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Il Sardex: una moneta virtuale per far fronte alla crisi

Un gruppo di giovani ragazzi di Serramanna, un piccolo comune della Sardegna, ha creato un metodo di pagamento alternativo all’euro per aiutare le aziende locali ad uscire dalla crisi economica. Il Sardex permette alle imprese di scambiare beni e servizi all’interno di un circuito virtuale, accostandosi al principio dell’antica pratica del baratto.

Intervista a Carlo Mancosu, uno dei soci fondatori e responsabile della comunicazione del Circuito Sardex.

CAGLIARI. "Dopo vari studi di settore, nel settembre del 2009, io ed altri tre amici abbiamo deciso di fondare la società. La Fondazione è però attiva dal gennaio 2010. In soli due anni siamo riusciti ad avere 500 adesioni da parte delle aziende locali. Non è stato facile far capire il funzionamento del Sardex, ma a poco a poco le persone stanno acquistando fiducia nel nostro progetto, e le aziende iscritte già da tempo ne stanno raccogliendo i frutti".

Cos’è il Sardex e come funziona?

Il Sardex è una moneta virtuale con la quale è possibile comprare e vendere dei beni all’interno del nostro circuito, che comprende solo ed esclusivamente aziende locali. Non esistono banconote poiché si tratta di una moneta riconosciuta e scambiata solo tra le imprese iscritte. I pagamenti si effettuano in crediti sardex, evitando alle aziende che non hanno abbastanza liquidità nelle casse di far debito o insolvenza. Quando un’impresa si trova in difficoltà o non riesce a pagare un debito, tutte le altre aziende si attivano per aiutarla a pagarlo. L’iscrizione costa dai 150 sardex per le imprese più piccole ai 1000 sardex circa per quelle più grandi. In poche parole, con i sardex si possono risparmiare degli euro che servono per pagare tasse, mutui, affitto. Un sardex equivale a un euro, ed è su questo valore che si effettuano le transazioni.

Chi sono gli ideatori?

Gli ideatori sono quattro giovani ragazzi di Serramanna che già nel 2009 avevano previsto l’attuale crisi: Gabriele e Giuseppe Littera, Carlo Mancosu e Piero Sanna. Tutti appassionati di economia, con in mano una laurea e tanti sacrifici alle spalle, abbiamo iniziato a sondare il terreno andando in Svizzera, a Basilea, per 3 giorni, e poi visitando il WIR, il circuito più grande del mondo, che conta circa 75 000 piccole-medio imprese, e attivo dal ‘34. Prima si svolgeva tutto in maniera molto analogica, con dei libri contabili, poi pian piano sono passati al formato elettronico. Oggi il WIR è anche una banca, la WIR BANK appunto, e quindi tratta sia moneta complementare che moneta a corso forzoso.

Com’è nata l’idea?

Abbiamo iniziato a pensarci nel 2006. Eravamo tutti studenti, io ero l’unico che studiava a Cagliari, mentre gli altri studiavano fuori, due a Leeds, mentre Gabriele a Teramo. Ci sentivamo spesso, e i nostri discorsi erano quasi sempre incentrati su due cose che ci preoccupavano allo stesso modo: il nostro futuro e quello economico dell’isola. Abbiamo cercato sostanzialmente di far coincidere le due cose, partendo dall’assunto che in Sardegna siamo in un tessuto di nano e micro imprese, quindi generalmente l’impresa da 1 a 5 addetti, mentre già nel Nord Italia la piccola impresa va dai 5 ai 50 addetti. Questi numeri parlano chiaro: per gli imprenditori sardi è molto difficile superare le sfide della globalizzazione. Per fare un esempio, una grande tipografia tedesca riesce a fare un preventivo online in 10 minuti, e in 3 giorni arriva la merce a casa alla metà del prezzo, quindi difficilmente la tipografia sarda ha la possibilità di competere. L’idea era quella di creare da una parte un modo per rendere i prodotti locali concorrenziali, dall’altra c’era il fatto che dagli Stati Uniti arrivava già l’eco di quello che sarebbe stato, ovvero la crisi economica che stiamo vivendo attualmente. Noi iniziavamo a documentarci e prepararci per il futuro perché l’accesso al credito risultava già molto difficile in Sardegna. Il circuito Sardex permette alle aziende di farsi credito tra loro e quindi di superare, con un sistema decentralizzato, il fatto di dover per forza ricorrere alle banche per chiedere un aiuto finanziario.

Cosa cambia dal moderno metodo di pagamento?

Le fatture che si emettono sono delle normalissime fatture in euro, quindi l’unica cosa che cambia dall’attuale metodo di pagamento è la modalità con cui questo si effettua, ovvero si utilizza il circuito sardex per effettuare le transazioni. Il nostro sistema permette alle aziende di fare un massimale di spesa, perciò l’azienda può acquistare già prima di aver venduto. Poniamo che un macellaio acquisti mille euro di prodotti dalla tipografia per farsi i biglietti da visita e le insegne. A questo punto il macellaio non dovrà ripagare la tipografia in beni o servizi, ma sarà qualcuno degli altri membri del circuito ad acquistare carne dal macellaio e farle saldare il debito. Tutte le aziende partono da zero. E’ su questo principio che si basa il sardex, cioè su un principio di “compensazione”. Per capirci meglio, quando un’impresa acquista va in debito, quando al contrario vende, essa risale. Ciò significa che il punto di equilibrio nel sistema è zero. In questo modo, le aziende si finanziano a vicenda. Nel momento in cui la tipografia vende mille euro di prodotti, automaticamente si trova oltre il punto di zero, ma allo stesso tempo ha fatto credito alla macelleria che è scesa oltre questo punto. Ora, la macelleria non dovrà per forza dare carne al tipografo, ma riceverà ordini da altri clienti che faranno pareggiare nuovamente il suo conto.

Che tipi d’imprese sono associate?

Attualmente all’interno del circuito Sardex vi sono 500 imprese iscritte. C’è un po’ di tutto: dalla piccola azienda che vende frutta e verdura alla grande impresa edile, dai piccoli commercianti al dettaglio o all’ingrosso alle grandi aziende informatiche. Non mancano anche grandi testate giornalistiche come l’Unione Sarda. Il principale requisito che si deve avere per farne parte è essere una piccola-medio impresa che tratta prodotti locali o che lavora a livello regionale. Per diversi motivi, principalmente per ragioni etiche, abbiamo scelto di non accettare né i rivenditori di armi né le finanziarie.

Gli istituti bancari vi sono contro?

Per il momento, assolutamente no! Noi parliamo spesso con gli istituti bancari ed è un periodo in cui, per una questione economica, si stanno ritirando dai piccoli centri, nei quali lasceranno dei vuoti che qualcuno dovrà pur colmare. Diversamente, le aziende sarebbero abbandonate a se stesse. In più, agiamo su un segmento che il mercato tradizionale non riesce ad assorbire, quindi il nostro lavoro è complementare. La maggior parte delle aziende, infatti, produce 100, ma vende 60.. noi facciamo in modo che vendano 80!. Il Circuito Sardex non si contrappone, dunque, al lavoro svolto dalle banche, ma cerca di ottimizzare la rendita delle aziende iscritte.

Progetti per il futuro?

Abbiamo le idee molto chiare a questo proposito. Il nostro progetto è estendere il metodo del Circuito Sardex alle altre regioni dell’Italia, a partire dalla Sicilia. La piattaforma è già online, ma sarà operativa tra qualche mese. Un altro progetto già avviato è quello di far aderire anche i privati, con la sola differenza che le aziende pagano la quota d’iscrizione, mentre i privati dovranno fare un acquisto in euro. Facciamo un esempio: Michela compra una lavatrice in uno dei negozi associati e spende 200 euro, e invece dello sconto riceverà una certa quantità di sardex dal rivenditore. Michela potrà iniziare a spendere i suoi sardex all’interno del circuito. Tutto ciò porterà nuovi clienti ai rivenditori, e altrettanti benefici agli acquirenti che potranno spendere i loro sardex per fare un fine settimana nell’hotel associato a pochi passi dalla spiaggia, o per fare shopping nel negozio di calzature o di abbigliamento.

Il sardex è un’alternativa locale all’euro vacillante, ma non è la soluzione all’attuale speculazione finanziaria delle banche. Il nostro sistema economico e bancario è difficile da contrastare, e il debito pubblico continuerà a gravare sulla popolazione. Ma, almeno, le piccole imprese locali potranno vedere uno spiraglio di luce, continuando a vendere e a produrre i loro prodotti.

La brillante idea dei quattro amici di Serramanna è una vera e propria innovazione che riflette perfettamente l’incertezza economica del nostro Paese. Un’incertezza che si traduce anche con la forte domanda di oro negli ultimi anni, sia da parte dei privati che delle banche, essendo questo l’unico valore rifugio in tempo di crisi.

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