Anche le monete vanno in guerra per i 250 anni degli Stati Uniti
C'era una volta un presidente degli Stati Uniti che aveva promesso agli elettori pace e prosperità.
Ora (a 8 mesi dalle elezioni di metà mandato del Parlamento) il popolo statunitense si ritrova con un'inflazione che non accenna a diminuire e senza quel poco di sanità pubblica (aggiuntiva a quella risicata, esistente per i poveri e per gli anziani) che era stata introdotta durante l'epoca covid e che i Repubblicani non hanno voluto prorogare. Ma anche è coinvolto in una guerra interna (con truppe armate dell'ICE contro gli immigrati in giro per le strade delle grandi città governate dai democratici) e in una guerra internazionale in corso in Medio Oriente. Conflitto con cui il presidente degli USA ha assecondate e incrementato le imprese criminali di Netanyahu ed è ora costretto, per far circolare nuovamente il petrolio, a chiedere aiuto ai Paesi che pochi mesi fa aveva minacciato e colpito da dazi doganali.
Trump, nelle ultime settimane, sembra aver rinunciato al più volte richiesto Nobel per la pace e, oltre a riversare quotidiani truculenti bollettini di guerra, si sta occupando in prima persona delle celebrazioni per i 250 anni della Nazione, anniversario che cade quest'anno e per cui sono stanziati ingenti soldi pubblici e privati.
Un assaggio di ciò era avvenuto nel novembre scorso con la parata militare lungo il National Mall di Washington per il 250° anniversario dell'esercito americano. Parata che ha permesso al presidente anche di ricordare il proprio 79° compleanno.
Da allora, immensi ritratti di Trump in versione accigliata sono esposti su alcuni edifici federali della Capitale e la sua immagine compare anche sui biglietti d'ingresso dei parchi nazionali e dei siti storici, dove il suo (ex) amico Musk, ai tempi del DOGE, aveva licenziato migliaia di ranger e il presidente vietato esposizioni e cartelli sulla schiavitù, i nativi americani, il cambiamento climatico ....
Il programma dei 250 anni degli USA, che ha al centro la riscrittura reazionaria della storia del Paese, continuerà con iniziative fantasmagoriche fino a quella che Trump ha definito "la festa di compleanno più spettacolare che il mondo abbia mai visto e che mai vedrà" (un finale di frase che ha un vago sentore jellatorio).
Questa primavera si terrà una preghiera collettiva al National Mall di Washington, per “riedificare il nostro Paese come una nazione sotto Dio”, che sigilla il matrimonio d'interesse tra il presidente (che non si potrebbe definire uno stinco di santo) e i milioni di bigotti reazionari che lo vedono come un messia. Ben rappresentati nell'ufficio per le congregazioni religiose che Trump incontra periodicamente presso la Casa Bianca (dopo averla riconsacrata dopo la presidenza Biden), con relativa foto collettiva di estatica preghiera.
A cavallo tra giugno e luglio, per due settimane, Washington ospiterà la Great American State Fair, con padiglioni dei 50 Stati dell'Unione che "metteranno in mostra innovazioni mozzafiato e celebreranno la straordinaria storia e cultura dell’America".
In autunno, infine, si svolgeranno i primi Patriot Games, un evento atletico di quattro giorni coi migliori atleti delle scuole superiori e anche combattimenti di MMA nel prato della Casa Bianca: “uno degli eventi sportivi più grandi e storici di sempre” lo ha definito Trump. La forma estrema di arti marziali miste che si svolge dentro le gabbie richiama le lotte dei gladiatori dentro il Colosseo ed è organizzata dall'Ultimate Fighting Championship di Dana White, un pezzo grosso del mondo MAGA. Dalla stessa filiera "sportiva" proviene la Segretaria dell'Istruzione federale Linda McMahon, incaricata di ridurre al minimo personale e funzioni di quel Ministero per assegnarle localmente e permettere così il pieno insegnamento di culture reazionarie.
Potevano mancare medaglie commemorative per immortalare questa riscrittura della storia patria promossa da Trump? L'ipotesi di coniare un dollaro con la sua immagine sembra (per il momento) tramontata. Due senatori Democratici avevano presentato a dicembre un disegno di legge, intitolato "Change Corruption Act", per impedire che presidenti ancora in vita comparissero sulle monete degli USA. Col secondo mandato di Trump sono velocemente scomparse anche le ipotesi di celebrare il difensore dei diritti degli afroamericani Frederick Douglass per commemorare l'abolizione della schiavitù; la manifestante con una bandiera “Votes for Women” per celebrare il suffragio femminile e la piccola Ruby Bridges coi libri di scuola sotto braccio per ricordare la desegregazione scolastica dei neri.
Tutti questi ricordi, proposti al conio di monete commemorative durante la presidenza Biden, sono stati cassati nel dicembre scorso dal Tesoriere degli Stati Uniti, Brandon Beach, in quanto specchio delle "politiche di diversità, equità e inclusione" e della Critical Race Theory aborrita da Trump. E anche perché contrastano con l'immagine storicamente gioiosa e unita della storia del Paese come la si vuole oggi presentare. Forse saranno coniate monete coi "pellegrini" del Mayflower, quelle con George Washington (che, en passant, rifiutò di finire raffigurato mentre era in carica per non sembrare un re) durante la guerra d'indipendenza, Jefferson per la firma della dichiarazione d'indipendenza, Madison per la Costituzione (quella che oggi Trump travalica, rompendo l'equilibrio dei poteri statuito dai fondatori del Paese), Lincoln per il discorso di Gettysburg che concluse la guerra civile.
Ma il caso più significativo che "i tempi stanno cambiando" è il conio di una moneta commemorativa da 10 centesimi (il dime, il soldo comunissimo, il più piccolo in circolazione), dove si nota la modifica del messaggio assegnato alla sempre rappresentata aquila calva (l'uccello simbolo degli USA). La quale aveva, serrate tra gli artigli, sia delle frecce (a simboleggiare la guerra) sia un ramo d'ulivo (a rappresentare la pace). Il ramoscello d'ulivo era già presente nel Grande Sigillo degli Stati Uniti, utilizzato per la prima volta nel 1782. Truman dichiarò nel 1945 che la testa dell’aquila doveva sempre rivolgersi verso il ramoscello d'ulivo, ma sganciò 2 bombe atomiche sul Giappone e fece la guerra di Corea. E chi lo precedette e lo seguì come presidente degli USA ha sulla coscienza le molte guerre contro i progressisti in tutto il mondo in appoggio alle più feroci dittature.
Trump in questo senso è più sincero: ormai i voti li ha presi, un terzo mandato lo cercherà aldilà del dettato costituzionale e la guerra è una variabile inclusa nella sua gestione farneticante della Cosa Pubblica. Sarà per questo che nella sua versione delle monete per i 250 anni degli USA l'ulivo sotto l'aquila è del tutto scomparso. Un piccolo segno di un cambiamento che sarà nel 2026 sotto gli occhi di tutti i suoi concittadini. I quali pagheranno le spese di guerra con la diminuzione ulteriore delle spese sociali.
La necessaria questua presidenziale per i grandi festeggiamenti ha coinvolto grandi imprese del Paese (i cui loghi scorrono sul sito della Casa Bianca), mentre procede l'attacco alla cultura: alla prestigiosa Smithsonian Institution è stato imposto di cancellare mostre non gradite al presidente, alle università di cambiare i corsi di studio, pena la perdita dei finanziamenti federali e alle biblioteche pubbliche del Paese di essere più fedeli alle idea MAGA. Una vicenda di censura dei libri che ricorda il film del 1956, di Daniel Taradash, Storm Center, “Al centro dell’uragano”, la prima pellicola antimaccartista di Hollywood.
Mentre gli Stati Uniti si preparano a mesi di festeggiamenti, i popoli del Medio Oriente subiscono uccisioni, distruzioni, trasferimenti forzati, perdita di sovranità.
Un nuovo re è arrivato ma si troverà nuovamente contestato da una terza edizione di No Kings che si svolgerà il prossimo 25 marzo. Sono al momento già previste 1.000 manifestazioni in tutti gli Stati dell'Unione (e anche in altre Nazioni) contro l'autoritarismo governativo; la principale delle quali si terrà nelle Twin Cities del Minnesota, Minneapolis e Saint Paul, dove gli agenti federali dell’immigrazione, durante i loro raid anti-immigrati, hanno ucciso Alex Pretti e Renee Nicole Good. I precedenti No Kings sono stati il 14 giugno 2025, in occasione della summenzionata parata militare, e il 18 ottobre, quando parteciparono a 2.600 manifestazioni ben 7 milioni di persone.
Fonti principali:
S.Mitchell, First Trump Scrapped “DEI” Coins. Now the New Dime Is Losing the Olive Branch, Mother Jones, 14
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