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Privatizzazione delle Poste statunitensi: un attacco alla funzione sociale dei postini

In una Nazione con vastissimi territori fuori dalle grandi città, il servizio postale degli Stati Uniti (USPS) ha l'obbligo, coi suoi 170 milioni di punti di consegna, di recapitare la corrispondenza fino all' "ultimo miglio", anche nelle zone rurali e nelle Nazioni dei Nativi.

Di questo obbligo sociale approfitta Amazon che, per ora, appalta questo servizio alle Poste pubbliche, poiché non lo considera redditizio gestirlo in proprio. Lo paga 6 miliardi di dollari, con un contratto che nel 2017 era stato criticato anche da Trump. Però l'obiettivo per niente celato dell'allora presidente, come lo è anche oggi, era ed è di privatizzare le Poste. E di vietarne così anche la sindacalizzazione degli addetti, così come già fatto con altri settori pubblici, smantellando o deprimendo il ruolo di decine di agenzie federali a cui via via nei decenni erano stati affidati compiti sociali, ambientali, di timido controllo delle attività della corporation. Il paradosso è che un gigante della tecnologia come Amazon, che, con una massiccia attività antisindacale, ostacola contratti sindacali collettivi per paghe, ritmi e tutele contro gli infortuni, e che vanta, anche nelle pubblicità, la sua efficienza nelle consegne, in molte aree degli USA dipenda oggi dal lavoro estenuante dei dipendenti pubblici di USPS.

Agli autisti del settore specifico "zone rurali" è infatti assegnato un numero fisso di ore, predeterminato per ogni zona di lavoro con un sistema automatizzato delle consegne, con un mandato imperativo di terminarle tutte entro la giornata. Pena il rischio di licenziamento. Tale sistema "automatico" di distribuzione del lavoro era stato contestato dai lavoratori perché le ore retribuite sono spesso insufficienti a esaurire i recapiti, non viene pagato lo straordinario necessario a terminare il lavoro. Inoltre si deve dare priorità alle consegne di Amazon; anche rispetto a quelle, come le raccomandate, che un cittadino paga con una sovrattassa.

Nel settore delle Poste, alcune Union si dividono il campo (con la tipica frantumazione del Sindacato statunitense). Delle principali, American Postal Workers Union (APWU) rappresenta più di 200.000 dipendenti e pensionati USPS e quasi 2.000 postini del settore privato. Sindacalizza in genere gli impiegati (che lavorano allo sportello, smistano la posta e gestiscono i passaporti), gli addetti alla manutenzione dei mezzi e delle attrezzature postali e gli autisti di veicoli. Il sindacato National Letter Carriers’ Association (NALC) comprende invece 277.000 membri, attivi e in pensione, tra cui circa 180.000 portano la corrispondenza. Sono lavoratrici e lavoratori che consegnano posta e pacchi, a piedi o coi furgoni, alle case e alle aziende lungo le strade urbane. Anche tali sindacati vedono al loro interno componenti, permanenti o transitorie, che si battono per allargare gli spazi di democrazia interna e/o intervenire con proposte o nel voto sui contratti.

I postini statunitensi furono protagonisti nel 1970 di uno sciopero nazionale “a gatto selvaggio” che scoppiò a New York, dove i loro stipendi erano così bassi da costringerli a chiedere l’assistenza municipale. Fu il primo sciopero a livello nazionale di un settore del Pubblico Impiego, malgrado lo scioperare contro il proprio padrone (lo Stato) comportasse fino ad un anno di carcere e 1.000 dollari di multa. Malgrado le minacce governative, la dissociazione dei vertici sindacali, l’inviò di 25.000 militari a New York da parte di Nixon a smistare la posta, lo sciopero si diffuse in quattro giorni in 200 città di 15 Stati dell'Unione e coinvolse 200.000 addetti. Ottenne maggiori aumenti retributivi per cercare di tirar fuori la fascia retributiva più bassa degli addetti da quello che era (e per alcuni è ancora) un vero e proprio "salario di povertà".

In quegli anni di Nixon, le attività postali pubbliche passarono dall'essere un dipartimento governativo a diventare un'agenzia indipendente senza obbligo di finanziamento pubblico.

Oggi il Sindacato, ora si parla del NLCA, è criticato da settori della base anche perché, pur conoscendo che una certa parte del lavoro, soprattutto nelle aree rurali, si svolge in orari non retribuiti e senza pause, tiene troppo conto della situazione finanziaria delle Poste pubbliche USPS (il cui bilancio nel 2024 è in rosso di 9,5 miliardi di dollari) e soprattutto delle dichiarazioni di Trump che intende stanziare i non obbligati finanziamenti federali al servizio pubblico. La questione impatta anche sul tentativo di Trump di vietare progressivamente il voto elettorale per posta (che in genere pratica quasi un terzo degli statunitensi): in otto Stati dell'Unione - California, Colorado, Hawaii, Nevada, Oregon, Utah, Vermont e Washington e la Capitale - le schede sono recapitate automaticamente dai postini nelle buche di elettrici ed elettori. Trump, comunque, preferirebbe che la consegna delle schede agli elettori, fin quando tale metodo di voto sarà ammesso, finisse sotto il "controllo" di vettori privati, grandi finanziatori del Partito Repubblicano.

Come Louis DeJoy, che lui aveva insediato nel 2020 come amministratore delegato (CEO) di USPS, già direttore della società di consegna dei pacchetti XPO. O Come l'attuale CEO di USPS, Davis Steiner, nominato a metà 2025, che è stato direttore di FedEx, un'altra impresa privata di spedizioni. Entrambi, più o meno espliciti, ridimensionatori del ruolo pubblico delle Poste.

Una tale incombente privatizzazione del servizio postale comporterebbe la diminuzione delle consegne della corrispondenza (e anche di servizii indispensabili come il recapito a domicilio di assegni pensionistici e prescrizioni mediche) nelle aree rurali e nelle Nazioni dei Nativi. Inoltre, l'aumento dei costi delle spedizioni a livello di mercato privato colpirebbe i più poveri.

Nel contempo, il rinnovo dei contratti dei postini sta mettendo al centro, non solo l'abolizione del doppio livello per i neo assunti (concesso anni fa dal Sindacato), il cui trattamento economico scarso porta ad un elevato turnover, ma anche il recupero dell'inflazione, in aumento negli USA anche per le immense spese belliche e i dazi imposti dal governo sulle merci estere. E pure anche le tutele di sicurezza del lavoro per le strade del Paese. Le gravi aggressioni a postini sono state 305 nel 2023. Oltre a 5.200 attacchi di cani (dato del 2025). Aggressioni, quelle animali, conseguenza delle paranoie statunitensi della difesa estrema della proprietà a cui sono associati i poveri cani "militarizzati"; e quelle umane, in gran parte dovute al tentativo della delinquenza di appropriarsi delle chiavi per le serrature a freccia degli armadietti delle Poste o dei condominii, dove sono accumulati magari documenti di valore. Nel 2020, Trump, che si vanta di politiche di "legge e ordine" con cui prende voti, ha privato i postini della protezione degli agenti della polizia federali, limitandola agli uffici e alle cassette postali.

I tentativi di rinnovo dei separati contratti di lavoro trattati dai vari Sindacati si trovano però di fronte al piano di ristrutturazione deciso anni fa dell'allora CEO DeJoy, che prevede chiusura di strutture postali, trasferimenti di massa e/o pensionamenti di lavoratori, lunghi percorsi per ritirare la posta da smistare poi sui territori. Lo Stato del Wyoming, ad esempio, si avvia a non avere più stabilimenti postali; quindi una lettera ivi spedita dovrà viaggiare fino in Colorado per essere smistata e portata poi al destinatario. DeJoy ha tagliato pure già l'orario degli uffici postali, aumentando con ciò le file agli sportelli e il ritardo delle consegne.

Tutto ciò sembra fatto apposta (o lo è) per favorire il passaggio della clientela delle Poste pubbliche a concorrenti come Amazon, FedEx e UPS. Obiettivo finale: cancellare progressivamente il servizio postale pubblico e sostituirlo col monopolio privato. Così come prevede un rapporto appaltato alcuni anni fa a Wells Fargo Bank, che prevede forti aumenti dei prezzi e la contemporanea eliminazione del servizio postale universale con l'abolizione negli USA di tre quarti delle le rotte, a partire dalle consegne rurali.

Amazon, che per il momento paga l' "ultimo miglio" delle sue consegne a USPS (il rinnovo del contratto è stato firmato il mese scorso), si starebbe portando avanti per assorbire il grande affare delle Poste con la costituzione di un settore indipendente che impiegherebbe nel futuro fino a 100.000 addetti a condizioni economiche e normative nettamente inferiori a quelle in vigore ai lavoratori USPS sindacalizzati.

In controtendenza a ciò, la filiale statunitense del colosso logistico tedesco DHL ha firmato un accordo con USPS per la consegna capillare dei pacchi. Per le Poste pubbliche, in difficoltà finanziarie, l'operazione ha una grande importanza: USPS aveva segnalato a febbraio una mancanza di liquidità a causa delle perdite complessive di 118 miliardi messe a bilancio a partire dal 2007.

I sindacati postali hanno lanciato a febbraio una campagna contro la privatizzazione, più o meno strisciante, con manifestazioni in tutto il Paese che riaffermano l'importanza della figura storica del postino nella storia e nell'attualità.

Ogni anno infatti il secondo sabato di maggio, mentre consegnano la posta, i "vettori di lettere" raccolgono donazioni alimentari non deperibili, lasciate volontariamente dalla popolazione vicino alle cassette postali oppure negli uffici delle Poste. La campagna NALC Stamp Out Hunger Food Drive è la più grande raccolta alimentare di un giorno negli Stati Uniti. Un postino afferma che “ogni anno il trasporto del cibo di Stamp Out Hunger offre a tutti noi un’opportunità unica di un obiettivo comune: dare a coloro che stanno lottando per nutrire le loro famiglie un cibo distribuito dalla banche alimentari locali".

I postini statunitensi sono anche spesso in prima fila nelle lotte per i diritti sociali. A dicembre 2025, a Minneapolis, mentre gli agenti federali assediavano la città, i lavoratori postali partecipavano alle manifestazioni anti-ICE. Come quella del 15 dicembre, in risposta al fatto che detti agenti utilizzavano i parcheggi dei dipendenti presso gli uffici postali per mettere in scena le loro operazioni. Afferma ancora il postino, autore dell'articolo nelle note di questo scritto, che "le operazioni ICE a Minneapolis hanno reso le nostre condizioni di lavoro non sicure. Il caos e la violenza che portano nelle nostre strade mette a rischio anche noi: auto non contrassegnate attraversano i quartieri ad alta velocità, gas lacrimogeni nell'aria, sparatorie mortali. Ci siamo organizzati non solo per la nostra sicurezza, ma anche per essere solidali con i nostri fratelli e sorelle immigrati che sono più colpiti da questa violenza di Stato".

 

FONTI PRINCIPALI:

E.Bongaards, Postal Workers Demand to Kick ICE Off Postal Property, Labor Notes, 5.3

R.Herring, Amazon Is Bleeding the Post Office Dry, Jacobin, 19.5

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