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Migrazioni | Vorrei tanto restare: piccolo passato prossimo, presente e futuro

Quante persone al mondo avranno pensato di poter rimanere dove erano nate e quante hanno potuto e possono farlo?

Vedevo sabato scorso una trasmissione in televisione in cui alcune giovani nostre ragazze italiane si sono recate tra la popolazione malgascia, in Madagascar, un mercato poverissimo e ricco di sorrisi dei bambini e delle donne, alcune pronte a rispondere anche in francese.

Cerco meglio di identificarlo: "Il Madagascar è uno stato insulare situato nell'oceano Indiano, al largo della costa orientale dell'Africa, di fronte al Mozambico. L'isola principale, anch'essa chiamata Madagascar, è la quarta più grande isola del mondo. Ospita il 5% delle specie animali e vegetali del mondo, l'80% delle quali sono endemiche del Madagascar. Fra gli esempi più noti di questa eccezionale biodiversità ci sono l'ordine dei lemuri, le oltre 250 specie di rane, le numerose specie di camaleonti e i tipici baobab... .
 
Ecoturismo e agricoltura, e maggiori investimenti nel campo dell'istruzione, della sanità, e le imprese private, sono gli elementi chiave dell'economia malagascia. Sotto il governo Ravalomanana, questi investimenti hanno prodotto una sostanziale crescita economica, ma i benefici non sono stati equamente distribuiti tra la popolazione, producendo tensioni in merito al crescente costo della vita e declino del tenore di vita tra i poveri e alcuni segmenti della classe media. Nel 2005 il paese ha annunciato di aver scoperto giacimenti di petrolio, risorsa questa che potrebbe avere un ruolo importante nella crescita economica dell'isola africana; comunque al 2017 il paese è ancora economicamente tra i più poveri e la qualità della vita rimane bassa per la maggior parte della popolazione malgascia." Nel Madagascar vivono circa 25 milioni di abitanti, la densità è di 43 ab./km² (2016), poco meno della metà che abita in Italia.
 
Credo che siano davvero troppo poveri per poter pensare di attraversare terre e mari e andarsene da casa loro e penso e spero che possano rimanere dove sono, e allora come aiutarli, loro che hanno acqua e foreste ma in tante loro parti l'acqua è un bene indispensabile e carissimo?
 
E così riporto anche in questo post, un articolo del 2015, ripreso nel 2016 e di cui oggi non si sa niente di certe voci d' Africa che sembrano essersi spente a settembre del 2015. Erano circa 200 donne Maasai, addestrate all'installazione del pannello solare, che hanno utilizzato asini per spingere le loro "merci solari" da casa a casa , dando alle famiglie il loro primo accesso a un potere pulito e affidabile: "Per noi, l'impatto della tecnologia solare è senza pari", dichiarò Jackline Naiputa, responsabile del gruppo Osopuko-Edonyinap, uno dei cinque gruppi di donne. E' un'azienda ferma sul sito come le foto bellissime e che in parte riporto, al 2015: Green Energy Africa
 
Solo due anni fa (4 ad oggi n.d.r.), gli abitanti del villaggio di Magadi, in Kenya, dovevano illuminare con i fuochi la notte o bruciare cherosene, in modo che i loro figli potessero leggere e studiare, quando non avevano il compito di custodire il bestiame del villaggio da leopardi e iene. Magadi è così lontana dalla rete elettrica del paese che le persone devono camminare quasi 10 miglia per caricare i loro telefoni in una stazione aperta solo un giorno alla settimana. Quelle 200 donne hanno installato unità a energia solare in più di 2.000 case. E ora cosa è stato di loro, di questo bellissimo progetto ed iniziativa? Aveva dichiarato Edwin Kinyatti, CEO di Green Energy Africa, a CCTV Africa . "Anche nei giorni piovosi, si ottiene un po' di sole. Il Kenya è benedetto per essere sull'equatore".
 
E siccome l'energia solare è più economica che acquistare il cherosene e molto più facile che raccogliere legname dalla foresta, Lorna Salau, una delle donne che vendevano pannelli solari riferì: "Alcuni vengono a casa mia per caricare i loro telefoni. Prima andavo al bosco per cercare legna da ardere ma ora non più. Inoltre, i bambini usano l'elettricità per leggere durante la notte". Il programma per le e con le donne Masai, che tradizionalmente hanno pochi diritti nella loro cultura, prevedeva dunque un percorso verso la libertà economica: "Abbiamo davvero beneficiato del programma solare. Non posso nemmeno dire tutti i modi in cui ne abbiamo beneficiato. Siamo più felici. Come donne, abbiamo sperimentato profitti e il nostro standard di vita è migliorato. Gli animali feroci che stavano mangiando il nostro bestiame si sono fermati. Una volta che accendiamo le nostre fattorie, gli animali sono spaventati" diceva Jackline Naiputa, a capo di uno dei gruppi femminili.
 
E forse pensate che tanti nostri giovani e addirittura non più giovani hanno così voglia di emigrare e fare a meno della loro famiglia, casa, paese, cultura, tradizioni?
Cosa facciamo realmente qui da noi e fuori da noi per l'emancipazione dei popoli, compreso quello italiano?
 
Recentemente su Lifegate è stato pubblicato il nuovo record per l’energia solare in India. Son bastati 6 mesi e nel primo semestre del 2017, sono stati installati 4,8 GW di energia solare. In tutto il 2016 sono stati 4,3 GW. Il fotovoltaico sempre più conveniente, mette in crisi il carbone.

Negli stessi giorni, stessa rivista, anche un altro articolo: "Israele priva un villaggio palestinese del suo impianto fotovoltaico, 30 famiglie al buioIsraele ha confiscato un impianto fotovoltaico donato al villaggio di Jubbet Adh Dhib, in Cisgiordania, dai Paesi Bassi nell’ambito di un programma di aiuti alla popolazione palestinese. Il progetto era costato mezzo milione di euro e il suo epilogo ha suscitato le proteste del governo olandese che ha presentato una denuncia formale al governo israeliano. L’impianto per la produzione dell’elettricità, ora smantellato, era costituito da un sistema ibrido di diesel e solare che, completato un anno fa, dava energia ai 150 abitanti di Jubbet al-Dhib, un villaggio sulle montagne a circa 6,5 chilometri a sud est di Betlemme.L’impianto fotovoltaico è stato confiscato, secondo fonti israeliane, perché non aveva i permessi e le autorizzazioni necessarie. Alcuni osservatori sottolineano che i permessi di costruzione di nuove case e infrastrutture palestinesi sono quasi impossibili da ottenere. Questo fa sì che, spesso, le agenzie umanitarie non richiedano nemmeno i via libera necessari affidandosi alla buona volontà di Israele."

Recentemente ho scritto e riportato Rompiamo il silenzio sull' Africa: l'appello di padre Alex Zanotelli. L'ho riproposto dopo qualche giorno con una foto su Facebook che ha avuto migliaia di condivisioni, che invita a fermare la rapina della terra, non bisogna aiutarli a casa loro ma levarsi da casa loro, con l'elenco delle multinazionali *benefattrici*.
 
Su Facebook tramite il forum di Agoravox Italia, e me ne accorgo solo oggi, Angela Acquarone mi scrive: "io non so gran ché di tutte queste situazioni, perciò rischio di dire una grandissima sciocchezza, ma la dico perché il problema mi interessa e la domanda me la sono posta più volte. Ma tutte queste persone che se ne vanno, specie i giovani, e se ne vedono tanti, non possono proprio fare qualcosa nel loro Paese, per cambiare la situazione?"
Questa è la mia umilissima risposta, spero non tardiva; al momento faccio quello che posso anche se spero tanto che possano molto di più i giovani, che rimangono e lottano per la vita a casa loro, per la dignità e la libertà individuale e delle loro famiglie, Italia compresa.
 
Con l'occasione ripropongo un video girato a Capranica, dove ancora risiedo, nel 2008 era il ritorno a casa: "Il video fu fatto per la promozione DEL RITORNO A CASA Capranica 18 e 19 Ottobre 2008 Libera espressione di arte, artigianato e testimonianze Tavola rotonda nella Sala Comunale Nardini di Capranica con festa all'aperto nel centro storico, condividendo il 'cibo' che ognuno vorrà portare 'Vivere nel luogo in cui si vive sapendo che è la nostra casa, significa essere del luogo'. Questo è il pensiero dell'ecologia profonda e corrisponde al sentire di chi non coglie alcuna differenza fra sé ed il luogo, di chi ritiene di esser figlio della terra!
Oggi ripeto convintamente: unirci, condividere e darci una mano, serve a conoscerci, a non avere paura e ad essere più forti. Stop land rabbing.

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