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Il Punto sulla Mediazione Civile nel 2018

Gli Italiani dimostrano di apprezzare sempre più la mediazione civile, introdotta nel 2010 come strumento di deflazione del contenzioso civile. Le statistiche ufficiali spiegano perché.

I dati statistici sulla mediazione stragiudiziale civile e commerciale relativi al primo semestre dell'anno 2018 (elaborati e diffusi dalla Direzione generale di statistica del Ministero della giustizia) indicano che la soluzione stragiudiziale delle controversie coinvolge e soddisfa un numero crescente di cittadini e di imprese.

Il primo dato nuovo (apparentemente negativo) riguarda la durata media delle mediazioni, passata da 83 giorni (anno 2014) a 134 giorni (anno 2018). Il dato significa che gli organismi di mediazione impiegano più tempo a concludere le procedure, forse perché le parti attivano più frequentemente la c.d. fase negoziale della mediazione, anziché limitarsi a verbalizzare un atteggiamento negativo al termine del primo incontro. L'altro dato "scoraggiante", infatti, riguarda il numero di pratiche pendenti finali: quelle che gli organismi devono ancora concludere al termine del trimestre, cresciute da 21.390 (anno 2011) a 97.031 (anno 2018). Anche questo dato significa che i mediatori lavorano sempre più alla fase negoziale, anziché verbalizzarne la conclusione negativa al termine del primo incontro: e i mediatori lavorano solo se le parti decidono di avviare le trattative.

Le parti invitate a negoziare un accordo nel primo semestre dell’anno 2018 hanno aderito nel 50,2% dei casi e hanno conciliato la lite il 26,1% delle volte: la mediazione sta conciliando il 13,1% dei conflitti (il 26,1% del 50,2%), mentre nell'anno 2014 le parti conciliavano il 9,88% dei casi (il 24,4% del 40,5% di adesioni). La Direzione generale di statistica nota che la percentuale di successo (26,1%) sale addirittura a 44,3%, se le parti svolgono più di un incontro di mediazione. Ciò significa due cose: (1) in quel 26,1% di casi qualcuno concilia direttamente al primo incontro; (2) dimostrare un atteggiamento collaborativo premia i litiganti e il sistema-giustizia.

Le parti preferiscono conciliare le liti che riguardano i diritti reali (56% di successo) e le locazioni (52%) o le c.d. materie non obbligatorie (53% di successo). L'ultimo dato conferma come la libertà di aderire alla mediazione motivi le parti a collaborare per conciliare; mentre il primo dato indica come la capacità che hanno i mediatori di estrare gli interessi sostanziali delle parti possa aiutarle a superare questioni di principio sterili.

I dati statistici rivelano che i giudici impongono sempre più spesso alle parti di tentare la mediazione, benché i numeri coinvolgano una porzione troppo esigua nel contenzioso civile: solo il 9% delle cause (anno 2018); meglio comunque dell'1,7% registrato nell'anno 2011.

Le parti che già hanno attivato una causa però conciliano molto difficilmente le liti, probabilmente perché la tensione e lo stress emotivo (l'investimento fatto nel procedimento giudiziario) prendono il sopravvento sul buonsenso, nella speranza di recuperare i sunk cost. I mediatori perciò sono potrebbero aiutare le parti a disinnescare la tensione emotiva e lo stress; mentre gli avvocati potrebbero aiutare le parti a programmare il negoziato prima di iniziare una causa (confidando nelle capacità dei mediatori) per sfruttare le potenzialità conciliative registrate dagli esiti statistici discussi in apertura.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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