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Pedofilia: focus tedesco denuncia l’inadeguatezza dei media

di Antonietta Chiodo

Dobbiamo essere onesti trattando il tema della pedofilia, sarò quindi costretta ad evidenziare una reticenza giornalistica italiana nell’ esaminare negli anni questo argomento, comprovato da alcuni studi in Germania compiuti nell’ultimo decennio e documentati dal National Center of Biotecnnolgy Information. L’impatto mediatico è fondamentale non solo per educare le persone alla denuncia ma per spingere chi è affetto da un disturbo pedofilo a richiedere l’aiuto di un professionista.

Uno studio scientifico condotto dai medici dalla rete tedesca di prevenzione “Kein Täter werden”su pazienti anche in età puberale con attrazione nei confronti di minori indica un peso non indifferente della comunicazione mediatica e dell’uso che ne viene fatto. Gli studi indicano che circa l’1-5% della popolazione maschile ha una preferenza sessuale per i bambini in età prepuberale, contrariamente alle comuni percezioni errate, le persone con pedofilia non commettono necessariamente abusi sessuali su minori. Ciò significa che gli individui con pedofilia possono (e spesso lo fanno) vivere senza offese con il pieno controllo comportamentale. Tuttavia, la preferenza sessuale per i bambini in età prepuberale rappresenta un importante fattore di rischio per reati sessuali (ripetuti) contro i bambini. Inoltre, ci sono individui con pedofilia che si percepiscono a rischio di commettere reati e quindi sperimentano disagio causato dalla loro preferenza sessuale che li motiva a cercare un trattamento preventivo. Per supportare le persone in cerca di aiuto, sono stati istituiti vari trattamenti a livello nazionale e internazionale per offrire assistenza alle persone colpite. 

Tuttavia, poiché questi servizi si basano sull’auto-riferimento, ci sono alte probabilità che i potenziali pazienti si astengano dal cercare aiuto a causa dello stigma associato alla preferenza sessuale per i bambini. Pertanto, studi precedenti indicano che la copertura mediatica della pedofilia gioca un ruolo fondamentale nel perpetuare questo stigma e nell’instillare paura nelle persone che sono sessualmente attratte dai bambini. 

Tuttavia, questi studi si sono concentrati in gran parte su campioni comunitari (non clinici) di individui che tendono ad essere ben adattati e non a rischio di commettere abusi. Inoltre, gli effetti dei media sulle persone con pedofilia sono stati esaminati marginalmente, concentrandosi sugli esempi più sensazionalistici e meno basati sui fatti di resoconti dei media.

Notiamo infatti che solo attraverso ricerche sui canali internet di uso comune la pedofilia sia un insieme di notizie divulgate sistematicamente, dopo un decesso o un’importante arresto di criminali ed abusanti.

Di conseguenza, i potenziali effetti positivi ed educativi dei resoconti dei media sulla pedofilia sono rimasti poco esplorati.

Lo studio condotto dal “Kein Täter werden” ci porta a considerare attraverso le testimonianze dei medici competenti in materia di come una comunicazione indifferenziata porti le persone attratte sessualmente dai minori ad autodefinirsi “bombe ad orologeria”. Questo termine ci da quindi l’idea di quanto la comunicazione mediatica in questo ambito debba essere sensibile e condotta adeguatamente per evitare che il pedofilo si senta in colpa, creando così una maggiorazione della propria malattia mentale sfogandola poi in atroci delitti.

L’articolo si basa sulle ricerche del personale medico e ricercatori scientifici:

Daniela Stelzmann, Sara Jahnke e Laura F. Khule

Hector Tsang, redattore accademico e Chung-Ying Lin, redattore accademico

Questo articolo è stato pubblicato qui

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