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«Gli scrittori statunitensi sono ignoranti»

Lo afferma il segretario generale dell’Accademia svedese a pochi giorni dall’assegnazione dell’ambito premio

In un intervista rilasciata all’agenzia stampa Associated Press, Horace Engdahl, ha detto che «gli scrittori statunitensi sono troppo "provinciali" e ignoranti per competere con l’Europa quando si parla di opere di alto livello». A rilasciare queste pesanti dichiarazioni non è stata una persona qualunque, e nemmeno uno scrittore europeo, ma addirittura il segretario permanente dell’Accademia svedese - quella che ogni anno assegna i Nobel -.

Engdahl ha aggiunto che «gli Stati Uniti sono troppo isolati» e che «non partecipano al grande dibattito sulla letteratura». «Supponendo che vi è un’autorevole letteratura in tutte le grandi culture, - ha detto sempre Engdahl nell’intervista riportata per intero da The New York Times - non si può scappare dal fatto che l’Europa è ancora il centro del mondo letterario, non gli Stati Uniti».

Escludere scrittori - o quantomeno disconoscere la loro abilità - per il solo fatto di appartenere ad una certa nazione invalida e disconosce il prestigio del Premio Nobel. Soprattutto se le affermazioni sopra riportate sono esternate dalla persona che ogni anno ha il compito di annunciare il vincitore del Nobel per la letteratura, e rilasciate, per lo più, a pochi giorni dall’assegnazione del premio. Certamente una caduta di stile - e aggiungerei anche di credibilità - per il segretario permanente dell’Accademia svedese.

L’assegnazione dei Nobel inizierà il prossimo 6 ottobre con quello per la Medicina, seguito da quello per la Fisica e quello per la Chimica. Non è ancora nota la data precisa per l’assegnazione di quello per la Letteratura. Probabilmente non lo riceverà l’unico autore di origine statunitense che quasi ogni anno rientra fra i papabili, Philip Roth. Per vedere uno scrittore statunitense ricevere un Nobel per la Letteratura bisogna tornare al 1993. In quella occasione fu assegnato a Toni Morrison, col romanzo "Amatissima".

Commenti all'articolo

  • Di Francesco Raiola (---.---.---.56) 4 ottobre 2008 00:45
    Francesco Raiola

    Dicbhiarazioni assurde. Non so se la foto l’abbia messa Oliviero o Francesco, ma basterebbero l’esempio e la grandezza di Thomas Pynchon per capire l’importanza della letteratura americana. Ma anche Don De Lillo, Cormac McCarthy, Joyce carol Oates, più volte tra i candidati, o il citato roth. Senza parlare dei nuovi, Richard Power o DF Wallace (ora sarebbe alla memoria). Insomma si potrebbe andare avanti per anni. Ovviamente la scelta di un nobel per la letteratura, cosa che vale per tutti i premi, scontenta una marea di persone, ma una cosa è scontentare qualcuno, un’altra escludere a priori...ma quanto leggeranno questi della commissione?
    Facciamo un gioco. Chi candidereste per il Nobel? Vediamo chi c’azzecca.
    Io dico, sapendo di perdere, Thomas Pynchon (ma mi riservo un altro nome per domani)
    Ciao


  • Di francesco (---.---.---.198) 4 ottobre 2008 01:26

    io desidererei veramente che lo vincesse Roth, per tutto quello che hanno significato le sue opere. Vogliamo considerarle provinciali? mah, io penso che un libro come Pastorale Americana non lo sia assolutamente, penso che ognuno che lo abbia letto si sia guardato intorno per identificare tra le persone conosciute un possibile Svedese.

  • Di Francesco Raiola (---.---.---.56) 4 ottobre 2008 11:39
    Francesco Raiola

    ovviamente era Powers, non Power

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