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Educazione Finanziaria | Il bilancio dei desideri: la creatività come denaro

Perché partecipare a un Laboratorio per la condivisione del denaro? 

L’assenza comporta gravi rischi per la sussistenza, l’eccesso può rendere schiavi. Il rapporto con il denaro ha acceso dibattiti tra filosofi, psicologi e sociologi per determinarne l’importanza per il raggiungimento di un’ipotetica felicità. Un confronto spesso ridotto a banalità, se non taciuto, tra famigliari e conoscenti dove il tema appare ancora un tabù al pari della sessualità. A complicare la relazione con i soldi contribuiscono l’idea diffusa che la ricchezza sia misura di riconoscimento sociale e dal considerarli un elemento terapeutico per ansia e disturbi emozionali, teorema che trova la sua rappresentazione più evidente nello shopping compulsivo. Un rapporto, dunque, complesso che trova una risposta nei laboratori di educazione finanziaria pensati per fornire gli strumenti per una corretta gestione del denaro. Proposte spesso limitate a trasmettere tecniche di risparmio e per investire in maniera proficua e, a volte, finalizzate alla promozione di prodotti finanziari. Un approccio diverso è perseguito da Mag2, una cooperativa di finanza mutualistica e solidale attiva a Milano dal 1980 e promotrice di iniziative finalizzate alla buona gestione delle risorse economiche ormai dal 2012. A rimarcare la difformità rispetto ad altre proposte è la denominazione dei corsi, “Il bilancio dei desideri in famiglia: laboratorio per la condivisione del denaro”. Qui la priorità non è l’istruzione finanziaria, ma il favorire il superamento del senso di solitudine e di impotenza legati alla gestione dei soldi e a promuovere legami di comunità. Un approccio, dunque, più antropologico e comprensivo di orientamenti di psicologia e sociologia, concepito per armonizzare tra loro il bisogno di denaro e il bisogno di relazioni sociali. Per comprenderne l’intento abbiamo intervistato due delle docenti dei laboratori di Mag2, l’antropologa Chiara Dallavalle e la sociologa Monica Cellini.

Com’è nata l’idea dei laboratori?

Monica – L’esperienza del micro-credito sociale, sperimentata per anni da Mag2 in collaborazione con enti locali e Caritas territoriali, ci ha convinti dell’importanza di integrare l’erogazione dei piccoli prestiti ai cittadini e alle famiglie in situazione di fragilità economica con l’opportunità di riflettere assieme ad altri su come il denaro influenza le nostre scelte e i nostri rapporti in famiglia e fuori.

Perché partecipare a un Laboratorio per la condivisione del denaro? A chi sono utili?

Monica – Dopo anni di sperimentazione ci siamo convinti che i laboratori possono essere utili per tutti, al di là della quantità di denaro posseduto e da gestire. Il denaro pervade la vita quotidiana di tutti, singoli e famiglie, e spesso tende a diventare una specie di presenza occulta, ma potente, che muove emozioni, comportamenti e decisioni. La formazione che proponiamo può aiutare a padroneggiarlo con più efficacia, ossia con meno ansia e con migliori risultati per tutte le persone coinvolte. Partecipare al laboratorio significa potere parlare di soldi senza essere giudicati, senza che qualcuno ci dica come dobbiamo spenderli. Significa scoprire i tanti modi di gestire il denaro in famiglia e i piccoli trucchi per risparmiare e fare economia. Significa pensarsi in un mondo dove è possibile vivere bene anche con meno denaro.

Chiara – Partecipare a un Laboratorio è importante anche per trasformare un argomento spesso fonte di solitudine in un momento di condivisione dove potere esternare frustrazioni e preoccupazioni e scoprire idee creative per una più efficace gestione del denaro. Ricordo pure che facciamo laboratori specifici per gli operatori del sociale, professionisti e volontari.

Come sono strutturati?

Monica – Normalmente proponiamo 4 incontri in presenza di 3 ore ciascuno rivolti a un massimo di 15-20 persone. La piccola dimensione del gruppo favorisce la partecipazione attiva di tutti i presenti, l’esplorazione e la valorizzazione delle loro esperienze in fatto di denaro e della sua gestione. Rimane comunque possibile modulare il laboratorio anche sulla base delle specifiche esigenze di coloro che intendono promuoverlo e sperimentarlo e, ovviamente, nelle recenti esperienze lo abbiamo proposto anche in modalità online.

Chiara – I laboratori comprendono tre fasi, con la prima si ripercorre la propria storia con il denaro, come la prima mancetta dei nonni o il primo stipendio. Esperienze che aiutano a capire i nostri attuali comportamenti. Poi proponiamo la costruzione condivisa in piccoli gruppi della lista dei bisogni prioritari dove si elencano le necessità primarie in ordine di importanza e si conferisce a ciascuna un valore monetario, compreso per i bisogni immateriali come l’amore. Le liste dei diversi gruppi sono messe a confronto tra loro e suscitano commenti e curiosità. Un “gioco” interessante per capire la moltitudine dei bisogni e per non dare mai per scontato quali siano quelli essenziali. Nella seconda fase si praticano i bilanci famigliari, utili non solo per comprendere entrate e uscite, ma per riflettere ancora sulla nostra identità osservando come si destinano i soldi o come si aggregano le voci di spesa. Bilanci sempre diversi che diventano fonte di ispirazione per tutti i partecipanti. La terza fase si ragiona su tutto quello che si può fare senza denaro, si valutano le alternative che generano benessere a costo zero.

Qual è il senso del nome dei vostri laboratori:“Bilancio dei desideri: Laboratorio per la condivisione del denaro”?

Monica – Crediamo che riflettere su come normalmente gestiamo il nostro denaro sia anche un modo per fare chiarezza (appunto fare una sorta di Bilancio) rispetto a quanto riteniamo veramente importante in termini di desideri e bisogni, ma anche sulle paure da affrontare, da soli e in condivisione con i nostri famigliari. Siamo spesso convinti che la gestione del denaro richieda solo di apprendere dei comportamenti più razionali e delle competenze tecnico-contabili, ma in realtà scopriamo che spessissimo le nostre scelte in fatto di denaro sono mosse da elementi del tutto irrazionali, da emozioni e sentimenti che non sempre tengono conto delle oggettive disponibilità di denaro. Del resto come sottolinea Matteo Motterlini nel libro “Economia emotiva”: “…eppure a furia di schedine nulle dovremmo pur comprendere che la nostra possibilità di prevedere l’andamento delle partite è del tutto fortuita, rarissima e insufficiente a compensarci dei soldi spesi settimanalmente. Ma compriamo un sogno e forse ci fa bene…”.

Chiara – Il bilancio è una cosa molto fredda, fatta di entrate e uscite. Noi cerchiamo di valorizzare i desideri e fare emergere il lato piacevole dell’analisi, ossia non focalizzandoci sulle rinunce, ma su come soddisfare i nostri desideri in modo creativo e collaborativo. E lo facciamo anche attraverso la condivisione delle scelte, suggerendo il dialogo tra genitori e figli sulle decisioni che riguardano il loro futuro. Lavoriamo sui processi, sulle relazioni tra le persone, non solo sulla pianificazione. Per questo a volte diciamo che facciamo diseducazione finanziaria, ossia promuoviamo dissonanze e rotture rispetto a comportamenti scontati per dare spazio e voce al potenziale creativo generato dal confronto tra persone in un gruppo di piccole dimensioni.

Quali sono le criticità che emergono più spesso nei vostri laboratori dalle esperienze dei partecipanti?

Monica – Direi superare il senso di impotenza che pervade chi vive la condizione di “scarsità” di denaro disponibile. Una “scarsità” intesa non solo come carenza oggettiva di risorse, ma pure di quella “soggettiva” presente in persone con alti guadagni e con stili di vita elevati che incidono sullo loro qualità della vita. Altra criticità è la paura di essere giudicati nella gestione del denaro, fattore che rende l’argomento un tabù più profondo del sesso. Di rilievo è anche l’influenza della pubblicità, soprattutto tra bambini e adolescenti, che fa apparire importanti, se non prioritari e necessari per l’accettazione sociale, bisogni che in realtà lo sono poco. In tal senso, proviamo a fare del “contro marketing” per allentare la potenza del marketing. Lavoriamo sulla consapevolezza.

E quali sono gli effetti dei Laboratori sui partecipanti?

Chiara – Sono molteplici. C’è meno paura di affrontare il tema denaro e più consapevolezza sui bisogni primari di ciascuno, ma pure su come raggiungerli in modo creativo. Emerge una visione positiva della realtà con soluzioni vivaci e innovative anche per azioni che potrebbero risultare tristi. L’armadio dei poveri con i vestiti usati diventa una festa per bambini e un momento d’incontro per gli adulti per lo scambio di abiti, la consegna del pacco alimentare ai bisognosi si tramuta in un pranzo collettivo con lo scambio di ricette. Si è più coscienti della “bisognosità” diffusa e circolare, ossia di uno stato di bisogno che può coinvolgere chiunque nel tempo. E c’è più entusiasmo e voglia di condivisione: “facciamo il pane e l’orto insieme, scambiamo le esperienze o gli oggetti”.

Esiste un reddito minimo di esistenza?

Monica – Esistono numerosi studi sull’utilizzo del reddito minimo di esistenza e importanti analisi di pensatori di rilievo, come Rutger Bregman, autore di Utopia per realisti” dove, tra le molte proposte “folli”, si auspica di sradicare la povertà con il reddito universale di base. Un’erogazione monetaria elargita regolarmente a tutti in modo incondizionato e senza distinzione di età, sesso, reddito, provenienza o situazione familiare, una soluzione pensata per garantire la soddisfazione dei bisogni primari e un’esistenza libera, dignitosa e con elevata partecipazione sociale. In Italia l’economista Andrea Fumagalli aveva stimato qualche anno fa un reddito di cittadinanza minimo universale di 780 euro al mese.

La felicità dipende davvero da quanto denaro possediamo?

Monica – La felicità è una parola grossa, penso che abbia più senso parlare di qualità della vita. In tale contesto, la “qualità” dipende anche dal denaro disponibile, ma non solo. La vera sfida è imparare a essere sempre meno dipendenti dal denaro, obiettivo per il quale le relazioni attorno a noi possono aiutarci. Più relazioni di scambio, più reciprocità, più vicinanza tra i cittadini garantiscono in una comunità le condizioni che permettono di soddisfare bisogni e desideri anche senza denaro.

Chiara – Ricordo un racconto interessante sull’argomento fatto durante un laboratorio. Una signora con poche risorse desiderava fare felici i propri bimbi portandoli fuori a pranzo. Non avendo i soldi per farlo, preparava dei panini e andavano a mangiare al parco per la gioia dei piccoli. Un modo creativo per fare fronte a una limitazione senza rinunciare a un momento di benessere per tutta la famiglia.

Ora parliamo di denaro. Quanto costa partecipare?

Chiara – Il costo del Laboratorio è di 2.500 euro da suddividere tra tutti i partecipanti. In realtà, abbiamo convenzioni, come quelle con gli iscritti ai GAS, che lo rendono più accessibile. Inoltre, spesso i partecipanti non pagano il laboratorio in quanto sovvenzionato dall’azienda o da bandi specifici. È capitato pure che alla fine degli incontri fosse chiesto un compenso equivalente al valore dell’esperienza vissuta non necessariamente in denaro. Alcuni hanno “pagato” mettendo a disposizione un fine settimana nella loro casa in montagna, altri donando una stufa a legna. In questo periodo di crisi stiamo pensando ad altre soluzioni per ridurre i costi per i partecipanti

A proposito di crisi, ha senso proporre i laboratori in questo periodo?

Monica – Assolutamente sì perché paradossalmente la crisi ha permesso a tante famiglie (non solo a quelle cronicamente in crisi monetaria) di fermarsi per pensare al proprio fabbisogno di denaro, al suo utilizzo in funzione del proprio benessere e quello dei propri famigliari. Mi riferisco, ad esempio, alle famiglie nelle quali uno dei due adulti ha perso il lavoro: la significativa riduzione del reddito ha messo in discussione abitudini di spesa e stili di vita da tempo scontati. Non è detto che questo significhi necessariamente ripiegare sulla semplice e dolorosa “rinuncia”, forse si possono trovare soluzioni alternative creative e più relazionali.

Per approfondire e per informazioni

Sitowww.mag2.it

e-mail: info@mag2.it

Telefono: 02/6696355

 
 
 
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