• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

Lucio

Una breve autopresentazione.
Sono un proletario alle dipendenze del ministero dell'Istruzione. Insegno nella scuola elementare. Pardon, volevo dire primaria.
Sono un fannullone e non disdegno l'ozio creativo, non nel senso di poltrire, ma come disposizione dell'animo verso uno stato di grazia interiore e attitudine contemplativa. Alla faccia dei parassiti di regime.
Per inquadrare politicamente quelli come me si usava la nozione di "cane sciolto" nel senso di chi non ha padroni e respinge la logica delle appartenenze. In ogni caso sono un comunista anomalo ed eretico, anche molto incazzato.
Adoro la satira dissacrante in quanto è un'arma efficace per deridere e mettere alla gogna il potere, pungendolo nella sua arroganza. Quanto più il potere si mostra arrogante e superbo, tanto più risulta ridicolo e volgare grazie alla forza corrosiva della satira.

Statistiche

  • Primo articolo giovedì 08 Agosto 2009
  • Moderatore da giovedì 09 Settembre 2009
Articoli Da Articoli pubblicati Commenti pubblicati Commenti ricevuti
La registrazione 125 16 97
1 mese 4 0 0
5 giorni 1 0 0
Moderazione Da Articoli moderati Positivamente Negativamente
La registrazione 0 0 0
1 mese 0 0 0
5 giorni 0 0 0












Ultimi commenti

  • Di Lucio (---.---.---.64) 10 marzo 2011 15:22

    Ribadisco schematicamente la mia tesi:

    1) Le mafie sono imprese criminose. La mafia è un’organizzazione imprenditoriale che esercita i suoi affari illeciti con uno scopo preciso: il profitto economico. Per raggiungere il quale è disposta a servirsi dei mezzi più disonesti e delittuosi.

    2) Per vincere la competizione è pronta a minacciare ed eliminare fisicamente i suoi avversari, come d’altronde fanno altri gruppi imprenditoriali come le multinazionali che uccidono gli attivisti politici e sindacali che si oppongono alla loro ingerenza imperialistica.

    3) Il delitto appartiene alla natura dell’economia borghese in quanto è intrinseca ad un ordine retto su ingiuste sperequazioni sociali ed economiche.

    4) Ciò che può variare è il diverso grado di aggressività criminale e terroristica dell’imprenditoria capitalista. C’è chi elimina direttamente i propri nemici e chi invece utilizza sistemi meno rozzi, più raffinati ma altrettanto pericolosi.

  • Di Lucio (---.---.---.64) 10 marzo 2011 15:17

    Un semplice articolo sul fenomeno della mafia (ma è più corretto dire mafie) non può pretendere di essere esaustivo rispetto alla vastità e complessità dell’argomento e comprendere i molteplici aspetti e le implicazioni che ne derivano, altrimenti non sarebbe un articolo bensì un trattato. Per evidenti questioni di spazio non ho potuto affrontare, ad esempio, le problematiche connesse alle varie forme di criminalità che tu (non a torto) distingui dalla mafia vera e propria: ad esempio il banditismo o il gangsterismo urbano. 

    In realtà a me premeva sottolineare il connubio storico e politico, nonché le similitudini culturali esistenti tra due forme di potere "occulto", cospirativo ed eversivo, vale a dire mafia e massoneria, che non a caso hanno in comune il codice dell’omertà e della segretezza.

    Per quanto riguarda il discorso sull’identificazione tra capitalismo e criminalità mafiosa, ribadisco il concetto: l’apparato capitalistico è criminale (non significa necessariamente mafioso) nella misura in cui l’origine di certe "fortune economiche" è quantomeno dubbio e sospetto, come affermava uno scrittore più raffinato di te (senza offesa), Honoré de Balzac.

    L’accostamento tra le mafie, che ormai agiscono sul piano internazionale, e le compagnie multinazionali, non è affatto casuale e serve a dimostrare esattamente la tesi esposta a proposito dell’identificazione tra mafie (nota che non ho scritto mafia) e capitalismo.

    Ribadisco in sintesi la mia tesi, che non è solo mia:

    1) Le mafie sono imprese criminose. La mafia è un’organizzazione imprenditoriale che esercita i suoi affari illeciti con uno scopo preciso: il profitto economico. Per raggiungere il quale è disposta a servirsi dei mezzi più disonesti e delittuosi.

    2) Per vincere la competizione è pronta a ricattare, a minacciare ed eliminare fisicamente i suoi avversari, come d’altronde fanno altri gruppi imprenditoriali come le multinazionali che uccidono gli attivisti politici e sindacali che si oppongono alla loro ingerenza imperialistica.

    3) Il delitto appartiene alla natura dell’economia borghese in quanto è intrinseca ad un ordine retto su ingiuste sperequazioni sociali ed economiche. La logica criminale ed affaristica è insita ovunque riesca ad insinuarsi il sistema capitalista.

    4) Ciò che può variare è il diverso grado di aggressività criminale e terroristica dell’imprenditoria capitalista. C’è chi elimina direttamente i propri nemici e chi invece impiega sistemi meno rozzi, più raffinati ma altrettanto pericolosi.

  • Di Lucio (---.---.---.252) 24 febbraio 2011 16:35

    A questo punto mi associo anch’io al grido corale e patriottico di "W l’Italia" ed aggiungo "Non ci resta che piangere". Nel senso del titolo del celebre film che nel 1985 vide recitare insieme il noto giullare toscano e il grande e (giammai a sufficienza) compianto comico napoletano Massimo Troisi: un sodalizio umano ed artistico che, a mio avviso, costituisce un esempio straordinario di vera unità d’Italia...

  • Di Lucio (---.---.---.135) 23 febbraio 2011 17:16

    Cosa c’entra la Lega con il meridionalismo? Lo spirito leghista è esattamente antimeridionalista...

  • Di Lucio (---.---.---.135) 23 febbraio 2011 15:56

    Il fatto che tu sia Ligure ed esprima una sensibilità meridionalistica che nemmeno molti meridionali che conosco dimostrano, è solo un ulteriore punto a tuo favore. L’aspetto che più mi ha indignato nell’esibizione di Benigni a Sanremo è proprio questa totale mancanza di sensibilità e, soprattutto, la disonestà intellettuale di un giullare (non lo dico in senso dispregiativo, anzi: nel Medio Evo i giullari di corte non erano semplicemente buffoni, giocolieri, cantastorie, poeti, attori, acrobati e saltimbanchi, e come tali addetti ai piaceri e ai divertimenti dei sovrani e del loro seguito di cortigiani, ma erano gli unici ad avere la "licenza" di criticare e sbeffeggiare il potere, dunque erano una sorta di antagonisti del potere) e di un artista che è stato premiato con l’Oscar proprio per la sensibilità manifestata nel film "La vita è bella" rispetto al tema dell’Olocausto, e che in altre occasioni si è rivelato sensibile ed aperto ad altre situazioni di sofferenza ed ingiustizia. Aggiungo che nell’esibizione sanremese la satira mordace e corrosiva di Benigni ha risentito delle briglie imposte dai vertici RAI, tuttavia questa “attenuante” non mi impedisce di criticare Benigni per le sue improvvide affermazioni storiche, anzi per le sue gravi dimenticanze storiche. A cominciare dal fatto che non ha mai sottolineato il carattere aggressivo e coloniale dell’unificazione nazionale, almeno per quanto riguarda il processo di annessione e conquista del Regno delle Due Sicilie, il successivo massacro delle popolazioni meridionali, l’estorsione e il saccheggio delle ricchezze del Sud. A mio modesto avviso, Benigni ha fin troppo esaltato il ruolo della casa savoiarda, mentre ha descritto i Borbone quasi fossero un cancro storico. Eppure, re Carlo di Borbone fu molto amato dai Napoletani, riuscendo ad entrare in sintonia con il popolo e fu artefice di un periodo di grande risveglio economico e culturale per il regno di Napoli dopo secoli di dominazione straniera. Proprio nel periodo di massima crescita avuto con Ferdinando II di Borbone, il regno precipitò improvvisamente nella miseria e nella disperazione a causa dell’avidità e della rapacità dell’imperialismo britannico e piemontese, che in pochi mesi affossarono i risultati positivi che i Borbone erano riusciti ad ottenere nell’arco di un secolo. Si pensi solo all’istituzione della comunità di San Leucio, che alla fine del Settecento rappresentava un esperimento sociale ed economico all’avanguardia. Senza dimenticare i numerosi primati che il Regno di Napoli vantava in diversi ambiti: economia, industria, giurisprudenza, assistenza sociale, scienza, arte e cultura. Pertanto, come si può continuare a credere alla mistificazione risorgimentale che descrive il Regno borbonico come il più regredito d’Italia? Come si può spiegare il fatto che prima del 1861 non esisteva praticamente il fenomeno dell’emigrazione, mentre dopo la cosiddetta "unità d’Italia" sono partiti quasi 20 milioni di contadini meridionali, in pratica un esodo biblico? Questo esodo e questo massacro furono accompagnati da una campagna ideologica per screditare il Mezzogiorno, di cui ancora oggi si avvale la Lega Nord. Per la serie "oltre al danno, anche la beffa". Insomma, per farla breve (si fa per dire) chiarisco che non sono filo-borbonico, ma ciò non mi impedisce di attribuire alcuni meriti storici importanti alla casa reale borbonica, così come non mi impedisce di riconoscere i demeriti e le colpe criminali dei Savoia. Potrei andare avanti, anzi andare indietro e criticare Benigni anche per le sue inesattezze a proposito della storia antica. Infatti, se bisogna rimandare a settembre Benigni in materia di storia contemporanea, bisogna altresì ammettere che il giullare toscano non è stato ineccepibile nemmeno rispetto ad alcuni passaggi sulla storia antica. Roberto Benigni non è certo uno storico, ma un giullare eccezionale, un poeta satirico irriverente e mordace, un maestro sagace della comicità e dell’ironia surreale. Quando l’estro istrionico e creativo di Benigni è ispirato ed è libero di esprimersi, può raggiungere vette artistiche sublimi. Ricordo altri monologhi di Benigni indubbiamente migliori di quello esibito a Sanremo. Aver messo le briglie alla genialità caustica e dissacrante di Benigni è un po’ come se un allenatore avesse imprigionato l’immenso talento calcistico di Maradona, costringendolo a giocare in difesa. Ho reso l’idea? Lucio Garofalo

TEMATICHE DELL'AUTORE

Tribuna Libera Istruzione

Pubblicità



Pubblicità



Palmares

Pubblicità