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I testi sugli animali per l’industria cosmetica sono vietati nell’Unione Europea

La vendita di cosmetici testati sugli animali è vietata nell'Unione Europea dal 2013. Ciò non ha impedito, comunque, all'industria cosmetica europea di prosperare e di creare circa due milioni di posti di lavoro. Gli esperimenti sugli animali da laboratorio per testare i prodotti cosmetici sono sicuramente crudeli, in quanto vengono spesso versate sostanze chimiche negli occhi degli animali o sulla loro pelle rasata. Animali come i roditori sono utilizzati, ad esempio, per individuare patologie che potrebbero insorgere a causa di una sostanza e tali test possono prevedere alimentazione forzata, esposizione cutanea o inalazioni.

Lo storico divieto dell'Unione Europea sulla sperimentazione animale nel settore dei prodotti cosmetici ha inviato un forte segnale a livello mondiale sul valore che l’Europa comunitaria conferisce alla protezione degli animali, dimostrando con successo che l'eliminazione progressiva della sperimentazione animale nel settore dei prodotti cosmetici non solo è possibile, ma ha anche dimostrato di avere un impatto negativo minimo o nullo sul settore - piuttosto il contrario, poiché le persone hanno risposto positivamente al fatto che il prodotto che stanno utilizzando non abbia comportato tali sofferenze degli animali. Nonostante alcuni considerevoli progressi legislativi in tutto il mondo, però, circa l'80 % dei paesi continua a permettere la sperimentazione animale nonché la commercializzazione di prodotti testati sugli animali. Sono emerse, tra l’altro, carenze nel sistema dell'UE, in quanto alcuni cosmetici vengono testati sugli animali al di fuori dell'Unione, prima di essere nuovamente testati nell'UE con metodi alternativi e immessi sul mercato comunitario.

L'articolo 13 del trattato sul funzionamento dell'Unione Europea prevede che, nella formulazione e nell'attuazione della politica comunitaria, gli Stati membri tengano pienamente conto delle esigenze del benessere degli animali in quanto esseri senzienti. E’ una prova ulteriore del l’impegno posto dall’Unione nella promozione del benessere degli animali e nel conseguimento di tale obiettivo, proteggendo nel contempo la salute umana e l'ambiente. Anche il Parlamento europeo riceve numerose petizioni da parte dei cittadini che invocano la fine della sperimentazione sugli animali in Europa e nel mondo. In tale scenario giuridico sorge anche la necessità che i negoziati in corso sui trattati di libero scambio tra l'Unione Europea e alcuni paesi terzi siano monitorati in modo particolare per conformarsi alla legislazione europea relativa al divieto totale di sperimentazione animale nel settore dei cosmetici. In Italia il Decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 26 concerne l’attuazione della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. (GU Serie Generale n.61 del 14-03-2014) e ai sensi dell’art. 42, 2 (2. Al fine di dare attuazione alle disposizioni di cui al comma 1,il Ministero, avvalendosi del Laboratorio del reparto substrati cellulari ed immunologia cellulare dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell'Emilia-Romagna di cui all'articolo 37, comma 2, effettua entro il 30 giugno 2016 un monitoraggio sulla effettiva disponibilita' di metodi alternativi.) i divieti prescritti da tale norma dovevano entrare in vigore a partire dal 1 gennaio 2017, soltanto nel caso in cui fosse stata verificata l’effettiva disponibilità di metodi alternativi. A questo fine, entro il 30 giugno 2016, il Ministero della Salute doveva svolgere un monitoraggio, avvalendosi delle strutture dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna. In tale contesto, le istituzioni accademiche hanno sicuramente un ruolo importante da svolgere in termini di promozione di alternative alla sperimentazione animale nelle discipline scientifiche e di diffusione di nuove conoscenze e pratiche che sono disponibili ma non sempre ampiamente utilizzate.

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