L’Italia che si ribella al massacro dei palestinesi
Il massacro dei palestinesi da parte del governo israeliano ha risvegliato le coscienze collettive. Nei giorni scorsi le città italiane sono state prese d’assalto da un fiume di persone che sono scese in strada, sfilando nei cortei al grido “Palestina libera”. Un grido che annichilisce quanti parlano di cortei politicizzati e non capiscono che tali manifestazioni sono la voce di chi non vuole tacere davanti al genocidio di un popolo.
Il governo Meloni grida al “disordine”, cerca di minimizzare la portata delle manifestazioni di gente che ha compreso che, mentre i governi parlano di pace, diritto internazionale, autodeterminazione dei popoli e compagnia bella, nel frattempo continuano ad armare Israele. Riversati lungo le vie della penisola, i cittadini hanno cambiato la narrazione di una destra schierata con le classi dominanti che si arrogano la pretesa di sterminare un popolo in modo impunito.
L'indifferenza con cui il governo Meloni sta tacitamente appoggiando la mattanza di Tel Aviv ha prodotto un effetto boomerang. Ha risvegliato il popolo dal suo torpore. Da Milano a Napoli, passando per Roma, una generazione di cittadini ha smesso di postare la propria indignazione sui social per far sentire fisicamente la propria presenza. Senza farsi condizionare dai media di regime che hanno dipinto queste manifestazioni come spirito di ribellione contro le autorità, quando invece si è alzata la protesta di chi, bloccando treni, navi, aerei, automobili e traffici commerciali, ha messo in discussione un sistema che trasforma il genocidio in un affare da spartire tra poteri.
L’immagine che i media di regime useranno per demonizzare i cortei, tra scontri con la polizia, cassonetti bruciati e lacrimogeni lanciati in mezzo alla folla, non serviranno più. La repressione non fa paura a nessuno quando ci sono in gioco vite innocenti da salvare. In tutto il Paese è andata in scena l’umanità vincente, quella che non teme di scontrarsi con la coscienza laida di quanti, per motivi economici e geopolitici, sono disposti a far sparire un popolo dalla faccia della Terra. Con un accanimento che non si vedeva dai tempi dell’Olocausto degli ebrei da parte di Hitler.
Lo Stato potrà picchiare, arrestare e schedare, ma non potrà anestetizzare le coscienze di quanti non credono più alla favola della “difesa israeliana”. Credono ai fatti e non alla propaganda. E i fatti parlano di quarantamila morti tra i civili palestinesi e di una terra devastata, con case, palazzi, ospedali e scuole rase al suolo. Una barbarie che si sta consumando nell’inerzia dei governi occidentali, ma non nella testa di popoli il cui dissenso denota bricioli di umanità.
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