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L’interminabile conflitto tra Pubblico e Privato

L'improvvisa pandemia di Coronavirus (o, come abitualmente definito, COVID19, acronimo di COrona VIrus Disease 19) ha ancora una volta messi allo scoperto i nostri nervi sensibili, soprattutto di fronte alle ormai croniche e pluriennali deficienze del Sistema Sanitario Nazionale ed anche di quello istituzionale e amministrativo tanto centrale che periferico-territoriale.

Il problema principale è rappresentato, ancora una volta, dall'ormai perpetuo ed interminabile conflitto tra Pubblico e Privato e, di riflesso, i concetti di Democrazia e Dispotismo.

Nella penultima pagina del volume Asterix e i Goti (1963), René Goscinny ed Albert Uderzo (quest'ultimo scomparso giusto due giorni fa a 92 anni) immaginano una vera e propria guerra civile tra i Visigoti comandati da un lato da Teleferico (capo supremo di questi, un incrocio tra il feldmaresciallo Hindenburg e un Francesco Giuseppe ormai anziano) e Cloridrico, il suo mingherlino ex-interprete di gallico (cioè di francese), che ad un certo punto - grazie anche all'aiuto di Panoramix, che i Visigoti stessi hanno rapito e che i due suoi eroici amici riescono infine a salvare e riportare in Patria - riesce a spodestarlo. Nella penultima vignetta i due rivali continuano a randellarsi reciprocamente malgrado siano ormai semisepolti nel terreno mentre la didascalia definisce lo scontro come La battaglia dei due vinti.

Ora, che i due umoristi (belga il primo, di origini italiane il secondo, entrambi comunque naturalizzati francesi) intendessero ironizzare sui secolari nemici del proprio Paese è un conto, ma ciò non toglie che - perlomeno nel nostro caso - tale definizione sia per molti aspetti azzeccatissima.

In effetti, la principale responsabilità nel perenne scontro tra Pubblico (cioè lo Stato ancorché la Pubblica Amministrazione periferico territoriale) e il Privato (cioè i cittadini comuni e, soprattutto, le categorie privilegiate) non è tanto delle élites (che pure possono esserne considerate principali protagoniste), bensì degli stessi cittadini comuni, che definiscono il Potere Politico (sia a livello centrale che periferico-territoriale) ricorrendo di fatto spesso alla seconda strofa della canzone Svalutation di Adriano Celentano (1976):"Cambiano i Governi,/niente cambia lassù./C'è un buco nello Stato/dove i soldi van giù".

Quello che gli stessi cittadini comuni non riescono a comprendere è che, in realtà, lo Stato e la Pubblica Amministrazione non sono aziende o società di capitali, né devono per forza assicurare utili o rendite di qualunque genere a chi esercita il Potere (tanto a livello centrale quanto periferico-territoriale), benché la stessa Classe Politica sia composta spesso e volentieri da persone o categorie che, approfittando degli incarichi loro conferiti dallo stesso Corpo Elettorale (cioè dal popolo), tendono ad avvantaggiarsi sia a livello personale che di singole collettività a danno dei cittadini tanto sul piano individuale che più genericamente di massa. Gli stessi politici non sono dotati di poteri messianici ancorché taumaturgici, ma cercano (o, quantomeno, dovrebbero cercare) di risolvere le problematiche che vengono di volta in volta loro sottoposte dagli stessi cittadini, i quali si attendono, in realtà, che essi soddisfino le loro necesistà e i loro bisogni quasi si tratti di esseri dotati di poteri in grado di assicurare loro un diffuso benessere permanente quasi fossero nel Paese di Bengodi (o, se si preferisce, della Cuccagna) quando non addirittura in un nuovo giardino dell'Eden.

Gli stessi cittadini non si capacitano inoltre del fatto che avvantaggiando nei servizi i settori privati anziché pubblici non fanno altro che danneggiare se stessi. E' infatti diffusa convinzione che mentre gli Enti Pubblici (tra cui lo Stato stesso e, per esso, il Governo Centrale o le Istituzioni Nazionali ancorché Periferico-Territoriali) non siano altro che una cornucopia cui gli stessi Governanti ed amministratori Pubblici possano attingere per trasformarsi, se non in dirigibili, quantomeno in vere e proprie mongolfiere, mentre il popolo verrebbe via via ridotto ad una massa di morti viventi, considerando che lo stesso settore pubblico funzioni male o non funzioni affatto, visto che la quasi totalità del gettito fiscale versato dai cittadini nelle casse pubbliche finisce per ingrassare la Classe politica ed i suoi membri, mentre la popolazione soffre per carenza od assoluta mancanza di servizi e quando questi esistono funzionano male per mancanza di personale addetto o di mezzi e risorse indispensabili al proprio funzionamento.

Il privato viene invece visto come un modello di perfetta efficenza e di migliori servizi, visto che esso, sia a livello individuale che collettivo (o, perlomeno, di singola collettività) deve assicurare che l'apparato da esso stesso concepito ed attuato debba funzionare al meglio per garantire ed assicurare la possibilità da parte dei singoli cittadini e della Comunità di quei beni, ricchezze, risorse e servizi di cui questi hanno biosgno ed anche un relativamente minimo di superfluo (perlomeno quello che può in qualche modo contribuire a stimolare ed incentivare le capacità indispensabili ad un migliore e più efficace funzionamento dell'economia e dei servizi indispnsabili).

Quello che gli stessi cittadini ignorano o fingono di ignorare è che, in realtà, il soggetto privato (sia esso privato o di ristretta collettività) tende principalmente al soddisfacimento delle proprie necessità ed interessi, come dire che prima ingrassa lui e poi, semmai, concede quanto rimane (solitamente poco o, nel migliore dei casi, assolutamente nulla), mentre - come si diceva più sopra - lo Stato e la Pubblica Amministrazione debbono assicurare per quanto ad esse possibile i necessari benefici loro indispensabili. In realtà il fatto stesso che le casse statali o comunque pubbliche siano spesso vuote (o, quantomeno, al limite delle risorse disponibili) non significa che lo Stato, la Pubblica Amministrazione o gli Enti Publbici divorino risorse a tutto andare, ma piuttosto che la maggior parte delle risorse, soprattutto finanziarie e fiscali, vengono considerate già investite ancora prima di essere disponibili, per cui, una volta reperite, vengono immediatamente utilizzate in modo da non lasciare gli utilizzatori (cioè quelle strutture od enti preposti al soddisfacimento individuale e collettivo dei cittadini) senza i mezzi indispensabili mancando i quali la popolazione stessa finirebbe ridotta ad un'esistenza a dir poco catastrofica.

A questo punto deve apparire chiaro che se è vero com'è vero che lo Stato e la Pubblica Amministrazione e gli Enti, Strutture ed Istituzioni tanto centrali quanto periferico-territoriali ad esse più o meno direttamente collegate devono evitare gli sprechi e la dissolutezza che finiscono inevitabilmente per screditarle e rendere assolutamente odiose agli occhi dei cittadini, questi ultimi debbono convincersi che il modo migliore per avere a disposizione mezzi e risorse in grado di evitare situazioni drammatiche come quella che stiamo attualmente vivendo non è di tagliare la spesa pubblica (spesso e volentieri considerata, come s'è visto più volte, un pozzo senza fondo), bensì gli sprechi nel privato (come pure, ovviamente, nel pubblico, dove spesso si è convinti che investendo in deteminati beni o concedendo determinati privilegi tanto a singole persone quanto alle stesse élites dominanti queste vengano incentivate ad operare in favore dei singoli cittadini meno abbienti e delle stesse masse, dalle quali dipende - in fondo - la loro stessa sopravvivenza, dato che se venissero a mancare esse stesse si estinguerebbero non avendo più il proprio princiaple referente né potrebbero servire loro da guida ed esempio), come dire che con le somme utilizzate per l'acquisto di un'opera d'arte di pur grande rilievo o la costruzione ancorché acquisto di residenze, vetture o natanti ancorché automobili di lusso si potrebbero risolvere molti dei problemi che alla fine affliggono non soltanto i cittadini ed i ceti meno abbienti, ma le singole persone e le categorie considerate dominanti che spesso e volentieri disprezzano esse stesse il settore pubblico (p.e. la sanità), di cui però alla fine hanno esse stesse bisongno specie quando le strutture ed i servizi privati - pur disponendo nominalmente di mezzi e risorse decisamente più avanzate - non sono tuttavia in grado né condizione di fornire loro quell'assistenza ancorché sostegno che invece solo proprio in tanto deprecato setore pubblico è in grado di asiscurare.

Concludento: Tutto ciò che va a favore e beneficio della collettività (inclusi gli individui e le categorie privilegiate) deve essere lasciato in gestione ed amministrazione allo Stato o al settore pubblico, mentre ai soggetti privati (siano essi singoli o collettivi) va lasciato solo ciò che essi stessi sono in grado di gestire direttamente tenendo conto dei propri limiti organici e fisiologici.

 

Enrico Emilitri

Foto di Gerd Altmann da Pixabay 

Commenti all'articolo

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.64) 28 marzo 11:16
    Enzo Salvà

    Caro Signore, ma Lei è di sinistra .......!

    Purtroppo di queste idee ne sono rimaste poche e non hanno presa. Non sarà nemmeno la pandemia ad aprirci gli occhi. Oggi va molto la post-ideologia e dal neoliberismo passeremo all’oligarchia. 

    Poi qualche buona notizia arriva dai Verdi, con questo documento , fortemente sostenuto in Germania da Ska Keller (ora attendiamo le notizie sulla folle riunione dei Capi di Stato e di Governo Europei).

    Di questi tempi i Verdi tedeschi, tornati ad essere un grande partito nazionale, rischiano parecchio dal punto di vista elettorale, anche lì, nei confronti dei Paesi del Sud Europa c’è parecchia intolleranza.

    Un Saluto

    Es.

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