La protesta per il "caro spiaggia" andrebbe estesa anche ad altri ambiti della vita quotidiana
La protesta contro il “caro spiaggia”, di cui si sta parlando in questi giorni sui media, è il primo segnale di allarme contro un caro vita che sta impoverendo l'Italia. Una protesta singolare perché gli italiani stanno dicendo che è assurdo che dopo un anno di fatica non possono permettersi una vacanza estiva a causa dei prezzi esosi dell’indotto turistico: spiaggia, ristoranti, alberghi, locali notturni, case in affitto.
Una protesta che è il campanello di allarme di un malcontento generale contro una nazione in declino e che rischia di allargarsi ad altre realtà dove la distanza tra stipendi e potere di acquisto è talmente marcata da far sentire povera la maggior parte degli italiani, anche chi ha una casa di proprietà e due stipendi a disposizione, perché il costo della vita, tra spesa alimentare, spesa sanitaria, affitti, mutui, costo delle bollette, è talmente elevato da consentire solo una mera sopravvivenza.
Oltre a questo, c’è un altro elemento che incide sulle proteste. Ed è il fatto che l’Italia è diventata terra di conquista di turisti stranieri che, con i loro stipendi d’oro, passano l’estate nel Belpaese mentre gli italiani stanno a guardare. Una realtà che una volta riguardava le nazioni belle ma povere, dove il turista occidentale fa il padrone, spendendo e spandendo, e l’aborigeno fa il servitore per sopravvivere. Senza accorgersene, noi italiani siamo giunti sullo stesso livello di queste realtà.
Ed è per questo che la speranza è che gli italiani si svegliano dal sonno e comincino a far sentire la loro voce, allargandola a tutti i segmenti della vita quotidiana. Non è possibile assistere impassibili al progressivo impoverimento della nazione; alle impennate del costo della vita; alle diseguaglianze tra chi ha tanto e chi ha poco; alla distanza tra gli italiani e i cittadini stranieri che vengono a spassarsela in Italia negli hotel di lusso mentre gli italiani devono accontentarsi di guardare dalle finestre.
E’ un bene che sia iniziata una protesta di massa e che inizi a intimorire anche un governo che ci sta rendendo poveri e servi degli altri. Bene che si sia rotto l’incantesimo creato da un governo secondo cui “va tutto bene”. No, non va per nulla tutto bene. Stiamo diventando una nazione da Nord Africa, altro che Paese egemone nel mondo come vuol far credere la Meloni. Estendiamo la protesta ad altri ambiti. C’è una Costituzione che c’è lo permette. Basta con le ingiustizie economiche e alla mercificazione di questo Paese. Ormai considerato come qualcosa che i turisti possono sfruttare a piacimento, mentre noi e i nostri figli stiamo a guardare.
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