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Monti, Pasolini e le contrapposizioni destra - sinistra

In un ampio spettro del mondo politico e socio culturale hanno suscitato vivaci reazioni le recenti estrinsecazioni del Presidente del Consiglio Mario Monti che aveva definito ormai datate e frutto di vecchi ed obsoleti schemi mentali - oltreché di una visione riduttiva ed anzi monodimensionale - le contrapposizioni destra / sinistra. Invero le osservazioni del Presidente Monti erano già state anticipate negli anni '70 suscitando a tratti scalpore ed a tratti indifferenza nel mondo della cultura, e totale ignoranza in quello politico. Quasi a testimonianza della veridicità della cosa le tesi erano state sostenute sulle colonne del "Corriere della Sera", il più allineato dei grandi giornali di "regime" da quello che era considerato uno degli intellettuali più di "sinistra": Pier Paolo Pasolini, probabilmente il nome più importante della cultura italiana del Novecento.

Pasolini, anticipandolo decisamente, si mostra ancor più di Monti uomo di orizzonti mentali estremamente vasti, di grande acume, sagacità e profondità di osservazione. Il 10 giugno 1974, ne "Gl'italiani non sono più quelli" osservava: "Il contesto sociale è mutato nel senso che si è estremamente unificato. La matrice che genera tutti gl'italiani è ormai la stessa. Non c'è più dunque differenza apprezzabile - al di fuori di una scelta politica come schema morto da riempire gesticolando - tra un qualsiasi cittadino italiano fascista ed un qualsiasi cittadino italiano antifascista. Essi sono culturalmente, psicologicamente e, quel che è più impressionante, fisicamente, interscambiabili. Nel comportamento quotidiano, mimico, somatico, non c'è niente che distingua - ripeto al di fuori di un comizio o di un'azione politica - un fascista da un antifascista (di mezza età o giovane, i vecchi in tal senso possono ancora essere distinti tra loro )".

Ma l'osservazione di Pasolini fu ben più profonda e radicale e, soprattutto, più pungente di quella di Mario Monti: "Per quel che riguarda gl'estremisti, l'omologazione è ancor più radicale. A compiere l'orrenda strage di Brescia sono stati dei fascisti. Ma approfondiamo questo loro fascismo. È un fascismo che si fonda su Dio? Sulla Patria? Sulla famiglia? Sul perbenismo tradizionale, sulla moralità intollerante, sull'ordine militaresco portato nella vita civile? O, se tale fascismo si definisce ancora, pervicacemente, come fondato su tutte queste cose, si tratta di un'autodefinizione sincera? Il criminale Esposti - per fare un esempio - nel caso che in Italia fosse stato restaurato a suon di bombe, il fascismo, sarebbe stato disposto ad accettare l'Italia della sua falsa e retorica nostalgia? L'Italia non consumistica, economa e eroica (come lui la credeva)? L'Italia scomoda e rustica? L'Italia senza televisione e senza benessere? L'Italia senza motociclette e giubbotti di cuioio? L'Italia con le donne chiuse in casa e semi velate? No, è evidente che anche il più fanatico dei fascisti considererebbe anacronistico rinunciare a tutte queste conquiste dello "sviluppo". Conquiste che vanificano, attraverso nient'altro che la loro letterale presenza - divenuta totale e totalizzante - ogni misticismo e ogni moralismo del fascismo tradizionale".

E mentre Mario Monti, da uomo di Stato e con il senso dello Stato, guarda al nuovo orizzonte alla ricerca di una nuova politica, Pasolini coglie il nucleo della nuova realtà e del nuovo Potere che in essa si è sibillinamente ma profondamente insediato, e lo identifica con quello dello stragismo italiano: "Il fascismo delle stragi è dunque un fascismo nominale, senza un'ideologia propria (perché vanificata dalla qualità di vita reale vissuta da quei fascisti), e, inoltre, artificiale: esso è cioè voluto da quel Potere, che dopo aver liquidato, sempre pragmaticamente, il fascismo tradizionale e la Chiesa (il clerico-fascismo che era effettivamente una realtà culturale italiana) ha poi deciso di mantenere in vita delle forze da opporre - secondo una strategia mafiosa e da Commissariato di Pubblica Sicurezza - all'eversione comunista".

In un articolo successivo, sempre sul "Corriere della Sera", il 24 giugno 1974, intitolato "Il Potere senza volto", Pasolini ne traccia l'identikit: "L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderni", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente, ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e, quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la Storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una "mutazione" della classe dominante, è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" l'Italia: si tratta dunque di una omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'edonismo e la joie de vivre. La strategia della tensione è una spia, anche se sostanzialmente anacronistica, di tutto questo".

Riferimenti: emeroteca del "Corriere della Sera" e "Scritti corsari" di Pier Paolo Pasolini.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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