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Fertilità, il midollo osseo materno giocherebbe un ruolo chiave

Il Dr. Reshef Tal ci racconta problematiche del concepimento

 

Un nuovo elemento entra in gioco nel quadro della fertilità femminile: il midollo osseo. Lo rivelano i ricercatori dell’università di Yale su PLOS Biology.

Lo studio mostra che, quando un uovo viene fecondato, le cellule staminali lasciano il midollo osseo e si dirigono verso l’utero attraverso il flusso sanguigno: giunte a destinazione, aiutano il rivestimento uterino a modificarsi affinché l’embrione si possa impiantare. Qualora il rivestimento non riuscisse a subire questa trasformazione fondamentale, l’embrione non attecchirà e la gravidanza avrà termine.

“Devi avere ovaie per fare le uova e devi anche avere un utero per ricevere l’embrione. Ma sapere che il midollo osseo ha un ruolo significativo è un cambiamento di paradigma” commentano il dott. Hugh Taylor e Anita O’Keeffe, tra i firmatari della pubblicazione.

Fertilità e staminali

“Sino a una decina di anni fa non si pensava assolutamente a una simile possibilità, se non in ambito universitario e di ricerca” spiega a OggiScienza il dottor Valerio Giordano, specialista in Ostetricia e Ginecologia di lungo corso. “Oggi la maggiore difficoltà al concepimento è dovuta alla età avanzata in cui la donna decide di concepire. La fertilità, che ha un suo apice intorno ai 22-23 anni, dopo comincia a decrescere progressivamente rendendo, il più delle volte, il concepimento difficoltoso”.

Chiarisce Giordano: “Premesso che le cause di un’eventuale sterilità sono da ripartirsi al 50% tra componente maschile e femminile – e che nell’ambito femminile le cause possono essere dovute al fattore nervoso centrale, al fattore ovarico, al fattore tubarico e al fattore uterino – molti anni fa, le infiammazioni delle tube, con la loro conseguente ostruzione, rappresentavano un fattore di sterilità molto importante. Attualmente, in un’epoca di più assidui controlli e attenzione alla propria salute, è diventato infrequente trovarne.”

Precedenti ricerche avevano indicato che, in piccole quantità, le cellule staminali derivate dal midollo osseo contribuiscono all’ambiente non immunitario dell’utero non gravido, ma non era noto se e come le cellule staminali influenzassero un utero in gravidanza. Stavolta i ricercatori sono stati in grado di dimostrare la rilevanza fisiologica delle cellule staminali per la gestazione.

“Alcune di queste cellule staminali mesenchimali derivate dal midollo osseo viaggiano nell’utero e diventano cellule decidue, che sono le cellule essenziali per il processo di impianto e mantenimento della gravidanza”, spiega il Dr. Reshef Tal, primo autore dello studio e assistant professor di Ostetricia, Ginecologia e Scienze riproduttive a Yale.

“L’endometrio è una mucosa che si rigenera e cade ogni mese, sotto l’influsso degli ormoni ovarici, e una sua cattiva o mancata crescita può essere dovuta a cause ormonali oppure all’esito di infiammazioni uterine”, aggiunge Giordano. “Non ci sono pratiche da sospendere o cominciare per favorire la salute dell’endometrio. Anche le paure di un tempo, legate all’utilizzo dei contraccettivi ormonali o all’utilizzo di quelli intrauterini (IUD), sono oramai considerati luoghi comuni, non avvalorati da alcun dato scientifico”, precisa.

Lo studio, per ora, ha coinvolto dei topi

In due modelli di topi con il gene Hoxa11 difettoso, il quale si manifesta come endometrio malfunzionante, i ricercatori hanno scoperto che un trapianto di midollo osseo da un donatore sano può migliorare la fertilità promuovendo una sufficiente decidualizzazione dell’endometrio.

Nei topi con una sola copia del gene difettoso, il trapianto ha salvato gravidanze che altrimenti sarebbero andate perse e ha addirittura aumentato le dimensioni della cucciolata, mentre nei topi con due cattive copie del gene – che erano quindi completamente sterili – il trapianto ha portato a crescita e riparazione degli endometri difettosi.

Esiti resi possibili da una svolta metodologica compiuta da Tal e Taylor alcuni anni fa. Per oltre due decenni, Taylor e la sua squadra hanno cercato di ripristinare la fertilità nei topi con queste mutazioni genetiche, ma fino a tempi recenti non avevano a disposizione una forma di chemioterapia così forte da consentire un efficace trapianto di midollo osseo, senza che tutte le uova dei topi venissero uccise.

Questo perché, prima di un trapianto di midollo osseo, la chemioterapia o la radioterapia vengono utilizzate per eliminare il midollo esistente, così che che quello del donatore possa prenderne il posto.

“Abbiamo usato un farmaco anti-metabolita, che è ancora considerato una chemioterapia, ma che non danneggia l’ovaio, e quindi i topi sono ancora in grado di rimanere gravidi, permettendoci di tracciare le cellule del midollo osseo trapiantate e di indagare il loro ruolo nella riproduzione”, afferma Tal.

Il futuro dello studio

“Attualmente stiamo traducendo questi risultati negli esseri umani per comprendere meglio il ruolo che queste cellule staminali derivate dal midollo osseo svolgono nel fallimento di impianto ricorrente e nella perdita di gravidanza ricorrente, due condizioni che sono inspiegabili nella maggior parte delle donne e non hanno un trattamento efficace.”

“Queste sono condizioni mediche frustranti”, sottolinea Taylor. “Quando hai un endometrio danneggiato che porta a infertilità o ripetute perdite di gravidanza, troppo spesso non siamo stati in grado di correggerlo. Il midollo osseo può essere considerato un altro organo riproduttivo critico. Questa scoperta apre una nuova potenziale strada per il trattamento di una condizione che non è stata curabile in passato”.

 

Fotografia: Pixabay

Questo articolo è stato pubblicato qui

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