L’abile Meloni resterà al timone attraendo a sé un supporto centrista? Calma, calma, siamo appena partiti. Guardate il film e non fatevi troppi film.

TUTTI QUELLI CHE S’OFFRONO

Che siano stati esponenti “centristi” o democristi del Pd, oppure Renzi (che smentisce), o qualche contiano (da questa legislatura non li chiamerò più grillini), impazzano dietrologie e proposte di “rimedi”: dal voto palese per l’elezione dei presidenti delle camere alla lisergica Var che cronometra i tempi di permanenza nel catafalco per deporre non la salma ma la scheda.

Suggestiva, questa soluzione: una sorta di violazione indiretta della segretezza del voto, suggerita senza problema alcuno; incluso trascurare che, da qui in avanti, qualche nipotino di Machiavelli potrà sostare nella piccola caverna per il tempo necessario a trasmettere inferenze fallaci all’esterno. Ma si sa, noi italiani siamo creativi anche nel degrado.

L’aiuto sarà tattico, per avere qualche contropartita di breve, o un messaggio strutturale a Meloni per la maggioranza a “centro” variabile? Ah, saperlo. Come che sia, alcuni punti sono immediatamente fruibili. In primo luogo, che Berlusconi esce con le ossa rotte dalla vicenda, e il suo furioso stupore contro l'”ingrata” (incluso il vaffa a telecamere accese) si spiega più su base psicologica generazionale e di fase del ciclo di vita che di politica. Quella di chi ha imboccato il viale del tramonto contromano e ostinandosi a impennare.

L’impuntatura su un nome, vera e propria “Operazione Caligola“, oltre a essere patetica, mostra anche il logoramento dell’anziano giocatore. Che accadrà in una legislatura durante la quale il padrone del partito, già mondato da “centristi verosimili” per fare posto a improbabili replicanti, taglierà il traguardo delle 90 primavere? Ci sarà la fatale attrazione verso Fratelli d’Italia. Difficile sia verso la Lega, almeno a giudicare dall’oggi.

Come al solito, il nome del gioco è rubamazzo o rubabandiera. O rubapeones. Chi drena pedoni a chi. Per ora, la vicenda serve esigenze tattiche ben definite: ad esempio, ululare contro il soccorso a una maggioranza posticcia, e soprattutto contro l’elezione di un personaggio “problematico” (ma aspettate di vedere l’omologo alla Camera).

Per demonizzare altri centristi, veri e presunti tali, che cercheranno nel corso della legislatura di incunearsi nella “maggioranza” e disarticolarla, in attesa della venuta di una nuova “riserva della Repubblica” per salvare il paese. Nulla di nuovo, nulla di inedito. Soprattutto se è vero che i colonnelli meloniani avrebbero negoziato il paracadute prima di andare al voto per la presidenza del Senato.

Ma sorridete, il meglio (o il peggio: punti di vista) deve ovviamente ancora arrivare. Se sinora abbiamo visto il tentativo dei due bolliti (B&S) di lavorare d’intesa per controbilanciare Meloni, ora uno dei due ha deciso di collaborare, almeno oggi, per mettere a leva i risultati di breve termine. Quando si arriverà al governo e alle decisioni che contano, vedremo il meglio e il peggio. Pensioni, scostamenti di bilancio, condoni assortiti (ecco, su quelli magari l’accozzaglia si compatterà felicemente), tutti alibi per scappare al Papeete. Del resto, per il giovane bollito, questa è letteralmente l’ultima spiaggia.

LA GRANDE PALUDE

E i cosiddetti centristi, quelli con lo stendardo araldico di Draghi senza Draghi, come Numa Pompilio che aveva abboccamenti con la Ninfa Egeria in giardino? Loro giocano e giocheranno a tutto campo. Sapendo che la premier in pectore è tatticamente abile e in grado di cambiare retorica all’occorrenza. Anche se il suo uso monomaniacale del termine “patriota”, che nelle intenzioni dovrebbe essere una forma di programmazione neuro linguistica o di brainwashing de noantri, finirà molto presto nel solito deforme logoramento alla David Lynch.

Dopo di che, prendiamo atto: si può invocare la soppressione del divieto del vincolo di mandato o creare listini bloccati dove obbedienti soldatini premono tasti sino al momento in cui smettono di farlo, e si riprendono la libertà guidati dalla personale funzione di utilità. E via, a proporre nuove “soluzioni”, tra cui presto avremo l’ipnosi prima delle votazioni per evitare “i furbi” e i franchi tiratori, di diritto o di rovescio. Tutto inutile, gente: l’azione umana è liquida e spesso scorre attraverso gli scarichi.

Partiamo con la legislatura e facciamoci coraggio. A questo giro, l’entità colliquata non sarà il fu M5S, ormai rebrandizzato nuovo fiammante e pronto a guidare le masse sotto lo stendardo del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, ma un manipolo di parlamentari “centristi” dipinti di azzurro e programmati per obbedire al proprietario, sin quando smetteranno di farlo. Del resto, anche qui non si inventa nulla: ci sono anche i partiti a esaustione biologica, sapete? Ah, e non scordate il maggiore zombie del parlamento ormai da numerose legislature: il Pd, al secolo PsicoDramma.

La maggioranza è più ampia, come dice il padre del Porcellum? Beh, sì, per le esigenze di accaparramento di brandelli di arrosto, certamente. Quando i nostri eroi si avvieranno verso la dogana della realtà, ci sarà una inevitabile scrematura.

Per la cronaca del giorno, che dire? Del discorso del neo presidente del Senato, poco e nulla. Un bel Pantheon che parte da Matteotti e arriva a Pertini (per Che Guevara e Madre Teresa ci attrezzeremo), recitato con l’allure del lettore abituale della Gazzetta dello Sport. Direi all’altezza delle aspettative, in complesso. Ma sorridete: il peggio deve ancora arrivare. Per tutto il resto, ci sono gli spalti dei social: con bava alla bocca d’ordinanza e copioso lancio di hashtag.

Foto Governo.it

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Raffaele D’ARCANGELO (---.---.---.57) 31 ottobre 12:48

    La forte recessione di cui percepiremo i veri contraccolpi si verificheranno tra i primi di dicembre 2022 e febbraio 2023. 

    Poiché la capacità di un governo si misura in base ai suoi risultati, questo di Meloni rischia di svanire entro pochi mesi. Meloni è di per sé un’insicura, poiché con poca esperienza politica (precisiamo: "nobile") e che afferma tutto ed il contrario di tutto.

    Un’arrivista come buona parte della politica odierna a livello europeo, che annunciava pochi giorni prima del voto "non sono una draghista".

    Appena insediata, affermò di mantenere piena lealtà al proseguo della politica di Draghi : opposizione politica e commerciale con la Russia, mantenimento delle sanzioni imposte dagli USA alle spese dei cittadini, versamento di finanziamenti a fondo perduto (se ne parla poco) all’Ucraina che, prima della guerra rammentiamolo, contava un’esposizione di debito pubblico di 3500 miliardi. 

    Infine dalla sua battaglia per la legalità e della ripresa (di che?) ha giurato fedeltà alla Van der Leyen (in inglese der LIE) . D’altronde quando la tesi di un dottorato di medicina accusa un plagio del 75%, ci si può immaginare il livello di affidabilità della sua autrice.

    Comunque, alla porta del governo non busseranno il 12% di disoccupati ma milioni di persone e decine di migliaia di PMI che stanno già chiudendo i battenti in tutta Europa.

    Attendiamo lungo il fiume e vedremo come il governo Meloni se ne uscirà, se dalla porta o dalla finestra.

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