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La mecca del contrabbando, che ufficialmente non esiste

Transnistria, un lembo di terra sottile incastonato tra la Moldavia e l'Ucraina. Una terra che faceva parte dell'ex URSS, che il 2 Settembre 1990, dopo una serie di scontri sanguinosi con la Moldavia e la Russia, si è dichiarata indipendente ma nessuno l'ha mai riconosciuta come tale. Conta circa 555 mila abitanti e ha una capitale, Tiraspol. È una Terra abitata da russi, moldavi, ucraini e dagli Urca, una popolazione che in passato era migrata dalla Siberia portandosi dietro un bagaglio di tradizioni molto radicate ed impostate sulla violenza. La questione però non è geografica ma geopolitica, perché questa terra, che ufficialmente non esiste, nonostante abbia una propria bandiera, una propria moneta, dei ministri e un presidente, tale Igor Smirnov, è la mecca del contrabbando europeo. 

In Transnistria fiorisce senza restrizioni il contrabbando di droga, alcool, sigarette, ma soprattutto armi. In questo epicentro del contrabbando ci sono armamenti pesanti provenienti dalla ex URSS e dal proprio interno, infatti, il Presidente di questa nazione borderline è anche il proprietario della più grande industria del paese, la Sherif, che produce, guarda caso, armi.
 
Oggigiorno la Transnistria è tollerata dal governo Russo, la Moldavia reclama il proprio diritto di sovranità sul territorio e l'Ucraina, dopo aver invertito la rotta da filo-russa a filo-occidentale, la osteggia timidamente.
 
Il governo del paradiso dei contrabbandieri si sente le spalle protette grazie alla posizione strategica che ha per la Russia rispetto al Mar Nero. L'altro motivo che sicuramente la mette in una posizione di forza rispetto a qualsiasi nazione o ente voglia combattere i traffici che ospita è costituita dai traffici stessi che arrivano a coinvolgere chi può far in modo di mantenere inalterati certi equilibri.
 
Il ministro degli esteri della Transnistria, Valeri Letskai, durante un'intervista rilasciata a Jean-Arnault Dérens e Antoine Ageron de “Le Courrier des Balkans”, quando gli è stato chiesto se la sua nazione è una democrazia ha ribadito dicendo: «Certamente no!» ha poi aggiunto che si poteva intenderla con tre parole «Un Presidente potente, un esercito potente e dei capi di aziende estremamente potenti». Ha poi spiegato che nella sua nazione la CIA è presente e molto attiva. E alla domanda cruciale: «Vi è contrabbando?» il ministro ha risposto candidamente così: «Ma certamente sì».

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