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Lucio

Una breve autopresentazione.
Sono un proletario alle dipendenze del ministero dell'Istruzione. Insegno nella scuola elementare. Pardon, volevo dire primaria.
Sono un fannullone e non disdegno l'ozio creativo, non nel senso di poltrire, ma come disposizione dell'animo verso uno stato di grazia interiore e attitudine contemplativa. Alla faccia dei parassiti di regime.
Per inquadrare politicamente quelli come me si usava la nozione di "cane sciolto" nel senso di chi non ha padroni e respinge la logica delle appartenenze. In ogni caso sono un comunista anomalo ed eretico, anche molto incazzato.
Adoro la satira dissacrante in quanto è un'arma efficace per deridere e mettere alla gogna il potere, pungendolo nella sua arroganza. Quanto più il potere si mostra arrogante e superbo, tanto più risulta ridicolo e volgare grazie alla forza corrosiva della satira.

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  • Primo articolo giovedì 08 Agosto 2009
  • Moderatore da giovedì 09 Settembre 2009
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Ultimi commenti

  • Di Lucio (---.---.---.255) 2 maggio 2011 17:37

    No, il diavolo in persona... Per caso, lei proviene dal Medio Evo?

  • Di Lucio (---.---.---.156) 11 marzo 2011 14:18

    Per restituire un senso concreto alla cosiddetta "Giornata della donna", che in origine si chiamava non a caso "Giornata internazionale dell’operaia", bisognerebbe reinventare radicalmente l’iniziativa, cioè rifondare e rilanciare con forza il valore della "festa" abolendo ogni inutile orpello consumistico, con lo scopo ultimo di rovesciare la società esistente a partire dal presupposto essenziale (sine qua non) che l’emancipazione femminile passa attraverso la liberazione del mondo del lavoro dallo sfruttamento capitalistico, vale a dire mediante l’affrancamento rivoluzionario dei lavoratori sfruttati di genere femminile e maschile...

  • Di Lucio (---.---.---.64) 10 marzo 2011 15:22

    Ribadisco schematicamente la mia tesi:

    1) Le mafie sono imprese criminose. La mafia è un’organizzazione imprenditoriale che esercita i suoi affari illeciti con uno scopo preciso: il profitto economico. Per raggiungere il quale è disposta a servirsi dei mezzi più disonesti e delittuosi.

    2) Per vincere la competizione è pronta a minacciare ed eliminare fisicamente i suoi avversari, come d’altronde fanno altri gruppi imprenditoriali come le multinazionali che uccidono gli attivisti politici e sindacali che si oppongono alla loro ingerenza imperialistica.

    3) Il delitto appartiene alla natura dell’economia borghese in quanto è intrinseca ad un ordine retto su ingiuste sperequazioni sociali ed economiche.

    4) Ciò che può variare è il diverso grado di aggressività criminale e terroristica dell’imprenditoria capitalista. C’è chi elimina direttamente i propri nemici e chi invece utilizza sistemi meno rozzi, più raffinati ma altrettanto pericolosi.

  • Di Lucio (---.---.---.64) 10 marzo 2011 15:17

    Un semplice articolo sul fenomeno della mafia (ma è più corretto dire mafie) non può pretendere di essere esaustivo rispetto alla vastità e complessità dell’argomento e comprendere i molteplici aspetti e le implicazioni che ne derivano, altrimenti non sarebbe un articolo bensì un trattato. Per evidenti questioni di spazio non ho potuto affrontare, ad esempio, le problematiche connesse alle varie forme di criminalità che tu (non a torto) distingui dalla mafia vera e propria: ad esempio il banditismo o il gangsterismo urbano. 

    In realtà a me premeva sottolineare il connubio storico e politico, nonché le similitudini culturali esistenti tra due forme di potere "occulto", cospirativo ed eversivo, vale a dire mafia e massoneria, che non a caso hanno in comune il codice dell’omertà e della segretezza.

    Per quanto riguarda il discorso sull’identificazione tra capitalismo e criminalità mafiosa, ribadisco il concetto: l’apparato capitalistico è criminale (non significa necessariamente mafioso) nella misura in cui l’origine di certe "fortune economiche" è quantomeno dubbio e sospetto, come affermava uno scrittore più raffinato di te (senza offesa), Honoré de Balzac.

    L’accostamento tra le mafie, che ormai agiscono sul piano internazionale, e le compagnie multinazionali, non è affatto casuale e serve a dimostrare esattamente la tesi esposta a proposito dell’identificazione tra mafie (nota che non ho scritto mafia) e capitalismo.

    Ribadisco in sintesi la mia tesi, che non è solo mia:

    1) Le mafie sono imprese criminose. La mafia è un’organizzazione imprenditoriale che esercita i suoi affari illeciti con uno scopo preciso: il profitto economico. Per raggiungere il quale è disposta a servirsi dei mezzi più disonesti e delittuosi.

    2) Per vincere la competizione è pronta a ricattare, a minacciare ed eliminare fisicamente i suoi avversari, come d’altronde fanno altri gruppi imprenditoriali come le multinazionali che uccidono gli attivisti politici e sindacali che si oppongono alla loro ingerenza imperialistica.

    3) Il delitto appartiene alla natura dell’economia borghese in quanto è intrinseca ad un ordine retto su ingiuste sperequazioni sociali ed economiche. La logica criminale ed affaristica è insita ovunque riesca ad insinuarsi il sistema capitalista.

    4) Ciò che può variare è il diverso grado di aggressività criminale e terroristica dell’imprenditoria capitalista. C’è chi elimina direttamente i propri nemici e chi invece impiega sistemi meno rozzi, più raffinati ma altrettanto pericolosi.

  • Di Lucio (---.---.---.252) 24 febbraio 2011 16:35

    A questo punto mi associo anch’io al grido corale e patriottico di "W l’Italia" ed aggiungo "Non ci resta che piangere". Nel senso del titolo del celebre film che nel 1985 vide recitare insieme il noto giullare toscano e il grande e (giammai a sufficienza) compianto comico napoletano Massimo Troisi: un sodalizio umano ed artistico che, a mio avviso, costituisce un esempio straordinario di vera unità d’Italia...

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