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La scelta dei docenti

Si moltiplicano sulla rete le opinioni sulle cose più assurde che a volte scadono nelle offese gratuite, che generano solo confusione ed allontanano l’attenzione dai problemi reali della scuola: l’inefficienza, la mancanza di risorse, le strutture inadeguate e non a norma, i programmi fallimentari che sconfessano l’idea stessa di una riforma definita "epocale".

Saltando qua e là sulla rete si leggono le cose più improbabili. Recentemente ci siamo imbattuti nella proposta di quel senatore dell’IdV, Giambrone, che proponeva di far eleggere i presidi (non più dirigenti) dalle componenti scolastiche (docenti ed Ata). Oggi leggiamo un’altra proposta che è quella che pone l’accento sulla necessità di affidare ai dirigenti scolastici la scelta dei docenti.

Quali sono le motivazioni di questa esigenza?

Prima fra tutte il fatto che la funzione di dirigente scolastico sarebbe stata già da molti anni equiparata a quella di datore di lavoro. Si dimentica però il contesto di questa equiparazione che è funzionale alla legge sulla sicurezza. Dovendosi riconoscere un responsabile sul luogo di lavoro era necessario attribuire al capo di quella amministrazione, a chi si trova al vertice della medesima, la posizione di responsabile. E’ bene precisare che in questa attività il dirigente viene affiancato dalla Commissione sulla sicurezza, dal responsabile sulla sicurezza e dal RLS, che rappresenta i lavoratori ed ha il compito principale di segnalare al dirigente le eventuali anomalie e condizioni di pericolosità presenti sul luogo di lavoro.

Al di fuori di tale contesto nessuno si sogna di ritenere il dirigente datore di lavoro (tranne qualcuno), tanto è vero che il datore di lavoro dei docenti è sempre e comunque il Ministero dell’Istruzione e, per alcune funzioni delegate, il Direttore regionale.

Altro motivo a fondamento della tesi che l’assunzione diretta dei lavoratori (sancita dall’art. 4 bis d.lgs 181/2000) non vale, se non in termini di assunzioni con incarichi a tempo determinato e sulla scorta di una rigida graduatoria.

L’articolo citato si applica alla totalità dei lavoratori per qualsiasi tipologia di lavoro, ma non per i dirigenti scolastici per la semplice ragione che  la disposizione richiamata è inserita nel contesto legislativo che reca in rubrica “Disposizioni per agevolare l'incontro fra domanda ed offerta di lavoro, in attuazione dell'articolo 45, comma 1, lettera a), della legge 17 maggio 1999, n. 144".

Per cogliere il senso della norma occorre, infatti, avere a mente le finalità della legge che sono elencate nell’art. 1 della disposizione sopra richiamata. L’articolo 4-bis richiamato dall’articolista detta le regole per i datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici. Non mi pare che la scuola possa essere considerata un soggetto privato o un ente pubblico economico, né avrebbe alcun senso il ricorso all’analogia in quanto inapplicabile.

La scuola ha regole proprie per l’assunzione dei suoi lavoratori, regole che sanciscono criteri oggettivi che garantiscono l’assoluta obiettività e la mancanza totale di discrezionalità nella scelta del docente.

Appare evidente che il riferimento a tale norma per legittimare il diritto del dirigente di farsi il c.d. “equipaggio” è destituito di fondamento.

A questo punto è lecito chiedersi: perché le graduatorie non sarebbero idonee ad indicare o meno le qualità e le capacità del docente?

Non credo che per essere assunto occorra una qualche valutazione del dirigente sulla fede religiosa del docente, le sue inclinazioni sessuali, la sua appartenenza politica o sindacare sulle sue condizioni di salute. La graduatoria certifica in modo oggettivo le abilità del docente che scaturiscono dal voto di laurea, dall’abilitazione, dai concorsi vinti, dagli anni di servizio, dai master, dal dottorato di ricerca, tutti elementi che concorrono a fornire un quadro, quanto più obiettivo della posizione del docente e della sua idoneità ad insegnare le cose che ha appreso.

Tralasciamo le altre considerazioni sulla bravura del dirigente, che deve sapere, che sa fare, che ha il termometro ecc. ecc. ecc.

Poniamo, invece, l’accento sul come il dirigente dovrebbe scegliere i suoi docenti (circostanza questa taciuta nell’articolo). Argomentando sembrerebbe che il dirigente dovrebbe potersi fare un collegio a sua immagine e somiglianza, un collegio schierato, né più né meno come accade nel PDL dove non è ammesso il dissenso e chi non condivide le posizioni del capo viene esautorato. In tal senso, infatti, è illuminante il riferimento ad una sorta di affinità di vedute e di pensiero che il docente dovrebbe, ovviamente, avere con il dirigente.

Come sceglierebbe, quindi, il dirigente che è capace, attento, aperto agli umori ecc. ecc. ecc.?

In base al colore degli occhi? Alle idee politiche? Alle propensioni religiose o, più opportunamente, come qualcuno ha dichiarato in ambienti molto importanti, in base all’aspetto, alla “coscia” più lunga, alla maggiore avvenenza? O forse alla conoscenza personale? Alle “affinità elettive”?

Quali criteri utilizzare se non i titoli e le precedenze che scaturiscono dal confronto di questi titoli?

L’elemento negativo nelle difficoltà di gestione incontrate dai dirigenti che porta a teorizzare la necessità di una scelta autonoma e discrezionale del corpo insegnante è rappresentato, quindi, dal docente che pensa, che magari contesta le scelte del dirigente, dalla RSU che ritiene di avanzare richieste alternative sulla distribuzione del fondo d’istituto. Se la RSU contesta il dirigente viene subito vista come un elemento eversivo, ma disponibile a vendersi e far lievitare i suoi vantaggi (farsi comprare a caro prezzo), magari a scapito dei colleghi.

Nell’articolo i docenti vengono descritti come : faziosi, dediti alle invidie, alle lotte intestine, ai pettegolezzi, sempre in contrasto per contendersi pochi spiccioli, rancorosi e mediocri, votati al gusto di gettare fango ed odio, pusillanimi e pavidi ed anche vili, pronti a nascondersi, incapaci di sostenere le proprie opinioni. Soggetti la cui condizione di subalternità alimenta l’astio verso il dirigente, ostilità amplificata dalla frustrazione e dalla mancanza congenita di spina dorsale che, invece, possiederebbero, secondo l’articolista, i dirigenti che esprimono, invece, magnanimità, saggezza ed esperienza.

Potere di scelta, dunque, per scuotere dal torpore questi docenti afflitti dal vittimismo, arroccati su posizioni insostenibili, incapaci di dare corpo alle proprie aspirazioni, soggetti che rifiutano di essere valutati e continuano a fare sempre le stesse cosemagari il solito dettato e copiato”.

Docenti sprovvisti del senso della collettività che è più marcato tra i docenti del sud che hanno evidenziato una propensione sfrenata verso l’individualismo, verso la convenienza personale e la negazione della valorizzazione della persona.

Quindi sono queste le ragioni sulle quali si fonderebbe il diritto del dirigente di scegliersi il corpo docente sulla base di criteri suoi personali, magari eliminando la RSU, non tanto perché paladini di chissà quali alti ideali, ma spesso per ricattare i dirigenti e farsi “comprare” a caro prezzo, (pronta a vendersi dunque); docenti tutti allineati e coperti così da garantire l’armonia e la serenità, non più oggetto di indifferenza.

Anche se l’articolista conclude, inopinatamente, che i dirigenti dovrebbero essere sottoposti ad una valutazione del profilo psicologico, valutazione più importante di qualsiasi altro connotato, riteniamo che gli attuali criteri di scelta dei dirigenti siano più che sufficienti e certamente adeguati, senza che si reputi necessario indagare sul loro stato mentale e che siano altrettanto idonei quelli di scelta dei docenti, che ci piace sottolineare nella stragrande maggioranza non appartengono alle categorie descritte così minuziosamente dall’articolista.

Commenti all'articolo

  • Di Cristiano Fantinati (---.---.---.204) 6 gennaio 2011 21:45
    Cristiano Fantinati

    Siamo davanti all’aberrante paradosso non non poter scegliere i docenti, se attualmente si facesse una seria selezione, rimarrebbe poco. La categoria in italia è drammaticamente sottovalutata, e finchè non si paga e non si danno risorse, nel mondo moderno non ci sono risultati e soprattutto non si crea la fila di cervelli illuminati in attesa fuori dalle scuole.

    Per il consenso, la paga e gli strumenti a disposizione però, gli insegnati italiani fanno anche troppo. Le menti brillanti nella scuola ci sono ancora ma, ovviamente, sono dedite a qualcos’altro di appagante e remunerativo, lasciando solo "filtrare" qualcosa per puro senso di responsabiltà civile e personale.

    Troppo poco

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