Pensioni, Fornero ancora in campo. Adesso il Governo Meloni deve mantenere le promesse del 2022.
La pensione è ancora lontana? Per milioni di lavoratori, purtroppo, la risposta rischia di essere sì. E mentre la politica torna a parlare di elezioni, promesse e consenso, il calendario previdenziale continua a segnare nuove scadenze.
La realtà, oggi, è piuttosto chiara: la Legge Fornero non è stata abolita. Anzi, i suoi meccanismi continuano a incidere sull'età di pensionamento. Dal 2027 il requisito per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e un mese, per arrivare a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Anche i requisiti contributivi per la pensione anticipata aumenteranno. È quanto confermato dall'INPS sulla base delle norme approvate per il biennio 2027-2028.
E allora una domanda è inevitabile: che fine ha fatto la promessa del centrodestra del 2022 di superare la Fornero?
Nel programma elettorale della coalizione si parlava di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e di mettere nero su bianco lo stop alla Legge Fornero!
Una promessa elettorale che, a distanza di anni, resta dunque uno dei nodi irrisolti della politica previdenziale italiana. Nel frattempo sono arrivate misure temporanee, correttivi e formule transitorie. Ma la grande riforma strutturale capace di ridisegnare definitivamente il sistema previdenziale non è arrivata.
E oggi il problema torna prepotentemente sul tavolo. Perché chi ha iniziato a lavorare trent'anni fa non può vivere la pensione come un bersaglio mobile. Non può scoprire di anno in anno che l'asticella dell'età pensionabile viene spostata sempre più avanti, magari proprio mentre si avvicina alla fine della propria vita lavorativa.
Chi ha versato contributi per decenni chiede soprattutto una cosa: certezze.
Certezza sull'età alla quale potrà lasciare il lavoro.
Certezza sugli anni di contributi necessari.
Ma soprattutto certezza sull'importo dell'assegno che riceverà.
Perché la vera domanda che milioni di lavoratori stanno ponendo al Governo Meloni non è soltanto: «Quando andrò in pensione?». È anche: «Con quanti soldi andrò in pensione?».
Ed è qui che il tema diventa ancora più delicato. Perché aumentare l'età pensionabile significa anche chiedere a milioni di persone di lavorare più a lungo, mentre il sistema contributivo rende sempre più importante la quantità e la continuità dei versamenti effettuati durante la vita lavorativa.
Le proiezioni sul lungo periodo guardano addirittura oltre il 2028 e mostrano come l'evoluzione demografica potrebbe continuare a incidere sui requisiti. Ma attenzione: una proiezione non è una legge. Le regole future possono essere modificate dal Governo e dal Parlamento attraverso nuove norme, a partire proprio dalla prossima legge di Bilancio.
Ed è proprio qui che si apre la partita politica. Se l'abolizione del bollo auto viene presentata come una misura strutturale e non più soltanto temporanea, viene spontaneo chiedersi se il Governo intenda aprire anche il dossier delle promesse previdenziali fatte agli italiani nel 2022.
Perché il bollo auto può certamente alleggerire il bilancio delle famiglie. Ma per un lavoratore che ha un'età anagrafica di 65 anni avere davanti altri 2, 3 anni anni di attività, la pensione resta una questione molto più pesante.
E allora, alla vigilia delle prossime sfide elettorali, sarebbe utile tornare alle promesse e confrontarle con ciò che è stato effettivamente realizzato. La L. Fornero doveva essere superata. La flessibilità in uscita doveva favorire il ricambio generazionale. Oggi, invece, l'età della pensione torna a salire.
La domanda non è più soltanto se la pensione sia lontana. La domanda è: quanto ancora dovranno aspettare i lavoratori perché quelle promesse diventino realtà? E soprattutto: quanto sarà pesante l'assegno quando finalmente arriverà il giorno della pensione?
Perché andare in pensione tardi è un problema. Andare in pensione tardi con una pensione insufficiente rischia di diventare un problema ancora più grande.
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