Isabel Allende trionfa al Premio Planeta 2026
La scrittrice cilena Isabel Allende ha vinto il prestigioso Premio Planeta 2026, il riconoscimento letterario più ricco al mondo, del valore di un milione di euro, giunto al 75° anniversario. Ha partecipato al concorso utilizzando lo speudonimo di Luz Ventura, ed il suo romanzo, "La hora antes del Alba" ("L'ora prima dell'alba"), ha incantato la giuria.
Per garantire la massima imparzialità ed evitare favoritismi, nel bando era previsto e incoraggiato l'invio dell'opera sotto pseudonimo. I dati reali dell'autore venivano custoditi in una busta o file protetto, che sarebbero stati aperti solo in caso di vincita.
A 84 anni compiuti, Isabel Allende ha dimostrato che il talento non ha età, riuscendo ad emozionare una giuria d'eccellenza composta da sette tra le più prestigiose personalità della cultura ispanica. Scrittori di bestseller, critici e accademici si sono ritrovati tra le mani un'opera magnetica dallo stile così inconfondibile che uno di loro se ne è accorto subito. La scrittrice Carmen Posadas, che nel 1998 ha vinto lo stesso premio, ha infatti confessato di aver riconosciuto la firma della Allende nel giro di mezzo minuto: "Estaba clarísimo que era ella. Al medio minuto me di cuenta de que era Isabel Allende. No podía ser otra persona". ("Era perfettamente chiaro che fosse lei. Nel giro di mezzo minuto, mi resi conto che si trattava di Isabel Allende. Non poteva essere nessun'altra").
Il fenomeno mondiale de "La casa degli spiriti"
Per comprendere la portata di questo nuovo successo è necessario fare un passo indietro fino al 1982. In quell'anno usciva" La casa de los espíritus" ("La casa degli spiriti"), un romanzo nato quasi per caso da una lettera d'addio che Isabel stava scrivendo dal suo esilio a Caracas al nonno centenario morente.
Il libro divenne immediatamente un fenomeno editoriale planetario, trasformando una giornalista cilena in esilio in una delle voci più potenti e amate della letteratura contemporanea. La saga familiare attraversa ben quattro generazioni di donne, le cui vite scandiscono la storia profonda del Paese. Il romanzo dà uno spazio immenso alle figure femminili, ma non è una storia di sole donne. La vera forza del libro sta nel modo in cui l'autrice contrappone e intreccia l'universo maschile a quello femminile. Si focalizza sulle donne per mostrare come la loro capacità di amare e ricordare sia l'unica vera salvezza, inserendole in un mondo dominato e plasmato dalle passioni violente e autoritarie degli uomini. Da un lato c'è il patriarcato, l'orgoglio violento ed il potere politico conservatore incarnati dal proprietario terriero Esteban Trueba. Dall'altro, una straordinaria linea dinastica femminile, legata alla spiritualità e alla resistenza emotiva. Le protagoniste delle quattro generazioni sono: Nívea, la suffragetta, mamma di Clara; Clara, la chiaroveggente; Blanca, la ribelle figlia di Clara; Alba, l'adorata nipote, figlia di Blanca, che vivrà sulla sua pelle i drammi della dittatura militare del 1973.
L'ora prima dell'alba. Il ritorno alla saga
Il nuovo romanzo segna un ritorno alla saga dei Trueba, è il seguito ufficiale del celebre capolavoro "La casa degli spiriti". Riprende una storia custodita nel tempo, esplorando nuovi orizzonti sui destini dei protagonisti.
In un Paese ancora oscurato dalla dittatura, troviamo al centro della storia Alba Trueba, nipote di Clara del Valle ed Esteban Trueba. La giovane tenta di ricostruire la sua esistenza e di ritrovare sé stessa, dopo essere stata imprigionata e torturata dal regime militare in Cile. Rimasta sola nella grande casa di famiglia, dopo la morte del nonno Esteban, affronta la maternità con i segni nel corpo e nell'anima delle violenze subite. Anche se defunti, gli spiriti degli storici membri della famiglia, Clara ed Esteban, si manifestano. La loro silenziosa presenza protettiva, all'interno della grande casa, fungono da riparo e da guida.
L'autrice ha scelto di mantenere la stessa linea stilistica del capolavoro del 1982: all'interno dell'opera non viene mai pronunciato il nome "Cile". Si trova la dicitura generica "En un país oscurecido por la dictadura", "In un Paese oscurato dalla dittatura". Sebbene i riferimenti alla dittatura di Pinochet siano evidenti e dichiarati dalla Allende nelle interviste, nelle pagine del libro il luogo rimane universale, privo di un nome geografico preciso. In questo modo l'autrice evidenzia che la ferocia della dittatura e la sofferenza delle vittime sono un dramma che travalica i confini geografici, valido per qualunque luogo del mondo.
Un monito per il presente: la difesa della democrazia
Il trionfo al Premio Planeta ha offerto a Isabel Allende la piattaforma ideale per condividere una riflessione profonda che riguarda proprio il nostro presente. Durante la cena di gala a Barcellona, ricevendo il premio dalle mani dei Re di Spagna e tra l'ovazione di un'intera platea in piedi, la scrittrice ha espresso una forte preoccupazione su qualcosa che le sta molto a cuore: la democrazia.
"Mi importa moltissimo della democrazia perché so cosa significa perderla e quanto costa recuperarla. Ora che vedo tante democrazie minacciate dall'autoritarismo, dal nazionalismo estremo e persino dal fascismo, avverto di nuovo lo stesso timore che mi costrinse a lasciare il mio Paese dopo il colpo di Stato del 1973. La democrazia si perde: a volte all'improvviso, altre volte viene scavata da sotto finché non crolla".
Memore dell'esilio sofferto in gioventù, l'autrice ha lanciato l'allarme per la fragilità dei sistemi attuali, ricordando che la democrazia non è mai una conquista scontata.
(Foto di Lesekreis / via Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0)
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