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Perugia-Roma: 300km in canoa lungo il Tevere

Altra avventura in canoa per il vicentino Fabrizio Padovan, 11 giorni in solitaria lungo il Tevere.

Dopo appena 2 anni di allenamenti con la canoa, per Fabrizio Padovan, vicentino residente a Lonigo, è finalmente arrivato il momento di affrontare una lunga avventura sul terzo fiume più lungo d'Italia: il Tevere.

Durante questi 2 anni Fabrizio si era allenato sul Po, sull'Adige, sul Piave e molti altri fiumi; aveva affrontato molte altre esperienze estreme che l'avevano convinto ad essere pronto fisicamente, strategicamente e mentalmente per affrontare questa nuova avventura: sfidare in solitaria il Tevere per 300 km da Perugia a Roma.

Per questa sfida della durata di 12 giorni, Fabrizio ha scelto il fiume più "amazzonico" d'Italia perché le rive del Tevere sono praticamente disabitate e le possibilità di rifornirsi di viveri o acqua sono molto remote. Inoltre, in caso di malessere fisico, raggiungere la cosiddetta "civiltà" sarebbe stato alquanto difficile. L'organizzazione logistica e la concentrazione, oltre ad essere alla base di questa avventura, dovevano essere al massimo!

Partenza il 23 aprile. Nonostante tutte le precauzioni prese iniziano per Fabrizio i primi problemi: si lesionano le ruote del carrello per trasportare il materiale, si lacera e cede il mega-zaino in spalla, la parte inferiore della canoa gonfiabile si sgonfia rapidamente e parte dell'abbigliamento tecnico di scorta viene disperso nel fiume. Non solo, una vescica sotto al piede, il bordo degli stivali di gomma che brucia la pelle dei polpacci. Tutto ciò non è certo d'aiuto per l'umore.

«I primi quattro giorni sul Tevere, sono stati i più duri - racconta Fabrizio - alleggeriti soltanto dall'incontro con altri 2 canoisti tedeschi, con i quali mi son potuto confrontare durante qualche momento della giornata, visto che stavano percorrendo il mio stesso percorso. E' stato appagante per meo poter pagaiare in solitaria in un fiume così ricco di storia ed immerso nella natura».

Ma Fabrizio, da bravo avventuriero, era altresì contento anche delle tante insidie costruite dall'uomo lungo il Tevere, come dighe, rapide improvvise, cascate: «Sai che noia pagaiare per 12 giorni in un fiume privo di problematiche mortali!?».


Improvvisamente però, dopo aver superato Perugia e Todi, fenomeni atmosferici avversi costringono Fabrizio a desistere dal continuare ad avanzare sul Lago di Corbara, il vento contrario era troppo forte ed intanto iniziava a diluviare. Ha dovuto fare delle lunghe camminate tra il fango sulla sponda del lago, trascinandosi appresso la canoa, fino a dover smontare tutto per cercare di oltrepassare il lago su terraferma. Per poi passare al vento contrario e alla tanta pioggia sul Lago di Alviano.
Per riuscire a superare tutte le avversità quotidiane del Tevere, doveva per forza recuperare le energie di notte dormendo, come sempre, nella sua tendina mimetica sulle sponde del fiume.

Il vicentino dallo spiccato senso dell'avventura ha già trascorso 11 notti nel bosco da "survivor" convinto. «Gli ultimi giorni sono stati un po' più rilassanti perché sono stato "adottato" per 30 ore dal gruppo della "Discesa del Tevere" un evento che viene organizzato da 38 anni nel periodo dal 24 aprile al 1° maggio».

Attorniato dall'atmosfera gioviale del gruppo, Fabrizio riesce, nel paese di Ponzano Romano, a fare scorta di provviste e di materiale per la riparazione dell'equipaggiamento lesionato dall'inizio del viaggio, così da poter riuscire a ritornare a casa a viaggio fluviale finito. E, non meno importante, a fare scorta di ricariche elettriche per i suoi apparecchi elettronici, per riuscire a girare il film del viaggio.

Appreso dagli organizzatori della "Discesa del Tevere" quali sono i punti più insidiosi per arrivare a conquistare Roma, l'avventuriero riprende il suo viaggio in solitaria, fra le acque senza corrente di questo fiume, tanto da sembrare più un lago che un fiume, anche se continuamente bloccato ed ostacolato da numerose dighe.
Dopo 11 giorni di viaggio, Roma è vicinissima, Fabrizio è emozionato dalla vista dei palazzi, delle borgate periferiche di Roma! E finalmente al dodicesimo giorno di fatiche l'arrivo prima sotto a Ponte Milvio, poi Ponte Cavour e per finire in bellezza a Ponte Sant'Angelo, con la vista del cupolone di San Pietro!

Fra mille peripezie Fabrizio ha portato a termine anche questa sfida in solitaria, pensando già agli ambiziosi obiettivi futuri: il Po e il Danubio.

 

 

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