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 Home page > Attualità > Economia > Dopo il bazooka di Draghi, quale futuro per i nostri risparmi?

Dopo il bazooka di Draghi, quale futuro per i nostri risparmi?

 
La tanto attesa decisione della Banca Centrale Europea di avviare il così detto "quantitative easing" (ovvero l'iniezione di liquidità sui mercati attraverso l'acquisto di titoli pubblici e privati europei, per un ammontare minimo di 1.140 miliardi) ha sortito i primi effetti sperati sulle Borse e sui portafogli dei traders.
Chi detiene in pancia o ha acquistato da poco un Buono del Tesoro a lunga scadenza, ad esempio il Btp 1 febbraio 2037, ha visto aumentare il prezzo dai 116,00 euro circa di ieri (giovedì 22 gennaio) ad un massimo di 126,54 di questa mattina (venerdì 23), ottenendo una plusvalenza di oltre il 10% in meno di 24 ore. Stesso discorso per il Btp a scadenza 1 settembre 2046 che da 102,00 è schizzato a 115,00 in appena due sedute. 
 
Hanno festeggiato i traders con gli ordini di acquisto e vendita in pochi minuti, mentre i risparmiatori più tradizionali, i così detti "cassettisti" abituati a ragionare in un'ottica di investimento di medio-lungo periodo, oltre alle già generose cedole intascate, questa mattina si saranno svegliati con il sorriso.
Il problema principale adesso è capire come si muoveranno i mercati obbligazionari (e di conseguenza anche quelli azionari) nei prossimi mesi.
Come più volte sostenuto, il programma di acquisti di titoli pubblici varato da Draghi ha l'obiettivo finale di riportare il tasso d'inflazione al 2,00%, in una situazione economica gravata invece dal rischio deflazione (-0,2% il dato di dicembre), insieme ovviamente al rilancio dell'economia europea attraverso la possibilità per le banche di "liberare" maggiori quote di capitale da destinare, si spera, al finanziamento di imprese e famiglie.
 
Il piano di acquisto di titoli pubblici europei avrà inizio a marzo 2015 e durerà secondo le previsioni fino a settembre 2016. Durante questo lasso di tempo, un anno e mezzo, l'effetto più probabile sui listini sarà il costante calo dello spread e dei tassi d'interesse dei titoli di stato europei, con il conseguente apprezzamento di quelli in corso. 
 
Lo scenario alternativo potrebbe prevedere un "appiattimento" dei tassi dopo una leggera diminuizione. 
Difficile ipotizzare, a meno di scossoni geopolitici particolari (a partire dalle imminenti elezioni presidenziali in Grecia) che i tassi e lo spread possano invertire subito la rotta ed aumentare, con conseguente caduta vertiginosa dei prezzi.
 
Il primo e secondo scenario dovrebbe comunque incoraggiare gli attuali detetentori di titoli di stato italiani che non hanno ancora optato per la vendita, rinviando l'incasso delle ottime plusvalenze, preferendo assumere un atteggiamento attendista e nel frattempo continuare ad incassare le generose cedole.
Con i prezzi così elevati è invece sconsigliato entrare ora, quando la festa è appena terminata o potrebbe aver raggiunto il picco massimo del divertimento.
 
Un risparmiatore che volesse acquistare ai corsi attuali un Btp a lunga scadenza per un valore nominale di 50.000,00 euro dovrebbe nel migliore dei casi sborsarne 57.000,00. 
 
L'alternativa, con i rendimenti dei conti deposito che scenderanno ancora, è investire in un fondo comune di investimento, meglio se azionario o bilanciato, selezionando la casa di gestione più qualificata a livello internazionale (nel mercato del risparmio gestito sono migliaia le Sicav specializzate) ovviamente senza mai perdere di vista l'importanza strategica della diversificazione su scala globale e prendendo in considerazione la qualità e la solidità del gestore (sulla piattaforma online Morningstar si trovano le principali informazioni sui fondi comuni, compreso la composizione del portafoglio, il numero e la tipologia dei titoli sottostanti, il rating ed altre utili schede tecniche).
 
In questi casi, piuttosto che il fai da te, conviene sempre affidarsi ad un professionista esperto, che sia il direttore della banca o il proprio consulente finanziario di fiducia, in modo da poter valutare insieme le alternative di mercato e pianificare un progetto di risparmio in linea con il proprio patrimonio, le esigenze personali e le aspettative nel tempo. 
 

Commenti all'articolo

  • Di alessandro tantussi (---.---.---.104) 23 gennaio 2015 19:46
    alessandro tantussi

    La risposta dei mercati e gli eventuali profitti di qualche investitore professionale hanno poca importanza. Quello che conta è l’economia reale, l’impatto del provvedimento sulla pelle delle persone comuni. Riuscirà il programma Qe ad impattare positivamente sulla ripresa economica e sull’occupazione? Temo di no, per tanti motivi. A cominciare dal fatto che, in Italia, nessuno sano di mente sarà così fesso da prendere capitali in prestito da una banca (firmando una fidejussione) sapendo che, nella migliore delle ipotesi, il 70% dei proventi della sua iniziativa commerciale dovranno essere devoluti allo Stato.

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