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Il Nuovo Ordine Mondiale Russo (e islamo-fascista)

Il “Russkoe Sobranie”, il “circolo russo” fondato nel 1901, fu un raggruppamento politico di indirizzo centonero.

Il termine traduce il russo černosotenec, che indica i componenti della Čërnaja sotnja, la Centuria Nera, un gruppo nazionalista slavofilo dell'estrema destra fondamentalista, antiliberale, antidemocratica, antisocialista e antisemita che contribuì a contrastare l'avanzata bolscevica al fianco della reazione aristocratica.

Poi, lo sappiamo, vinse l'Armata rossa. E l'Unione Sovietica restò in auge come potenza mondiale fino a tempi abbastanza recenti, quando abbiamo assistito al collasso dell’esperimento comunista.

Conosciamo già la realtà del Nuovo Ordine Mondiale ed anche le dietrologie complottiste che lo riguardano. Nato negli Stati Uniti a partire dalla dichiarazione di Indipendenza - sul sigillo della nuova nazione comparve la dicitura "Novus Ordo Seclorum" tratta dalle Bucoliche di Virgilio a indicare l'inizio di una nuova era dell'America - il progetto aveva avuto il suo primissimo input nelle segrete stanze della massoneria francese con l'idea di repubblica democratica universale fondata sulla tolleranza assoluta, il suo principio politico fondamentale.

Il resto è storia nota (ivi comprese le falle insite nel sistema fra le quali spicca l'enorme disparità nella distribuzione della ricchezza fra i diversi ceti sociali). 

Qui cerchiamo invece la strada per capire qualcosa dell' "altro" progetto, il Nuovo Ordine Mondiale Antioccidentale.

Vale la pena di dedicare qualche minuto al sito Katehon un think tank russo di elaborazioni strategiche, "composto da pensatori politici, esperti in relazioni internazionali, sicurezza e lotta al terrorismo, nonché da giornalisti specializzati in politica estera, geopolitica e nel dialogo etnopolitico e interreligioso".

Insomma, uno di quegli ambienti in cui l’odore dei "servizi" è netto.

Il suo presidente è Konstantin Malofeev un politico e ambiguo uomo d'affari che si autodefinisce un "patriota ortodosso", artefice della Fondazione Carità di San Basilio il Grande, ma coinvolto anche in finanziamenti non molto trasparenti (ovviamente definiti "aiuti umanitari") a formazioni separatiste filorusse in Ucraina e organizzatore nel 2014 di un meeting con alcune formazioni dell'estrema destra europea come l'austriaca FPO, il partito di Norbert Hofer uscito sconfitto alle ultime elezioni presidenziali, il movimento dei nazionalisti bulgari Ataka, e il francese Front National di Marine Le Pen.

Il Consiglio di Sorveglianza di Katheon conta, fra gli altri, Sergei Glazyev, un consigliere economico chiave del presidente Vladimir Putin che, subito dopo i risultati del referendum che sancì la secessione della Crimea dall’Ucraina, finì fra i primi nel mirino delle sanzioni USA deliberate dal presidente Obama: «In response to the "Russian government’s actions contributing to the crisis in Ukraine," the new executive order lists seven individuals designated for sanctions - Vladislav Surkov, Sergey Glazyev, Leonid Slutsky, Andrei Klishas, Valentina Matviyenko, Dmitry Rogozin, and Yelena Mizulina. Surkov and Glazyev are key aides to Russian President Vladimir Putin. The sanctions freeze their assets and ban their visas».

Altro personaggio di spicco è Leonid Reshetnikov, direttore dell’Istituto Russo di Studi Strategici (Riss) ed ex generale dell’intelligence all’estero (Svr): uno degli alti strateghi dell'azione russa in Ucraina, ma anche dell'incontro molto amichevole di un anno fa con il leader di Syriza, Alexis Tsipras,nell'ottica che “incarna in Mosca l’erede spirituale di Bisanzio e la protettrice delle nazioni ortodosse”.

Un progetto che si inserisce in pieno nel più ampio ed articolato sommovimento politico internazionale di riaffermazione delle radici nazionalistiche etnico-religiose di cui ho scritto anche recentemente.

Anima “pensante” di Katheon è il filosofo Aleksandr Dugin, organizzatore e primo leader del Partito Nazionale Bolscevico, noto per aver proclamato l’arrivo in Russia di "un fascismo genuino, vero, radicalmente rivoluzionario e coerente" (Dal suo articolo del 1997, Fascismo, senza frontiere e rosso).

Prima di avvicinarsi alla cerchia di Putin e di essere accolto con grande simpatia dalla Lega Nord, (“il nostro cuore - scrive - è con Hofer in Austria e con Salvini in Italia" perché Salvini "come Hofer, è un euroscettico, un sostenitore dell’uscita dell’Italia dall’Unione Europea, un amico della Russia ed anche un oppositore della legalizzazione dell’omosessualità") Dugin è stato fondatore di altre formazioni di estrema destra oltre che uno dei teorici di punta della cosiddetta "quarta teoria politica", il neoeurasiatismo, tendenza politico-filosofica che sostiene una sorta di partenariato in senso filorusso (ovviamente sotto l'egida di Mosca) fra paesi europei - sia di area post-sovietica che di vecchia tradizione occidentale - paesi di area linguistica turca e quelli islamici del medioriente, in particolare l’Iran.

Che il panorama sia quello di un fascio-islamismo in salsa russo-ortodossa è piuttosto chiaro. Che trovi empatia nella nuova destra suprematista americana, galvanizzata dalla vittoria di Donald Trump, può sembrare strano, ma il leader neonazista della Alt-right, quel Richard Spencer diventato famoso per essere stato immortalato in video in un tripudio di saluti nazisti, si riferisce esplicitamente a Dugin quando scrive: "penso che la alt-right sia una sorta di quarta teoria politica".

Il suo breve saggio politico è stato ovviamente pubblicato da Katheon. Così come sullo stesso sito è stato pubblicato un altro suo intervento in cui, riferendosi alla rottura antisistema di Trump, dichiara esplicitamente: "Spero che questo sia l'inizio di un nuovo ordine mondiale, così come l'inizio di un nuovo ordine negli Stati Uniti".

Un’interessante annotazione riguarda la sua vita privata: è stato sposato con una americana di origini russe, Nina Kouprianova (conosciuta anche come - sic - Nina Byzantina) che è stata la traduttrice di un libro di Dugin del 2014 dal titolo emblematico: Martin Heidegger: the Philosophy of Another Beginning.

Il quadro si fa ancora più chiaro: il riferimento culturale dell’anima nera del nazionalismo russo ortodosso è la stessa vecchia anima nera del nazionalsocialismo tedesco. Ed è questo il "nuovo inizio" a cui fa riferimento la destra radicale americana.

Per Dugin il superamento della modernità contemporanea equivale ad una riproposizione della stessa ostilità per la tecnica e la modernità che animava il filosofo nazista.

Il razionalismo dell'Occidente illuminista andrebbe superato imboccando la via dell'irrazionalità, ma, delle due possibilità, quella terribilmente sbagliata dell'irrazionalità: non quella della fantasia trasformativa ma quella della regressione all'irrazionalismo religioso e reazionario.

Il movimento eurasiatista ha in Italia un riferimento nell’omonimo trimestrale Eurasia fondato nel 2004 e oggi diretto da Claudio Mutti, già noto nei turbolenti anni '70 come esponente della destra neofascista radicale, poi anche filo-islamista, ex direttore, alla metà degli anni '80, della rivista Jihad, pubblicata e sostenuta dall'ambasciata dell'Iran in Italia, e infine fondatore della Edizioni all'Insegna del Veltro specializzata in pubblicazioni della destra internazionale, politica e culturale - con qualche ammiccamento negazionista - oltre che del periodico eurasiatista.

Tanto per inquadrare il tipo - ne scrive un editoriale dell’AISI, l’Agenzia dei “servizi” interni italiani - pare che Mutti, convertendosi all'Islàm, abbia preso il nome di Omar Amin, in onore di un colonnello delle SS e collaboratore di Goebbels - con specifiche responsabilità antisemite - Johann von Leers, fuggito al Cairo dopo la guerra e là convertitosi all'Islàm proprio con il nome di Omar Amin.

Una prossimità, quella tra fascismo ed Islàm, che ha contaminato in parte quegli ambigui ambienti della sinistra estrema che hanno fatto dell'islamismo una nuova e più eccitante versione del terzomondismo anticapitalista, antiamericano, antisionista e noglobal. Ambienti spesso confusi dal proliferare di siti apparentemente di sinistra che veicolano in realtà contenuti rosso-bruni di origine nazimaoista o apertamente reazionari.

Sotto l’occhiuta supervisione dei nostagici di casa nostra, come, appunto, Claudio Mutti che pubblica su Eurasia i suoi saggi sul nesso tra il teorico della "rivoluzione conservatrice" Julius Evola e il mistico René Guénon, un francese convertito all'Islàm e diventato imam al Cairo. Insomma una strada aperta un secolo fa ed oggi percorsa da giovani rivoluzionari che non combattono più in nome del proletariato, ma di Allah.

Testi su Evola e Guénon sono ovviamente presenti anche in Katheon.

A questo punto è chiara la filosofia della lunga catena “nera” che collega la Russia di Putin al medioriente degli Assad, all’Iran degli ayatollah, alle formazioni neonaziste e xenofobe europee, alle formazione populiste ed euroscettiche, fino all’estrema destra americana.

In questo quadro globale molte cose cambieranno.

Il progetto di unificazione europea, ad esempio, si troverà in una situazione estremamente problematica, non solo per le contraddizioni interne ad una Unione nata male e che dà palesi segni di cedimento, ma anche per una convergenza di interessi esterni fortemente ostili al processo di unificazione.

L’unica possibilità di salvare il progetto europeo consiste in una difficile capacità trasformativa economica e sociale che lo renda molto più seducente ed accettabile per i popoli del Vecchio Continente.

Il grandioso sogno di un'Europa unita, nella pace e nella prosperità, dei quattro di Ventotene si è tramutato nel lungo incubo del rigore e della finanza, appesantito dalla pesante crisi economica e dall’emergenza dei profughi, incarognita dagli attentati terroristici.

Una trasformazione farebbe evaporare le tentazioni distruttive che molti, troppi, presentano come una soluzione.

Ma da questo “inverno del nostro scontento” rischiamo invece di uscire proprio nel peggiore dei modi (anche grazie alla classe politica meno credibile di sempre) perché la "soluzione" proposta è quella che speravamo di non vedere mai: un nuovo heideggerismo condito di religiosità islamo-ortodossa, presentato come la via d'uscita da tutti i nostri guai.

Sappiamo come si va a finire con queste tendenze.

 

Commenti all'articolo

  • Di Persio Flacco (---.---.---.195) 22 dicembre 2016 23:57

    Sono ammirato: in un solo articolo, grazie ad acrobatici accostamenti, è riuscito a mettere il cappello da nazifascista antisemita a tutti quelli che il regime sionista israeliano considera o suoi nemici oppure sospetti di renitenza.

    E’ tutto sommato divertente che ci metta anche gli ayatollah, considerato che in Iran vive la più antica e la più numerosa (dopo Israele) comunità ebraica della regione.
  • Di Enrico (---.---.---.128) 23 dicembre 2016 00:43

    L’articolo fotografa una realtà di fatto, non la interpreta. Gli accostamenti sono dimostrati con citazioni esplicite, non fantasticati. Un commento come quello qui sopra dimostra solo la stupidità - nel senso tecnico di incapacità di capire per carenza o mancanza di intelligenza - del commentatore. Il fatto che in Iran vivano 20 o 30mila ebrei non significa niente nel contesto della visione globale di Eurasia.

    • Di Persio Flacco (---.---.---.195) 23 dicembre 2016 10:01

      Nell’articolo non si interpreta, lei dice: "ci sono le citazioni!". Dunque iscrivere Syriza nel progetto del Nuovo Ordine Mondiale Russo (e islamofascista) sarebbe una affermazione ben fondata perché c’è la citazione...

      Iscrivere d’ufficio nello stesso progetto la sinistra estrema in quanto terzomondista, anticapitalista, antisionista(*), noglobal è affermazione ben fondata. La prova? Claudio Mutti è terzomondista, anticapitalista ecc. ecc.
      Ci mettiamo anche tutti i movimenti antieuropeisti, a prescindere dalla fondatezza delle loro motivazioni e soprattutto a prescindere dai vizi della UE: entità a-democratica, burocraticamente (e stupidamente) invadente verso i cittadini europei e zerbino degli USA e dei "poteri forti" verso l’esterno.
      E infine, per farla breve, lui: l’arcidiavolo Putin, erede degenere di quel sant’uomo di Boris Eltsin. Putin, la cui anima nera si è rivelata col rifiuto di cedere alla NATO la base aeronavale di Sebastopoli dopo il golpe nazifascista di Kiev, pilotato dal dipartimento di stato americano e sostenuto dal noto benefattore George Soros.
      Come non inserire in un progetto di Nuovo Ordine Mondiale Russo il suo sostegno alle popolazioni di etnia russa del Donbass invece di lasciarle alle cure dei nazifascisti ucraini?
      Tenga, si rifaccia gli occhi, Enrico: http://tinyurl.com/jpdfw5q
      A proposito, lo sa chi è il patron del celebre Battaglione Azov e di altre formazioni paramilitari della stessa risma? Un certo Igor Kolomoisky (doppia cittadinanza ucraina/israeliana. Non si sa mai: se le cose si mettessero male...).
      No, ha ragione lei, nell’articolo non si interpreta: ci sono le citazioni...

      (*) sul resto si potrebbe transigere ma non su questo.
    • Di Enrico (---.---.---.128) 23 dicembre 2016 11:44

      L’articolo fotografa una realtà di fatto, non la interpreta. Gli accostamenti sono dimostrati con citazioni esplicite, non fantasticati. Un commento come quello qui sopra dimostra solo la stupidità - nel senso tecnico di incapacità di capire per carenza o mancanza di intelligenza - del commentatore. Il fatto che in Iran vivano 20 o 30mila ebrei non significa niente nel contesto della visione globale di Eurasia.

  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 23 dicembre 2016 10:28
    Marina Serafini

    Molti (ed io con loro) si chiedono se il progetto dell’Europa unita sia davvero tanto glorioso, e quanto sia divenuto ormai strettamente necessario come soluzione di galleggiamento nella tempesta, ossia come il male minore. Un’unione rispettosa delle differenze, va da sé, sarebbe garanzia - per quanto possibile- di dinamiche democratiche, ma sembra che questo progetto ci porti dritti nella direzione del fosco scenario su descritto, quello cioè di una politica orientata da una linea forte che opera nel sottosuolo in modo molto ramificato e invasivo. E molto condiviso, ahinoi. Una domanda che nasce dalla personale ignoranza (io proprio non lo so) e da un forte anelito di speranza: in questa frammentata e alterata unione europea ci sono le premesse - per una pur difficile e sofferta "rivoluzione irrazionale" funzionale, quella in grado di utilizzare una buona creatività?

    • Di Persio Flacco (---.---.---.195) 23 dicembre 2016 18:58
      L’Unione Europea è un progetto di enorme portata per il futuro del Vecchio Continente. Non solo la sua fondazione ha interrotto la lunghissima storia di conflitti che hanno insanguinato l’Europa, lasciando invece prevalere l’altra faccia della medaglia delle relazioni tra popoli europei: il desiderio di reciproca conoscenza, di contaminazione culturale, di scoperta delle radici comuni, di innalzamento dei livelli di civiltà, diritti umani, diritti civili.
      E’ anche un progetto adeguato ad affrontare nel modo migliore la sfida di un mondo modellato dalle forze che spingono alla globalizzazione, che non sono soltanto quelle della finanza o del commercio, ma sono soprattutto quelle della tecnologia e del progresso scientifico.
      In questo contesto l’Unione Europea è molto di più grande e importante della somma dei Paesi che la compongono e possiede le dimensioni adeguate per contribuire positivamente con i suoi valori intrinseci di cooperazione e di convivenza pacifica agli equilibri mondiali.
      Questo è il progetto, la realtà è molto diversa: http://tinyurl.com/hal7tqp
      Nella foto i massimi rappresentanti dell’Unione firmano la parte politica dell’accordo di associazione dell’Ucraina alla UE con Arseni Yatsenyuk, appena messo al potere da un colpo di stato che ha rovesciato le legittime e democratiche istituzioni ucraine. La foto, più di molte parole, rende palese l’enorme distanza tra i principi di civiltà e di legalità contenuti nel progetto europeo e quelli che permeano ciò che di quel progetto è stato, di fatto, realizzato.
      Ma non è solo questione di principi, che pure sono ciò che regge il patto tra i popoli e le culture d’Europa e tra queste e le istituzioni comunitarie, è anche questione di interessi. Con quella firma i personaggi che dovrebbero rappresentare l’Unione Europea non solo tradiscono i suoi principi fondativi, tradiscono anche gli interessi legittimi dei cittadini europei. L’Ucraina è una terra di confine tra Est e Ovest sia culturalmente (Kiev è stata la prima capitale dei russi; di etnia russa è circa un terzo dei cittadini ucraini, metà dei quali parla russo in famiglia) sia strategicamente per il fatto di essere un cuscinetto anche dal punto di vista militare. Portarla ad Ovest e portarvi dentro la NATO stravolge gli equilibri che finora hanno garantito la convivenza pacifica tra Russia e Europa.
      Non solo: l’Ucraina è anche un Paese in profonda crisi economica. Una crisi che importata dentro l’Unione Europea, anch’essa ancora in crisi, non farebbe che aggravare il peso sulle spalle dei cittadini europei.
      E ancora: l’Ucraina è affetta da una endemica corruzione a tutti i livelli della vita istituzionale, politica, economica. Farne uno stato membro espone l’Unione al rischio di immettere nei suoi organi personaggi corrotti.
      Ma perché chi rappresenta la UE tradisce in questo modo plateale sia i suoi principi che i legittimi interessi dei suoi cittadini? E’ ovvio: perché ubbidiscono ad interessi esterni all’Europa. Nello specifico agli interessi di chi ha organizzato il golpe in Ucraina e predisposto la rottura dei rapporti tra Russia e UE: gli Stati Uniti. Meglio: gli interessi delle lobby che influenzano la politica estera degli Stati Uniti. E tra queste, manco a dirlo, la lobby israeliana è tra le più influenti. Hillary Clinton: architetto del golpe ucraino e di varie altre cosette in Medio Oriente, era la candidata alla Casa Bianca che l’AIPAC ha sostenuto strenuamente. 
      Mi fermo qui, ma molto altro ci sarebbe da scrivere sulle deformità e sui vizi di quello che è il figlio degenere del progetto europeo, verso il quale, comprensibilmente, sempre più cittadini europei manifestano avversione. 
      In sintesi, l’autore dell’articolo ed Enrico sostengono la versione mainstream secondo la quale il pericolo per l’Europa viene da Putin, dalla sinistra estrema, dagli islamofascisti, dall’Iran, da Bashar al-Assad (ci sono le citazioni a dimostrarlo!). Da quelli che il regime sionista israeliano considera suoi nemici, insomma. Io sostengo invece che il massimo pericolo per l’Unione Europea sono i traditori del progetto europeo e delle istituzioni comunitarie (ci sono i fatti a dimostrarlo). Ognuno si faccia la propria opinione..
    • Di Enrico (---.---.---.128) 23 dicembre 2016 20:06

      Chiacchiere. Intanto Dugin fa la testa pensante del nuovo fascismo per conto di Putin che intanto imbarca Erdogan, Tsipras, Netanyahu e i neonazisti americani. Poveretti quelli che hanno una visione strategica così limitata come il tizio qui sopra...

  • Di Enrico (---.---.---.128) 23 dicembre 2016 11:48

    Marina, io sono d’accordo con l’autore, l’alternativa all’unione potrebbe essere molto peggio

  • Di Enrico (---.---.---.128) 23 dicembre 2016 13:34

    In ogni caso qui non c’è scritto, se non capisco male, che Syriza sia un movimento di destra. C’è scritto che l’incontro fra i russi e Tsipras si è svolto amichevolmente in una logica tutta russa che propone Mosca come "protettrice delle nazioni ortodosse".

    Il link rimanda a un articolo in cui si legge: "Tsipras visited Russia twice in the first five months of his governance. The second time was in St. Petersburg on Friday, 19 June, when he told Putin, "We are maritime people who are not afraid to sail the high seas as well as new seas to reach new and more secure ports."

    "Noi siamo un popolo di marinai che non hanno paura di navigare in alto mare così come in nuovi mari per raggiungere nuovi e più sicuri porti". Questa è una dichiarazione esplicita di disponibilità a rompere con i vecchi porti (Europa, USA, Nato vedete voi) e a valutare la proposta russa. Mi sembra chiaro.

    Che i circoli esplicitamente putiniani siano portatori di un "nuovo fascismo" lo dice Dugin. E non è una scoperta di questo articolista, la cosa è risaputa da tempo.

  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 24 dicembre 2016 01:13
    Marina Serafini

    Apprezzo la foga del dibattito, e chiedo ancora un pò di pazienza: secondo una prospettiva, uno strisciante e dilagante nazi-maoismo potrebbe essere respinto (o arginato) dall’Europa attraverso una riorganizzazione interna molto forte, quella trasformazione irrazionale creativa di cui scrive l’autore. Secondo una prospettiva contrapposta, invece, il problema è proprio in seno all’Unione stessa, alimentata da un fascismo filo-americano sospinto da ulteriori interessi lobbistici che si spinge sempre più violentemente anche verso est.

    Quindi l’attuale malriuscita dell’Unione Europea sarebbe da imputare, secondo le due visioni qui contrapposte, rispettivamente, ad una mala gestione politica (non sono stati capaci, e si diano una svegliata per favore!), o ad una faziosa buona (nel senso che sono bravi nel gestire i propri interessi, seppure a discapito di noialtri che ci siamo dentro) gestione politica filoloamericana?
    • Di Persio Flacco (---.---.---.195) 24 dicembre 2016 11:12

      Cara Marina, è difficile trattare in poche righe un argomento così vasto e complesso. Per questo ho usato una immagine dal significato immediatamente evidente ed inequivocabile come la foto della firma del trattato di associazione dell’ucraina all’Unione con un golpista come Yatseniuk. Lo sputtanamento delle istituzioni europee è stato totale; la complicità dei Paesi membri, anche (nessuno dei capi di stato e di governo ha eccepito nulla); la contraddizione con gli interessi legittimi dei cittadini europei è plateale; la subordinazione sia delle istituzioni comunitarie sia di quelle nazionali europee alle direttive americane è di palmare evidenza. Ma si va anche oltre: nei giorni che hanno preceduto e seguito il golpe di Kiev tutti, e ripeto tutti, i maggiori organi di informazione hanno raccontato e descritto quei tragici eventi come una sorta di lotta di liberazione dal tiranno ignorando totalmente la realtà dei fatti: gruppi paramilitari nazifascisti, col supporto di una cinquantina di veterani delle forze armate israeliane, hanno rovesciato le istituzioni e occupato il parlamento. Col pieno sostegno e col plauso delle istituzioni comunitarie e di quelle nazionali europee. Questi sono fatti acclarati e provati oltre ogni dubbio. Per gli amanti della prova specifica, esistono, e sono pubblicamente disponibili, perfino le registrazioni tra la vice segretario di stato USA, Nuland, e l’ambasciatore USA in Ucraina, Pyatt, che, a golpe in corso, decidono tra loro chi mandare al potere e chi no. Registrazioni la cui autenticità è stata confermata dalla diretta interessata quando si è scusata per il "Fuck the EU" pronunciata nel corso della conversazione. Così come esiste la registrazione in cui lady PESC, Ashton, riceve l’informazione sul fatto che i cecchini che dai tetti hanno sparato equanimemente su manifestanti e forze di sicurezza per versare il sangue necessario a giustificare il golpe ("Il tiranno uccide il suo stesso popolo!", dissero in coro) provenivano dalla parte dei manifestanti.

      Nonostante la pervasiva congiura del silenzio da parte dei mass media e dell’intero mondo politico europeo, la coscienza della realtà dei fatti si è fatta gradualmente strada tra la gente comune, tra i cittadini europei, soprattutto grazie alla Rete, e ha dato un senso al loro disagio. Un disagio che si è andato via via stratificando e al quale hanno concorso la crisi economica, le angherie della burocrazia europea e l’opacità delle sue decisioni, il timore per il progressivo innalzamento della tensione con la Russia, per l’invasione di profughi in fuga dal caos sanguinoso che la signora "Stranamore", Hillary Clinton e predecessori, hanno seminato in Medio Oriente e Nordafrica.
      E questo ha fatto crescere l’avversione dei cittadini comuni sia verso l’Unione Europea sia verso quell’establishment che definire "europeo" è riduttivo.
      Da qui episodi eclatanti come la crescita dei movimenti politici euroscettici e la Brexit.
      Come può rimediare l’establishment a questa rivolta (finora incruenta) dei "Prolet" (cit. Orwell)? Uno dei metodi, il più classico, ce lo indicano l’estensore dell’articolo e il suo avvocato difensore: stornare dall’establishment e dalle istituzioni europee l’animosità dei cittadini indirizzandola verso altri bersagli.
      Putin, Tsipras, la sinistra (l’altra, quella non estrema, ormai definirla sinistra è ridicolo), gli islamici, l’Iran, gli antisionisti, i cosiddetti "populisti", i palestinesi ecc. ecc. In una parola quello che nell’articolo viene battezzato Nuovo Ordine Mondiale Russo (e islamofascista). Le tecniche per confezionare il Babau contro il quale indirizzare lo scontento sono più o meno sempre le medesime, e molte sembrano tratte di peso dalla cassetta degli attrezzi di Goebbels.
      Come quella di propagare le qualità del particolare al generale ripetendo ossessivamente la stessa menzogna. Quante volte avrò letto o sentito citato il Gran Muftì di Gerusalemme che 70 anni orsono stabilì un’alleanza col regime nazista? Centinaia, forse migliaia. La sua scelta è tuttora usata per "dimostrare", o anche solo per alludere (a volte basta solo quello) che tra gli arabi palestinesi, e più in generale nell’Islam, si annida il germe del nazismo.
      E non è la stessa tecnica usata dalla propaganda nazista contro gli ebrei?
      Il tale, ebreo, è straricco? Tutti gli ebrei sono straricchi (però non lo danno a vedere). Per il momento finisco qui.


  • Di Enrico (---.---.---.128) 24 dicembre 2016 12:32

    Per quello che sono riuscito a capire l’autore parla anche in altri articoli ,di una religione moderna come nuova prospettiva politica mondiale che la xe addirittura nemica della rivoluzione francese, l’accenno a heideger e il suo nemico storico era la modernità americana. La quarta teoria di dugin è la stessa roba attualizzata.
    persio flacco non vede questa reazione e continua a rimanere nel mondo bipolare di prima- contro l’imperilismo americano. non si accorge che la storia è cambiata e che i russi oggi sono i nuovi fascisti e infatti sono apprezzati dai fascisti di eurasia. l’europa insieme all’estabilishment democratico americano e anche in parte repubblicano va criticata e cambiata ma difesa da questo nuovo fascismo altrimenti si va a finire peggio

  • Di Enrico (---.---.---.128) 24 dicembre 2016 12:39

    non solo non la vede neanche quando ci sono gli scritti di dugin lì a dimostrarlo ma addirittura continua a difenderla !

  • Di Enrico (---.---.---.128) 24 dicembre 2016 13:25

    "In Oriente, l’ideologia del Ebreo Marx tedesco è fallito 25 anni fa. Adesso l’Occidente e altri paesi dell’UE dovrebbero abbandonare la loro ideologia del secolarismo fallita" questo scrive l’arciprete andrew pphilips sul sito katheon.
    sono anticomunisti, antiliberisti e anche antisemiti
    da leggere sul sito katehon.com/it/article/cosa-sostituira-lunione-europea

  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 25 dicembre 2016 00:35
    Marina Serafini

    E ’ bello leggervi perché molto istruttivo, ma sono lenta perché non ho le vostre competenze, e me ne scuso. Ho visto che Persio ha scritto altri articoli sulla questione e me li sto leggendo. Tra l’altro la questione ucraina e il modo in cui è stata gestita dai media è molto allarmante... Soprattutto il fatto che le documentazioni già pubbliche, nel nostro paese, lo sono divenute, dove è accaduto, "con calma e per piacere"... Io ho paura che, rispetto alla direzione verso cui orientare la rabbia e lo scontento dei cittadini europei, sia prioritario non perderlo, questo scontento, non consentire che si sopisca. Perché ho l’impressione che uno scoramento prolungato porti alla fin fine verso una rassegnazione fatalista. Ho sentito diversi italiani rientrare in casa dopo un periodo di residenza estera gridare contro "l’umore svuotato" di chi tornavano ad incontrare. La martellante disinformazione e il processo forzato di banalizzazione del pensiero stanno filtrando negli umori di una popolazione sempre più esautorata dal normale diritto di partecipazione alla cosa pubblica. Il refrain che mi arriva quando ascolto conversazioni pubbliche ripete "che tanto e’ inutile, perché ti danno solo l’illusione di scegliere tra personaggi messi li apposta per farti credere di contare ancora, e se ti chiedono di votare è solo per questioni malposte, appositamebte confuse, e di non prioritaria importanza". Sta dilagando un pessimismo preoccupante, che annichilisce la spinta vitale di un popolo mortificandolo, e prepara il terreno a colpi di mano (di orientamento filosovietico o filoisraeliano che sia). Viene facile pensare che l’incompetenza politica che ha portato l’Italia all’attuale stato di prostrazione sociale è realmente il bisturi ben camuffato di una delicata operazione chirurgica concertata in altre sfere. Come se stessimo tutti mettendo in scena l’esito di un esperimento di neuromarketing: sei convinto di provare un certo stato d’animo senza riuscire a comprendere che è proprio il risultato di un programma educativo". E il modo in cui tutto passa, nonostante la evidentissima discutibilita’ del cosa e del come, e la relativa esplicita repulsione sociale, mi spinge a credere che il fascismo non sia una minaccia di ritorno, ma un cattivo aroma già diffuso nell’aria che respiriamo

  • Di Enrico (---.---.---.128) 25 dicembre 2016 11:16

    Fissarsi sulla situazione ucraina significa continuare a pensare in modo bipolare: USA contro URSS (oggi Russia). Qualsiasi Blondet o GiuliettoChiesa, cioè i veri rinco della cronaca politica attuale che nessuno si caga più, ti fa di questi ragionamenti. Persio Flacco non è altro che una fotocopia, che poi sia un ultracomunista o un ultraconservatore di destra poco importa.
    basta scoprire che un tizio ucraino ha anche la cittadinanza israeliana e tutto si spiega! quello che viene detto qui è altra roba per fortuna

    • Di Persio Flacco (---.---.---.195) 25 dicembre 2016 13:04

      Vedi, Enrico, ho esplicitamente scritto che nella discussione ho adottato la questione ucraina come emblematica, come esplicativa e immediatamente verificabile di una certa condizione della UE. Dunque non mi sono "fissato" su quella, la considero esplicativa.

      Ma passiamo ad altro, ampliamo l’inquadratura. Potrei ad esempio invitarti a considerare le ultime presidenziali USA e l’elezione di Donald Trump alla luce di quelle che portarono alla Casa Bianca Barack Obama.
      Te lo ricordi che l’outsider Barack Obama, grazie ad una straordinaria partecipazione popolare, sconfisse alle primarie Hillary Clinton, anche allora sostenuta da quel composito mondo di mezzo che l’ha sostenuta alle ultime presidenziali?
      Te lo ricordi il programma elettorale di Obama? Hai capito quali forze non solo lo hanno fatto fallire ma lo hanno addirittura rovesciato?

      E hai collegato la comprensibile delusione dei cittadini che avevano sperato in lui e nel suo programma con la recente elezione di Trump? Tu che non sei rinco avrai capito tutto, immagino. 

      Quanto a Igor Kolomoisky, ebreo sionista, patron di una struttura paramilitare la cui ideologia e le cui insegne sono tratte dal nazismo, l’ho citato per confutare un pregiudizio: dopo la Shoah un ebreo non può essere nazista né allearsi coi nazisti. 
      Invece può esserlo se è israeliano e sionista.
  • Di Enrico (---.---.---.128) 25 dicembre 2016 13:11

    interessante quello che scriveva Jacopo Custodi sul blog di aldo giannuli già due anni fa, a proposito di ucraina www. aldogiannuli.it/ombra-nera-ucraina/

    se poi si scrivono cose su un tizio tanto per confutare pregiudizi che non si sa chi ce li ha beh allora fai solo perdere tempo

  • Di DarkTemplar (---.---.---.189) 25 dicembre 2016 17:33

    C’est quoi ce rade infâme? Il a pas non plus fermé celui-là. Et personne à la modo pour faire en sorte de ne pas avoir de réponses à la con du type ejkejrrpvruiionvfkjldnvjk

    Je retourne à l’ambé et je fais fermer les deux!

  • Di Enrico (---.---.---.128) 9 gennaio 2017 09:43

    Aggiungo ancora

    «Il recente collasso finanziario di Cipro ha provocato scalpore in Europa anche a causa della grande influenza russa che per molti improvvisamente si è scoperta esistere nel paese. In realtà però, come indicano i dati seguenti, essa non fa altro che seguire quella esistente già da tempo anche in Grecia.

    La posizione di Alba Dorata. Il 26 settembre 2012 il deputato e portavoce del partito filonazista Alba Dorata Ilias Kasidiaris dichiarava dentro il Parlamento greco che ci sarebbe bisogno di un’inversione immediata dell’orientamento geopolitico della Grecia verso la Russia. Nello stesso discorso il deputato lamentava la mancata conclusione dell’oleodotto Burgas-Alexandroupolis che avrebbe avuto un’importanza massima per gli interessi nazionali, soprattutto, aveva sottolineato, se accompagnato dallo stanziamento di un’unità militare russa nel territorio greco a sua protezione (hellenicparliament.gr). L’alleanza con la Russia è la tesi fondamentale di Alba Dorata per quanto riguarda la politica estera, insieme alla condanna dell’Unione Europea, degli USA e del liberalismo globalizzato (...)
    La posizione di Syriza. Da parte sua Alexis Tsipras, presidente del partito di sinistra radicale Syriza nel corso dell’ultimo periodo elettorale sosteneva che per un governo di sinistra la priorità in materia di politica estera sarebbe stato l’avvicinamento strategico alla Russia visto che “non possiamo accettare il vecchio dogma secondo cui la Grecia appartenga all’Occidente”...».

    La fonte, del 14.06.2013 (!), è Sotirios Fotios Drokalos, "La Grecia si avvicina alla Russia?" pubblicato su L’Antidiplomatico, foglio vicino al M5S.

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