Ex Ilva si avvia alla chiusura
Dopo un lungo e travagliato percorso l’ex Ilva, oggi Acciaierie di Italia, si avvia verso la chiusura.
Chiusura vuol dire che nessuno dei quattro altiforni rimarrà aperto, non si produrrà più acciaio e non si inquinerà più.
Ancora per qualche tempo tuttavia l’ultimo altoforno rimasto attivo verrà tenuto acceso e un migliaio di persone continueranno a lavorare.
Per le altre circa settemila persone è prevista la cassa integrazione a spese dello stato. È prevista anche per molte persone dell’indotto.
Il governo si è rivolto a diverse imprese di cantieristica per vedere se una parte degli operai possono trovare lavoro presso altre imprese.
Anche perché Fincantieri di Monfalcone e altre sono spesso costrette a ricorrere a stranieri.
Altre acciaierie lavoravano i prodotti di ex Ilva che era l’unica rimasta in Italia a produrre a caldo, cioè con gli altiforni a temperature più alte delle altre.
Quali sono le cause della chiusura?
Le cause sono le denunce portate avanti da undici persone di Taranto che da anni si battono per la chiusura degli altiforni.
Sul piano istituzionale hanno trovato sostegno in delle donne magistrato o avvocato che hanno sostenuto in tutte le sedi la loro iniziativa.
Le conseguenze della chiusura saranno la necessità di un ricollocamento degli operai, la perdita stimata in termini di ricchezza per il sud dello 0,8 per cento e dell’ otto per cento per Taranto.
L’inquinamento verrà per così dire trasferito all’estero in quanto bisognerà comprare all’ estero questa particolare tipologia di acciaio e non sappiamo quanto ci verrà a costare.
Si spera di trovare un acquirente disposto a farsi carico delle spese per la trasformazione degli altiforni a carbone in forni elettrici.
È quello che avrebbero dovuto fare i Riva e poi gli acquirenti indiani.
Tuttavia anche su questo fronte ci sono ostacoli. Gli altiforni elettrici richiedono tantissima energia la cui produzione inquina e richiederebbe una nave rigassificatore nel porto di Taranto.
La regione Puglia si è già opposta
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