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Il latte e l’autismo: la campagna della PETA

Ad oggi è in atto un acceso dibattito sulla correlazione tra cibo e malattie. Benché una dieta corretta giochi un ruolo fondamentale per il benessere del corpo e della mente, restano ancora poco chiari i possibili legami tra i cibi che scegliamo di portare in tavola e la prevenzione (se non addirittura la cura) di alcune gravi malattie. 

È proprio in questo contesto che s'inserisce la campagna della PETA, una delle più importanti organizzazioni non profit per i diritti degli animali, che ha annunciato l'esistenza di un presunto legame tra l'autismo e il consumo di latte di mucca. Benché la PETA non veda nel consumo di latte la causa diretta dell'autismo, afferma comunque che i latticini potrebbero peggiorare le condizioni dei bambini autistici.

Per supportare tale teoria, l'organizzazione fa riferimento principalmente a due studi: il primo è stato condotto su dieci bambini cui è stata somministrata una dieta priva di glutine e latticini; il secondo prende invece in considerazione un gruppo di 36 pazienti autistici dalla cui dieta è stato eliminato il consumo di latte di mucca. In entrambi i casi gli studi riportano un miglioramento dei sintomi comportamentali dei pazienti in un lasso di tempo piuttosto lungo (dagli otto ai 12 mesi).

Al di là dell'attendibilità degli studi in questione, dato il numero piuttosto limitato di pazienti esaminati, ci sono altri aspetti della campagna che lasciano trapelare numerosi dubbi sulla veridicità delle posizioni portate avanti da PETA.

Emily Willingham, autrice per Forbes, ha aspramente criticato le argomentazioni suggerite dall'organizzazione. Innanzitutto, mette in discussione il fatto che dei due studi citati nella campagna non ci siano riferimenti di alcun tipo: né la loro provenienza, né tantomeno gli autori.



Per dare ancora più spessore alla teoria portata avanti, la PETA propone la testimonianza di una madre che, dopo aver sostituito il latte di mucca con quello di soia nella dieta del suo bambino, ha notato incredibili cambiamenti comportamentali: “Non piangeva più, non faceva più gesti ripetitivi... è stata una svolta miracolosa”. Questa testimonianza gioca ovviamente sul piano emotivo, sulla suggestionabilità psicologica di un genitore preoccupato per la salute del proprio figlio.

“Nella foga di proteggere le mucche […] non si rendono conto di fare una campagna sulle spalle delle persone. Persone affette da autismo”. Afferma, a giusta ragione, Emily Willingham

E non è tutto. La PETA è davvero persuasa dall'idea che il consumo di latticini abbia un'influenza negativa su un gran numero di malattie: cancro compreso. “Chiunque voglia alleviare i devastanti effetti della malattia smetta di bere latte di mucca”, dicono.
 

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