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Capire la Guerra per Resistere

I nostri paradigmi di cittadini liberi sono inadeguati a fronteggiare lo scenario bellico: possiamo modificarli per resistere?

Siamo coinvolti in una guerra reale e ideologica: il modello totalitario asiatico intende sostituire il modello liberista occidentale, come il patriarca della Chiesa ortodossa russa Kirill ha dichiarato apertamente. Non sorprende che Emmanuel Macron sembri sempre più scoraggiato dalle conversazioni intrattenute con Vladimir Putin, come confermato anche da Mario Draghi: i sosenitori di un modello di vita totalitario sembrano rifiutare i valori liberisti e tolleranti che fondano il modello di vita occidentale, e danno l'impressione (almeno questa è la mia impressione) di voler distruggere il nostro modello e la nostra fiducia, cosicché capiamo (sentiamo) la loro sofferenza.

In fin dei conti, il desiderio di punire il proprio nemico (il desiderio di vendicarsi) soddisfa il bisogno di far comprendere il proprio dolore al nemico stesso (il discorso di Putin sembra vaneggiante, solo se lo leggiamo con gli occhi della razionalità pura). I mediatori professionisti lavorano anche su questo piano, perciò sanno che certe questioni di principio non si superano facendo leva sugli interessi e sui bisogni pragmatici delle persone: gli aspetti emotivi della conflittualità hanno la capacità di plasmare la razionalità. Così c'è chi si interroga sulle falcotà mentali di Putin, come se dovessimo considerare irrazionali le sue scelte, solo perché dettate da un impulso ideologico (quello denunciato dal patriarca Kirill): l'ideologia totalitaria disegna una strategia "aliena" per l'Occidente, ma non per questo irrazionale. Noi cittadini occidentali dobbiamo capirla, per poterci adeguare di conseguenza: proprio noi cittadini liberi rischiamo di facilitare la vittoria del totalitarismo, se reagiamo secondo le nostre abitudini consolidate, se facciamo ciò che Putin si aspetta che facciamo (e che già stiamo facendo). Putin ha la strategia nel sangue: pratica il judo, una disciplina in cui la vittoria si pianifica, portando l'avversario a commettere errori programmati (una strategia implementata anche in economia aziendale); senza contare che la Russia vanta una tradizione scacchistica di eccellenza.

Dobbiamo modificare la nostra logica capitalista, se vogliamo sopravvivere. Per esempio: le leggi del mercato farebbero crescere il prezzo del grano italiano, se il grano russo scarseggiasse (perché il grano italiano risulterebbe più necessario di prima), col risultato di creare un "conflitto interno" tra produttori e consumatori, secondo la logica manzoniana dei "capponi di Renzo" (I promessi sposi, cap. 3). Putin si aspetta proprio queste nostre reazioni abituali e miopi, anziché lungimiranti.

Altro esempio: il tempo speso (anziché perso) dall'esercito russo per invadere l'Ucraina potrebbe significare una strategia vincente, anziché apparentemente perdente: Putin dimostra di poter sopportare tanto i tempi dilatati degli "inconvenienti" (calcolati) quanto le sanzioni economiche occidentali, proprio per alzare la posta in palio (può pretendere sempre di più dai pacifisti, se può prolungare l'agonia degli ucraini); anzi, dimostra di poter ribaltare l'effetto delle sanzioni contro il sanzionatore stesso (più le sanzioni colpiscono Putin, più lui si dichiara legittimato a reagire, trasferendo sui sanzionatori la responsabilità dell'agonia ucraina).

È proprio la retorica russa, orientata a giustificare le proprie azioni ingiustificabili, a significare il contributo simbolico di questa guerra: Putin pretende di legittimare la propria condotta nei confronti della Storia futura, quella in cui la Russia avrà vinto la guerra legittima contro l'Occidente. Putin non parla per convincere l'Occidente delle falsità oggettive spacciate dai media russi, né per convincere i russi (gli basta arrestarli, se dissentono); ma pianifica di convincere la Storia, documentandola proprio con i dati dell'Occidente, che ha registrato ampiamente gli ammonimenti russi, le minacce e le promesse russe.

Queste mie impressioni dipendenono da una sequenza di fatti storici.

  • Marzo 2021: la Russia inizia a disporre le proprie forze armate al confine con l'Ucraina (preparandosi a provocare una reazione dell'Occidente).
  • Giugno 2021: la NATO avvia il Membership Action Plan (MAP) per valutare l'inclusione dell'Ucrina nel patto atlantico (ecco la reazione che "giustificherebbe" la retorica russa sulla protezione dei confini).
  • Ottobre 2021: la Russia interrompe i rapporti con la NATO, come rappresaglia all'espulsione di 8 diplomatici Russi accusati di spionaggio (dimostrando la propria risoluzione nel reagire prontamente alle provocazioni occidentali).
  • Novembre 2021: la Cina accumula riserve di grano e riserve di petrolio (vedremo se per sottrarle o per rivenderle a caro prezzo all'Europa, già per la fine del 2022 o se, invece, per aiutare l'Europa a sopravvivere all'inverno russo).
  • Febbraio 2022: la Russia invade l'Ucraina per "denazificarla" (usando un'espressione simbolica che il pragmatismo occidentale stenta a comprendere, ma che significa il contributo ideologico alla strategia di aggressione; dimostrare l'insensatezza della "denazificazione" è tanto inutile quanto, invece, sarebbe utile comprendere il sentimento di chi mente sapendo di mentire).
  • Marzo 2022: la Russia lascia il Consiglio d'Europa (prendendo le distanze dall'avversario, per ribadire la propria determinazione a trattare l'avversario come tale, avendolo qualificato come un avversario da decenni, anziché adesso per rappresaglia).

La Russia sta distruggendo l'Ucraina solo per distruggerla: cosicché l'Europa perda i propri approvvigionamenti "indipendenti" (cioè non dipendenti dalla Russia stessa) di grano e girasole e, magari, proprio l'Europa paghi la ricostruzione dell'Ucraina; mentre la Russia potrebbe interrompere l'erogazione di gas e petrolio, anziché pagare i danni di guerra (del resto, il rifiuto di pagare i debiti danneggia il creditore, che poi dovrebbe aggredire il debitore, con una guerra, per trovare una qualche soddisfazione). Così l'Europa si troverebbe impreparata in una condizione di "fame" a cui non è (più) abituata: nel judo Putin avrebbe indotto l'avversario in una condizione di debolezza; e un avversario impreparato al judo reagirebbe sbuffando e sgomitando, cioè bruciando energie preziose, per esempio erogando sanzioni impulsive (che la Russia potrebbe aggirare con triangolazioni finanziarie banali, tramite banche asiatiche o mediorientali nei cui confronti le banche occidentali devono accettare le transazioni); oppure indicendo scioperi come quello dei trasporti (che danneggiano l'economia interna); o accumulando scorte alimentari per sfamare la propria famiglia (a scapito di chi non abbia fatto altrettanto); o dimostrando una sfiducia popolare nel futuro (che può provocare shock nel valore dei titoli).

In questo scenario più grande di noi, anche noi cittadini liberi possiamo difendere il nostro modello di vita, se adottiamo comportamenti spiazzanti per l'avversario, cioè se modifichiamo (temporaneamente) alcune nostre abitudini:

  • Smettiamo di dimostrarci spaventati dal freddo e dalla fame e, invece, affidiamoci alla capacità del nostro Governo di preoccuparsi di noi; e smettiamo di raziare pellet, pasta, farina e altri beni dai magazzini.
  • Evitiamo di litigare tra di noi (evitiamo di "fare i furbi con i fessi") nella vita quotidiana, nei salotti televisivi e nei social network: dimostriamo e, meglio ancora, pratichiamo un'intesa generale interna, una compattezza unitaria e resistente, impermeabile alla logica aggressiva del divide et impera. Evitiamo di trollare e anche solo di commentare le dichiarazioni che ci disturbano (basta ignorarle, per evitare di entrare in conflitto con il nostro vicino) e cerchiamo la mediazione di un professionista, se abbiamo un problema serio con qualcuno (evitiamo di mettere i panni sporchi in piazza).
  • Sosteniamo la produzione interna, consumando i beni prodotti in Italia o in Europa, rinunciando a consumare i beni prodotti in Russia (come certi software anche gratuiti) e in Cina (almeno finché la Cina continuerà a proteggere la politica russa): badiamo alla filiera, cioè all'origine della produzione, oltreché al marchio.
  • Calmieriamo i prezzi, se gestiamo un'impresa, rinunciando almeno agli extraprofitti che potremmo maturare nei confronti dei consumatori europei: bisogna uscire dai mercati russi, come hanno fatto molti grandi marchi internazionali, ma soprattutto bisogna incentivare i mercati occidentali, incentivando la domanda interna (il profitto è la remunerazione dell'imprenditore inclusa nei costi, perciò l'assenza di extraprofitto consente comunque all'impresa di sopravvivere e di investire).

Perdonate la lungaggine, ma era tanto che non scrivevo.

Foto Wikimedia

Commenti all'articolo

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.75) 15 marzo 17:56
    Enzo Salvà

    Mi auguro che dove scrive liberista intenda liberale. Liberismo è teoria economica prima che politica molto semplice: lasciate fare al mercato ....... esso si autoregola.

    Quello che di liberista stiamo sperimentando, basta, avanza e sta attaccato al pianeta come una zecca. E non è nemmeno liberista.

    Facciamo liberale, poi si riparla di modelli economici e politici. 

    I comportamenti che consiglia sono belli, presuppongono onestà, dignità, civismo, responsabilità, senso della comunità in generale. Non mi sembra siano trandy, purtroppo.

    Un Saluto

    Es.

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