• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Tempo Libero > Recensioni > Alcune riflessioni sulla disobbedienza civile

Alcune riflessioni sulla disobbedienza civile

"Elogio della disobbedienza civile" è un libretto di poche pagine, ma di estrema utilità, scritto da Goffredo Fofi, che è morto nel 2025 (www.edizioninottetempo.it, Roma, 2015, 87 paginette).

La migliore bibliografia che riguarda la disobbedienza civile prende in esame gli scritti del filosofo Henry David Thoreau, della storica e filosofa Hannah Arendt, e naturalmente anche la figura complessa dell'avvocato Gandhi, che incontrò enormi difficoltà nella grandissima India colonizzata e nella più piccola India successiva alla seconda guerra mondiale. Era evidente che le enormi differenze religiose presenti nel Paese avrebbero avuto delle conseguenze sgradite e all'epoca inevitabili, poichè ci si trovava alla fine di un processo di colonizzazione che faceva sorgere grandi desideri indipendentisti.

La disobbedienza civile è "una violazione intenzionale, disinteressata, pubblica e pubblicizzata di una legge valida, emanata da una autorità legittima" (Teresa Serra, citata a pagina 7). Naturalmente in quasi tutte le nazioni sono molto più diffuse le disobbedienze incivili, mentre in quasi tutte le dittature queste proteste vengono duramente impedite.

In tutti i Paesi, la cultura si "è ridotta a merce, a intrattenimento e a mero consumo, serve a distrarre invece che a stimolare la riflessione individuale e a destare il senso di responsabilità che ciascuno dovrebbe sentire; la sua dovizia e la sua onnipresenza sono... l'arma centrale nell'azione di decervellamento dei singoli e delle masse" (p. 9). Quindi "La sua funzione emancipatrice è da tempo una mera finzione" o una sostanziale finzione.

Purtroppo, quasi tutta la cultura giornalistica, segue il modello televisivo e non riesce "a depositare in nessuna coscienza la comprensione della gravità dei tempi". Tutto diventa "spettacolo e merce". Anche le nostre paure (p. 11).

Comunque bisogna chiarire che "la disobbedienza civile può fare a meno della nonviolenza - la storia ce ne ha dati esempi importanti e continua a darcene -, mentre la nonviolenza non può fare a meno della disobbedienza civile, salvo trasformarsi, come è perlopiù accaduto, in happening collettivi o in forme di autoperfezionamento di gruppi e di singoli molto vicine al New Age, e dello stesso genere di consolazione narcisistica" (p. 6).

Bisogna però aggiungere che il pacifismo "mira troppo spesso a lasciare le cose come stanno, a mantenere lo status quo, a preservare i confini, a non cambiare le cose dall'interno di situazioni nazionali oppressive non aiutando chi, dall'interno di quelle situazioni, lotta per qualcosa di giusto" e si tende troppo spesso "a considerare i propri valori migliori di quelli degli altri, da imporre anzi agli altri" (p. 77). In molti casi il pacifismo viene utilizzato dai politici semplicemente per fare bella figura.

In ogni caso questo libro rappresenta la sintesi essenziale e fuori dal comune, di un vero intellettuale di altri tempi.

Infine ricordo gli interessi di Fofi relativi al pacifismo e alla figura di Danilo Dolci, un sociologo e un grande attivista nel campo della non violenza. E segnalo questa considerazione: "La disobbedienza civile dovrebbe diventare un dovere del cittadino pensante, dotato del giusto super-io sociale, civile" (p. 77).

 

Goffredo Fofi è nato a Gubbio nel 1936 ed è morto a Roma nel 2025. Nella vita è stato un intellettuale molto impegnato che ha scritto numerosi libri. Per provare a sintetizzare la sua figura, si può affermare che è stato un attivista, un saggista, un critico e un giornalista.

I libri tematici consigliati in questo piccolissimo saggio, possono essere utili a varie tipologie di attivisti e di operatori culturali. Tra i suoi scritti, segnalo un saggio uscito nel 2026: "Cinema e bizzarria" (La nave di Teseo, 2026).

Per approfondimenti: www.zazibou.it/cosa-ci-ha-in...

Per altri approfondimenti: https://uniamo.uniurb.it/lerrore-la...

 

Nota impietosa - Si può affermare che "la televisione è, se non altro in Italia, la fogna della cultura" (11). In effetti la cultura televisiva rappresenta da troppi anni la parte peggiore nella nostra cultura, salvo qualche eccezione, che si può visionare, più o meno, dalle ore 24, alle 6 del mattino. Oggi la televisione ci aiuta pochissimo ed è meglio non discutere dell'enorme farcitura pubblicitaria quotidiana.

Lasciare un commento

Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina

Se non sei registrato puoi farlo qui


Sostieni la Fondazione AgoraVox


Pubblicità




Pubblicità



Palmares

Pubblicità




https://middlepassage.dei.uc.pt/https://privacycolab.dei.uc.pt/https://cmd.dei.uc.pt/https://henrique.dei.uc.pt/
https://merdekakreasi.co.id/buku/pkvgames/https://merdekakreasi.co.id/buku/bandarqq/https://merdekakreasi.co.id/buku/dominoqq/https://merdekakreasi.co.id/tentang-kami/
https://simseam.ft.uns.ac.id/https://sipil.ft.uns.ac.id/slot gacorhttps://aku.ac.id/https://jpl.staiku.ac.id/https://jist.publikasiindonesia.id/slot gacorhttps://akperstg.ac.id/https://fisip.uisu.ac.id/https://web.pn-sidrap.go.id/
https://hormon-osteoporosezentrum.de/judi bolahttps://saopaulodeolivenca.am.gov.br/slot gacor