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Deb Haaland, la prima governatrice nativa americana: 250 anni dopo, la storia cambia volto

Nel Nuovo Messico una donna appartenente al popolo Laguna Pueblo conquista la guida dello Stato. Non è soltanto un primato politico: è una pagina di storia americana che riapre il confronto con il passato dei popoli indigeni, con le discriminazioni subite e con il significato stesso della democrazia.

Gli Stati Uniti hanno impiegato 250 anni dalla Dichiarazione d'indipendenza per eleggere una donna nativa americana alla guida di uno dei loro Stati. È accaduto il 3 novembre 2026, nel Nuovo Messico, dove Deb Haaland, democratica, appartenente alla comunità Laguna Pueblo, ha sconfitto il candidato repubblicano Gregg Hull.

La notizia potrebbe essere raccontata semplicemente come una vittoria elettorale. Ma sarebbe riduttivo. Perché dietro il nome di Deb Haaland esiste una storia molto più lunga di quella degli Stati Uniti. Una storia di popolazioni che abitavano il continente americano prima dell'arrivo degli europei, prima della nascita delle colonie, prima ancora che qualcuno immaginasse una nazione chiamata America.

Oggi una loro discendente è stata eletta alla guida di uno Stato della federazione.

Non cancella il passato. Ma cambia qualcosa nel modo in cui quel passato incontra il presente.

Una democrazia nata senza i suoi primi abitanti

Quando nel 1776 le tredici colonie britanniche dichiararono la propria indipendenza, proclamarono principi destinati a segnare la storia politica del mondo: libertà, uguaglianza, diritto alla ricerca della felicità.

Eppure, quella promessa non comprendeva tutti.

Le popolazioni indigene, che per millenni avevano abitato il continente, si ritrovarono progressivamente ai margini di una nazione che cresceva occupando i territori nei quali esse vivevano.

La storia successiva è conosciuta: guerre, deportazioni, confische territoriali, trattati violati e politiche di assimilazione forzata. Intere generazioni di bambini nativi furono allontanate dalle famiglie e inserite in istituti nei quali si cercava di cancellarne lingua e identità culturale.

Soltanto nel 1924 una legge federale riconobbe la cittadinanza americana a tutti i nativi nati negli Stati Uniti che ancora non la possedevano. Ma cittadinanza non significò automaticamente diritto di voto.

Proprio nel Nuovo Messico fu necessario attendere il 1948, quando Miguel Trujillo, veterano della Seconda guerra mondiale e appartenente alla comunità Isleta Pueblo, ottenne una fondamentale vittoria giudiziaria contro le norme che escludevano gli indigeni dalle urne.

Settantotto anni dopo, una donna nativa americana viene eletta governatrice di quello stesso Stato.

È difficile immaginare una coincidenza storica più significativa.

Chi è Deb Haaland

Deb Haaland non è una figura improvvisata, né un personaggio arrivato alla ribalta soltanto grazie alle proprie origini.

Nata nel 1960, ha conosciuto direttamente le difficoltà economiche di molte famiglie americane. Madre single, ha fatto ricorso anche all'assistenza pubblica, ha studiato e ha costruito progressivamente il proprio percorso professionale e politico.

Nel 2018, insieme a Sharice Davids, è diventata una delle prime due donne native americane elette al Congresso degli Stati Uniti.

Nel 2021 ha raggiunto un altro primato: è stata la prima persona nativa americana a ricoprire un incarico di segretario nel gabinetto presidenziale, assumendo la guida del Dipartimento dell'Interno nell'amministrazione Biden.

Un incarico dal significato particolarmente rilevante, perché quel Dipartimento gestisce le terre federali e comprende le strutture governative competenti per numerosi rapporti con le nazioni tribali.

Durante il suo mandato, Haaland ha promosso un'indagine federale sul sistema dei collegi destinati ai bambini indigeni, riportando al centro del dibattito pubblico una delle pagine più dolorose della storia americana.

Non si è trattato soltanto di ricordare. Si è trattato di documentare responsabilità istituzionali rimaste troppo a lungo ai margini della memoria nazionale.

Il significato di una vittoria

Occorre una precisazione: Deb Haaland non è la prima persona nativa americana ad aver governato uno Stato americano. L'Oklahoma ha già avuto governatori appartenenti a comunità indigene, tra cui Johnston Murray e Kevin Stitt.

È però la prima donna nativa americana eletta a quella carica, oltre che la prima persona indigena eletta governatrice del Nuovo Messico.

Il valore storico della sua elezione non consiste dunque nell'ingresso assoluto dei nativi americani nel governo degli Stati, ma nel superamento di una barriera rimasta intatta per due secoli e mezzo.

E vi è un altro elemento da considerare.

Il Nuovo Messico è uno Stato nel quale la presenza indigena non appartiene soltanto ai libri di storia. Le comunità Pueblo, Navajo e Apache rappresentano una componente viva della società, con proprie tradizioni, istituzioni e rivendicazioni.

L'elezione di Haaland non significa che tutte queste comunità condividano le sue posizioni politiche. I popoli indigeni non costituiscono un unico elettorato e non possono essere rappresentati automaticamente da una sola persona.

Significa, però, che una donna cresciuta all'interno di quella storia può ora assumere la massima responsabilità esecutiva dello Stato.

Oltre il simbolo, la responsabilità di governare

La vittoria di Deb Haaland non risolve i problemi del Nuovo Messico.

Lo Stato continua a confrontarsi con povertà, difficoltà del sistema scolastico, criminalità, costi delle abitazioni e accesso alle cure. A queste questioni si aggiungono la scarsità d'acqua e i rapporti tra sfruttamento delle risorse energetiche e tutela ambientale.

Durante la campagna elettorale, Haaland ha promesso interventi sull'istruzione, sull'assistenza sanitaria, sul costo della vita e sulla sicurezza pubblica.

Il suo avversario repubblicano proponeva invece una diversa strategia economica, fondata soprattutto sulla riduzione delle imposte e sull'attrazione di investimenti.

Gli elettori hanno scelto Haaland. Ora la governatrice eletta dovrà dimostrare che la portata storica della sua vittoria può accompagnarsi a risultati concreti.

Perché la rappresentanza politica è importante, ma non sostituisce l'efficacia dell'azione amministrativa.

E soprattutto perché le difficoltà delle comunità indigene non possono essere considerate superate semplicemente perché una loro esponente ha raggiunto una carica istituzionale.

Duecentocinquant'anni dopo, una domanda per l'America

Gli Stati Uniti celebrano nel 2026 i 250 anni della propria indipendenza.

È una ricorrenza che invita a riflettere sulla forza della loro storia costituzionale, ma anche sulle contraddizioni che l'hanno attraversata.

La libertà proclamata nel 1776 ha richiesto generazioni di lotte per estendersi a coloro che inizialmente ne erano esclusi. Il riconoscimento dei diritti non è stato un processo automatico, e molte disuguaglianze continuano a esistere.

In questo quadro, l'elezione di Deb Haaland assume un significato che supera i confini del Nuovo Messico.

Una discendente dei popoli originari del continente diventa governatrice attraverso le istituzioni della nazione che, nel corso della propria espansione, aveva contribuito a privare quegli stessi popoli di territori, autonomia e diritti.

Non è una restituzione territoriale, non è una riparazione delle ingiustizie e non è la conclusione di un percorso storico.

È una trasformazione della rappresentanza democratica.

E forse proprio qui si trova la riflessione più importante.

Una democrazia non si misura soltanto dai principi che proclama, ma anche dalla capacità di riconoscere, nel tempo, i diritti e la voce di coloro che ne erano stati esclusi.

Deb Haaland ha raggiunto un primato. Il suo significato più profondo non dipenderà soltanto dal fatto di essere stata la prima, ma anche dalle possibilità che questa elezione contribuirà ad aprire per le generazioni successive.

Dopo 250 anni, gli Stati Uniti aggiungono una pagina alla loro storia.

Resta una domanda: quante altre pagine devono ancora essere scritte perché la promessa di uguaglianza contenuta nella loro nascita possa considerarsi davvero condivisa?

Questo articolo è stato pubblicato qui

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