L’irresponsabile propaganda di Giorgia Meloni dopo il delitto Kirk
Una buona regola dell’informazione sarebbe quella di separare i fatti della opinioni. Vale per i giornalisti così come per i politici, le cui accuse di getto possono intossicare un dibattito pubblico. Se non si conoscono prima i fatti, le dinamiche, le circostanze di una vicenda di cronaca, qualsiasi analisi può generare solo un clima di violenza.

L’omicidio di Charlie Kirk ne è stato un esempio lampante. La cronaca è stata praticamente azzerata per far posto alle opinioni più accese, con la sinistra finita nel mirino come se fosse stata mandante del delitto. Un bailamme che ha trasformato i social network in campi di battaglia e i media in amplificatori di una propaganda fraudolenta perché-senza alcuna conoscenza del movente dell’omicidio-ha subito pensato di sfruttare un dramma per demonizzare gli avversari politici. Con una campagna accusatoria nei confronti di una sinistra che avrebbe armato le mani del killer, divulgando notizie false e tendenziose, perché Tyler Robinson non è un attivista di sinistra, ma un conservatore-repubblicano. E prima di sputare sentenze, sarebbe più saggio e prudente cercare di capire le ragioni del suo gesto omicida.
Su questo, l’intervento di Giorgia Meloni è stato irresponsabile. Perché anziché moderare i toni e attendere di comprendere i retroscena di un delitto politico, ha subito sbraitato con le ideologie della “sinistra”, invitando il mondo conservatore/reazionario a una mobilitazione da guerra civile. I toni che ha usato, anziché tranquillizzare e invitare alla ragione, sono stati durissimi e avventati, rivelando quella che è la strategia comunicativa della destra italiana: si prende un fatto di cronaca e lo si strumentalizza con lo scopo di colpire i propri avversari politici. Non è solo una mossa cinica, ma pericolosa, perché foriera di odio contro l’ala sinistra del Paese che ha condannato il delitto di Kirk e non lo ha applaudito.
La presidente del Consiglio ha addirittura rincarato la dose, con un messaggio indirizzato ai sodali di Vox, il principale partito dell'ultradestra spagnola. "Il sacrificio di Kirk ci ricorda da quale lato stiano la violenza e l'intolleranza", ha detto Meloni, prima di ribadire che non si farà "intimidire" e che continuerà la sua lotta politica. Un canovaccio, quello del "non ci faremo intimidire", preoccupante, poiché potrebbe diventare il passaporto per ulteriori escalation di violenza che ci riporterebbe indietro agli anni di piombo, quelli dei morti e dei feriti per strada.
Meloni e i suoi alleati di governo, compresi i media genuflessi della destra più estrema, parlano come se non sapessero che le parole hanno un peso specifico nel dibattito pubblico e possono diventare il detonatore di ulteriori esplosioni di brutalità e aggressività. Un pericolo che Giorgia Meloni non vede o finge di non vedere, impegnata, com’è, a convincere gli elettori che a sinistra domina un clima d'odio contro chi “la pensa diversamente". Una propaganda che può diventare presagio di sventure e davanti alla quale non assisteremo scuse o marce indietro nel caso emergessero diverse interpretazioni della matrice dell'omicidio di Kirk. Resterà solo la strumentalizzazione di una morte per vergognose logiche di consenso politico.
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