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La "puttana dei fascisti" - AgoraVox Italia

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La "puttana dei fascisti"

Se ormai 88enne ti azzardi ad affrontare il tema della distanza tra teoria e prassi nelle scelte della sinistra radicale, soprattutto di quella giovanile e scrivi che la militanza senza umanità è solo sterile testimonianza, devi fare poi i conti con “giovani” e “giovanilisti, che dopo ave r finto di essere d’accordo, ci tengono a puntualizzare:


 Il senso di distanza cdi cui parli non è figlio delle idee diverse che sono sempre esistite nella storia della sinistra. La colpa è del tempo che passa, degli anni che corrono, cambiano il mondo, il modo di vivere la militanza e non consentono alle vecchie generazioni una presenza fisica nella vita politica.
In altre parole, non è la solidarietà a venire meno ma, più semplicemente, si fanno i conti con il limite umano della vecchiaia, che va vissuta serenamente, rendendosi conto che la comunità resta tale anche quando cambia il modo di starci dentro.
Per quanto mi riguarda ho fondati dubbi su queste affermazioni e confesso il mio peccato: per me l’età non ha alcun peso nel silenzio e nell’emarginazione che tocca a chi dissente e e in queste “condanne” mi pare di vedere l’equivalente della Siberia in cui sono finiti per decenni nella Russia dei Soviet, tutti quelli che dissentivano. Certo, gli anni e i malanni cambiano molte cose e creano inevitabili distanze. Questo è però fisiologico. Al contrario, ritengo gravemente patologico il fatto che improvvisamente non ci si senta più, come se gli anni che passano cancellassero persino i cellulari.
Se tutto si riducesse davvero alla questione personale di vecchi rompiscatole che non sanno fare i conti con i loro 80 anni, non varrebbe la pena di occuparsene. Le cose però non stanno così. Quando parlo di solidarietà tradita, ho in mente il problema storico di una sinistra che giunge puntualmente divisa ai momenti cruciali della bottaglia politica. Penso a Turati espulso dal partito che aveva fondato; a Gramsci che, quando Matteotti fu assassinato, non si scusò per averlo definito “rivoluzionario senza rivoluzione”; a quei “compagni” che sputarono veleno sui fratelli Rosselli e non seppero fare i conti con i loro cadaveri, uccisi a pugnalate dai fascisti; a Bordiga, rappresentato come la “puttana dei fascisti”; alla famiglia Grossi, sorvegliata da franchisti e stalinisti per aver consentito all’l'anarchico Berneri di ricordare Gramsci appena morto da quella “Radio Libertà”, che risvegliava l’antifascismo popolare, raccontando agli italiani da Barcellona la guerra di Spagna.


Furono queste scelte penose ad aprire la via al fascismo storico e a dargli una vita lunga molto più di vent'anni. Potrei continuare a elencare tradimenti della sbandierata “solidarietà”. Potrei ricordare Guido Leto, prima capo dell’OVRA e poi istruttore tecnico della polizia repubblicana, Marcello Guida, carceriere di Pertini e Terracini a Ventotene e Questore di Milano nei giorni di Piazza Fontana; Gaetano Azzariti presidente del Tribunale della razza e poi della Corte Costituzionale; Aldo Roamano spia dell’OVRA e intellettuale di riferimento del PCI. Ricordarli e ricordare con loro i comunisti espulsi perché dissidenti di fronte a questa vergogna: Rossana Rosssanda, Lucio Magri e con loro un giovanissimo Giuseppe Aragno.
 Questa miserabile tradizione ha partorito una repubblica zoppa, che si è regalata una Costituzione di popolo ma l'ha imprigionata tenendosi il codice Rocco, consentendo che i giudici fascisti, lasciati si loro posti da una sciagurata amnistia, processassero i partigiani, mentre il PCI metteva alla porta i bordighisti.
.Se vogliamo provare a capire com'è che oggi governano di nuovo i fascisti, non dobbiamo ridurre la tragedia alla storiella del Campo largo, ma partire dalla cecità storica di chi ha sistematicamente attaccato la sinistra da sinistra e ha fatto preziosi regali ai fascisti.
Ora posso tornare alla mia vicenda personale, perché essa è figlia di questa penosa tradizione. Io sono una specie di piccolo traditore il quale osa pensare – e lo scrive- che stiamo facendo ancora una volta le scelte suicide che regalarono il Paese ai fascisti. Un'opinione sbagliata? Può darsi, ma più sbagliata è di certo la reazione
Se sono semplicemente solo ed emarginato, posso dirmi fortunato, perché i tanti militanti che gonfiano il petto e affermando che “chi ha compagni non è mai solo”, non hanno a disposizione un po’ di quella Siberia, nella quale mi avrebbero spedito da tempo in un gulag.

 

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