I Fratelli d’Italia stanno facendo i conti con la vita reale e un elettorato deluso
Lasciamo da parte la retorica di quanti dicono che alle ultime elezioni regionali la maggior parte degli elettori non è andata a votare. Meglio sorvolare, perché tra quei molti astensionisti ci sono stati anche molti ex votanti di Fratelli D’Italia. Lasciamo perdere le arrampicate sugli specchi e guardiamo la realtà: l’armata di Giorgia Meloni non è invincibile come si pensava, anzi risulta piuttosto fragile e traballante.

I Fratelli d’Italia sono sbattuti in faccia alla realtà sia al Nord sia al Sud. In Veneto sono stati scalzati dalla Lega, e al Sud sono stati travolti dai partiti della Sinistra. La paura adesso è tale che i vertici del partito, Donzelli in testa, hanno chiesto un cambiamento della legge elettorale, dimostrando che a loro più che i risultati del governo conta rimanerci al governo, mediante escamotage istituzionali. Non propriamente una grande figura per una premier che prometteva mari e monti.
La canzone più gettonata negli ultimi mesi da coloro che cantano “meno male che Giorgia c’è” è che con la sinistra che abbiamo all’opposizione la Meloni vincerà per chissà quanto anni ancora. Questo ritornello è diventato una nota stonata. Perché a cantare non sono i vecchi juke box. Sono i risultati, anzi i non risultati che l’Armata Brancaleone di ispirazione meloniana ha conseguito. La retorica che parlava di un Paese che viaggia a gonfie vele, di un'economia che cresce, di un’occupazione che decolla, di una nazione rispettata all’estero non tira e non attira più. Una narrazione garantita dai media occupati dal governo (la Rai è controllata da Palazzo Chigi e Mediaset da Forza Italia) che decantano e osannato la premier ogni volta che compare sulla scena per parlare, chiacchierare, vantare e millantare il vuoto assoluto.
Da mesi aveva preso piede una specie di monito: la sinistra ha governato per undici anni di seguito senza essere eletta dal popolo, ora tocca a noi. Il risultato? Stessi disastri. Stessi fallimenti. Stesse promesse da marinaio. Stesso vittimismo contro nemici immaginari. Giuseppe Conte ha retto la nave in un momento in cui l’Italia era devastata dal Covid. E lo ha fatto egregiamente. Chissà come si sarebbe comportata Meloni nella stessa situazione. Ma, oltre a questo, gli italiani hanno affidato il baraccone a sedicenti politici che politici non sono mai stati e che si stanno rivelando entusiasti del riarmo, avidi di guerra e desiderosi di indebitare ancora di più il Paese per finanziare il guerrafondaio Zelensky e fermare l’imminente invasione russa.
La buona notizia, dunque, non è tanto il risultato che comunque è su base locale, ma la sensazione che la propaganda a reti unificate di Giorgia Meloni ha perso smalto davanti a una realtà che non perdona nessuno. Tantomeno il cerchio magico della puffa mannara che aveva promesso di realizzare cose impossibili, come il blocco navale per esempio, a cui solo i fessi potevano credere. Certo, molti si sono astenuti dal voto. Ma gli altri vedono un altro Paese, quello reale, dove Giorgia Meloni è l’ennesimo bluff che qualcuno, sul fronte mediatico, ha fatto passare per fenomeno.
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