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"OIL": la voce delle vittime

Proiettato in Sardegna il film "OIL", una video-inchiesta sul polo petrolchimico sardo del regista indipendente Massimiliano Mazzotta.

Nella serata di venerdi’ 20 febbraio, è avvenuta a Cagliari l’unica proiezione pubblica, poi eccezionalmente replicata, dell’ultimo film del 37enne regista pugliese Massimiliano Mazzotta.

Si tratta di una video-inchiesta sulla raffineria Saras (gruppo ENI) sita nel comune di Sarroch, paese di 5200 abitanti che si affaccia sul golfo di Cagliari, a pochi chilometri di distanza dal capoluogo isolano.

Tale raffineria, la più grande del Mediterraneo, sorta nei primi anni 60 del secolo scorso nell’ambito del Piano di Rinascita e di proprietà della famiglia milanese Moratti, aveva un’estensione di 180 ettari, che col tempo si sono moltiplicati sino ad assorbire, con oltre 800 ettari di stabilimenti vari, la quasi totalita’ del territorio comunale.

Fino a pochi anni fa la raffineria era autorizzata ad emettere sino a 14.000 tonnellate di emissioni l’anno, poi ridotte alla metà.

Tra tali emissioni vi sono il benzene e l’idrogeno solforato, entrambi altamente cancerogeni, oltre che estremamente tossici.

Praticamente gli abitanti del paese vivono in simbiosi col polo petrolchimico, coi suoi rumori, coi suoi miasmi, coi suoi veleni; tra le case e le ciminiere vi sono non chilometri ma, in certi casi, poche centinaia di metri. Forse per questo il dottor Annibale Biggeri, intervistato nel film, ha riscontrato tra i bambini del posto una modificazione a livello di DNA, qualcosa che spaventa solo a pensarci.

Inutile dire che l’impatto ambientale di tale impianto si è rivelato col tempo devastante per le persone e l’ecosistema. Le patologie tumorali e le affezioni croniche dell’apparato respiratorio sono altissime rispetto alla media nazionale. Le viscere degli agnelli hanno odore di petrolio, e così i pesci della zona, fin quando li pescavano.

Da notare che, negli anni si è assistito non già ad un passaggio ad uno sviluppo piu’ rispettoso dell’ambiente, ma ad un ampliamento delle attivita’ di raffinazione petrolifera. 

Del resto lo scempio ambientale e le vittime del cancro non sono mai state oggetto di inchieste da parte dei media locali, che si dedicano invece a sponsorizzare le grandi opere dei loro editori, disinteressandosi completamente della consapevolezza dei cittadini.

Sotto questo aspetto la vergognosa disinformazione dei mainstream isolani (giornali e tv) è veramente scandalosa e indegna di un paese minimamente civile.
Anche grazie a tale disinformazione la cittadinanza crede che la raffineria esista quasi per diritto divino, che così debba essere nei secoli a venire e che i morti siano il prezzo da pagare, una specie di moderno sacrificio umano, mentre a Milano i padroni del vapore contano i miliardi.

Nel 2000, tra gli altri, entra in funzione l’impianto IGCC della SARLUX, che smaltisce le scorie della stessa Saras, scorie altamente tossiche e di difficile smaltimento (il cosiddetto filtercake) ma che, per il nostro stato criminogeno sono considerate (unico caso in Europa) "fonti rinnovabili" e quindi vengono usate per produrre energia elettrica, sovvenzionata dallo stato con la truffa dei CIP6, gli stessi incentivi usati per assimilare gli inceneritori alle "fonti rinnovabili" e vendere l’energia elettrica prodotta in modo altamente inquinante (nanopolveri) al triplo del prezzo di mercato.

Il film del giovane regista di Lecce prende le mosse, quasi casualmente, da una sua vacanza nella zona risalente all’estate del 2007 e che lo condurrà a tornare diverse volte nel paese adiacente alla raffineria per sviluppare una vera e propria inchiesta sugli effetti dello stabilimento sulla salute della popolazione, sulla base di interviste dirette, testimonianze, nomi e cifre.

Il documentario inizia con una breve prospettiva storica mostrando la trasformazione della zona, da prevalentemente agropastorale con forte disoccupazione a tipicamente industriale, con circa la metà degli abitanti di Sarroch impiegati in raffineria e un aumento del benessere economico diffuso.

E subito iniziano le interviste, vera colonna portante di questo bellissimo esempio di cine-giornalismo. Purtroppio il miraggio del facile benessere economico basato sulla raffineria si rivela, per i lavoratori, piuttosto effimero, perchè si può pagare con la vita.

Inizia a parlare un pescatore, con immagini che risalgono ai primi anni 70, che ci parla di "spigola al diesel", con riferimento all’odore che ha talvolta il suo pescato.

Parleranno poi Ignazio Piras (sicurezza sul lavoro Saras) per rassicurare sulle condizioni di lavoro, nonché Giorgio Zonza (responsabile comunicazione Saras) il quale, sfoderando un campionario di propaganda paradigmatico, ci parlerà di "progresso" e di "crescita" e, senza minimamente accennare alle vittime e ai veleni, ci illustrerà il gabbiano Gabì, usato come testimonial della raffineria nelle scuole elementari, per abituare sin dalla più tenera etaà gli abitanti di Sarroch a rispettare e ad amare quel mostro mefitico che avrà ucciso i loro genitori e forse un giorno uccidera’ anche loro.

Bisogna amare i propri carnefici. Siamo oltre Orwell, ma proseguiamo.

C’e’ Skizzo, il giovanissimo artista di strada coi dredlocks che ci dà un saggio delle sue capacità e fa filtrare un raggio di sole in un film che, comunque, sarà sempre basato su un tipo di comunicazione cruda e realistica, con forti rumori di fondo, a volte disturbanti, testimoni con la voce camuffata e un effetto contrasto, leit motiv di tutto il film, tra la retorica mendace del potere e la verità raccontata e mostrata dalle vittime.

Ci sono i ridicoli controlli medici sugli operai, effettuati con roulottes e medici itineranti a libro paga dell’azienda avvelenatrice.

A chi chiede di essere visitato in normali ospedale l’azienda risponde che non è possibile, a causa.... degli "alti costi". Ogni commento è superfluo.

Verrà poi ripresa, in conferenza, Claudia Zuncheddu, medico e consigliere regionale, che smaschererà gli escamotage aziendali finalizzati a vanificare gli esami medici che potrebbero evidenziare le responsabilità della raffineria e i suoi gravissimi danni sulla salute: ("si dovrebbe espettorare catarro, per avere dati veritieri, ma l’azienda ci diceva di sputare come campione della semplice saliva..." racconta un operaio).



Poi parla il disincanto di un un vecchio del luogo: "i soldi vanno a Milano"; sullo sfondo l’onnipresente raffineria.

Arriviamo all’8 marzo 2008; mentre Massimo Moratti festeggia a San Siro la squadra di calcio di famiglia, duettando al microfono con Celentano, in Sardegna, in una palestra di Sarroch, un gruppo di persone rendono omaggio all’ultima vittima del petrolkiller.

Parla Barbara Romanino, i cui nonni sarrochesi sono tutti morti di cancro, dopo essere stati spossessati delle loro terre e indennizzati da "sa rovineria" con 340 lire al metro quadro; la Romanino, al microfono, indica chiaramente le responsabilità del petrolchimico e chiama in causa anche i politici locali, nel migliore dei casi indifferenti, quando non collusi o corrotti e comunque inadeguati a salvaguardare la popolazione decimata da un ecomostro insaziabile.

L’ex governatore della Sardegna Renato Soru, che concede un’intervista al regista (cosa che non faranno i vertici di POLIMERI EUROPA, società partecipata nel business petrolifero sarrochese), ribadisce la sua contrarietà ad assimilare alle energie rinnovabili gli scarti di lavorazione del petrolio, evidentemente altamente inquinanti. Non solo l’ex governatore stigmatizza la surrettizia pratica dei CIP6 in tale velenoso contesto, ma ricorda di essere stato l’unico politico a non aver partecipato ai rituali eventi aziendali organizzati dalla Saras.

Nel film è evidenziato l’attivismo di base e la sua importanza quando la politica abdica completamente al suo ruolo.

Arianoa è un’associazione sarrochese che raggruppa, ad oggi, un centinaio di persone tra lavoratori ed abitanti, che avanzano richieste all’azienda, oltre a stimolare il dibattito e la presa di coscienza della cittadinanza. La principale richiesta è la sicurezza e il diritto a vivere in un ambiente monitorato e possibilmente salubre. Non vogliono che la Saras se ne vada, ma vorrebbero che si cominci ad ascoltare la loro voce e prendere provvedimenti concreti.

Inutile dire che ne il comune ne tantomeno l’azienda li considerano interlocutori.
Il comune di Sarroch non ha voluto concedere un qualsiasi spazio pubblico per la proiezione del film, l’unica proiezione è avvenuta in un bar, e l’azienda stessa, nei suoi comunicati interni (lo affermano testimoni nel dibattito post-film), ha fortemente criticato l’opera del regista pugliese.

Tornando ad Arianoa, nel film parleranno Beatrice Tiddia, vedova del marito morto a 48 anni, di cui trenta in raffineria, e Igor Melis, un fondatore dell’associazione stessa.

Lo scienziato fiorentino Annibale Biggeri, intervistato, ribadirà lo stravolgimento ambientale e i rischi sanitari derivanti da un polo petrolchimico così pericolosamente vicino ad un centro abitato, nonché i già accennati danni al DNA infantile dei bambini sarrochesi.

Con riferimento allo scempio ambientale nel film incontriamo anche Vincenzo Tiana, responsabile Legambiente Sardegna e Luca Pinna, suo omologo del WWF regionale; entrambi sottolineeranno l’incongruenza, per non dire l’assurdità, della presenza devastante di una raffineria in una zona di altissimo pregio naturalistico quasi unica in Europa, con zone umide, dune, aironi e fenicotteri.

Patrizia ci racconterà del suo compagno sarrochese, Gigi Vaccargiu, morto di cancro appena 31enne il 19 agosto 2007. Si tratta di una testimonianza tanto sobria quanto drammatica, veramente difficile da dimenticare.

Ma la catena di testimonianze su veleno, soldi e morti, che grava su tutta la pellicola e che sembra un pallone che stia per scoppiare, trova il suo contraltare nella suprema ipocrisia delle parole che chiudono il film, quelle di Gianmarco Moratti, gran patron della raffineria, ripreso mentre parla di fronte ai suoi dipendenti: "la nostra famiglia è la Saras". Un pugno in faccia farebbe meno male.
Inutile dire che il film è stato ignorato, per non dire censurato, da tutti i mainstream nazionali; qualche testata locale gli ha dedicato una mezza paginetta, ma senza approfondimenti, senza contesto, senza seguito.

Sia L’Unione Sarda che l’edizione locale di EPolis si sono limitate al commentino di rito, senza creare partecipazione, senza stimolare dibattiti, ricordandosi che, come sempre, prima vengono gli inserzionisti e i lettori sono la merce da vendergli. La solita vergogna mainstream.

Il film è stato rifiutato persino da eventi (pseudo)culturali come Torino film festival 2008 e Festival Cinema Giovani 2008. Non parliamo della distribuzione nelle sale, non parliamone perchè, semplicemente, non avremmo di che parlare.

Dobbiamo ringraziare l’anziano docente di comunicazione milanese Antonio Caronia che, conosciuto il giovane regista quasi per caso, si è poi adoperato per aiutarlo nella divulgazione.

Sono tutt’ora entrambi alla ricerca di spazi pubblici dove proiettare il film, specie qui in Sardegna e gli auguro buona fortuna, di cuore.

Se mi è concesso un commento, al termine di questo resoconto, che spero non sia stato troppo lungo e/o noioso, mi auguro che il film di Mazzotta possa portare la consapevolezza dei parenti delle vittime dell’azienda killer a un livello tale da permettere una eventuale azione penale nei confronti dei responsabili di malattie evitabili, morti sbagliate, sviluppo sbagliato. In primis l’azienda, ma anche politici ignavi, i sindacati opportunisti, le istituzioni che dovevano controllare, totalmente assenti.

Perchè, come ci mostra questo film capolavoro, i responsabili dello sfacelo ambientale e sanitario hanno nome, cognome e indirizzo, anche se, in Italia, certi poteri sono intoccabili, come dimostra la sentenza del tribunale di Venezia del 2 novembre 2001, che assolveva i vertici criminali di Montedison e Enichem.

Ma non è detto che il futuro debba essere uguale al passato

Dedico questo scritto alla memoria di Ken Saro Wiwa.

Commenti all'articolo

  • Di illupodeicieli.leonardo.it (---.---.---.168) 27 febbraio 2009 14:16

    Grazie delle informazioni che hai fornito: un film che dovrebbero proiettare in prima serata in tv, anche le locali per esempio, ma che prima di "passare per il tubo catodico" dovrebbe essere visibile nelle multisale, nelle scuole (hanno visto Gomorra, potrebbero vedere Oil), nei cinema all’aperto in estate. Intanto facciamo sapere che c’è.

    • Di maurizio carena (---.---.---.230) 27 febbraio 2009 18:12
      maurizio carena

       magari fosse come auspichi.
       purtroppo, al contrario, questo Stato Criminale prepara la censura per il web oltre che il bavaglio per quei giornalisti di stato che non si limitano a fare le veline del potere.
       e credo, ma spero di sbagliarmi, che questo bellissimo film sia destinato all’oblio e il suo regista, se non disoccupato, certo non diventera’ mai famoso. In italia si guarda il festival di Sanremo e ci si informa col piu’ longevo direttore di tg: emilio fede. sic.
       saluti
       m.c.

  • Di (---.---.---.45) 27 febbraio 2009 20:58

    link del film?

  • Di Gloria Esposito (---.---.---.47) 27 febbraio 2009 23:22

    Maurizio,grande articolo:spero che davvero questo film riesca ad essere distribuito come di deve....e lo dico io che sono di Napoli ,dove l’informazione sui rifiuti è completamente manipolata.
    Saluti
    Gloria Esposito

  • Di (---.---.---.100) 28 febbraio 2009 14:01

    la raffineria SARAS non fa parte del gruppo ENI.
    Saras Spa è un gruppo quotato in Borsa il cui azionista di riferimento è la famiglia Moratti.

    • Di maurizio carena (---.---.---.230) 28 febbraio 2009 16:37
      maurizio carena

       ERRATA CORRIGE:

       e’ vero. la Saras non e’ attualmente partecipata del gruppo ENI. Lo e’ stata agli inizi come Saras Chimica, con partecipazione Saras, ENI e Montedison (fonte: OIL film.it)
       Attualmente la famiglia Moratti possiede il 62,46% (wikipedia); segue, al secondo posto, Ass. Generali, col 5 e qualcosa %.
       
       ringrazio per la puntualizzazione.

       colgo l’occasione per precisare i dati delle emissioni del petrolchimico in questione:
       rilevamento 2004 ( il piu’ recente che ho reperito di fonte indipendente), su base annuale.
       - cromo: 2 tonnellate.
       - PM10: 275 tonnellate
       - ossidi di azoto: 4.430 tonnellate
       -benzene: 20 tonnellate
       - ossidi di zolfo: 8.100 tonnellate
       - monossido di carbonio: 1.33. tonnellate
       (fonte: EPER, registro europeo emissioni)
       Questo per cio’ che riguarda l’aria.
       In mare finiscono, piu’ o meno trattati, cadmio, cromo, nichel, rame, arsenico, benzene, cianuri, etc (fonte: L’Altra Voce di Giorgio Melis)
      m.c.

  • Di tino 46 (---.---.---.106) 4 marzo 2009 20:21

    Scusate un po ma saras non è dei Moratti bay T ino 

  • Di valentina (---.---.---.226) 30 marzo 2009 23:49

    ken sero wiwa, perse la vita per combattere contro l’autoritaristo totalilario nigeriano. ed i nostri doveri di denuncia, doveri di protesta, doveri di lotta dove sono finiti. soldi soldi soldi...ecco la ragione che porta ad ignorare simili tragedie e a negare l’esistenza di certe manifestazioni di denucia e ad accettare indiscutibilmente certe logiche di potere

  • Di angela (---.---.---.18) 27 maggio 2009 10:35

    Un articolo denuncia importante e coraggioso. Questa è informazione!!

    Mi permetto di inserire il vostro pezzo, con tanto di link, sul mio blog personale e sul portale d’informazione www.salviamoitalia.net.


  • Di m.c. (---.---.---.230) 27 maggio 2009 17:54

     Anche se non collaboro piu’ con AV, alla luce della recente ultima tragedia causata dallo stesso impianto petrolkiller , sento il dovere di scrivere ancora qualche parola.

     
     La tragedia avvenuta ieri martedi 26 maggio 2009 nella raffineria della famiglia milanese Moratti merita qualche riflessione, cercando di non farsi prendere dalla cieca rabbia.

     Tre operai sono morti asfissiati dall’ossido di zolfo, mentre pulivano una cisterna.
     Un quarto e’ fortunatamente scampato alla morte.

     Le vittime lavoravano per un’azienda (Sar.co.ma) che aveva vinto una gara d’appalto, quindi pur lavorando, in pratica, per la raffineria Saras, non erano da essa formalmente assunti.

     Circa i tre quarti dei lavoratori della raffineria assassina sono reclutati in appalto da ditte terze, che si aggiudicano tali appalti offrendo prezzi sempre piu’ bassi.

     Tali salari da fame (tra gli 800 e i 1200 euro), che permettono ai Moratti una vita da nababbi e ai titolari delle imprese appaltatrici lauti guadagni, condannano i lavoratori ad un precariato sempre piu’ esasperato, sempre piu’ dequalificato, sempre piu’ criminale.

     Sulla carta la Saras parla di controlli su controlli. 
    Sembrano le dichiarazioni del nano a capo del regime.

     Poiche’ poi, in realta’, la gente muore. Gli operai muoiono.

    I controlli sono solo spot, sono sulla carta. In realta’ bisogna fare in fretta, sempre piu’ in fretta. Perche’ i ricchi devono fare soldi, sempre piu’ soldi e in fretta, ancora piu’ in fretta. La vita e’ breve e bisogna godersela; a questo servono gli schiavi la sotto...

     La Saras si e’ recentemente quotata in borsa, forse per ottenere piu’ facilmente denaro con i magici strumenti che offre il casino borsistico. Non so se i suoi utili stiano volando, come quelli di tutti i titoli petroliferi del mondo, ma so che gli operai, che che rendono possibili tali enormi guadagni, continuano a crepare. Del resto questo e’ il sistema in cui viviamo e che accettiamo. Fin quando lo accettiamo.

     ...................
     In alto sempre piu’ ricchi. In basso sempre piu’ sfruttati, usati e poi gettati. Che formidabile sistema il capitalismo. Chissa’ quanto sangue, quanti morti, quanto orrore ci servira’ ancora per capire?
     ....................


     Inutile dire che la casta politica isolana non ha preso alcuna concreta misura contro il petrolkiller. Solo le solite dichiarazioni di ipocriti politicanti, primo fra tutti il prodotto sponsorizzato dal nano di Arcore ovvero il governatore Cappellacci.
     Non sprechero’ parole per gli esponenti di un regime corrotto e criminale e in cui sempre meno sudditi hanno fiducia.

     Vorrei invece richiamare l’attenzione su un punto che a noi pare fondamentale: la censura sulla verita’.

     Il film "OIL" di Massimiliano Mazzotta rappresenta questa "verita’ ", per quanto un film possa piu’ o meno perfettibilmente rappresentarla.


     Tale film strutturato, com’e’ noto, sulla falsa riga della recente cinematografia d’inchiesta anglosassone alla Michael Moore, a cui si e’ ispirata in Italia, per esempio, Sabina Guzzanti, costituisce un formidabile tentativo di fare luce sull’attivita’ potenzialmente criminale della raffineria sull’ambiente e sulle persone.

     Mai prima, che noi si sappia, nessuno si era cimentato in tale impresa.
     Sembrava quasi che la grande raffineria killer dovesse esistere da sempre e per sempre, che potesse inquinare e distruggere l’ambiente per diritto divino, e che fosse impensabile pensare di poter tentare di cambiare le cose.

     Il giovane regista era riuscito, col suo capolavoro, a riunire nomi, numeri, fatti, statistiche, interviste, in un formidabile cocktail che permetteva a chiunque, in poco piu’ di un’ora, di farsi un’idea degli enormi pericoli derivanti dalla raffineria; il film terminava coi morti di cancro e cominciava con la (in)sicurezza delle condizioni di lavoro.
     In realta’, come ben evidenziato da Mazzotta, le vittime a lungo termine sono di gran lunga piu’ numerose di quelle dovute ad incidenti. Ancora una volta l’artista e’ molto in anticipo sui suoi tempi. 

     Ma il punto e’ un altro.
    Perche’ questo tentativo cinematografico unico di ricerca della verita’ e’ stato colpito dalla congiura del silenzio.

     Perche’ tale film non e’ arrivato non dico nei circuiti nazionali, ma neppure in quelli isolani? Perche’?

    Eppure la Saras e’ una delle aziende piu’ grandi d’Italia, quotata in borsa e, come fatturato, la piu’ importante della Sardegna.
     Eppure delle vite umane, passate e future, sacrificate sull’altare del "progresso" e del "benessere" sembra non importi nulla a nessuno.

     A Cagliari tale film e’ stato in programmazione un giorno solo (cinema Odissea). Perche’?

     Si deve al grande senso civico di Antonello Zanda, gia’ curatore della Cineteca Sarda, se tale film ha potuto essere proiettato alcuni altri giorni, peraltro gratuitamente. E colgo qui l’occasione per rinnovargli i miei piu’ sentiti ringraziamenti. Senza di lui non ci sarebbe stato neppure il mio (modesto) articolo.
     
     A Sarroch, il comune dove ha sede la raffineria killer, non e’ stato possibile proiettare pubblicamente il film in una normale sala cinematografica. Perche’?

     E poi, perche’ la raffineria killer ha denunciato alla magistratura il monumento alla coscienza civile del giovane regista, chiedendone il sequestro?
     Come e’ possibile che un film inchiesta che in un Paese civile meriterebbe un premio in un paese come l’Italia si meriti una denuncia?
     Forse perche’ siamo un paese di merda, con ignoranza generalizzata e un conseguente regime degno del Turkmenistan....forse. Ma si resta comunque basiti, esterrefatti per l’arroganza del potere. Non c’e’ piu’ nemmeno il senso della vergogna.
     E’ la Saras a dover essere semmai sequestrata (e poi processata e poi chiusa per disastro ambientale) non il film che ha il coraggio di dire queste cose.
     Eppure questa e’ l’Italia: tu fai un capolavoro che dovrebbe essere proiettato ai ragazzi delle scuole e si cerca invece di mandarti gli sbirri per il sequestro.



     E infine, perche’ l’Unione Sarda, il massimo mainstream isolano, nell’edizione odierna, non dedica al grande impegno civile del giovane regista nemmeno una colonna, una riga, una parola. Niente. silenzio assordante. Assoluto.

     "OIL", l’inchiesta in cui si spiegava, nelle voci stesse degli operai, come si diventa vittime della raffineria killer, come si muore nella raffineria killer, perche’ si muore nella raffineria killer, "OIL", dicevamo, per l’Unione Sarda non esiste.
     Inutile dire che con tale comportamento che nulla ha di giornalistico ne’ di intellettualmente onesto, il piu’ antico quotidiano isolano ha protetto e occultato la scandalosa richiesta di sequestro del film dei fratelli Moratti. Due piccioni con una fava.
     Che esempio di giornalismo.
     La Cina si vedra’ costretta a venire a prendere lezioni di propaganda dal nostro regime consumistico pubblicitario del nano e dei suoi sodali.

     Persino su EPolis (edizione Sud Sardegna), "l’organo dei circoli del buongoverno" (nelle parole di Dell’Utri) si menziona l’opera di Massimiliano Mazzotta. Piu’ oltre non ci adentriamo, per non sparare sulla croce rossa, ma almeno qui non c’e stato il completo ostracismo dell’Unione Sarda.

     Dai mainstream non ci aspettiamo quasi mai qualcosa che anche solo lontanamente assomigli alla verita’ dei fatti. I mainstream rispondono ai soldi degli inserzionisti, i veri padroni; i lettori sono gli utili idioti da vendere agli inserzionisti. Ma ci dovrebbero essere dei limiti

     L’omissione dell’Unione Sarda di oggi, invece, segna un nuovo traguardo. sic.

     Essere riusciti a censurare un film cosi’ importante, unico, vibrante, come "OIL" nel giorno stesso in cui tre nuove vittime sono immolate a questo immondo tritacarne dalle uova d’oro (ouva che vanno pero’ a Milano) e’ una cosa che richiede stomaci forti, anche per redattori di non proprio specchiata indipendenza, abituati a omettere e ad inventare notizie che non esistono, come sono quelli dell’Unione Sarda.

     Scrivo questo perche’ vorrei si ricordasse a che grado di servilismo, ipocrisia e menzogna sta sprofondando la stampa italiana ( "partialy free" , ultimo rapporto Freedom House 2008).

      Spero che questa stampa, questi mainstream, crepino presto. Sono solo un eterno insulto a tutti gli spiriti liberi. Ci stanno solo intossicando.
     .......................
     
     Le vittime di ieri si chiamavano Daniele Melis, Gigi Solinas, Bruno Muntoni e non ci importa quanti anni avessero. Erano sempre troppo giovani per morire cosi’.









     


  • Di illupodeicieli.leonardo.it (---.---.---.38) 27 maggio 2009 23:07

    Neanche oggi, salvo errore, l’Unione Sarda ha menzionato il film/documentario Oil. Al contrario di Epolis.

  • Di Loris Calcina (---.---.---.186) 28 maggio 2009 12:24

    Salute a tutti. Scrivo da Falconara Marittima (AN) dove, tra le case, è cresciuta la raffineria API dei Brachetti Peretti. Impianto simile a quello della Saras, compresa la centrale termoelettrica IGCC. Dopo anni di incidenti (dal 1999 3 morti 4 feriti gravi) battaglie e una diffida da parte dei Brachetti Peretti, come comitati e cittadini (con petizione di 3.500 firme) siamo riusciti a far fare alla Regione Marche una Indagine Epidemiologica sulla popolazione realizzata dell’Istituto Nazionale Tumori e dall’ARPA Marche. RISULTATO: "L’Indagine mentre suggerisce dal punto di vista delle tendenze una forte e documentata indicazione che nel periodo considerato (1994-2003) vi sia stato un aumento della mortalità attesa nelle aree circostanti la raffineria per tumore emolinfopoietico (ICD-9: 200-208) almeno per le persone che hanno vissuto più in quelle aree, non può essere considerata completamente conclusiva dal punto di vista quantitativo perchè la mancata adesione ad essere intervistati (ndr: da parte dei parenti dei deceduti, generalmente persone anziane) potrebbe aver determinato una sovra-stima del rischio di morte". E inoltre:
    "L’Indagine ha dato forte sostegno all’ipotesi di un eccesso di rischio di morte per tumore emolinfopoietico suggerendo l’avvio di 1) immediati interventi di prevenzione primaria per la eliminazione/riduzione dei fattori che hanno determinato tale eccesso 2) stringente programma per il controllo ambientale da promuovere nel corso dei processi di contenimento del rischio 3) di un programma specifico di controlli sanitari della popolazione esposta".
    EFFETTI: la proprietà della raffineria API ha scatenato una campagna mediatica tesa a screditare gli Epidemiologi e la loro Indagine pretendendo anche di rinominare un nuovo gruppo di esperti che ne comprendesse anche di indicati dalla Società API stessa! Il tutto accompagnato da circa 20.000 lettere inviate a tutte le famiglie dei tre Comuni interessati dall’Indagine Epidemiologica!
    Soltanto i comitati e Medicina Democratica hanno protestato contro tale comportamento eversivo; NON il Presidente della Regione o il suo Assessore alla Sanità (si è fatto sentire solo l’Assessore all’Ambiente); NON le Amministrazioni Comunali interessate dall’Indagine, NON i medici di base attraverso le loro Associazioni. In questo momento ci stiamo battendo per concludere l’Indagine e per attivare un Registro Tumori, per impedire che l’Unità degli Epidemiologi venga smantellata, per impedire la costruzione di due nuove centrali termoelettriche a metano in aggiunta a tutto il resto...
    Contatteremo l’Autore dell’Inchiesta per presentarla anche a Falconara Maittima ma credo che sia ora organizzare una rete di appoggio reciproco ed obbiettivi comuni tra tutte le realtà che si ritrovano questi impianti.

    Saluti e salute

    Loris Calcina
    telefono comitati: 333 9492882
    i nostri siti dove consultare doc e vedere filmati:

    www.comitati-cittadini.org
    www.comitati-cittadini.net
    http://nocentraliapi.noblogs.org/
    Per l’Indagine Epidemiologica:

    Epidemiologo ARPA Marche: dott. Mauro Mariottini 071 28732760


    • Di m.c. (---.---.---.230) 28 maggio 2009 19:24

       Vi ringrazio per l’importante contributo.
       Non sapevo nulla della situazione di Falconara. Sono pero’ contento che ci sia l’idea e quindi la possibilita’ di unire le informazioni e gli sforzi al fine di ottenere qualcosa, prima di tutto la consapevolezza diffusa.
       L’idea di una petizione per ottenere un’indagine epidemiologica, se da un lato fa capire molto bene di che pasta e’ fatta la cricca di potere (che non dovrebbe aspettare la petizione, bensi’ attivarsi autonomamente), dall’altro dimostra che l’attivazione dal basso, l’azione "di strada", porta sempre a dei risultati.
       La situazione politica della Sardegna attuale e’ simile a quella delle baronie feudali, dove poche famiglie hanno in pugno l’isola e, complici giornalisti servi, arretratezza culturale locale, corruzione e servilismo tutt’italiani.
       Soru ha rappresentato una rottura con tale schema, ma evidentemente era in anticipo sui tempi e ora le chiavi del canile sono tornate nelle mani di un servo degli interessi continentali.
       E’ quindi difficile che la casta politica isolana sponsorizzi una seria indagine epidemiologica tra le popolazioni devadtate dall’ecomostro morattiano.
       Se poi considerate che in balle ci sono una montagna di soldi e se considerate come si comportano in questi casi le multinazionali, potete immaginare quali probabilita’ ci siano di ottenere un’indagine epidemiologica qui in Sardegna.

       Pero’ non bisogna mai arrendersi: pessimismo della ragione, ottimismo della volonta’, diceva qualcuno.

       Spero quindi che possiate entrare in contatto con l’associazione ARIANOA di Sarroch, che si occupa di far nascere una consapevolezza nella popolazione circa i terribili rischi a cui ci si espone quando si sceglie un certo, criminale, obsoleto, modello di sviluppo.

       La Sardegna deve votarsi completamente alle energie rinnovabili, come il Portogallo.
      Purtroppo la Saras, come da voi l’API, tiene la gente sotto il ricatto economico e la paura della disoccupazione fa passare in secondo piano la salute.
       Perche’, come sempre, l’importante sono i soldi. E se qualche schiavo da 900 euro al mese crepa trattasi di effetti collaterali. Per questo l’Italia e’ un paese di merda. Ma non e’ detto che sara’ sempre cosi’: Dipendera’ da noi, dalle nostre azioni, dalla nostra INazione.

       Mi viene ora in mente che questo governo fascista, tra i tanti vergognosi provvedimenti presi, ha bloccato la class action. Ma non importa.
       Primo: costruire la consapevolezza, avere ben chiaro chi e’ il nemico. Il resto verra’.

       Grazie ancora per il contributo.
      Sarebbe bello potersi incontrare, voi, ARIANOA, la societa’ civile di Sarroch e il bravissimo regista di OIL Massimiliano Mazzotta. Sarebbe un primo importante passo.

       saluti.
       




    • Di Loris Calcina (---.---.---.59) 29 maggio 2009 12:21

      Gent.mo Maurizio,
      Ti spiego cosa abbiamo in programma e poi vediamo come organizzare qualcosa insieme a Te, Massimiliano Mazzotta e l’Associazione di Sarroch.
      Il 25 Agosto saranno 10 anni dal devastante incendio avvenuto alla raffineria API di Falconara in cui perirono due operai dell’API... bruciati. I quartieri dove abitiamo si evacuarono da soli, il PEE fu un fallimento totale! Noi siamo stati parte civile al processo che ha fatto solo il primo grado, non riuscirà a fare l’appello! E’ stato condannato un operaio (sic!) e i dirigenti API se la sono cavata con il secondo comma del 530 (la vecchia insifficienza di prove)! C’è solo il riconoscimento che anche l’Azienda deve risarcire i danni.
      Comunque ecco ciò che vogliamo e possiamo fare: PARTIRE DA QUELLA VICENDA PER ALLARGARE ALLE MORTI SUL LAVORO ED AI RISCHI DI QUESTI IMPIANTI, PER LAVORATORI E POPOLAZIONI.
      Come: ricostruzione filmata delll’incidente con il nostro copioso archivio - teatro con un lavoro fatto da una compagnia sui testi dei verbali del procedimento e del processo (ci sono stati depistaggi e inviti a non dire la verità... anche da parte di un sindacato!) - Medicina Democratica e Casson su morti sul lavoro (E QUI’ POTRESTE GIA’ INTERVENIRE) - FILM OIL (se riusciamo - spero - a trovare il tempo giusto con Massimiliano) - salute e rischi/popolazioni e lavoratori (ANCHE QUI’ C’E’ PANE PER VOI) con medici ed epidemiologi e potremmo pensare ad inviti ad altre realtà nazionali con raffinerie - concerto finale.
      Potranno essere un 4 o 5 serate concentrate in un settimana, meglio la prima di Settembre... ma anche la seconda di Settembre.
      Se la cosa Ti piace puoi cominciare a darmi i contatti giusti per Massimiliano e l’Associazione di Sarroch? (Con te continuo a comunicare su questa mail?).
      I miei recapiti:
      mail: lokalci@tele2.it
      071 9171105
      333 9492882
       salute e saluti
      Loris Calcina

  • Di (---.---.---.125) 29 novembre 2010 11:16

    Ciliegina sulla torta ai veleni : sapete che qualche anno fa i Sigg Moratti hanno portato in borsa l’azienda Saras ? 


    Prezzo collocamento azioni Saras 6 euro (ad azione, leggete bene) : bisognava avere seri santi in paradiso per potersi accaparrare un lotto (di 600 azioni). 

    Ebbene : sapete com’è andata a finire ? Dopo neanche un giorno le azioni sono scese, scese, scese fino all’attuale soglia di circa € 1,5 (avete letto bene : un euro e cinquanta circa). 

    Fatevi un giro su Google per leggervi i links di protesta per quella che sembra essere una truffa bella e buona, concertata con le banche di affari che "aiutarono" i Moratti a collocare Saras in borsa. 

    Ovviamente immaginate un pò chi furono gli unici a guadagnarci un pozzo (scusate la parola ! considerato il tema di questo forum) di denaro ?


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