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L’amante e gli odianti

Rileggiamo il romanzo che consacrò Yehoshua come viatico per una svolta in Medio Oriente.

Mentre il mondo trattiene il fiato per le elezioni del 27 ottobre in Israele, che dovrebbero rinnovare la Knesset dopo una legislatura che ha visto l'esecrabile attentato del 7 ottobre di Hamas e la sproporzionata reazione Israeliana con la strage di Gaza, per chi auspica la risoluzione “due popoli, due stati” in Medio Oriente, può essere strumento di riflessione la lettura di questo libro di Abraham B. Yehoshua: L'amante (1977).

Nato nel 1936 a Gerusalemme, Abraham Yehoshua, morto nel 2022, è stato uno dei più noti scrittori israeliani.

Nelle sue opere ricorre spesso il tema dell’incontro-scontro fra popoli e culture diverse, soprattutto fra israeliani e palestinesi (com’è anche comprensibile, visto che l’autore viveva ad Haifa, dove insegnava nella locale università).

Dal punto di vista formale, Yehoshua amava sperimentare nuove soluzioni narrative: per esempio nel romanzo Il signor Mani, in cui una parte dei dialoghi non viene trascritta, ma sottintesa, ottenendo un risultato piuttosto originale, avanguardista.

Oppure in questo libro, L’amante, in cui ogni paragrafo racconta gli eventi secondo il punto di vista di un diverso personaggio; evidenziando come, nei rapporti umani, non tutti vediamo e valutiamo le cose allo stesso modo, e ognuno ha la sua (relativa) verità.

L’amante è ambientato appunto ad Haifa, nel 1973, durante la guerra del Kippur, la quarta guerra arabo-israeliana.

Lo spunto che mette in moto l’azione, e che spiega il titolo, è la paradossale volontà di Adam, il protagonista maschile, di aiutare sua moglie a ritrovare il suo amante perduto: Gabriel Arditi, partito a causa della guerra.

Può un uomo amare la propria moglie fino ad aiutarla a ritrovare il suo amante? Forse sì, soprattutto quando nel libro conosciamo Asya, la diretta interessata, che ci appare come una donna intellettuale ma piuttosto malinconica e invecchiata, specie da quando, insieme al suo amore adulterino, anche lo slancio vitale se ne è andato dalla sua vita.

Ma ci sono altri personaggi-narratori: per esempio Vaduccia, la nonna di Gabriel, e soprattutto Dafi e Na’im, rispettivamente la figlia adolescente di Adam e il suo giovanissimo aiutante nell’officina meccanica di cui è proprietario.

Dafi è una ragazza piuttosto inquieta, spesso insonne, che gradualmente si innamora del giovane arabo Na’im, finché un giorno finiranno per andare a letto insieme.

Scoperti successivamente da Adam, saranno da quest’ultimo divisi con la forza. Ci si chiede, chiuso il libro, se non fosse questo il vero messaggio che voleva comunicarci Yehoshua: ossia che le nuove generazioni di israeliani e palestinesi potrebbero convivere, talvolta perfino amarsi, se non fosse per i “padri”, che con il loro retaggio di odio e rancore reciproci impediscono che questo avvenga realmente.

Per quanto riguarda la scrittura dell’autore, ho già citato l’espediente del punto di vista multiplo, che in seguito fra l’altro sarà molto copiato.

Va inoltre detto che lo stile di Yehoshua, trattandosi di una storia di affetti, intimista, è piuttosto sobrio, privo di eccessi, ma con un'icastica capacità di insistere sui dettagli e rendere così molto verosimile questa trama solo in apparenza “scandalosa”.

Se quest'articolo sarà pubblicato dalla redazione, avverrà forse dopo il risultato delle incerte elezioni israeliane, ma un quesito di questa vigilia rimarrà comunque sospeso: cosa avrebbe detto Yehoshua, accademico oltre che scrittore, apprendendo che oggi il Ministero dell'istruzione di Gaza rivela che solo fra il 18 e il 24 ottobre nella Striscia sono stati uccisi da Israele dieci studenti e un insegnante?

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